Credito d’imposta per il sisma 2012: ecco le modalità

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso note le modalità applicative del credito d’imposta in favore delle imprese e dei lavoratori autonomi che per effetto del sisma del maggio 2012 hanno subito la distruzione ovvero l’inagibilità dell’azienda o dello studio professionale o la distruzione delle attrezzature, dei macchinari e degli impianti utilizzati per l’attività (Ministero dell’Economia e delle Finanze – decreto 23 dicembre 2013).

In particolare, secondo quanto disposto dal Ministero, possono usufruire delle agevolazioni, i lavoratori che avevano la sede legale od operativa e svolgevano la loro attività in uno dei comuni interessati dal sisma.
Il credito d’imposta può essere concesso per un importo pari al costo sostenuto, entro il 30 giugno 2014, per la ricostruzione, il ripristino ovvero la sostituzione dei beni distrutti o danneggiati, al netto di eventuali importi ricevuti a titolo di assicurazione o in forza di altri provvedimenti e, ai fini del suo riconoscimento, deve essere inoltrata, telematicamente, apposita istanza all’Agenzia delle Entrate.
Il credito riconosciuto, deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relative ai periodo di imposta di maturazione e di impiego, non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali.
Nell’ipotesi in cui l’agevolazione non spetti, l’Agenzia delle Entrate revoca o ridetermina l’importo del credito e procede al successivo recupero. Invece, in caso di fruizione eccedente il credito d’imposta spettante, si applicano le norme sulla liquidazione, accertamento, riscossione e contenzioso nonché le sanzioni previste ai fini dell’imposte sui redditi.

I chiarimenti dell’Agenzia sulle modifiche della mediazione tributaria

A seguito dell’approvazione della Legge di Stabilità 2014, sono state apportate significative modifiche alla disciplina della mediazione tributaria. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 1/E del 2014, fornisce i chiarimenti e le relative istruzioni operative.

In particolare, al fine di potenziare l’efficienza dell’Amministrazione finanziaria, con particolare riferimento alle attività di riscossione, e di assicurare la funzionalità delle strutture organizzative, il legislatore ha apportato delle variazioni riguardo l’entrata in vigore, l’improcedibilità del ricorso, i contributi previdenziali e assistenziali, la sospensione della riscossione e l’instaurazione del giudizio nella mediazione tributaria.
Per effetto di tali modifiche:
– la presentazione del reclamo è condizione di procedibilità e non più di ammissibilità del ricorso;
– la riscossione e il pagamento delle somme dovute in base all’atto impugnato sono sospesi ex lege in pendenza del procedimento di mediazione, a prescindere dalla presentazione di una richiesta di parte;
– si applicano “le disposizioni sui termini processuali”, quali ad esempio le regole per il computo dei termini e la sospensione nel periodo feriale, anche al termine di 90 giorni, entro il quale deve concludersi il procedimento di mediazione;
– la mediazione produce effetti anche sui contributi previdenziali e assistenziali, per i quali non sono dovuti né sanzioni né interessi.

Procedure automatizzate per tutti i rimborsi di tasse e imposte

Al fine di semplificare e accelerare le attività di erogazione di tutti i rimborsi di tasse e imposte dirette e indirette che, per disposizioni normative o convenzionali, siano pagati dall’Agenzia delle entrate con apposito provvedimento viene integrato l’elenco dei rimborsi oggetto di procedure automatizzate di pagamento (Agenzia delle entrate – provvedimento 07 febbraio 2014, n. 18173/2014).

Nel corso del tempo è stata disposta la possibilità di effettuare mediante procedure automatizzate i rimborsi delle imposte e delle tasse, è stata poi introdotta la possibilità che i rimborsi risultanti dalla liquidazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, fossero disposti, con l’utilizzo di procedure automatizzate ed ancora è stata prevista la possibilità di utilizzare la procedura automatizzata per emettere gli ordinativi per il pagamento dei rimborsi relativi al contributo unificato di iscrizione a ruolo.
Con il provvedimento in oggetto si dispone invece l’utilizzo delle procedure automatizzate a tutti i rimborsi di tasse e imposte dirette e indirette che, per disposizioni normative o convenzionali, siano pagati dall’Agenzia delle entrate e che, ad oggi, in assenza di disposizioni normative che prevedano apposite modalità di erogazione, sono erogati dagli uffici dell’Agenzia utilizzando i fondi di bilancio.
Con riguardo alle modalità di pagamento, i rimborsi saranno erogati con accredito sul conto corrente bancario o postale comunicato dal contribuente.
Per le persone fisiche, i rimborsi il cui importo, comprensivo di interessi, è inferiore al limite dei 1.000 euro, in assenza di comunicazione delle coordinate bancarie o postali, saranno pagati in contanti presso qualsiasi ufficio postale. I rimborsi di importo pari o superiore al suddetto limite, saranno invece erogati con vaglia cambiario non trasferibile della Banca d’Italia.

