Art bonus per le fondazioni bancarie

Anche le fondazioni bancarie possono accedere al credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno della cultura (c.d. Art bonus) pur non trasferendo direttamente somme di denaro, ma a condizione che si facciano comunque carico esclusivo dell’esecuzione di progetti di restauro e valorizzazione di beni culturali, inclusi i relativi oneri finanziari e organizzativi, sulla base di protocolli d’intesa ad hoc stipulati con gli enti pubblici territoriali (Agenzia entrate – risoluzione n. 87/E del 15 ottobre 2015).

Secondo quanto chiarito dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dall’Agenzia delle Entrate le fondazioni bancarie possono fruire del credito d’imposta a determinate condizioni:
– lo statuto deve prevedere espressamente l’intervento nel territorio attraverso erogazioni di contributi e la promozioni di iniziative nel settore dell’arte e dei beni culturali;
– l’erogazione dei contributi e la promozione delle iniziative non devono intervenire in alcun modo con uno scopo lucrativo, proprio delle sponsorizzazioni;
– che si facciano carico esclusivo dell’esecuzione dei progetti di restauro e di valorizzazione dei beni culturali, inclusi i relativi oneri finanziari e organizzativi, sulla base dei protocolli d’intesa stipulati con gli enti pubblici territoriali.

In merito all’ultimo punto va evidenziato che ai fini dell’Art bonus non rileva, inoltre, che le fondazioni possano non trasferire le somme di denaro all’ente pubblico territoriale, ma che provvedano, direttamente, al pagamento delle fatture per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di restauro del bene pubblico. L’erogazione liberale è quantificata a monte, come somma determinata, e dunque assimilabile a erogazione in denaro.

Settore turistico: credito d’imposta per la digitalizzazione

L’Agenzia delle entrate con provvedimento 14 ottobre 2015, n. 130200 fornisce le modalità e i termini di fruizione del credito d’imposta per la digitalizzazione degli esercizi ricettivi, delle agenzie di viaggi e dei tour operatore.

L’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, ha riconosciuto un credito d’imposta a favore degli esercizi ricettivi, delle agenzie di viaggi e dei tour operator individuati nella misura del 30 % dei costi sostenuti per investimenti e attività di sviluppo.
Il credito d’imposta concesso a favore degli esercizi ricettivi, delle agenzie di viaggi e dei tour operator è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.
Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo trasmette con modalità telematiche all’Agenzia delle entrate i dati identificativi di ciascun beneficiario e l’importo del credito concesso, nonché le eventuali variazioni e revoche.
In caso di variazioni dei dati delle imprese ammesse al beneficio e dell’importo del credito concesso, il modello F24 è presentato telematicamente all’Agenzia delle entrate a partire dal terzo giorno lavorativo successivo a quello di comunicazione delle variazioni trasmesse dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo all’Agenzia delle entrate.
Per ciascun modello F24 ricevuto, l’Agenzia delle entrate, sulla base dei dati comunicati, effettua controlli automatizzati. Nel caso in cui l’importo del credito d’imposta utilizzato risulti superiore all’ammontare del credito residuo, ovvero nel caso in cui l’impresa non rientri nell’elenco dei soggetti ammessi al beneficio, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in oggetto, l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 14 ottobre 2015, n. 85/E tramite il modello F24, ha istituito il seguente codice tributo:
– “6855” denominato “Tax credit digitalizzazione esercizi ricettivi, delle agenzie di viaggi e dei tour operator – art. 9 del D.L. n. 83/2014”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.
Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno di sostenimento della spesa, nel formato “AAAA”.

Commercialista “autoorganizzato” non soggetto ad IRAP

Non è tenuto al versamento dell’Irap il commercialista «autoorganizzato» nonostante abbia un reddito «consistente». È quanto ha affermato la Corte di Cassazione con sentenza 09 ottobre 2015 n. 20359.

