Il Fisco risponde sul riscatto del periodo di studio universitario

L’Agenzia delle entrate con la risposta 23 luglio 2020, n. 225 chiarisce quale disciplina fiscale applicare al riscatto di periodi di studio universitario

Ai fini fiscali, se i contributi sono versati a favore degli ” inoccupati” da familiari di cui gli stessi risultino “fiscalmente a carico”, a tali contribuenti spetta una detrazione nella misura del 19 per cento dei contributi medesimi. Se, invece, il soggetto per il quale si richiede il riscatto degli anni di laurea è stato iscritto, anche solo in passato, ad una qualsiasi gestione previdenziale, i contributi di riscatto sono deducibili ai sensi dell’articolo 10 del TUIR. Qualora la domanda per il riscatto venga prodotta, ai sensi dell’articolo 20, comma 3, del decreto legge n. 4 del 2019, dal genitore dell’Istante che ne sosterrà anche il relativo onere, lo stesso potrà portare in detrazione dall’imposta lorda l’onere del riscatto nella misura del 50 per cento di quanto corrisposto in ogni singolo periodo di imposta, da ripartire in cinque quote annuali di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi, secondo le modalità sopra precisate.
Qualora venga presentata domanda di riscatto di laurea agevolato ai sensi del d.lgs. n. 184 del 1997, invece, il genitore non potrà fruire della detrazione del 19 per cento in quanto, come sopra illustrato, non ricorrendo in capo all’Istante, titolare di reddito superiore ad euro 2.840,51, la condizione di soggetto fiscalmente a carico, ai sensi dell’articolo 12 del TUIR.

Agenzia delle Entrate e GdF insieme per il monitoraggio fiscale

Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza danno attuazione alla loro collaborazione nella lotta ai fenomeni di illecito trasferimento e detenzione di attività economiche e finanziarie all’estero, disponendo le modalità e i termini relativi alle richieste di informazioni sulle operazioni intercorse con l’estero, sui rapporti ad esse collegate e sull’identità dei relativi titolari (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 21 luglio 2020).