OK per l’attività “disgiunta” di mediazione e di agenzia in un’unica sede

Non può negarsi l’iscrizione al registro imprese di due o più imprese (individuali o societarie) che abbiano stabilito la propria sede presso il medesimo ufficio, pur esercitando in maniera disgiunta l’attività di agenzia e di mediazione.

A stabilirlo è il Ministero dello Sviluppo Economico che, con la Circolare n. 3667/2014, ha fornito chiarimenti sul divieto di esercizio congiunto dell’attività di agente e rappresentante di commercio con quella di mediazione.
Di fatto, nel richiamare la disciplina dell’attività di agente e rappresentante di commercio, dove viene affermato che “l’iscrizione nel ruolo degli agenti e rappresentanti di commercio è altresì preclusa a coloro che sono iscritti nei ruoli dei mediatori o che comunque svolgono attività per le quali è prescritta l’iscrizione in detti ruoli”, il Ministero ha chiarito che tale disposizione non deve essere letta con riferimento alla sede fisica delle imprese di agenzia e di mediazione, che possono coesistere in un’unica ubicazione, ma al materiale svolgimento nei confronti di terzi delle due attività che, stante il regime di doppia incompatibilità, non possono sovrapporsi in una sola impresa o in una medesima persona fisica.
Pertanto, è ammesso l’esercizio disgiunto dell’attività di mediazione e di agenzia da parte di due o più imprese che stabiliscono la propria sede nel medesimo ufficio.

Acconciatori ed estetisti: contratto d’affitto di “poltrona/cabina”

3 feb 2014 Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la Circolare n. 16361 del 31 gennaio 2014, ha chiarito che in base alla legislazione vigente il titolare dell’impresa tanto di acconciatura quanto di estetista può, attraverso il contratto cd. di “affitto di poltrona” e “affitto di cabina”, consentire l’utilizzo di una parte dell’immobile o delle attrezzature sia ad acconciatori sia ad estetisti esterni, anche non imprenditori, con la sola condizione che questi siano in possesso dei prescritti titoli abilitativi.

Il Ministero ha evidenziato che i requisiti di accesso alle attività di acconciatore e di estetista sono stabiliti, rispettivamente, dalla legge 17 agosto 2005, n. 174 e dalla legge 4 gennaio 1990, n. 1.
Secondo la predetta normativa l’ipotesi di “affitto di poltrona” o “affitto di cabina” (a seconda che si tratti di affitto di spazi per l’esercizio dell’attività di acconciatore o di estetista) è possibile tra imprese, mediante uno specifico contratto in base al quale un titolare di salone di acconciatura o di centro estetico concede in uso una parte dell’immobile e delle attrezzature, verso pagamento di un determinato corrispettivo.
Per l’attività di acconciatore la legge ammette specificamente l’ulteriore possibilità di prestazione dell’attività anche da parte di soggetti non imprenditori, purché in possesso dei prescritti requisiti professionali, con la conseguenza che “l’affitto di poltrona” deve ritenersi consentito anche ad acconciatori non imprenditori.
La medesima previsione, tuttavia, non è rinvenibile per l’attività di estetista, che può essere esercitata solo in forma di impresa, e dunque “l’affitto di cabina” sembrerebbe possibile soltanto quando l’estetista operi in qualità di imprenditore.
A tal proposito, però, il Ministero ha osservato che l’attività di estetista può essere svolta anche unitamente all’attività di barbiere o parrucchiere, purché in possesso dei relativi requisiti abilitativi, e dunque “l’affitto di poltrona” per l’attività di acconciatore anche a non imprenditori risulta possibile anche da parte di un gestore di un centro estetico in possesso, oltre che dell’abilitazione di estetista, anche dell’abilitazione di acconciatore. Orbene, la normativa, nell’ammettere l’esercizio congiunto delle attività di estetista e di acconciatore nella medesima sede, fa riferimento unicamente ai requisiti professionali da possedere per l’esercizio delle rispettive attività e non anche all’esercizio di impresa.
Ciò siginifica non solo che l’attività congiunta può essere esercitata tra due distinte imprese, ma anche che all’interno della stessa impresa possono operare soggetti in possesso di titoli abilitativi diversi (estetista e/o acconciatore).
Pertanto, conclude il Ministero, deve ritenersi, che un’impresa singola può esercitare l’attività in entrambi i campi purché al suo interno vi siano operatori in possesso dei rispettivi titoli abilitativi.
In altri termini, l’esercente dell’attività di impresa tanto di acconciatura quanto di estetista, possono consentire l’utilizzo dei propri spazi (mediante tutte le forme contrattuali consentite dalla legislazione, inclusi il contratto di affitto di poltrona e di cabina) sia ad acconciatori sia ad estetisti, anche non imprenditori, con la sola condizione che questi siano in possesso dei prescritti titoli abilitativi.