La Corte di Cassazione in più occasioni ha ribadito che “In tema di Irap, è soggetto passivo dell’imposta chi si avvalga, nell’esercizio dell’attività di lavoro autonomo, di una struttura organizzata in un complesso di fattori che per numero importanza e valore economico siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al suo “know-how”, con la conseguenza che può essere escluso il presupposto di imposta quando il risultato economico trovi ragione esclusivamente nella autorganizzazione del professionista o, comunque, quando l’organizzazione da lui predisposta abbia incidenza marginale e non richieda necessità di coordinamento.
In applicazione del principio sopra esposto, la Suprema Corte ha ritenuto che il giudice di merito potesse trovare dati di riscontro del presupposto dell’imposta anche dall’esame della dichiarazione del contribuente, in particolare dal dettaglio riportato nelle sezioni del quadro RE che specifica la composizione dei costi sopportati nell’esercizio dell’attività professionale.
A questa stregua, dunque, ai fini dell’imposizione Irap non è sufficiente che il lavoratore autonomo sia il responsabile della organizzazione della propria attività, ma è anche necessario che egli impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio della stessa ovvero che si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

La riforma fiscale in gazzetta ufficiale

Pubblicati sul supplemento ordinario n. 55 della gazzetta ufficiale n. 233 del 2015 i cinque decreti legislativi di attuazione della delega per il riordino del sistema fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23). Si completa così il pacchetto dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale volta ad introdurre maggiore equità e trasparenza nel sistema e a favorire la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese.

I decreti legislativi approvati definitivamente dal Consiglio dei Ministri e pubblicati sul supplemento ordinario sono i seguenti:
1. Decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156
Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della legge 11 marzo 2014, n. 23
2. Decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 157
Misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali, in attuazione dell’articolo 9, comma 1, lettera h), della legge 11 marzo 2014, n. 23
3. Decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158
Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell’articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23
4. Decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 159
Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera a) della legge 11 marzo 2014, n. 23
5. Decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 160
Stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale, in attuazione degli articoli 3 e 4 della legge 11 marzo 2014, n. 23

La riforma fiscale in gazzetta ufficiale – 2/5

Pubblicati sul supplemento ordinario n. 55 della gazzetta ufficiale n. 233 del 2015 i cinque decreti legislativi di attuazione della delega per il riordino del sistema fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23). Si completa così il pacchetto dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale volta ad introdurre maggiore equità e trasparenza nel sistema e a favorire la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese.

Il Decreto Legislativo n. 157 del 24 settembre 2015 dà attuazione alla delega di riforma fiscale approvando le misure di revisione della disciplina di oganizzazione delle Agenzie Fiscali, in funzione delle esigenze di contenimento della spesa pubblica e di potenziamento dell’efficienza dell’azione amministrativa, nonché ai fini di una più razionale ripartizione delle funzioni tra le diverse agenzie.
Tra le misure per il potenziamento dell’efficienza dell’azione amministrativa è prevista l’introduzione di specifici obiettivi misurabili sulla base di puntuali indicatori e la revisione delle convenzioni con il Ministero dell’Economia e delle Finanze in materia di controllo in conformità alla nuova strategia volta a favorire la tax compliance.
In tema di contenimento della spesa e di ripartizione delle funzioni, viene prevista la riduzione di almeno il 10% del rapporto tra dirigenti e personale delle aree funzionali, e delle posizioni dirigienziali di livello generale.
Rinviata ad una riforma più organica e complessiva delle Agenzia fiscali la previsione di autorizzare le stesse all’istituzione di posizioni organizzative di livello non dirigenziale in aggiunta a quelle già previste.

La riforma fiscale in gazzetta ufficiale – 1/5

Pubblicati sul supplemento ordinario n. 55 della gazzetta ufficiale n. 233 del 2015 i cinque decreti legislativi di attuazione della delega per il riordino del sistema fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23). Si completa così il pacchetto dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale volta ad introdurre maggiore equità e trasparenza nel sistema e a favorire la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese.

