Sospensione dall’esercizio dell’attività professionale

Per i profili dell’ordinamento disciplinare che non trovano la relativa fonte nel codice deontologico resta operante il criterio generale dell’irretroattività delle norme in tema di sanzioni amministrative (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. unite civ. – Sentenza 13 giugno 2019, n. 15896).

 

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati irrogava all’Avvocato professionista la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di due mesi. Il Consiglio Nazionale Forense, adito dall’Avvocato, ritenuta corretta la decisione impugnata in punto di sussistenza degli addebiti, gli ha applicato la sanzione della censura, considerando il comportamento complessivo dallo stesso tenuto. Avverso tale decisione, l’Avvocato ha proposto ricorso per cassazione. Il ricorso viene rigettato. In relazione alla disciplina della prescrizione viene data continuità all’orientamento di questa Corte, secondo il quale per i profili dell’ordinamento disciplinare che non trovano la relativa fonte nel codice deontologico (id est le ipotesi d’illecito e le sanzioni da essi rispettivamente contemplate), resta operante il criterio generale dell’irretroattività delle norme in tema di sanzioni amministrative, tali essendo, appunto, le sanzioni disciplinari contenute in detto codice. Con la conseguenza che, con riferimento al regime giuridico della prescrizione, che è regolata da disposizione legale, non è applicabile lo jus superveniens, ove più favorevole all’incolpato, quando, come nella specie, la contestazione dell’addebito sia avvenuta anteriormente all’entrata in vigore della nuova disciplina normativa.

Violazione della disciplina per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e responsabilità penale

Ai fini della responsabilità penale del datore di lavoro deve essere provato il nesso eziologico tra le condotte negligenti dello stesso e i gravi eventi verificatesi in azienda.

Secondo l’accertamento compiuto dai giudici di merito, alcuni lavoratori avevano acceso un fuoco nel camino posto in un locale che, interno al cantiere presso il quale operavano, veniva impiegato dagli operai per il ristoro e il consumo dei pasti. L’accensione del fuoco aveva determinato l’esplosione di un contenitore metallico di acqua calda sito all’interno della canna fumaria del camino e il conseguente ferimento dei quattro lavoratori. L’esplosione avrebbe potuto essere evitata se l’impianto fosse stato corredato di un vaso di espansione, il quale avrebbe assicurato che l’acqua surriscaldata o il vapore sarebbero fuoriusciti dalla canna fumaria in sicurezza.
Pertanto, all’amministratore unico, al direttore dei lavori e coordinatore per la progettazione e l’esecuzione, e al responsabile di cantiere di una ditta, erano state ascritte una generica negligenza, imperizia e imprudenza e la violazione della disciplina per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, la mancata verifica dell’idoneità del Piano Operativo di Sicurezza per i locali ove avvenne il sinistro, la mancata designazione del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e dei lavoratori incaricati di attuare le misure attinenti alla prevenzione incendi e alla gestione delle emergenze, l’omessa formazione e informazione dei lavoratori sui rischi specifici connessi all’attività lavorativa. Tuttavia, dopo aver ritenuto accertata la violazione della normativa speciale di settore e il mancato adempimento degli obblighi inerenti la sicurezza previsti, in sede di merito è stata esclusa la penale responsabilità degli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”, perché ritenuto non provato il nesso eziologico tra le condotte degli imputati e i gravi eventi.
I giudici hanno ritenuto sussistenti le condotte trasgressive di specifiche prescrizioni cautelari positivizzate, ma hanno ritenuto anche che tali trasgressioni non abbiano avuto efficienza causale, vale a dire che l’eventuale comportamento alternativo lecito non avrebbe evitato il verificarsi dell’evento.

Intervento del Fondo di garanzia in caso di trasferimento d’azienda: rileva l’esigibilità del TFR

L’Inps, con messaggio n. 2272 del 14 giugno 2019, fornisce le indicazioni riepilogative sulle modalità di intervento del Fondo di garanzia nelle diverse ipotesi di trasferimento d’azienda. Eventuali richieste di riesame delle istanze saranno decise alla luce delle indicazioni fornite, fatta salva l’eventuale decadenza dall’azione giudiziaria, nonché quanto disposto con sentenza passata in giudicato.