Al fine di contrastare i fenomeni di illecito trasferimento e detenzione di attività economiche e finanziarie all’estero, l’articolo 2 del decreto legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, modificato dall’art. 8 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, riconosce al Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate e ai Reparti Speciali della Guardia di Finanza la possibilità di richiedere agli intermediari e agli altri operatori finanziari le informazioni relative alle operazioni finanziarie da e verso l’estero di importo pari o superiore a 15.000 euro, anche per masse di contribuenti e agli operatori tenuti agli adempimenti antiriciclaggio, l’identità dei titolari effettivi con riferimento a specifiche operazioni con l’estero o rapporti a esse collegati.
Il provvedimento congiunto del 21 luglio 2020, che sostituisce il precedente del 2014, disciplina, tra l’altro, le modalità tecniche di trasmissione e ricezione delle richieste e delle relative risposte.
Sono destinatari delle richieste di informazioni:
1. gli intermediari finanziari indicati nell’articolo 3, comma 2, gli altri operatori finanziari di cui all’articolo 3, comma 3, lettere a) e d) e gli operatori non finanziari di cui all’articolo 3, comma 5, lettera i), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, per le operazioni intercorse con l’estero anche per masse di contribuenti e con riferimento ad uno specifico periodo temporale;
2. i soggetti di cui all’articolo 3, commi 2, 3, 4, 5 e 6, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, con riferimento a specifiche operazioni con l’estero o rapporti ad esse collegate, l’identità dei titolari effettivi.
I soggetti destinatari delle richieste di informazioni di cui sopra sono tenuti alla comunicazione all’Anagrafe Tributaria dell’indirizzo di posta elettronica certificata su  cui intendono ricevere la notifica delle richieste medesime. L’indirizzo PEC comunicato è iscritto nella sezione “REI monitoraggio” del Registro Elettronico degli Indirizzi (“REI”).
Con riferimento all’ambito soggettivo, le richieste di cui al punto 1 hanno ad oggetto le operazioni intercorse con l’estero eseguite per conto e a favore dei soggetti diversi da persone fisiche, enti non commerciali e di società semplici e associazioni equiparate, per i quali gli intermediari finanziari già forniscono le informazioni ai sensi dell’articolo 1 del decreto legge n. 167 del 1990.
Con riferimento all’ambito oggettivo, è stabilito che:
a) le richieste di informazioni, nei confronti dei soggetti indicati nell’articolo 3, comma 2, degli altri operatori finanziari indicati all’articolo 3, comma 3, lettera a) e d) e degli operatori non finanziari indicati all’articolo 3, comma 5, lettera i), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n.231, possono essere effettuate utilizzando la procedura già in uso per le indagini finanziarie (articolo 32, terzo comma, DPR n. 600/1973). Il ricorso all’utilizzo della predetta procedura telematica viene previsto anche nel rispetto di quanto disposto dall’art. 11 bis del decreto n. 201 del 2011, norma in cui appare evidente l’intenzione del legislatore di convogliare verso la stessa procedura telematica delle indagini finanziarie anche l’acquisizione di dati finanziari da parte di organismi istituzionali diversi da quelli presso cui la procedura è già in uso, anche in applicazione dei principi di semplificazione e di contenimento dei costi;
b) le richieste delle le informazioni relative all’identità dei titolari effettivi nei confronti dei soggetti diversi da quelli indicati alla precedente lett. a) sono effettuate tramite il sistema di PEC.
I termini per adempiere alle richieste, vengono diversificati a seconda della tipologia dei dati da trasmettere, tenuto conto anche delle diverse tempistiche di elaborazione dei dati.
Su istanza degli intermediari, i termini per le risposte possono essere prorogati, per giustificati motivi, per un periodo di venti giorni dal Capo Divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate, ovvero, dal Comandante dei Reparti Speciali della Guardia di Finanza.
Relativamente al trattamento dei dati, valgono le stesse misure già stabilite per la procedura delle indagini finanziarie.
In particolare, le modalità di scambio informativo tra l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza e gli operatori finanziari sono state già esaminate dal Garante per la protezione dei dati personali che ha espresso parere favorevole.
Il provvedimento reca una specifica disposizione finale volta ad assicurare che la Sezione Analisi e Strategie per il Contrasto agli Illeciti Fiscali Internazionali presso la Divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate ed il Comando dei Reparti Speciali della Guardia di Finanza pongano in essere ogni iniziativa utile a assicurare il necessario coordinamento relativamente alle attività oggetto del provvedimento in questione anche al fine di evitare duplicazioni.

Precisazioni sul Fondo di garanzia PMI

Chiarimenti sull’estensione dell’intervento del Fondo di garanzia alle imprese agricole e sull’avvio dell’operatività di “Garanzia Italia” per le operazioni di leasing (MISE – Comunicato 17 luglio 2020 e ABI – Circolare 21 luglio 2020, n. 1583)

In merito all’estensione dell’intervento del Fondo di garanzia alle imprese agricole, il Ministero dello Sviluppo Economico, con il comunicato del 17 luglio 2020, rende noto che l’intervento del Fondo di garanzia per le PMI è esteso alle imprese che svolgono una delle attività economiche rientranti nella sezione “A – Agricoltura, silvicoltura e pesca”, eliminando le limitazioni fino ad oggi previste per questo settore dalla normativa ordinaria.
A partire dal 20 luglio 2020, è dunque possibile trasmettere al Gestore le richieste di ammissione sia alla garanzia diretta sia alla in riassicurazione/controgaranzia.
In questa prima fase si possono presentare soltanto domande ai sensi delle Misure Temporanee in materia di Aiuti di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19.
Il Gestore darà tempestiva informazione della prossima apertura dell’operatività anche sul regime de minimis.

Per quanto riguarda l’avvio dell’operatività di “Garanzia Italia” per le operazioni di leasing, l’ABI, con la circolare del 21 luglio 2020, n. 1583, comunica che a partire dal 20 luglio è possibile ottenere “Garanzia Italia” sulle operazioni di leasing, perfezionate fino al 31 dicembre 2020 in favore di imprese con sede in Italia danneggiate dall’epidemia Covid-19.