Il Decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 recante “Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della legge 11 marzo 2014, n. 23” è composto da tre “Titoli”.
Il Titolo I si compone di 8 articoli ed è così strutturato:
l’articolo 1 contiene importanti modifiche all’articolo 11 dello Statuto dei diritti del contribuente, finalizzate, da un lato, ad attribuire dignità di principio statutario al diritto di interpello in relazione a tutte le tipologie, comprese quelle diverse dall’interpello ordinario attualmente contemplato e, dall’altro, a rendere comuni le garanzie attualmente previste;
– gli articoli da 2 a 5, dedicati a tracciare le più importanti disposizioni procedurali del nuovo interpello, disciplinano la legittimazione alla presentazione delle istanze, il contenuto delle stesse, le regole dell’istruttoria e i casi di inammissibilità;
– l’articolo 6 è specificamente dedicato al coordinamento con la successiva fase amministrativa ed eventualmente con quella giurisdizionale;
– l’articolo 7 contiene una serie di modifiche alle norme vigenti, resesi necessarie per effetto delle novità introdotte dal decreto;
– l’articolo 8 prevede un rinvio a provvedimenti dei Direttori delle Agenzie fiscali per dettare eventuali ulteriori regole procedurali, prime tra tutte quelle concernenti l’individuazione dell’ufficio competente ai fini della presentazione dell’istanza e ai fini della risposta e le regole per la comunicazione di quest’ultima agli istanti.
Il Titolo II rubricato “Revisione del contenzioso tributario e incremento della funzionalità della giurisdizione tributaria” si compone dei seguenti articoli:
-l’articolo 9 che contiene rilevanti modifiche al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 recante disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413; in effetti, l’attuazione della delega nella parte relativa al contenzioso tributario, è avvenuta sotto forma di novella del testo del decreto legislativo n. 546/1992, introducendo modifiche e integrazioni dei vigenti articoli del suddetto decreto, abrogando disposizioni ormai prive di utilità ovvero annullate a seguito di sentenze della Corte Costituzionale. Si è, altresì, provveduto a modificare altre disposizioni strettamente correlate al citato decreto;
– l’articolo 10 che contiene le altre disposizioni modificate a fini di coordinamento;
– l’articolo 11 che analogamente a quanto previsto dall’articolo 9 ha dato attuazione alla delega nella parte relativa all’incremento della funzionalità della giurisdizione tributaria, sotto forma di novella del testo del decreto legislativo n. 545 del 1992, relativo all’ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria, introducendo modifiche e integrazioni dei vigenti articoli del suddetto decreto.
Il titolo III contiene due articoli:
– l’articolo 12 con le disposizioni transitorie che prevedono l’applicazione delle nuove norme a decorrere dal 1° gennaio 2016, ad eccezione di quella di cui al comma 5 che entra in vigore dalla data di pubblicazione del decreto in esame nella Gazzetta Ufficiale. Invece, le disposizioni in materia di esecutività delle sentenze contenute nelle lettere ee), gg) e hh) del comma 1 dell’articolo 9 entrano in vigore dal 1° giugno 2016;
– l’articolo 13 che quantifica gli oneri derivanti dal presente provvedimento e reca la relativa copertura attraverso la riduzione della dotazione del fondo di cui all’articolo 16, comma 1, ultimo periodo, della legge 11 marzo 2014, n. 23.

La riforma fiscale in gazzetta ufficiale – 4/5

Pubblicati sul supplemento ordinario n. 55 della gazzetta ufficiale n. 233 del 2015 i cinque decreti legislativi di attuazione della delega per il riordino del sistema fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23). Si completa così il pacchetto dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale volta ad introdurre maggiore equità e trasparenza nel sistema e a favorire la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese.