Nella ipotesi in cui il trasferimento sia stato effettuato da azienda cedente in bonis, il Fondo di garanzia può intervenire, per l’intero importo del TFR maturato in capo ai lavoratori ceduti, solo in caso di insolvenza del datore di lavoro cessionario. In tal senso, anche la Corte di Cassazione (ex multis, sentenza n. 19277 del 19 luglio 2018), per cui l’intervento del Fondo di garanzia (art. 2, L. n. 297/1982 e art. 2, D.Lgs. n. 80/1992) è consentito laddove sia stato dichiarato insolvente ed ammesso alle procedure concorsuali il datore di lavoro che è tale al momento in cui la domanda di insinuazione al passivo viene proposta. Il TFR, infatti, diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto e, dunque, il fatto che erroneamente il credito maturato fino al momento della cessione d’azienda sia stato ammesso allo stato passivo nella procedura fallimentare del datore di lavoro cedente, non può vincolare l’Inps che è estraneo alla procedura e che deve contestare il credito per TFR sostenendo che esso non è ancora esigibile, neppure in parte, per cui non è operante la garanzia del Fondo. Ciò, trova applicazione anche in presenza di un eventuale accordo con il quale il lavoratore rinuncia alla solidarietà del cessionario per i crediti di lavoro esistenti al momento del trasferimento. Del resto, detto accordo non può produrre alcun effetto nei confronti dell’Inps che non ne è stato parte e perché sostanzialmente invalido in quanto diretto a modificare la normativa legale su forme di previdenza e di assistenza obbligatorie e su contribuzioni e prestazioni relative o perché suscettibile di eludere gli obblighi delle parti attinenti alle suddette materie. Ulteriormente, è consentito ai lavoratori, avvalendosi delle procedure di conciliazione, di liberare dalla responsabilità patrimoniale dei crediti esistenti al momento del trasferimento, il cedente e non già il cessionario.
Quando il trasferimento è attuato da aziende assoggettate a fallimento, concordato preventivo con cessione dei beni, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria, qualora non sia stata disposta o sia cessata la continuazione dell’attività, per i lavoratori il cui rapporto di lavoro continua con l’acquirente non si applicano le tutele ordinariamente previste (art. 2112 c.c.), salvo che dall’accordo raggiunto in sede di consultazione risultino condizioni di miglior favore (art. 47, co. 5, L. 29 dicembre 1990, n. 428). Con riferimento a tale ipotesi di deroga, dunque, il Fondo corrisponde il TFR maturato alle dipendenze del cedente sino alla data del trasferimento, salvo che l’accordo sindacale preliminare al trasferimento non abbia previsto, quale condizione di miglior favore, l’accollo del TFR da parte dell’acquirente stesso. Siffatto assetto interpretativo trova ora espressa conferma nel “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, in vigore dal 15 agosto 2020, per cui alla fattispecie suesposta non si applicano le tutele ordinarie (art. 2112, co. 2, c.c.) ed il trattamento di fine rapporto è immediatamente esigibile nei confronti del cedente dell’azienda. Il Fondo di garanzia, in presenza delle ulteriori condizioni (art. 2, L. 29 maggio 1982, n. 297), interviene anche a favore dei lavoratori che passano senza soluzione di continuità alle dipendenze dell’acquirente; la data del trasferimento tiene luogo di quella della cessazione del rapporto di lavoro, anche ai fini dell’individuazione dei crediti di lavoro diversi dal trattamento di fine rapporto, da corrispondere.
Con riferimento all’affitto dell’azienda del fallito (art. 104-bis, Legge Fallimentare; a partire dal 15 agosto 2020, art. 212, Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), superando le indicazioni in precedenza impartite, il credito per TFR, in presenza degli altri requisiti previsti (art. 2, L. n. 297/1982), deve essere considerato esigibile all’atto del trasferimento. Di contro, con riferimento all’ipotesi di fallimento di una delle parti nel corso dell’esecuzione di un contratto di affitto d’azienda stipulato quando le imprese erano in bonis, non essendo il fallimento di uno dei contraenti causa di scioglimento del contratto, il contratto stesso prosegue, salva la facoltà delle parti di recedere entro 60 giorni (art. 79, Legge Fallimentare). Ne consegue che il fallimento dell’azienda cedente non determina l’automatica retrocessione dei lavoratori passati alle dipendenze del cessionario e, pertanto, le domande volte ad ottenere la liquidazione della quota di TFR maturata dai lavoratori per il periodo in cui erano alle dipendenze della cedente non possono trovare accoglimento.

