Versamento quota di previdenza per la panificazione artigiana veneta

Fino al 31/3/2019 è previsto il versamento della quota mensile alla previdenza complementare, per i dipendenti delle imprese artigiane della Panificazione del Veneto.

Fino al 30/6/2019 il datore di lavoro, è tenuto a versare mensilmente e per un massimo di 12 mensilità nell’anno civile (1 gennaio-31 dicembre) la “quota di adesione contrattuale” ad un Fondo negoziale di previdenza complementare dell’artigianato prescelto dal lavoratore. Dal 1/7/2019 tale versamento decadrà salvo diverse intese tra le parti.
Il versamento delle somme sarà effettuato dal datore di lavoro congiuntamente alle altre quote destinate ad Ebav, utilizzando il mod. B01, sulla base delle regole già previste per le quote Ebav e secondo le specifiche indicazioni operative fomite dall’ente bilaterale.
La scelta (o la mancata scelta) del lavoratore sarà comunicata dal datore di lavoro ad Ebav secondo le modalità stabilite dall’ente bilaterale.
Ebav, una volta acquisite le quote, è tenuto a riversarle al Fondo indicato dal lavoratore presso il quale sarà costituita una posizione individuale.
Il versamento delle somme al Fondo disciplinato dal presente articolo non comporterà l’obbligo del contemporaneo conferimento della quota di TFR.
Per i lavoratori già iscritti al Fondo la quota di adesione contrattuale si sommerà ai versamenti dovuti dal datore di lavoro e derivanti dalla normale contribuzione al Fondo.
Fino al 31/3/2019 la quota mensile da versare alla previdenza complementare sarà:

Gruppo A

Gruppo B

Tutti i livelli Tutti i livelli
€ 8 mensili € 5 mensili

Infortuni sul lavoro, la colpa del lavoratore non esclude l’indennizzo Inail

In caso di infortunio sul lavoro, il comportamento colposo del lavoratore può ridurre oppure esimere la responsabilità dell’imprenditore, escludendo il diritto dell’infortunato al risarcimento del danno nei confronti del medesimo, ma non comporta l’esclusione dell’operatività dell’indennizzo sociale previsto dall’assicurazione gestita dall’Inail, che ha la finalità di proteggere il lavoratore da ogni infortunio sul lavoro, anche da quelli derivanti da colpa

Una Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza del Tribunale di prime cure, aveva rigettato il ricorso proposto da un datore di lavoro al fine di ottenere la declaratoria di nullità del provvedimento dell’Inail con il quale, a seguito dell’infortunio occorso a un proprio dipendente, erano stati rideterminati i tassi di premio applicati. La Corte territoriale aveva condiviso la valutazione del primo giudice nel senso di escludere che nella fattispecie potesse configurarsi un rischio elettivo del dipendente tale da interrompere il nesso di causalità tra l’infortunio e lo svolgimento dell’attività lavorativa ed escluderne l’indennizzabilità. In tale occasione era accaduto che il lavoratore, per recarsi presso alcune vasche di decantaggio al fine di ispezionare le valvole ed i rubinetti di chiusura, anziché seguire il percorso usuale, si era introdotto all’interno del cantiere allestito da altra impresa che stava procedendo ad opere di manutenzione straordinaria delle cisterne di raccolta rifiuti, cadendo così in una delle cisterne a causa di un taglio presente nel vascone. La decisione della Corte d’appello era fondata sul rilievo che la condotta dell’infortunato, pur se imprudente, stava eseguendo un compito affidatogli e proprio delle sue mansioni e non stava ponendo in essere un comportamento estraneo alle finalità produttive per soddisfare un suo interesse.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, argomentando che il giudice penale lo aveva assolto dal reato di lesioni colpose per l’infortunio in questione e che il lavoratore era entrato in un cantiere di lavoro terzo rispetto alla struttura organizzativa aziendale dell’appaltante, ove era in corso una lavorazione autonoma ed estranea alla produzione industriale di questo, sicché appariva impossibile ascrivere l’infortunio al rischio tipico del datore di lavoro.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. Al riguardo, infatti, poi, il concetto di rischio elettivo, che delimita l’ambito della tutela assicurativa, è riferito al comportamento del lavoratore e va inteso come tutto ciò che sia estraneo e non attinente all’attività lavorativa e dovuto ad una scelta arbitraria di questi, nel senso che esso è la conseguenza di un rischio collegato ad un comportamento volontario, volto a soddisfare esigenze meramente personali e, comunque, indipendente dall’attività lavorativa, cioè di rischio generato da un’attività che non abbia rapporto con lo svolgimento dell’attività lavorativa o che esorbiti in modo irrazionale dai limiti di essa. Tuttavia, il comportamento colposo del lavoratore, che può ridurre oppure esimere la responsabilità dell’imprenditore, escludendo il diritto dell’infortunato al risarcimento del danno nei confronti del medesimo, non comporta, di per sé, l’esclusione dell’operatività dell’indennizzo sociale previsto dall’assicurazione gestita dall’Inail, che ha la finalità di proteggere il lavoratore da ogni infortunio sul lavoro, anche da quelli derivanti da colpa, e di garantirgli i mezzi adeguati allo stato di bisogno discendente dalle conseguenze che ne sono derivate.