Il Decreto Legislativo n. 159 del 24 settembre 2015, n. 159 recante “Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 11 marzo 2014, n. 23”

prevede una complessiva razionalizzazione e sistematizzazione della disciplina dell’attuazione e dell’accertamento dei tributi.
L’articolo 1 rappresenta l’opportunità di modificare la disciplina della sospensione legale della riscossione, tramite intervento sull’articolo 1 della legge 24 dicembre 212, n. 228. Di conseguenza, è necessario variare anche l’articolo 49 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per coordinarlo con le predette modifiche.
L’articolo 2 contiene modifiche normative finalizzate a ridurre il divario esistente in materia di rateazione delle somme dovute a seguito delle comunicazioni degli esiti e di alcuni istituti definitori dell’accertamento, nonché a semplificare gli adempimenti del contribuente in coerenza con i principi di delega di cui all’articolo 6, comma 5, della legge n. 23 del 2014.
L’articolo 3 prevede l’introduzione di disposizioni volte ad ampliare l’ambito applicativo dell’istituto della rateizzazione dei debiti tributari, in coerenza con la finalità della lotta all’evasione fiscale e contributiva e con quella di garantire la certezza, l’efficienza e l’efficacia dell’attività di riscossione, in particolare procedendo ad una revisione della disciplina sanzionatoria e a tal fine prevedendo che ritardi di breve durata (fino a 7 giorni) ovvero errori di limitata entità nel versamento delle rate non comportino l’automatica decadenza dal beneficio della rateizzazione.
In merito ai termini per la notifica della cartella di pagamento l’articolo 4 prevede l’inserimento di disposizioni che rispondono ad esigenze di ordine sistematico che suggeriscono l’inglobamento in unica norma della disciplina in tema di termini di decadenza per la notifica delle cartelle.
L’articolo 5 prevede modifiche normative volte a:
– eliminare la previsione che attribuisce la qualifica di titolo esecutivo all’avviso di accertamento dopo il decorso del termine di sessanta giorni decorrente dalla notificazione dell’atto e sostituirla con la previsione che attribuisce l’esecutività una volta decorso il termine utile per la proposizione del ricorso;
– eliminare la previsione della sospensione legale dell’esecuzione rispetto ad atti di accertamento esecutivi non impugnati e dunque in presenza di affidamento di somme dovute a titolo definitivo. In tali casi, infatti, la sospensione appare priva di giustificazione sostanziale sotto il profilo della ragionevolezza e della coerenza interna del sistema, in funzione dell’interesse pubblico alla pronta e completa esazione dei tributi. Le medesime considerazioni valgono rispetto al passaggio in giudicato della sentenza che confermi definitivamente la pretesa tributaria, rigettando il ricorso originario del contribuente. Analoga finalità riguarda l’intervento relativo all’affidamento delle somme richieste con intimazione di pagamento di quanto dovuto a seguito di decadenza dalla rateazione nella acquiescenza, mediazione o conciliazione. L’eliminazione della sospensione legale dell’esecuzione su somme definitivamente dovute dal contribuente consentirebbe di imprimere un’accelerazione all’esazione dei crediti tributari definitivi. La modifica legislativa proposta produrrebbe pertanto l’effetto di mantenere la sospensione legale dell’esecuzione forzata esclusivamente sulle pretese tributarie contestate in sede giurisdizionale;
– introdurre la possibilità che la comunicazione al contribuente di avvenuto affidamento delle somme da parte dell’ente creditore all’agente della riscossione sia recapitata al debitore, oltre che con raccomandata semplice, anche con posta elettronica, ordinaria o certificata;
– eliminare il riferimento all’indirizzo presso cui l’agente della riscossione informa il contribuente della presa in carico delle somme, al fine di evitare il rischio di non garantire la conoscibilità dell’atto da parte del contribuente che, dopo la notifica dell’avviso di accertamento, potrebbe aver cambiato domicilio;
– eliminare la previsione di decadenza per l’esercizio dell’attività esecutiva, considerato che, stante l’equiparazione giuridica dell’atto esecutivo alla cartella di pagamento, la suddetta previsione non è coerente con la disciplina in materia di riscossione a seguito di cartella di pagamento che stabilisce, invece, termini di prescrizione. Il termine di decadenza per avviare l’espropriazione forzata è una inutile ed asistematica duplicazione, perché v’è già il termine di decadenza entro cui deve essere notificato l’accertamento esecutivo a presidio dell’esigenza di garantire certezza e stabilità al rapporto tributario (si tratta dell’ordinario termine per la notificazione degli avvisi di accertamento).
Con riferimento alla sospensione della riscossione l’articolo 6 prevede la disposizione finalizzata a semplificare e cadenzare gli adempimenti del contribuente potenzialmente truffato in caso di omesso, ritardato o insufficiente versamento da parte dell’intermediario.