Secondo il Ministero, peraltro, fermo restando il rispetto delle specifiche disposizioni in materia contrattuale, gius-lavoristica, contabile, fiscale e igienico-sanitaria:
– il contratto di affitto di poltrona e di affitto di cabina, dovrebbe essere predisposto in modo da rendere tale modalità individuabile rispetto ad altre tipologie contrattuali di prestazione d’opera all’interno del medesimo salone di acconciatore o di estetista. Esso potrebbe essere integrato con specifici elementi quali quello di prevedere una certa stabilità dell’esercizio e di una distinzione delle attività (in termini di spazi, di responsabilità, di tenuta della contabilità, di adempimenti di natura fiscale).
– per ragioni igienico-sanitarie, nonché al fine della corretta attribuzione di responsabilità, dovrebbe essere evitato l’uso promiscuo dei medesimi strumenti utilizzati dal concedente da parte dell’affittuario di poltrona/cabina.

Compensazione dei debiti tributari con i crediti verso la P.A.

3 feb 2014 Con il Decreto legge n. 35/2013, riguardante il pagamento dei debiti scaduti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, è stata introdotta la possibilità di utilizzare tali crediti per compensare debiti tributari accertati. L’Agenzia delle Entrate ha approvato il nuovo modello “F24 Crediti PP.AA.” per consentire la compensazione tra crediti e debiti, con il provvedimento n. 13917 del 31 gennaio 2014.

In particolare il modello “F24 Crediti PP.AA.” potrà essere utilizzato per pagare le somme dovute in applicazione degli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario (accertamento con adesione, di definizione e acquiescenza, definizione agevolata delle sanzioni, conciliazione giudiziale o mediazione) attraverso la compensazione con i crediti maturati nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Questa specifica procedura di compensazione, dunque, non riguarda i debiti tributari per imposte determinate in sede di dichiarazione o in qualità di sostituto d’imposta per autoliquidazione, bensì somme dovute sulla base di un atto di accertamento o verifica, in relazione al quale non è stato proposto ricorso ma una soluzione definitoria.

In compensazione possono essere utilizzati, peraltro, soltanto i crediti certi, liquidi ed esigibili, maturati al 31 dicembre 2012 nei confronti dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale, per somministrazioni, forniture e appalti.
Affinchè i crediti possano ritenersi compensabili (certi, liquidi ed esigibili) è necessario ottenere la preventiva “certificazione”, attraverso la piattaforma elettronica predisposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla quale le diverse Amministrazioni attestano le somme dovute ai fornitori in relazione agli incarichi per prestazioni professionali e per le forniture di prodotti e servizi.
Una volta ottenuta la certificazione del credito, allo stesso viene assegnato un numero che dovrà essere riportato nel modello F24 per autorizzare la compensazione.
A tal fine, il nuovo modello “F24 Crediti PP.AA” prevede il campo “numero certificazione credito” nel quale riportare il numero della certificazione del credito utilizzato in compensazione.
Il pagamento potrà essere eseguito utilizzando esclusivamente i servizi telematici, e cioè attraverso il modello F24 telematico.
Si sottolinea, peraltro, che al momento la procedura non è completamente operativa, perché devono essere definiti, con un successivo documento dell’Agenzia delle Entrate (risoluzione) di prossima emanazione, i codici tributo da utilizzare nel modello F24 per identificare i crediti certificati.

Ai fini del Redditometro rileva il compenso corrisposto alla colf

Secondo quanto disposto dalla Corte di Cassazione ai fini dell’accertamento con redditometro rileva anche il compenso corrisposto dal contribuente alla colf (Corte di cassazione – ordinanza n. 2015/2014).