Il Fisco risponde ai quesiti degli operatori sul “contributo a fondo perduto”

L’Agenzia fornisce le risposte ai nuovi quesiti degli operatori in una seconda circolare esplicativa. I contribuenti in possesso dei requisiti hanno ancora tempo fino al 13 agosto per poter richiedere il beneficio e fino al 24 agosto nel caso degli eredi che continuano l’attività per conto del soggetto deceduto. (Agenzia delle entrate – circolare n. 22/E del 21 luglio 2020)

L’Agenzia delle entratecon la circolare in oggetto aggiunge nuovi chiarimenti in merito a casi specifici dopo quelli già forniti con la circolare n. 15/E del 13 giugno 2020.

Calcolo del calo del fatturato

Sono state chiarite le modalità di corretta determinazione del calcolo del calo del fatturato in situazioni specifiche, come nel caso dei distributori di carburanti e degli agenti e rappresentanti di commercio. Vengono risolti i dubbi anche nel caso di operazioni fuori campo Iva o di passaggi interni per le imprese che operano contestualmente in più attività.

Inclusi i soggetti situati a Livigno e Campione d’Italia

Anche i soggetti residenti in questi comuni possono fruire comunque del contributo, se spettante.

Contributo anche per le società in liquidazione

Anche le imprese che hanno avviato la fase di liquidazione successivamente alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (31 gennaio 2020) possono avere accesso al beneficio, purché soddisfino i requisiti previsti dalla norma.

No al calo del fatturato nei Comuni colpiti da altre emergenze pre-Covid

Possono usufruire del contributo a fondo perduto anche in assenza del requisito del calo di fatturato/corrispettivi i soggetti che hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di tutti i Comuni colpiti dal sisma del 26 e 30 ottobre 2016 e colpiti dal sisma del 18 gennaio 2017. Stesso trattamento anche per i soggetti con domicilio fiscale o la sede operativa nei comuni colpiti dagli eventi meteorologici verificatisi nei giorni 19 e 22 ottobre 2019 nel territorio della provincia di Alessandria.

Quadro temporaneo UE

Viene aggiornata la nozione di “imprese in difficoltà” coerentemente con le ultime modifiche apportate dalla Commissione Europea al quadro temporaneo per le misure degli aiuti di Stato, in conseguenza dell’evoluzione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Una carrellata dei casi particolari più diffusi

Ai fini della fruizione del contributo per le associazioni di promozione sociale, per i consorzi tra imprese, per gli operatori nel settore edilizio, nonché per le imprese agricole vengono chiarite le modalità di restituzione del contributo, senza sanzioni, a seguito di errori nella presentazione dell’istanza.

I termini per richiedere il contributo

I contribuenti in possesso dei requisiti hanno ancora tempo fino al 13 agosto per poter richiedere il beneficio (fino al 24 agosto nel caso degli eredi che continuano l’attività per conto del soggetto deceduto). È possibile presentare la richiesta esclusivamente via internet, oppure ricorrere ad un intermediario. L’Agenzia ricorda che il contributo spetta ai titolari di partita Iva che esercitano attività d’impresa e di lavoro autonomo o che sono titolari di reddito agrario, ed è commisurato alla diminuzione di fatturato subita a causa dell’emergenza epidemiologica.

Il credito d’imposta “prima casa” può essere utilizzato per comprare la casa-vacanza

Con la Risposta a interpello n. 223 del 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile portare in diminuzione delle imposte dovute per l’acquisto della casa-vacanza il residuo credito d’imposta “prima casa” che non sia possibile utilizzare per il riacquisto dell’abitazione (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 223 del 2020).

Con riferimento alle agevolazioni fiscali “prima casa”, ai contribuenti che provvedono ad acquisire, a qualsiasi titolo, entro un anno dall’alienazione dell’immobile per il quale si è fruito dell’aliquota agevolata prevista ai fini dell’imposta di registro e dell’imposta sul valore aggiunto per la prima casa, un’altra casa di abitazione non di lusso, in presenza delle prescritte condizioni, è attribuito un “credito d’imposta” fino a concorrenza dell’imposta di registro o dell’imposta sul valore aggiunto corrisposta in relazione al precedente acquisto agevolato. L’ammontare del credito non può essere superiore, in ogni caso, all’imposta di registro o all’imposta sul valore aggiunto dovuta per l’acquisto agevolato della nuova casa di abitazione non di lusso.
Il credito di imposta spetta anche nell’ipotesi in cui si proceda all’acquisto della nuova abitazione prima della vendita dell’immobile posseduto.
È può utilizzare il credito d’imposta portandolo in diminuzione dall’imposta di registro dovuta per l’atto di acquisto che lo determina, oppure nei seguenti modi:
a) per l’intero importo in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecarie e catastali, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito;
b) in diminuzione dalle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data del nuovo acquisto;
c) in compensazione delle somme dovute ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
È esclusa in ogni caso la possibilità di chiedere il rimborso.
La volontà di fruire del credito d’imposta “prima casa” deve essere manifestato nell’atto di acquisto del nuovo immobile, con l’espressa richiesta del beneficio e l’indicazione degli elementi necessari per la determinazione dello stesso, specificando se si intende o meno utilizzarlo in detrazione dall’imposta di registro dovuta per lo stipulando atto.