Altro obiettivo del decreto in oggetto è di uniformare con l’articolo 7, mediante sostituzione dell’intero articolo 38 D. Lgs. n. 346 del 1990, le disposizioni sul pagamento e la rateizzazione dell’imposta di successione alle altre proposte di modifica normativa avanzate in questa sede sullo stesso argomento che riguardano il controllo automatizzato ex articolo 36-bis D.P.R. n. 600 del 1973, quello formale ex articolo 36-ter del D.P.R. n. 600 del 1973 e l’accertamento con adesione (nuovi artt. 3-bis del D. Lgs. n. 462 del 1997 e 8 del D. Lgs. n. 218 del 1997); inoltre, viene recepita, sempre nell’ambito dell’imposta di successione, la nuova proposta di cui all’articolo 15-ter del D.P.R. n. 602 del 1973 in tema di inadempimenti nei pagamenti delle somme dovute a seguito delle attività di controllo dell’Agenzia delle entrate.
Infine gli articoli da 8 a 14 prevedono le seguenti disposizioni:
– l’articolo 8 “Preclusione alla autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi” prevede l’inserimento di una disposizione affinché le eventuali eccedenze di credito utilizzate in compensazione ai sensi dell’articolo 31, comma 1, D.L. n. 78 del 2010 siano oggetto di rimborso secondo le regole previste dalle singole leggi d’imposta;
– l’articolo 9 “Oneri di funzionamento del servizio nazionale di riscossione” prevede che gli oneri di funzionamento del servizio nazionale della riscossione ed esecuzione siano commisurati ai reali costi di funzionamento del servizio nazionale della riscossione; è stata, inoltre, inserita una norma transitoria che garantisce la permanenza del vecchio regime per i ruoli consegnati fino al 31.12.2015; è stata poi contemplata una norma transitoria che nel passaggio tra vecchio e nuovo regime garantisca ad Equitalia S.p.A. il pareggio di bilancio con differenza a carico degli ordinari stanziamenti del bilancio dell’Agenzia delle entrate; è stato poi previsto che in caso di inesigibilità o sgravio del ruolo una quota delle spese restino a carico dell’ente creditore; la norma proposta rimodula e modifica radicalmente i criteri di remunerazione del sistema nazionale della riscossione;
– con l’articolo 10 “Dilazione di pagamento” vengono apportate alcune modifiche all’articolo 19 del D.P.R. n. 602/1973. Viene espressamente stabilito che l’Agente della riscossione concede, dietro semplice richiesta del contribuente che dichiari di versare in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo (con esclusione dei diritti di notifica iscritti a ruolo) fino ad un massimo di settantadue rate mensili, salvo il caso in cui la richiesta predetta abbia ad oggetto somme di importo superiore a cinquantamila euro, poiché, in tale evenienza, la dilazione potrà essere concessa solo allorché il contribuente fornisca debita documentazione a comprova;
– con l’articolo 11 “Autotutela” è data l’opportunità al contribuente, cui sia stato comunicato un provvedimento di autotutela parziale, di potersi avvalere dei benefici previsti dalle singole leggi di imposta. L’atto di autotutela parziale non è autonomamente impugnabile, poiché trattasi di una rettifica dell’originaria pretesa impositiva e non di un nuovo atto, sostitutivo del precedente annullato;
– l’articolo 12 “Sospensione dei termini per eventi eccezionali” tende a razionalizzare e uniformare la disciplina delle sospensioni disposte in occasione di eventi eccezionali. In particolare, viene previsto che, in caso di sospensione dei termini relativi ai versamenti tributari, previdenziali e assicurativi, siano parallelamente sospesi, per il medesimo periodo, tutti i termini relativi agli adempimenti anche processuali, in favore dei contribuenti, nonché i termini relativi alle attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso, in favore dei diversi enti coinvolti; la disposizione, pertanto, mira a salvaguardare sia gli interessi del contribuente, che può conoscere in modo certo ed in anticipo le modalità di ripresa degli adempimenti a seguito di sospensioni legate ad eventi eccezionali, sia gli interessi della pubblica amministrazione, consentendo il corretto svolgimento delle attività istituzionali;
– con l’articolo 13 “Razionalizzazione degli interessi per il versamento, la riscossione e i rimborsi di ogni tributo” viene introdotta una revisione della misura dei tassi degli interessi per il versamento, la riscossione e i rimborsi di ogni tributo;
– l’articolo 14 “Notifica a mezzo di posta elettronica certificata”, dopo avere ribadito il principio per il quale la notifica della cartella può essere eseguita con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, a mezzo posta elettronica certificata, all’indirizzo risultante dagli elenchi a tal fine previsti dalla legge, ha introdotto, per le imprese individuali o costituite in forma societaria, nonché per i professionisti iscritti in albi o elenchi, l’obbligatorietà di eseguire la notifica in argomento esclusivamente con tali modalità, all’indirizzo risultante dall’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INIPEC); per i soggetti diversi da imprese individuali o costituite in forma societaria, nonché dai professionisti iscritti in albi o elenchi, la notifica a mezzo PEC continua a configurarsi come una delle possibili modalità di notifica.

