Rimborsi 730/2014 più veloci

Per ottenere la restituzione delle eccedenze risultanti dal modello 730/2014 direttamente in banca o alla posta basta seguire le indicazioni dell’Amministrazione finanziaria contenute nel comunicato del 31 luglio 2014.

L’Agenzia delle Entrate rende noto che sta inviando lettere con le quali chiede ai contribuenti di comunicare il proprio codice IBAN, al fine di effettuare i rimborsi direttamente sui rispettivi conti correnti. Alle persone fisiche la lettera è inviata tramite posta ordinaria, mentre alle aziende attraverso la Pec. La comunicazione dell’IBAN consentirà di ridurre i tempi di erogazione dei rimborsi. La stessa, però, può essere effettuata esclusivamente con due modalità: tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate oppure consegnandola direttamente ad un ufficio dell’Agenzia stessa.

Prime istruzioni per l’ART-BONUS

L’Art-Bonus è un nuovo regime fiscale agevolato introdotto per favorire la tutela e lo sviluppo del patrimonio culturale ed è concesso per le erogazioni liberali in denaro effettuate, da persone fisiche e giuridiche, per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo (Agenzia entrate – circolare n. 24/E del 31 luglio 2014).

Il bonus fiscale prevede un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni fatte tra il 2014 e il 2015 e al 50% di quelle eseguite nel 2016 ed è concesso indipendentemente dalla natura e dalla forma giuridica del soggetto erogante.
Per usufruire del credito d’imposta, le erogazioni, a sostegno della cultura, devono essere effettuate esclusivamente in denaro tramite banca, ufficio postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari.
Quanto alla misura del predetto bonus, le persone fisiche e gli enti che non svolgono attività commerciali possono contare su un credito che arriva fino al 15% del reddito imponibile, mentre ai titolari di reddito d’impresa il credito spetta nel limite del 5 per mille dei ricavi. Le agevolazioni sono riconosciute anche alle persone fisiche non residenti e alle stabili organizzazioni nel territorio italiano di imprese non residenti.

Il Bonus-Art non ha alcuna rilevanza ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) ed è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è utilizzabile tramite compensazioni. Le persone fisiche e gli enti non commerciali possono fruire della prima quota nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui hanno effettuato l’erogazione, ai fini del versamento delle imposte sui redditi. Le imprese possono invece utilizzare il credito, nell’ambito dei pagamenti dovuti tramite modello F24, a partire dal primo giorno del periodo d’imposta successivo a quello in cui hanno eseguito le erogazioni.
Il bonus, da indicare nella dichiarazione dei redditi, può essere fruito senza alcun limite quantitativo e, pertanto, per importi anche superiori al limite di € 250.000,00 applicabile ai crediti di imposta agevolativi.
I beneficiari delle erogazioni devono comunicare ogni mese al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo l’ammontare delle erogazioni ricevute. Sono tenuti per di più a dare pubblica comunicazione di tale ammontare e del suo utilizzo, tramite apposita pagina nei propri siti web istituzionali.

Il MEF comunica la proroga del 770

Con il comunicato del 30 luglio 2014 il Ministero delle finanze ha comunicato lo slittamento al 19 settembre p.v. per inviare il modello 770 all’Agenzia delle Entrate.

I sostituti d’imposta avranno più tempo per inviare il modello 770 all’Agenzia delle Entrate. Il termine slitta, infatti, dal 31 luglio al 19 settembre 2014. La proroga è prevista in un DPCM, in corso di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, che tiene conto delle generali esigenze manifestate dalle aziende e dai professionisti.

Non sempre deducibili le erogazioni liberali indirette

In tema di erogazioni liberali, sono deducibili anche le somme ridistribuite dalla fondazione a soggetti terzi con personalità giuridica, che abbiano finalità “non lucrative” e perseguano scopi di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto e ricerca scientifica (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 29 luglio 2014, n. 74/E).