In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le modalità di utilizzo suindicate devono ritenersi alternative tra loro.
Inoltre, nell’ipotesi in cui il credito di imposta venga utilizzato in diminuzione dell’imposta di registro dovuta in relazione all’atto di acquisto che lo determina, solo parzialmente, l’importo residuo può essere utilizzato secondo le altre modalità.
In particolare, nell’ipotesi in cui il credito d’imposta non sia utilizzabile per l’atto di acquisto che lo determina (in quanto soggetto ad IVA) e sia utilizzato solo parzialmente in dichiarazione in diminuzione dell’Irpef (per incapienza), deve ritenersi che l’ammontare residuo sia legittimamente utilizzabile in diminuzione delle imposte di registro, ipotecaria, catastale dovute per l’atto di compravendita della casa di villeggiatura.

Resto al Sud: finanziamenti fino a 60.000 euro

Il DL n. 34/2020 convertito con modificazioni in Legge n. 77/2020 ha previsto nuove misure per il rilancio produttivo del Mezzogiorno (art. 245-bis)

Con la conversione in Legge n. 77/2020 del DL Rilancio n. 34/2020, al fine di sostenere il rilancio produttivo del Mezzogiorno e di promuovere la costituzione di nuove start-up nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia attraverso la misura denominata “Resto al Sud”, sono apportate le seguenti modificazioni (art. 1, decreto-legge n. 91/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123/2017, modificato dall’art. 245-bis del DL n. 34/2020 convertito in Legge n. 77/2020):
– ciascun richiedente riceve un finanziamento fino ad un massimodi 60.000 euro (e non più di 50.000 euro);
– i finanziamenti sono così articolati:
a) 50 per cento (e non più 35 per cento) come contributo a fondo perduto erogato dal soggetto gestore della misura;
b) 50 per cento (e non più 65 per cento) sotto forma di prestito a tasso zero.