La riforma fiscale in gazzetta ufficiale – 5/5

Pubblicati sul supplemento ordinario n. 55 della gazzetta ufficiale n. 233 del 2015 i cinque decreti legislativi di attuazione della delega per il riordino del sistema fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23). Si completa così il pacchetto dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale volta ad introdurre maggiore equità e trasparenza nel sistema e a favorire la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese.

Il Decreto Legislativo n. 160 del 24 settembre 2015 recante “Stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale, in attuazione degli articoli 3 e 4 della legge 11 marzo 2014, n. 23” contiene disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita, e si propone di intervenire in modo continuo e strutturale sul monitoraggio e sulla revisione delle cosiddette “spese fiscali” e sulla rilevazione dell’evasione fiscale e contributiva, nonché sul monitoraggio della sua evoluzione e dei risultati conseguiti nell’azione di contrasto, inserendoli in modo sistematico nelle procedure di bilancio.
L’articolo 1 si propone di coordinare le previsioni dell’articolo 4 della legge-delega relative al monitoraggio e al riordino delle spese fiscali con le vigenti procedure di bilancio, come espressamente previsto dalla stessa legge-delega.
L’articolo 2 attua le previsioni dell’articolo 3 della legge-delega relative alla stima e al monitoraggio dell’evasione fiscale e contributiva, coordinandole con le vigenti procedure di bilancio, introducendo l’art. 10-bis.1 (Monitoraggio dell’evasione fiscale e contributiva) nella legge 31 dicembre 2009, n. 196.
In particolare, si attribuisce al Governo il compito di redigere annualmente un rapporto, da presentare alle Camere insieme alla Nota di Aggiornamento al DEF, contenente: i risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva, distinguendo tra imposte accertate e riscosse, nonché tra le diverse tipologie di avvio delle procedure di accertamento; i risultati del recupero di somme dichiarate e non versate e della correzione di errori nella liquidazione sulla base delle dichiarazioni; il recupero di gettito fiscale e contributivo attribuibile alla maggiore propensione all’adempimento da parte dei contribuenti; le strategie per il contrasto dell’evasione fiscale e contributiva, l’aggiornamento e il confronto dei risultati con gli obiettivi.
Inoltre, contiene le disposizioni concernenti l’istituzione della suddetta Commissione di esperti, istituita presso il Ministero dell’economia e delle finanze, composta da quindici membri con esperienza nelle materie economiche, statistiche, fiscali, lavoristiche o giuridico-finanziarie. La Commissione può avvalersi, su alcuni specifici punti, del contributo delle associazioni di categoria, degli ordini professionali, delle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, delle associazioni familiari. La relazione annuale fornirà una illustrazione dettagliata ed esauriente delle metodologie di stima utilizzate.
L’articolo 3 dispone che le norme del presente decreto si applicano dal 1° gennaio 2016. Con la medesima decorrenza, è abrogato l’obbligo di presentazione del rapporto di cui al comma 36.1, dell’art. 2 del decreto-legge n. 138 del 2011. Resta fermo il diverso utilizzo delle maggiori entrate derivanti dall’eliminazione, riduzione o modifica di spese fiscali previsto da disposizioni di legge vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto.