Ai sensi dell’art. 100, co. 2, lett. a), TUIR, le suddette erogazioni liberali sono deducibili se il beneficiario dell’erogazione:
– ha personalità giuridica;
– persegue “esclusivamente” una o più finalità fra quelle di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto e ricerca scientifica.
La deduzione in oggetto è prevista per le imprese che effettuano erogazioni a soggetti con finalità di interesse pubblico, e non in favore di società commerciali che svolgano attività lucrativa.
Ciò non preclude che l’ente beneficiario possa porre in essere attività che si qualificano, sotto il profilo fiscale, come attività commerciali, sempre che si tratti di attività svolte in diretta attuazione delle finalità indicate dalla medesima disposizione agevolativa e con finalità e modalità non lucrative.
Dunque, nel caso in cui una fondazione senza scopo di lucro, beneficiaria di erogazioni liberali, decida di sostenere progetti realizzati da soggetti terzi, le somme ridistribuite sono deducibili, sempre che questi ultimi soggetti:
– abbiano gli stessi requisiti dei soggetti destinatari delle erogazioni liberali (personalità giuridica, finalità “non lucrative” e perseguimento “esclusivo” delle finalità previste dalla norma);
– realizzino “direttamente” progetti specifici, definiti prima dell’effettuazione dell’erogazione da parte della società erogante, nell’ambito di una o più delle finalità previste dalla legge.

TASI: applicazione della maggiorazione dello 0,8 per mille

31 lug 2014 Con riferimento al tributo per i servizi indivisibili (TASI) il Ministero delle finaze ha fornito chiarimenti in materia di applicazione della maggiorazione dello 0,8 per mille (Ministero dell’economia e delle finanze – circolare n. 2/DF del 2014).

A seguito dei numerosi quesiti pervenuti in ordine all’applicazione del tributo per i servizi indivisibili (TASI), con particolare riferimento alla maggiorazione dello 0,8 per mille prevista dall’art. 1, comma 677, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità per l’anno 2014), il Ministero delle Finanze con la circolare in oggetto ha chiarito che la maggiorazione deve essere riferita ai due limiti di seguito indicati e non deve superare complessivamente la misura dello 0,8 per mille. In altre parole, il comune può decidere di utilizzare l’intera maggiorazione per aumentare uno dei due limiti o, invece, può distribuire lo 0,8 per mille tra i due limiti.
I limiti in questione consistono:
1. nella somma delle aliquote della TASI e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile, che non può superare l’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013, fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile. Le altre minori aliquote devono essere riferite al 6 per mille fissato per l’abitazione principale – che è stata esclusa dall’IMU solo a partire dal 2014, ad eccezione delle abitazioni principali classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 – nonché al 2 per mille relativo ai fabbricati rurali ad uso strumentale. Con riferimento a tali fabbricati, si deve, però, precisare che il limite in questione è in realtà pari all’1 per mille, poiché detti immobili, da un lato sono esclusi dall’IMU, e dall’altro sono assoggettati ad un’aliquota TASI che non può comunque superare l’1 per mille. La formulazione della norma che prevede che l’aliquota della TASI non possa comunque superare l’1 per mille, porta a concludere che non possa essere neppure applicata la maggiorazione dello 0,8 per mille;

2. nell’aliquota TASI massima per il 2014 che non può eccedere il 2,5 per mille.
Nel primo caso, occorre distinguere due ipotesi:
– se il comune utilizza tutta la maggiorazione per aumentare il primo limite e porta, quindi, la somma IMU+TASI a 11,4 per mille per gli altri immobili e a 6,8 per mille l’abitazione principale, non potrà fissare un’aliquota TASI superiore al 2,5 per mille;
– se, invece, il comune utilizza tutta la maggiorazione per aumentare il secondo limite, portando quindi l’aliquota TASI al 3,3 per mille, la somma IMU+TASI non potrà superare il 10,6 per mille per gli altri immobili e il 6 per mille l’abitazione principale.
Nel secondo caso, vale a dire quello in cui il comune distribuisca la maggiorazione tra i due limiti, si può ipotizzare che lo stesso comune aumenti:
– dello 0,4 per mille, il primo limite del 10,6 per mille, portando quindi la somma IMU+TASI all’11 per mille per gli altri immobili e al 6,4 per mille per l’abitazione principale;
– del restante 0,4 per mille il secondo limite del 2,5 per mille, arrivando quindi ad aumentare l’aliquota TASI al massimo al 2,9 per mille.
Il rispetto dei due limiti incrementati, come appena illustrato nei due casi precedenti, dovrà essere verificato con riferimento a tutte le fattispecie oggetto della deliberazione comunale, in modo che gli stessi non vengano superati per nessuna di esse.