L’orientamento della giurisprudenza tiene conto del principio dell’accertamento sintetico con metodo induttivo che consiste nell’applicazione di presunzioni semplici in virtù delle quali l’ufficio finanziario verifica la sussistenza di un reddito certo e, quindi, di capacità contributiva. Tale presunzione genera l’inversione dell’onere della prova, trasferendo al contribuente l’impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa si fonda non corrisponda alla realtà.
Pertanto, secondo la Corte anche il compenso corrisposto alla colf rientra tra gli elementi indicatori di capacità contributiva e pertanto nessun giudice tributario ha il potere di togliere a tale elemento la capacità presuntiva contributiva. Il giudice potrà soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati dalla norma.

Spesometro: sciolti i dubbi prima della scadenza di oggi

31GEN 2014 L’Agenzia delle entrate, prima della scadenza fissata per oggi per la presentazione della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva 2012 da parte degli operatori economici e finanziari, si è preoccupata di sciogliere gli ultimi dubbi inerenti gli enti non commerciali, rispondendo a dei quesiti riguardanti l’obbligo di comunicazione delle fatture passive in regime fiscale agevolato e le informazioni da indicare nelle fatture promiscue (Agenzia Entrate – provvedimento n. 130406/2013).

In particolare, in un primo quesito viene chiesto all’Agenzia delle Entrate se anche per le associazioni che hanno optato per il regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n. 398/1991, dove non è previsto l’obbligo di registrazione, vige l’obbligo di comunicazione delle fatture passive.
In merito, l’Agenzia ha precisato che tali soggetti, anche se non tenuti alla registrazione analitica delle fatture passive ricevute, devono comunque comunicare gli importi relativi agli acquisti di beni e servizi riferibili all’attività commerciale eventualmente svolta. Nella risposta viene evidenziato che l’obbligo di comunicazione, di fatto, è correlato alla cessione di beni e alle prestazioni di servizi rese e ricevute e non a quello di registrazione, che costituisce un adempimento successivo e diverso rispetto all’emissione della fattura.
Nel secondo quesito, invece, vengono chiesti dei chiarimenti sulle informazione che devono comunicare gli enti non commerciali in merito alle fatture passive promiscue. Su tale punto l’Agenzia ha precisato che qualora le fatture si riferiscano ad acquisti relativi ad attività istituzionali e commerciali, l’obbligo di comunicazione si ritiene assolto con l’invio degli importi riguardanti gli acquisti per le attività commerciali. Inoltre, se dovessero sussistere difficoltà nel distinguere gli importi relativi all’attività commerciale rispetto a quelli attinenti le attività istituzionali, è possibile comunicare l’intero importo della fattura.
Non costituiscono, per di più, oggetto di comunicazione, le spese per utenze (elettricità, acqua, gas, telefono).

Il decreto IMU è stato convertito in legge

30 genn 2014 Il decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia, è stato convertito in legge 29 gennaio 2014, n. 5 con alcune modificazioni.

 

La legge in oggetto è entrata in vigore il 30 gennaio 2014 ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio 2014, n. 23.
Si ricorda che il decreto n.133 ha tra l’altro previsto l’abolizione parziale o totale dell’IMU.
Precisamente, l’articolo 1 del decreto ha sancito che per l’anno 2013 la seconda rata IMU non è dovuta, totalmente o parzialmente, per i seguenti immobili:
– l’abitazione principale e relative pertinenze, esclusi i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (ville) e A/9 (castelli o palazzi di pregio storico o artistico);
– le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;
– gli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli IACP;
– l’ex casa coniugale assegnata al coniuge a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
– l’unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, purché non censito nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9, posseduto e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e dal personale appartenente alla carriera prefettizia;
– i terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nella previdenza agricola;
– i fabbricati rurali ad uso strumentale;
– gli immobili equiparati all’abitazione principale dai comuni, quali:
a) l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata;
b) l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata;
c) l’unità immobiliari e relative pertinenze, escluse quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/ 8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo dell’imposta a parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale.
L’abolizione è parziale nei casi in cui l’ammontare dell’imposta municipale propria risultante dall’applicazione dell’aliquota e della detrazione deliberate o confermate dal comune per l’anno 2013 è superiore a quello risultante dall’applicazione dell’aliquota e della detrazione di base previste dalle norme statali (aliquota pari a 0,76% per la generalità degli immobili e a 0,4% per l’abitazione principale e relative pertinenze).
In questi casi i contribuenti avrebbero dovuto versareil 40% di tale differenza di imposta entro il 16 gennaio 2014.