Variato il contributo APE della Cassa Edile di Grosseto

Variata l’ aliquota contributiva riferita all’anzianità professionale edile (APE) della Cassa Edile della Provincia di Grosseto, a partire dall’1/6/2019

Il contributo APE passa dal 2,80% al 3,11%.
Per effetto di detta variazione la nuova misura della contribuzione complessivamente dovuta alla scrivente Cassa Edile con decorrenza dal 1/1/2019 sarà pari al 9,30%, di cui 7,963% a carico delle imprese e 1,337% a carico degli operai. La tabella contributiva aggiornata è la seguente

CONTRIBUTO

A carico delle imprese

A carico degli operai

Totale da versare

Contributo Cassa Edile 2,083% 0,417% 2,50%
Quote provinciali di adesione contrattuale 0,70% 0,70% 1,40%
Quote nazionali di adesione contrattuale 0,22% 0,22% 0,44%
Contributo per l’Anzianità Professionale Edile 3,11% 0,00% 3,11%
Contributo per l’Addestramento Prof.le (Scuola Edile) 0,60% 0,00% 0,60%
Contributo per Comitato Paritetico Territoriale 0,60% 0,00% 0,60%
Fondo Prepensionamento 0,20% 0,00% 0,20%
Fondo Sanitario Nazionale 0,35% 0,00% 0,35%
Fondo Incentivo all’Occupazione 0,10% 0,00% 0,10%
TOTALI 7,963% 1,337% 9,30%

Cassa Edile Lucchese: Nuove Aliquote dall’1/6/2019

La Cassa Edile della Provincia di Lucca, informa che la variazione del contributo Ape prevista dall’accordo nazionale del 3/4/2019, entra in vigore dall’1/6/2019

La Cassa Edile Lucchese informa le imprese iscritte ed i loro consulenti, che con accordo provinciale sottoscritto il 7 giugno u.s., l’innalzamento dell’aliquota contributiva destinata al Fondo Nazionale APE, decorre dall’1/6/2019 (e non dall’1/4/2019, come era stato invece previsto nell’accordo nazionale del 3/4/2019). Pertanto dall’1/6/2019 il contributo APE passa dal 3,70% al 3,91%.

Tabella contributiva dall’1/6/2019

Contributi

A carico azienda %

A carico lavoratore %

Totale

Cassa Edile 2,08% 0,42% 2,50%
Formazione e sicurezza 1,00% 1,00%
APE 3,91% 3,91%
Fondo Iniziative Promozionali 0,10% 0,10%
Fondo Sanitario Nazionale 0,35% 0,35%
Fondo Prepensionamento 0,20% 0,20%
Fondo Incentivo all’Occupazione 0,10% 0,10%
Quote Adesione Territoriali 0,42% 0,42% 0,84%
Quote Adesione Nazionali 0,222% 0,222% 0,444%
TOTALE 8,382% 1,062% 9,444%
R.L.S.T. 0,10% 0,10%
Fondo Sanitario Nazionale Impiegati 0,26% 0,26%

Comunicazione dei redditi da attività giornalistica “libero professionale”

La comunicazione obbligatoria dei redditi percepiti per attività giornalistica autonoma nel corso del 2018 deve essere trasmessa all’Istituto entro il 31.7.2019.