Tra le numerose misure previste dal Decreto Rilancio (D.L. 19 maggio 2020, n. 34, art. 245), trova spazio anche quella di sostegno al fabbisogno di liquidità da parte dei fruitori dell’incentivo “Resto al Sud” (articolo 1 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123), derivante dagli effetti socio-economici dell’emergenza sanitaria collegata al COVID-19. Nello specifico, i soggetti finanziati dal suddetto incentivo, possono accedere, nei limiti delle risorse già disponibili e quindi senza ulteriori nuovi oneri per la finanza pubblica, ad un contributo a fondo perduto a copertura del loro fabbisogno di circolante, il cui ammontare è determinato in misura pari a:
– 15.000 euro per le attività di lavoro autonomo e libero-professionali esercitate in forma individuale;
– 10.000 euro per ciascun socio, fino ad un importo massimo di 40.000 euro per ogni impresa.
Per accedere al contributo, i liberi professionisti, le ditte individuali e le società, ivi incluse le cooperative, devono:
1) aver completato il programma di spesa finanziato dalla misura agevolativa “Resto al Sud”;
2) avere adempiuto, al momento della domanda, agli oneri di restituzione delle rate del finanziamento bancario, pari al 65% del finanziamento complessivo ottenuto.
3) essere in possesso dei requisiti attestanti il corretto utilizzo delle agevolazioni e non trovarsi, quindi, in una delle condizioni che possono determinare la revoca totale o parziale dell’agevolazione (art. 13, co. 1, D.M. 9 novembre 2017, n. 174), quali:
– assenza di uno o più requisiti del soggetto beneficiario, non sanabile;
– documentazione prodotta incompleta o irregolare per fatti imputabili al beneficiario, non sanabile;
– titolarità di un contratto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto, prima della completa restituzione del finanziamento bancario;
– trasferimento della residenza al di fuori delle regioni ammesse all’incentivo, prima della completa restituzione del finanziamento bancario;
– programma di spesa ammesso non portato a conclusione entro il termine di 24 mesi, salvo il ritardo derivante da fatti o atti non imputabili al soggetto beneficiario;
– trasferimento, vendita o destinazione ad usi diversi da quelli previsti, delle immobilizzazioni materiali o immateriali oggetto dell’agevolazione, prima che siano decorsi 5 anni dal completamento del programma di spesa e comunque prima della completa restituzione del finanziamento bancario;
– cessazione volontaria, vendita o locazione o dell’attività, prima che siano trascorsi 5 anni dal completamento del programma di spesa e comunque prima della completa restituzione del finanziamento bancario;
– fallimento, messa in liquidazione o sottoposizione a procedure concorsuali con finalità liquidatorie del soggetto beneficiario, prima del decorso del predetto termine quinquennale;
– non aver consentito i controlli del soggetto gestore INVITALIA sulla realizzazione del programma di spesa;
– variazioni relative alla localizzazione dell’unità produttiva ed all’attività imprenditoriale che comportino modifiche sostanziali al progetto imprenditoriale approvato;
– ulteriori casi di revoca, in relazione alle condizioni e agli obblighi a carico del soggetto beneficiario, derivanti da specifiche norme settoriali, anche appartenenti all’ordinamento europeo.
Il contributo a fondo perduto è erogato in un’unica soluzione dal soggetto gestore INVITALIA, a seguito dello svolgimento delle verifiche, contestualmente all’erogazione della quota a saldo del finanziamento a fondo perduto (art. 11, co. 5, DM 9 novembre 2017, n. 174), ovvero, qualora sia già stata completata l’erogazione delle risorse, entro 60 giorni dalla presentazione della relativa richiesta.

Bonus affitti commerciali: le modifiche nel DL Rilancio convertito

La Legge di Conversione del DL Rilancio apporta modifiche, tra l’altro, alle disposizioni relative al credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili commerciali (art. 28, del dl 34/2020), estendendo la platea dei beneficiari e introducendo la possibilità di cessione del bonus

Com’è noto tra le varie misure adottate con il DL Rilancio per contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, è previsto un credito d’imposta commisurato all’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo per il periodo di lock down (cd. “bonus affitti commerciali”).
Per effetto delle modifiche introdotte in sede di conversione dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77, è stata ampliata la platea dei beneficiari, includendo anche le imprese di commercio al dettaglio con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente al 19 maggio 2020, sebbene con una modulazione della misura del beneficio.
Pertanto, a decorrere dal 19 luglio 2020 il cd. “bonus affitti commerciali” è riconosciuto:

– ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente al 19 maggio 2020, nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo, pagato con riferimento a ciascuno dei mesi di Marzo, Aprile e Maggio 2020. Se il canone pagato si riferisce ad un contratto di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato alle predette attività, il bonus spetta nella misura del 30% dei relativi canoni;

– alle strutture alberghiere e agrituristiche, alle agenzie di viaggio e turismo e ai tour operator, indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente al 19 maggio 2020, nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività, pagato con riferimento a ciascuno dei mesi di Marzo, Aprile e Maggio 2020. Per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale il bonus spetta, invece, con riferimento a ciascuno dei mesi di Aprile, Maggio e Giugno 2020. Anche in queste ipotesi, se il canone pagato si riferisce ad un contratto di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato all’attività, il bonus spetta nella misura del 30% dei relativi canoni;

– alle imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente al 19 maggio 2020, nella misura del 20 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività, con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020. Per tali soggetti, se il canone pagato si riferisce ad un contratto di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato all’attività, il bonus spetta nella misura del 10% dei relativi canoni;

– agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, nella misura del 60% del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale, pagato con riferimento a ciascuno dei mesi di Marzo, Aprile e Maggio 2020.