L’invio del modello 770/2014 prorogato al 19 settembre

In attesa dell’emanazione del decreto che la renda ufficiale, arriva la notizia della decisione dello spostamento del termine per l’invio del modello 770/2014 al 19 settembre p.v..

Anche per l’anno in corso arriva la notizia, che a breve sarà ufficializzata, della proroga della scadenza per l’invio del modello 770/2014. Inizialmente stabilito al 31 luglio 2014, il termine è ora prorogato al 19 settembre prossimo venturo. Sono, dunque, state raccolte le rimostranze dei professionisti, che appunto lamentavano la necessità “di operare in condizioni di tranquillità per mantenere inalterate le caratteristiche di alta professionalità e correttezza che da sempre contraddistinguono il servizio reso allo Stato e ai contribuenti”. La proroga dovrebbe riferirsi sia al modello Semplificato che a quello Ordinario, nonché ai termini per l’effettuazione del ravvedimento operoso.
Alla compilazione ed all’invio del modello 770 Semplificato – si rammenti – sono tenuti i sostituti d’imposta, comprese le Amministrazioni dello Stato, per comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate i dati fiscali relativi alle ritenute operate nell’anno 2013, nonché gli altri dati contributivi ed assicurativi richiesti. In particolare, detto modello contiene i dati relativi alle certificazioni rilasciate ai soggetti cui sono stati corrisposti in tale anno redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati, indennità di fine rapporto, prestazioni in forma di capitale erogate da fondi pensione, redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi, nonché i dati contributivi, previdenziali ed assicurativi e quelli relativi all’assistenza fiscale prestata nell’anno 2013 per il periodo d’imposta precedente.
Il modello 770 Ordinario, invece, deve essere utilizzato dai sostituti d’imposta, dagli intermediari e dagli altri soggetti che intervengono in operazioni fiscalmente rilevanti, tenuti, sulla base di specifiche disposizioni normative, a comunicare i dati relativi alle ritenute operate su dividendi, proventi da partecipazione, redditi di capitale erogati nell’anno 2013 od operazioni di natura finanziaria effettuate nello stesso periodo, nonché i dati riassuntivi relativi alle indennità di esproprio e quelli concernenti i versamenti effettuati, le compensazioni operate e i crediti d’imposta utilizzati.

Niente agevolazioni prima casa per mancato trasferimento a seguito di separazione

Non sussiste alcun diritto alle agevolazioni fiscali prima casa se uno dei coniugi non si trasferisce entro i termini anche se, in virtù di un accordo preso durante la separazione, cede all’ex la sua quota dell’immobile. È quanto ha dichiarato la Corte di Cassazione, con ordinanza 14 luglio 2014, n. 16082.

In tema di agevolazioni prima casa, l’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione, a seguito della sentenza della Commissione tributaria regionale, che ha riconosciuto rilevanza di forza maggiore, idonea a giustificare il mancato trasferimento nel termine dei diciotto mesi, alla separazione consensuale intercorsa tra i coniugi, in relazione alla quale il contribuente ha ceduto alla consorte la propria quota dell’immobile in questione.
La Suprema Corte dichiara il ricorso manifestamente fondato, affermando che la sentenza della CTR si pone in contrasto col principio di diritto, secondo cui i benefici fiscali invocati spettano alla sola condizione che, entro i termini previsti di decadenza dall’atto, il contribuente stabilisca, entro il Comune dov’è situato l’immobile, la propria residenza.
Inoltre, ribadisce che tale cessione non può essere equiparata alla forza maggiore, in quanto il trasferimento di un immobile in favore del coniuge per effetto degli accordi intervenuti in sede di separazione consensuale è comunque riconducibile alla volontà del cedente, e non al provvedimento giudiziale di omologazione.
Pertanto, le agevolazioni prima casa decadono per mancato spostamento della residenza nel termine dei diciotto mesi anche nell’ipotesi di separazione e trasferimento della quota dell’immobile in favore dell’ex coniuge.