 

Questo termine è stato prorogato al 24 gennaio 2014 prima dall’articolo 1, comma 680, della legge di stabilità per il 2014 e, adesso dalla legge di conversione in oggetto che ha espressamente previsto la sostituzione del termine «16 gennaio 2014» con quello del « 24 gennaio 2014».

Inoltre, sempre la legge di conversione ha introdotto nel decreto IMU la seguente disposizione concernente l’IMU:
“Non sono applicati sanzioni ed interessi nel caso di insufficiente versamento della seconda rata dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dovuta per il 2013, qualora la differenza sia versata entro il termine del 24 gennaio 2014».

 

Il decreto della “voluntary disclosure” in gazzetta ufficiale

30 genn 2014 Il decreto – legge 28 gennaio 2014, n. 4 recante “Disposizioni urgenti in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero, nonché altre disposizioni urgenti in materia tributaria e contributiva e di rinvio di termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi” è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 29 gennaio 2014, n. 23.

 

Il decreto in oggetto entra in vigore il 30 gennaio 2014 e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Di seguito un elenco delle disposizioni più rilevanti contenute nel decreto.

Voluntary disclosure
Introdotta la procedura della “collaborazione volontaria” volta a consentire l’emersione dei capitali e degli investimenti non dichiarati detenuti all’estero e il loro eventuale rientro in Italia.
L’autore della violazione degli obblighi di dichiarazione commessa fino al 31 dicembre 2013 può avvalersi della presente procedura per l’emersione delle attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato.

Disposizioni in materia tributaria
Sono stati abrogati i commi 575 e 576 della legge di stabilità 2014 che prevedevano, in mancanza di adozione di provvedimenti normativi di razionalizzazione delle detrazioni Irpef per oneri di cui all’articolo 15 del TUIR entro il 31 gennaio 2014, la riduzione della misura della detrazione del 19 % al 18 % per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013 e al 17 % a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014.

Disposizioni in materia contributiva
Al fine di consentire la rapida applicazione della riduzione dei premi e dei contributi dovuti per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, i termini di cui all’articolo 28, quarto comma, primo periodo, e all’articolo 44, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, sono differiti al 16 maggio 2014. Per i premi speciali di cui all’articolo 42 del medesimo decreto presidenziale, diversi dai premi speciali unitari artigiani, i termini per il pagamento antecedenti al 16 maggio 2014 sono differiti a tale data.

Tassa sulle concessioni governative per i telefonini
Confermata l’applicabilità della tassa di concessione governativa alle “apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione”.

Modena, sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari
Ai territori dei Comuni della provincia di Modena (Bastiglia, Bomporto, San Prospero, Camposanto, Finale Emilia, Medolla, San Felice sul Panaro) colpiti dagli eventi alluvionali del 17 gennaio 2014 e dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, si applicano le seguenti disposizioni:
– nei confronti delle persone fisiche, nonché per i soggetti diversi dalle persone fisiche, anche in qualità di sostituti d’imposta, che alla data del 17 gennaio 2014 avevano la residenza ovvero la sede operativa nei territori indicati, per il periodo compreso tra il 17 gennaio 2014 ed il 31 luglio 2014, sono sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, scadenti nel periodo compreso tra il 17 gennaio 2014 ed il 31 luglio 2014;
– non si fa luogo al rimborso di quanto già versato;
– non si applicano sanzioni e interessi per i tributi, il cui termine di pagamento è scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, se versati entro il 31 luglio 2014;
– nei confronti dei medesimi soggetti sono altresì sospesi fino al 31 luglio 2014 i termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali, dei premi per l’assicurazione obbligatoria ed i termini per la notifica delle cartelle di pagamento e per la riscossione delle somme risultanti dagli atti di accertamento emessi dall’Agenzia delle entrate, nonché i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici finanziari, ivi compresi quelli degli enti locali e della Regione ed infine i termini relativi agli adempimenti verso le amministrazioni pubbliche effettuati o a carico di professionisti, consulenti, e centri di assistenza fiscale che abbiano sede o operino nei territori coinvolti dagli eventi alluvionali, anche per conto di aziende e clienti non operanti nel territorio, nonché di società di servizi e di persone in cui i soci residenti nei territori colpiti dall’alluvione rappresentino almeno il 50% del capitale sociale;
– la sospensione dei termini non si applica alle ritenute dovute sul reddito di lavoro dipendente;
– per le frazioni della città di Modena (San Matteo, Albereto, La Rocca e Navicello) la sospensione dei termini è subordinata alla richiesta del contribuente che dichiari l’inagibilità della casa di abitazione, dello studio professionale o dell’azienda, verificata dall’autorità comunale.