La comunicazione riguarda tutti i giornalisti iscritti alla Gestione Separata che nel predetto anno abbiano svolto attività autonoma giornalistica: libero-professionale con Partita IVA; come attività “occasionale”; come partecipazione in società semplici o in associazioni tra professionisti; mediante cessione di diritto d’autore.
La comunicazione reddituale deve essere effettuata esclusivamente in via telematica, collegandosi al sito Inpgi attivo dalle ore 12:00 del 17 giugno 2019, e tutti i giorni seguenti dalle ore 8.00 alle ore 20.00. A tal fine, è necessario identificarsi nel sito utilizzando il codice iscritto (ovvero il numero di posizione) e la password normalmente utilizzata per l’accesso ai dati personali.
Il versamento del contributo soggettivo comporta il riconoscimento di un’anzianità contributiva pari ad un anno, solo nel caso in cui il suo importo – compreso l’eventuale contributo aggiuntivo – non risulti inferiore al 10% (ridotto al 5% per i titolari di trattamento pensionistico diretto) del reddito minimo (per il 2018 pari a 15.710,00 euro). In presenza di un importo inferiore è attribuita una minore anzianità assicurativa – rapportata al predetto importo minimo – ed è riconosciuta, in ogni caso, un’anzianità pari ad almeno una mensilità.
La procedura per la comunicazione reddituale online indicherà le mensilità attribuite in ragione del reddito dichiarato e l’eventuale contributo aggiuntivo necessario per l’attribuzione di un’anzianità pari a 1 anno. L’Inpgi precisa comunque, che il versamento del contributo aggiuntivo è facoltativo. In sua assenza, sarà attribuita la sola anzianità connessa al reddito giornalistico dichiarato.
L’importo del contributo a saldo dovuto, così come elaborato dalla procedura online, dovrà essere versato in unica soluzione entro il 31 ottobre 2019. Tuttavia, in fase di inserimento dei propri dati reddituali, il giornalista potrà richiedere che il pagamento sia dilazionato in tre rate mensili, a partire sempre dal 31 ottobre 2019.

Nulla la rinuncia al TFR in costanza di rapporto

Il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio è un diritto futuro, la rinuncia effettuata dal lavoratore è radicalmente nulla ai sensi degli artt. 1418, secondo comma, e 1325 c.c., per mancanza dell’oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente l’accantonamento delle somme già effettuato.

La Corte d’Appello di Milano, ha rigettato l’appello avverso la sentenza di primo grado con cui era stato accolto il ricorso proposto da una società in opposizione al decreto ingiuntivo con cui le era stato ingiunto il pagamento della somma di € 89.350,00 a titolo di integrazione del TFR a seguito di transazione.
Per la cassazione di tale sentenza è stato proposto ricorso articolato su due motivi. In particolare, con il secondo motivo di ricorso, il ricorrente si duole del fatto che la Corte d’Appello di Milano è altresì incorsa in una violazione degli artt. 1418 e 1325 c.c. e dell’art. 2120 c.c. nonché della L. 297/82, allorché ha ritenuto valida l’asserita rinunzia/transazione sul rilievo che il diritto del lavoratore al TFR maturerebbe in corso di rapporto e non alla cessazione dello stesso; precisamente, il ricorrente sostiene che “la rinuncia al TFR da parte del lavoratore manifestata antecedentemente all’effettiva cessazione del rapporto […] sarebbe del tutto illegittima […] avendo ad oggetto un diritto non ancora entrato a far parte del patrimonio giuridico del lavoratore”.
La Cassazione ha ritenuto fondato tale motivo in quanto, premesso che la rinunzia può avere effetto abdicativo di un diritto in quanto risulti specificamente che la parte l’abbia resa con la chiara e piena consapevolezza di abdicare o transigere su di esso e che la stessa rinunzia è ammissibile in riferimento a diritti già maturati e dal contenuto determinato, la sentenza impugnata si pone in contrasto con il seguente principio ancora di recente ribadito da questa Corte: “Il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio è un diritto futuro, la rinuncia effettuata dal lavoratore è radicalmente nulla ai sensi degli artt. 1418, secondo comma, e 1325 c.c., per mancanza dell’oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente l’accantonamento delle somme già effettuato”.
Non esclude l’applicazione di tale principio l’assunto speso dalla Corte territoriale secondo cui vi sarebbe stata una “sostanziale contestualità” tra il momento della rinuncia all’integrazione del TFR e la cessazione del rapporto di lavoro, essendo comunque pacifico che al momento dell’accordo il rapporto di lavoro non era cessato e tanto basta a consentire l’applicazione del principio innanzi richiamato (cfr. Cassazione, Ordinanza n. 14510/2019).