Iva, le novità nel settore dell’editoria

Forniti chiarimenti sulle modifiche al regime semplificato di imposizione e riscossione dell’Iva (“monofase”) per il commercio, nel territorio dello Stato, di quotidiani, periodici, libri e relativi supporti integrativi e cataloghi (Agenzia delle Entrate – Circolare 24 luglio 2014, n. 23/E).

In particolare, il Fisco specifica che:
– ai fini della determinazione dell’imposta dovuta dall’editore,per il commercio di giornali quotidiani, di periodici, di libri, dei relativi supporti integrativi e di cataloghi, dagli editori sulla base del prezzo di vendita al pubblico, l’Iva si calcola in relazione al numero delle copie vendute, consegnate o spedite, diminuito di una percentuale (pari al 70% per i libri e all’80% per i giornali quotidiani e periodici, esclusi quelli pornografici e quelli ceduti unitamente a beni diversi dai supporti integrativi) a titolo di resa. L’imposta è dovuta dall’editore in base al prezzo di vendita al pubblico del prodotto editoriale. In assenza del prezzo di vendita, non si applica il regime speciale;
– rientrano nella nuova definizione di supporto integrativo i nastri, i dischi, le videocassette e gli altri supporti sonori, videomagnetici o digitali venduti (come per esempio i Cd-rom), anche gratuitamente, in unica confezione, insieme ai libri per le scuole di ogni ordine e grado e per le università e ai libri per persone con disabilità visive. Ai supporti integrativi si applica il regime speciale con le stesse modalità previste per i libri, cioè con forfetizzazione della resa e aliquota Iva ridotta del 4%. La nuova disciplina Iva, modificando la definizione di supporto integrativo, limita l’applicazione del regime speciale alla sola cessione di supporti integrativi che presentano carattere di complementarità rispetto al prodotto editoriale cui sono abbinati, che sono venduti a un prezzo indistinto e non sono commercializzabili separatamente;
– con riguardo alle cessioni di giornali quotidiani, periodici e libri unitamente a beni diversi dai supporti integrativi, con prezzo indistinto ed in unica confezione, al 1° gennaio 2014, l’imposta si applica con l’aliquota di ciascuno dei beni ceduti(prodotto editoriale + bene diverso da supporto integrativo), sempreché il costo del bene ceduto, anche gratuitamente, congiuntamente alla pubblicazione non sia superiore al 50% del prezzo dell’intera confezione, altrimenti l’Iva si applica nei modi ordinari;
– il regime speciale si applica anche ai libri registrati su Cd, Cd-rom o qualsiasi supporto fisico analogo, che riproduca le informazioni contenute nei libri stampati. Sono esclusi dal regime semplificato, invece, i supporti fisici che riproducono esclusivamente suoni e voci (Cd musicale) senza alcun collegamento a un libro stampato;
– i prodotti diffusi per via telematica e oggetto di “commercio elettronico diretto” sono da considerarsi, ai fini Iva, come prestazioni di servizi alle quali non è applicabile il regime speciale. In particolare, la commercializzazione di prodotti editoriali elettronici (ad esempio i c.d. e-book) integra un servizio prestato tramite mezzi elettronici definiti come “i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione” (art. 7, co. 1, Regolamento n. 282/2011). Per la commercializzazione dei prodotti editoriali elettronici l’Iva è dovuta secondo le modalità ordinarie, con applicazione dell’aliquota IVA ordinaria.

Nuovo codice tributo per l’incremento delle sanzioni amministrative nel lavoro sommerso

 

Istituzione del codice tributo “79AT – Maggiorazioni delle sanzioni amministrative di cui all’art. 14, c. 1, lett. b) e c) – D.l. 23 dicembre 2013, n. 145”, per il versamento, mediante modello F23, dei maggiori introiti derivanti dall’incremento delle sanzioni amministrative per violazione delle norme in materia di lavoro sommerso e irregolare e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 24 luglio 2014, n. 70/E).