Il credito d’imposta è riconosciuto a condizione che il soggetto locatario esercente attività economica abbia subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del 2019. In sede di conversione del DL Rilancio è stata introdotta la previsione che esclude tale condizione per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019, nonché per quelli che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19.

Ulteriore novità introdotta dalla Legge di conversione, riguarda la possibilità per il conduttore, in caso di locazione, di cedere il credito d’imposta al locatore, previa sua accettazione, in luogo del pagamento della corrispondente parte del canone.

Si ricorda, infine, che il credito d’imposta:
– può essere utilizzato in compensazione nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa ovvero tramite modello F24 successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni;
– non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del TUIR (salvo l’ipotesi di cessione al locatore);
– non è soggetto ai limiti di compensazione;
– non è cumulabile con il “tax credit botteghe” previsto dal cd. “decreto Cura Italia”, in relazione alle medesime spese sostenute.

Ecobonus, sismabonus, fotovoltaico e colonnine veicoli elettrici: nuove regole del DL Rilancio convertito

Introdotta una detrazione pari al 110% delle spese relative a specifici interventi di efficienza energetica (anche attraverso interventi di demolizione e ricostruzione) e di misure antisismiche sugli edifici (anche per la realizzazione di sistemi di monitoraggio strutturale continuo a fini antisismici) sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021 (art. 119 del DL Rilancio, sostituito in sede di conversione dalla legge n. 77/2020).

Nello specifico, il termine per fruire dell’agevolazione fiscale di riqualificazione energetica viene esteso fino al 30 giugno 2022 per gli interventi effettuati dagli istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati.
La detrazione è prevista inoltre per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica nonché di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.
Tali misure si applicano esclusivamente agli interventi effettuati dai condomìni, dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, dagli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati, dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa, dagli enti del Terzo settore, nonché dalle associazioni e dalle società sportive dilettantistiche per determinate tipologie di intervento.
Per le persone fisiche le agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici si applicano per gli interventi realizzati su un numero massimo di due unità immobiliari. Le norme non si applicano alle unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali A 1, A8 e A9 (abitazioni di tipo signorile, ville e castelli ovvero palazzi di eminenti pregi artistici o storici) e la detrazione è concessa a condizione che la regolarità degli interventi sia asseverata da professionisti abilitati, che devono anche attestare la congruità delle spese sostenute con gli interventi agevolati.

Nella legge di conversione del DL rilancio gli incentivi all’acquisto di nuovi veicoli

La Legge n. 77/2020 di conversione del DL Rilancio n. 34/2020 pubblicata nel supplemento ordinario n. 25 della gazzetta ufficiale n. 180 del 18 luglio 2020 prevede anche nuovi contributi a favore di persone fisiche e giuridiche che acquisteranno un veicolo nuovo di fabbrica (Art. 44, commi da 1-bisa 1-novies)

Alle persone fisiche e giuridiche che acquistano in Italia dal 1° agosto 2020 al 31 dicembre 2020, anche in locazione finanziaria, un veicolo nuovo di fabbrica sono riconosciuti i seguenti contributi:
a) per l’acquisto di un veicolo con contestuale rottamazione di un veicolo immatricolato in data anteriore al 1° gennaio 2010 o che nel periodo di vigenza dell’agevolazione superi i dieci anni di anzianità dalla data di immatricolazione, il contributo statale è parametrato al numero di grammi (g) di anidride carbonica (CO2) emessi per chilometro (km) secondo gli importi di cui alla seguente tabella ed è riconosciuto a condizione che sia praticato dal venditore uno sconto pari ad almeno 2.000 euro:

CO2g/km

Contributo (euro)

0-20 2.000
21-60 2.000
61-110 1.500;

b) per l’acquisto di un veicolo in assenza di rottamazione, il contributo statale è parametrato al numero di g di CO2 emessi per km secondo gli importi di cui alla seguente tabella ed è riconosciuto a condizione che sia praticato dal venditore uno sconto pari ad almeno 1.000 euro:

CO2g/km

Contributo (euro)

0-20 1.000
21-60 1.000
61-110 750.