Posticipata iscrizione dei volontari al Fondo San.Arti

Posticipato eccezionalmente al 7 giugno 2019 la chiusura della seconda finestra d’iscrizione della campagna volontari del Fondo di Assistenza Sanitaria San.Arti per i lavoratori dell’artigianato.

Il Regolamento del Fondo di Assistenza Sanitaria San.Arti per i lavoratori dell’artigianato prevede la chiusura della seconda finestra d’iscrizione della campagna volontari al 31 maggio di ogni anno. Eccezionalmente, per la campagna in corso e considerato l’elevato numero di richieste, il termine ultimo entro il quale sarà possibile procedere all’iscrizione dei familiari dei lavoratori dipendenti, dei titolari d’impresa artigiana, dei soci/collaboratori dell’imprenditore artigiano e dei loro familiari è posticipato al 7/6/2019.
Possono iscriversi volontariamente i famigliari dei lavoratori dipendenti, i titolari d’impresa artigiana, i soci/collaboratori dell’imprenditore artigiano i loro famigliari.
Per coloro che effettueranno l’iscrizione in tale periodo le prestazioni decorreranno dal 1° luglio 2019 al 31 dicembre 2019. Le quote contributive rimangono le medesime:
– 295 euro per Titolari/Soci/Collaboratori (massimo 75 anni di età)
– 110 euro per i famigliari dei Titolari/Soci/Collaboratori e dei lavoratori dipendenti, rientranti nella fascia di età da 12 mesi e un giorno a 14 anni;
– 175 euro per i famigliari dei Titolari/Soci/Collaboratori e dei lavoratori dipendenti, rientranti nella fascia di età da 15 anni a 75 anni.

Turismo : Emissione MAV al Fondo Fast

Entro oggi 20 giugno dovranno essere pagati i contributi per i lavoratori per i quali si sta procedendo al rinnovo dell’iscrizione al Fondo di assistenza sanitaria FAST per i dipendenti da aziende del settore turismo.

Il suddetto Fondo comunica alle aziende del settore turismo che la prossima emissione dei MAV avverrà il 20 giugno 2019 e riguarderà i MAV richiesti entro il 18 giugno.
I relativi pagamenti dovranno avvenire entro il 30 giugno 2019. 

Lavori di pubblica utilità e contribuzione figurativa

Si forniscono istruzioni sulla rivalutazione dell’assegno per attività socialmente utili e sul riconoscimento della contribuzione figurativa per i lavoratori di pubblica utilità.

I lavori socialmente utili comprendono tutte le attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva (quali, ad es., lavori socialmente utili mirati alla qualificazione di particolari progetti formativi volti alla crescita professionale in settori innovativi, lavori socialmente utili per la realizzazione di progetti aventi obiettivi di carattere straordinario), tra cui rientrano i lavori di pubblica utilità relativi alla cura e all’assistenza all’infanzia, all’adolescenza, agli anziani, riabilitazione e recupero di tossicodipendenti, di portatori di handicap e di persone detenute, nonché interventi mirati nei confronti di soggetti in condizioni di particolare disagio e emarginazione sociale.
I lavori di pubblica utilità sono quindi riconducibili alla medesima tipologia di attività e alla medesima finalità dei lavori socialmente utili.
Ciò premesso, la contribuzione figurativa deve essere riconosciuta anche per i lavori di pubblica utilità.
Tuttavia, in sede di prima applicazione, la contribuzione suddetta deve essere riconosciuta limitatamente ai mesi (massimo dodici) per i quali l’Inps ha corrisposto il relativo assegno.
Relativamente alla possibilità di riconoscere la contribuzione figurativa anche per i periodi di prolungamento delle attività oltre i dodici mesi, svolti con oneri a carico degli Enti utilizzatori, l’Inps fa riserva di ulteriori comunicazioni.
Le Strutture territoriali avranno cura di provvedere sia all’adeguamento dell’importo dell’assegno LPU sia al riconoscimento della contribuzione figurativa per i mesi (massimo dodici) di svolgimento delle attività in parola.