La riforma fiscale in gazzetta ufficiale – 3/5

Pubblicati sul supplemento ordinario n. 55 della gazzetta ufficiale n. 233 del 2015 i cinque decreti legislativi di attuazione della delega per il riordino del sistema fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23). Si completa così il pacchetto dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale volta ad introdurre maggiore equità e trasparenza nel sistema e a favorire la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese.

Il Decreto Legislativo n. 158 del 24 settembre 2015 da’ attuazione alla delega fiscale operando una revisione del sistema sanzionatorio al fine di adeguarlo a principi di effettività, proporzionalità e certezza della risposta sanzionatoria dell’ordinamento di fronte a condotte illecite, rilevanti tanto in sede amministrativa quanto in sede penale, attraverso la predeterminazione delle condotte illecite, la certezza della misura sanzionatoria, la rapidità dei tempi di irrogazione della sanzione e la percezione della pena come risposta adeguata, non vessatoria né di carattere espropriativo.
Il provvedimento è suddiviso:
– nel Titolo I, dedicato alla riforma dei reati tributari, le cui disposizioni entrano in vigore dal 22 ottobre 2015;
– nel Titolo II, dedicato alla modifica dell’impianto sanzionatorio amministrativo, le cui disposizioni per espressa previsione del Titolo III entrano in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2017.
La revisione del sistema sanzionatorio opera una riduzione delle condotte illecite a rilevanza penale, limitandole ai soli casi connotati da un particolare disvalore giuridico, oltre che etico e sociale, identificati, in particolare, nei comportamenti artificiosi, fraudolenti e simulatori, oggettivamente o soggettivamente inesistenti, ritenuti insidiosi anche rispetto all’attività di controllo. Al tempo stesso, viene riservata al sistema sanzionatorio amministrativo la repressione delle condotte che si connotano, in linea di principio, per un disvalore diverso e minore, attribuendo altresì rilevanza all’efficacia attenuante o esimente dell’adesione alle forme di comunicazione e di tax compliance. Sempre in tema di sanzioni amministrative viene prevista la possibilità di ridurle per le fattispecie meno gravi in relazione a circostanze meritevoli di trattamenti sanzionatori più lievi (quali ad esempio, condotte proattive del contribuente, ritardi lievi o errori sulla imputazione temporale dei componenti di reddito).
Tra le modifiche introdotte, in particolare riguardo alla disciplina dei reati tributari:
– è stata eliminata la limitazione soggettiva che consentiva l’imputazione ai soli contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili, in materia di dichiarazione fraudolenta “mediante altri artifici”;
– è stata esclusa la punibilità per il reato di dichiarazione infedele al di sotto di specifiche soglie o per l’errata imputazione di un costo o ricavo fuori competenza;
– è stata introdotta la punizione per la mancata presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta quando l’ammontare delle ritenute non versate è superiore a 50mila euro;
– è stata innalzata la pena (da un anno e sei mesi fino a sei anni di reclusione) per chi al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari;
– viene riconosciuto il reato di omesso versamento delle ritenute dovute in base alla dichiarazione, prescindendo dalla loro certificazione. Contestualmente viene innalzata la soglia di punibilità da 50mila a 150mila euro;
– è introdotta una soglia di punibilità per il delitto di omesso versamento IVA pari a 200mila euro per ciascun periodo d’imposta;
– è prevista la reclusione da sei mesi a due anni per chi non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a 50mila euro.
Contestualmente, per quanto riguarda il sistema sanzionatorio amministrativo:
– vengono ricondotte nella disciplina riguardante le imposte sui redditi, anche le violazioni in materia IRAP, provvedendo contestualmente all’abrogazione delle disposizioni specifiche contenute nel decreto legislativo n. 446 del 1997;
– viene eliminata la previsione sanzionatoria di omesso versamento, nei confronti dei soggetti che violano l’obbligo di esecuzione, in tutto o in parte, delle ritenute alla fonte, in caso di accertamento di ritenute non dichiarate e non operate;
– viene introdotta la sanzione per l’omesso versamento relativo alle cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite dei contratti di locazione e di affitto di beni immobili;
– viene inserita la riduzione pari al 50% della misura minima e massima della sanzione prevista per omessa registrazione qualora la richiesta di registrazione sia effettuata con ritardo non superiore a 30 giorni (dal 60 al 120 per cento dell’ammontare delle imposte dovute, fermo restando un importo minimo pari ad 200 euro);
– viene abrogata, in materia di associazioni sportive dilettantistiche, la sanzione della decadenza dalle relative agevolazioni in caso di inosservanza della disciplina sulla tracciabilità dei pagamenti e dei versamenti;
– viene inserito, per le violazioni relative alla certificazione unica, un tetto massimo pari ad euro 50.000 per ciascun sostituto di imposta, quale limite per l’irrogazione della sanzione di euro 100, per ogni certificazione omessa, tardiva o errata. Se la certificazione è correttamente trasmessa entro sessanta giorni dal termine, la sanzione è ridotta ad 1/3 con un massimo di euro 20.000.