I contributi indicati alla lettere a) e b) sono riconosciuti ai veicoli di categoria M1 nuovi di fabbrica che:
a) abbiano emissioni di CO2 comprese tra 0 e 60 g/km aventi un prezzo inferiore a quello previsto dal comma 1031 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145;
b) abbiano emissioni di CO2 comprese tra 61 e 110 g/km, siano omologati in una classe non inferiore ad Euro 6 di ultima generazione e abbiano un prezzo risultante dal listino prezzi ufficiale della casa automobilistica produttrice inferiore a 40.000 euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto.
Qualora il veicolo acquistato sia in possesso dei requisiti sopra indicati, i contributi previsti sono cumulabili con il contributo di cui al comma 1031 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145.
Le persone fisiche che tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2020 rottamano un veicolo usato omologato nelle classi da Euro 0 a Euro 3 con contestuale acquisto di un veicolo usato omologato in una classe non inferiore a Euro 6 o con emissioni di CO2 inferiori o uguali a 60 g/km sono tenute al pagamento del 60 per cento degli oneri fiscali sul trasferimento di proprietà del veicolo acquistato.
Le persone fisiche che consegnano per la rottamazione, contestualmente all’acquisto di un veicolo con emissioni di CO2 comprese tra 0 e 110 g/km, un secondo veicolo di categoria M1 rientrante tra quelli previsti dal comma 1032 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, hanno diritto a un ulteriore incentivo di 750 euro, da sommare ai 1.500 euro già attribuiti al primo veicolo o, in alternativa, da utilizzare in forma di credito di imposta entro tre annualità per l’acquisto di monopattini elettrici, biciclette elettriche o muscolari, abbonamenti al trasporto pubblico, servizi di mobilità elettrica in condivisione o sostenibile.

Regime “flat tax” per i pensionati dall’estero che si trasferiscono nel Mezzogiorno

L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sul regime fiscale previsto in favore delle persone fisiche titolari di redditi da pensione estera che trasferiscono la propria residenza fiscale nel Mezzogiorno (Circolare 17 luglio 2020, n. 21/E)

Secondo la previsione del TUIR (art. 24-ter, introdotto dalla Legge di Bilancio 2019), a partire dal periodo di imposta 2019, è riconosciuto un regime fiscale agevolato in favore delle persone fisiche non residenti, titolari di redditi da pensione erogati da soggetti esteri, che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. Il regime agevolato consente di optare per l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 7 per cento sui redditi di qualunque categoria prodotti all’estero in luogo della tassazione ordinaria (“Flat Tax Pensionati”).
Il beneficio è riconosciuto a condizione che la residenza sia trasferita in taluni Comuni del Mezzogiorno ed è fruibile per un massimo di 10 periodi d’imposta a partire da quello di prima opzione.
L’obiettivo dell’agevolazione è quello di favorire gli investimenti, i consumi ed il radicamento nei Comuni appartenenti al territorio delle Regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, da parte di persone fisiche non residenti titolari di redditi da pensione di fonte estera. Le risorse provenienti dall’imposta sostitutiva sono interamente destinate ai poli universitari tecnico-scientifici del sud per assegni di ricerca e progetti innovativi.
Sotto il profilo soggettivo, l’Agenzia delle Entrate precisa che l’agevolazione interessa i soggetti destinatari di trattamenti pensionistici di ogni genere e di assegni ad essi equiparati erogati esclusivamente da soggetti esteri. Rientrano in tale nozione di redditi da pensione anche tutti quegli emolumenti dovuti dopo la cessazione di un’attività lavorativa, che trovano genericamente la loro causale anche in un rapporto di lavoro diverso da quello di lavoro dipendente (ad esempio, il trattamento pensionistico percepito da un ex titolare di reddito di lavoro autonomo). Sono esclusi, invece, i soggetti non residenti che percepiscono redditi erogati da un istituto di previdenza residente in Italia.
Ulteriore condizione per l’applicazione del regime agevolato è che la persona trasferisca la propria residenza fiscale da un Paese estero con il quale è in vigore un accordo di cooperazione amministrativa in Italia e, in particolare, in uno dei Comuni appartenenti al territorio delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti e in uno dei Comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti, rientranti nella zone colpite da sisma del 24 agosto 2016, del 26 e 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017.