I maggiori introiti derivanti dall’incremento delle sanzioni amministrative di cui all’art. 14, c. 1, lett. b) e c), D.L. n. 145/2013, sono versati in un apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati al Fondo sociale per occupazione e formazione nonché ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, destinato ad una maggiore Direzione Centrale Servizi ai Contribuenti efficacia della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale e alla realizzazione di iniziative di contrasto del lavoro sommerso e irregolare.
 In sede di compilazione del modello di versamento F23:
– nel campo 6 “codice ufficio o ente”, è indicato il codice “VXX”, dove XX è sostituito dalla sigla automobilistica della provincia di appartenenza dell’ufficio competente territorialmente, come indicato nella “Tabella dei codici degli enti diversi dagli uffici finanziari”, pubblicata sul sito dell’Agenzia;
– nel campo 10 “estremi dell’atto o del documento”, sono indicati gli estremi dell’atto con il quale si richiede il pagamento;
– nel campo 11 “codice tributo”, è indicato il codice tributo “79AT”.
Le somme riscosse con il codice tributo “79AT” sono riversate dagli agenti della riscossione al capitolo 2573 – articolo 13 del bilancio dello Stato.

Recupero di ritenute con le testimonianze dei dipendenti in nero

La Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale deve ritenersi legittimo l’utilizzo delle testimonianze dei lavoratori, acquisite dalla Guardia di Finanza, per accertare la maggiore IRPEF nei confronti del datore di lavoro in relazione alle omesse ritenute fiscali su compensi per lavoro dipendente corrisposti ai medesimi lavoratori impiegati in nero. (Corte di Cassazione – Sentenza n. 16462/2014).

FATTO

Nell’ambito di un accertamento per omesse ritenute alla fonte su compensi a lavoratori, non registrati nei libri obbligatori (lavoratori in nero), l’Amministrazione finanziaria fondava le contestazioni sulle dichiarazioni dei presunti lavoratori, acquisite dai verificatori della Guardia di Finanza, trasfuse nel processo verbale di constatazione, a sua volta recepito nell’avviso di accertamento.
In considerazione dell’inammissibilità della prova testimoniale prevista dalla disciplina che regola il processo tributario, il giudice di merito accoglieva il ricorso dell’azienda, sostenendo che detta inammissibilità limita non solo la prova in giudizio, ma anche il potere di accertamento degli uffici tributari, con la conseguenza che le dichiarazioni dei terzi raccolte in sede di verifica fiscale devono ritenersi “sfornite ex se di una qualsiasi efficacia probatoria”, occorrendo un loro riscontro con altri elementi di prova, documentali.”.

L’ORIENTAMENTO DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione del giudice di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco affermando che nel processo tributario, le dichiarazioni del terzo, acquisite dalla Guardia di finanza e trasfuse nel processo verbale di constatazione, a sua volta recepito dall’avviso di accertamento, hanno valore indiziario. Di conseguenza, non possono ritenersi inammissibili, ma concorrono a formare il convincimento del giudice unitamente ad altri elementi.
Peraltro, la norma che stabilisce l’inammissibilità del giuramento e della prova testimoniale (articolo 7, comma 4 del Decreto Legislativo n. 546/1992), limita i poteri del giudice tributario e non pure i poteri degli organi di verifica. Più precisamente, la limitazione vale soltanto per la diretta assunzione, da parte del giudice stesso della narrazione dei fatti della controversia compiuta da un terzo, ovverosia per quella narrazione che, in quanto richiedente la formulazione di specifici capitoli e la prestazione di un giuramento da parte del terzo assunto quale teste, acquista un particolare valore probatorio. Diversamente, le dichiarazioni dei terzi raccolte da finanzieri e inserite nel processo verbale di constatazione, hanno natura di mere informazioni acquisite nell’ambito di indagini amministrative e sono, pertanto, pienamente utilizzabili quali elementi di convincimento.