Agente di commercio: recesso per comportamento non collaborativo della preponente

Deve ritenersi per giusta causa il recesso dell’agente di commercio nei cui confronti l’azienda preponente tiene un comportamento non collaborativo (Corte di Cassazione – Sentenza 2 ottobre 2015, n. 19742).

FATTO

Il rapporto di agenzia è stato risolto dall’agente di commercio anticipatamente per giusta causa, chiedendo il pagamento delle somme spettanti a titolo di provvigioni, oltre alle indennità di fine rapporto.
L’azienda ha contestato la richiesta dell’agente adducendo l’esistenza di crediti verso l’agente, nonché l’inesistenza della giusta causa per il recesso senza preavviso.
A sostegno della propria richiesta, l’agente ha provato che l’azienda preponente, in seguito ad un pacifico litigio (quindi, con la prosecuzione del rapporto), aveva impedito allo stesso, l’accesso agli uffici ed ai documenti in assenza del personale, pretendendo di scomputare dal dovuto per provvigioni, ingenti somme non dovute dall’agente stesso e procrastinando anche il pagamento di quanto incontestabilmente dovuto.

DECISIONE DEI GIUDICI

I giudici hanno ritenuto valide le motivazioni dell’agente di commercio evidenziando che il “comportamento non collaborativo” tenuto dall’azienda preponente non può essere considerato di scarsa importanza ai sensi dell’art. 1455 del codice civile, poiché insinua dubbi legittimi circa la regolare esecuzione degli impegni contrattuali da parte della preponente stessa.
In tali circostanze, il recesso anticipato dell’agente deve ritenersi sorretto da giusta causa, con la conseguenza che allo stesso va riconosciuto il pagamento delle somme spettanti sia a titolo di indennità di clientela, che per indennità di preavviso nella misura di quattro mensilità delle provvigioni maturate nell’anno in cui si è verificata la risoluzione.