Inoltre, per fruire della Flat Tax Pensionati occorre che la persona fisica non sia stata fiscalmente residente nel territorio dello Stato, per almeno 5 periodi d’imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace a partire dal periodo d’imposta in cui viene trasferita la residenza in Italia.
Per quanto concerne l’ambito oggettivo di applicazione del beneficio, l’Agenzia delle Entrate sottolinea che l’imposta sostitutiva può essere applicata ai redditi di qualunque categoria prodotti all’estero, individuati in base alle norme del TUIR in materia di credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero. In altri termini si adotta il criterio basato sulla lettura “a specchio”, per cui i redditi si considerano prodotti all’estero sulla base dei criteri di collegamento enunciati nei confronti dei soggetti non residenti per individuare quelli prodotti nel territorio dello Stato (art. 23 del TUIR), applicati con un metodo rovesciato. Ad esempio, si possono considerare redditi prodotti all’estero, suscettibili di rientrare nella “flat tax”, gli interessi derivanti da conti correnti bancari corrisposti da soggetti esteri o la plusvalenza realizzata a seguito della cessione di partecipazioni non qualificate in società estere, negoziate in mercati regolamentati. Restano esclusi, invece, tutti i redditi prodotti in Italia, che saranno assoggettati a tassazione secondo il regime ordinario.
In presenza dei requisiti richiesti l’opzione per la “Flat Tax Pensionati” dev’essere esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui avviene il trasferimento della residenza ed è efficace a decorrere da tale periodo d’imposta. L’opzione esercitata ha effetti anche per i periodi d’imposta successivi, salvo che non intervenga un’ipotesi di cessazione degli effetti o di revoca dell’opzione. Per l’applicazione del regime agevolato a partire dal 2019, l’opzione deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi da presentare nel 2020.
Con riferimento all’esercizio dell’opzione, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che si ritiene valida sia se esercitata con la dichiarazione annuale presentata nei termini ordinari, sia se esercitata con la dichiarazione tardiva e o integrativa/sostitutiva presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine ordinario (fatta salva in tale evenienza l’applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo”). Peraltro, qualora sia stata versata l’imposta sostitutiva entro il termine del versamento del saldo IRPEF, ma non sia stata perfezionata l’opzione in sede dichiarativa, è possibile avvalersi dell’istituto della “remissione in bonis” e sanare l’omissione esercitando l’opzione entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile, ovvero entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta successivo (si ricorda che ai fini della remissione in bonis deve essere versato altresì un importo pari a 250,00 euro. Qualora non ci si avvalga della remissione in bonis, nonostante il versamento tempestivo dell’imposta sostitutiva, l’opzione per il regime agevolato non si considera perfezionata.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la remissione in bonis non può essere esercitata nell’ipotesi di omesso versamento totale o parziale dell’imposta sostitutiva relativa al primo periodo d’imposta entro il termine ordinario di esercizio dell’opzione.

Il versamento dell’imposta deve essere effettuato, tramite modello F24, in un’unica soluzione entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte sui redditi, utilizzando il codice tributo “1899” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF – Pensionati Esteri Nuovi Residenti. Ai redditi prodotti all’estero assoggettati all’imposta sostitutiva non si applica alcun’altra imposta sostitutiva o ritenuta (compresa la “ritenuta d’ingresso”). Al fine di evitare eventuali ipotesi di doppia imposizione nell’annualità di trasferimento della residenza, l’eventuale imposta già trattenuta può essere utilizzata in compensazione ovvero recuperata presentando istanza di rimborso. L’imposta sostitutiva versata per accedere al regime non può essere compensata in alcun modo con altre imposte, neppure se riguardanti i medesimi flussi reddituali. Una volta esercitata l’opzione è possibile rilasciare un’apposita dichiarazione agli intermediari che eventualmente intervengono nella riscossione di redditi esteri i quali possono scegliere di non applicare alcuna imposta.

La Circolare n. 21/E del 2020 approfondisce, altresì, gli aspetti riguardanti l’esonero dall’obbligo di monitoraggio, dal pagamento dell’IVIE e dell’IVAFE, la durata e la revoca dell’opzione, la cessazione degli effetti del regime, nonché gli effetti derivanti dalla fuoriuscita dal regime e l’ipotesi di decesso del neo residente.