APE SOCIALE: entro il 31 marzo 2019 la domanda per il riconoscimento dei requisiti

Il DL 28 gennaio 2019, n. 4 ha previsto il posticipo del termine di scadenza del periodo di sperimentazione dell’APE sociale. I soggetti che vogliono usufruire del beneficio possono presentare domanda per il riconoscimento dei requisiti entro il 31 marzo 2019. Una seconda scadenza è individuata nel 15 luglio 2019.

Dal 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del DL 28 gennaio 2019, n. 4, possono presentare domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio dell’APE sociale i soggetti che, nel corso dell’anno 2019, maturano tutti i requisiti e le condizioni previste dall’articolo 1, commi da 179 a 186 della legge n. 232/2016, come modificato dalla legge di bilancio 2018.
I modelli di domanda da utilizzare, rispettivamente, per la verifica delle condizioni e per l’accesso al beneficio, sono quelli già in uso nel 2018, reperibili sul sito www.inps.it, nella sezione relativa ai servizi on line. In particolare, il modello di domanda per la verifica delle condizioni di accesso all’APE sociale, dopo la chiusura del 30 novembre scorso, è nuovamente disponibile on line dall’entrata in vigore del decreto-legge (cfr. circolare n. 15/2019 e messaggio n. 402/2019).
L’ultimo periodo dell’articolo 18 del decreto-legge in parola stabilisce che “le disposizioni di cui al secondo e terzo periodo del comma 165, dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017 si applicano anche con riferimento ai soggetti che verranno a trovarsi nelle condizioni indicate nel corso dell’anno 2019”. In virtù di tale richiamo al comma 165, i soggetti interessati, come sopra individuati, potranno presentare domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale entro i termini di scadenza del 31 marzo 2019, 15 luglio 2019 e, comunque, non oltre il 30 novembre 2019.
Le domande presentate oltre i suddetti termini di scadenza ed entro il 30 novembre 2019 saranno prese in considerazione esclusivamente se all’esito del monitoraggio delle domane presentate entro i termini suindicati, residuano le necessarie risorse finanziarie.
I termini entro i quali l’Istituto deve comunicare ai richiedenti l’esito dell’istruttoria delle domande di verifica sono il 30 giugno 2019, per le domande di verifica delle condizioni presentate entro il 31 marzo 2019; 15 ottobre 2019, per le domande di verifica delle condizioni presentate entro il 15 luglio 2019; 31 dicembre 2019, per le domande di verifica delle condizioni presentate oltre il 15 luglio 2019, ma entro il 30 novembre del medesimo anno.
L’APE sociale, in presenza di tutti i requisiti, decorre dal primo giorno del mese successivo alla domanda di trattamento, previa cessazione dell’attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato, svolta in Italia o all’estero.
Indipendentemente dalla data di maturazione dei requisiti e delle condizioni richieste, la decorrenza del trattamento non potrà essere comunque anteriore al 1° febbraio 2019 e dipenderà, oltre che dall’avvenuto perfezionamento dei requisiti richiesti, dalla data di presentazione della domanda di accesso al beneficio.
 

Accordo sullo smart working nel Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Firmato l’accordo definitivo sullo smart working nel Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Avviato, per un periodo di un anno, la sperimentazione per l’introduzione della modalità di lavoro agile o smart working nel Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Per “Lavoro agile” o smart working si intende una modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, finalizzata ad incrementare la produttività e ad agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (flessibilità di tempo e di spazio).
La prestazione potrà essere svolta nelle giornate di smart working dalla propria residenza o altra dimora, comunicate all’amministrazione o da altro luogo che sia specificato nell’accordo individuale.
L’articolazione complessiva dell’accordo permette di affrontare la fase sperimentale con i criteri che prefigurano una sua entrata a regime rispetto all’insieme delle attività individuate come lavorabili a distanza.
L’ampliamento delle attività che possono entrare nel lavoro agile è infatti il primo elemento di valutazione positiva dell’accordo unitamente alla eliminazione di alcune clausole che potevano diventare punitive per i lavoratori che fruiscono delle tutele sociali, impropriamente definite nella prima stesura come flessibilità.
Nelle valutazioni delle adesioni, nel caso invece di domande eccedenti la quota prevista, vengono inseriti criteri di preferenza che tengono conto delle particolari situazioni socio-familiari e di salute dei dipendenti.
Il progetto sperimentale di smart working, il cui monitoraggio si svolgerà con cadenza trimestrale, avrà ad oggetto in linea In merito alle modalità di svolgimento della prestatone lavorativa, il personale selezionato per la sperimentazione può svolgere la prestazione lavorativa al di fuori della sede di lavoro una volta alla settimana per un massimo di 5 giorni al mese.
Infine è del tutto evidente che un ruolo fondamentale, sia nella predisposizione dei progetti legati alle attività individuate che nel monitoraggio e nella valutazione degli stessi, lo avranno i Dirigenti degli Uffici ed è, pertanto fondamentale la massima attenzione nella fase di programmazione e nell’applicazione dell’accordo nei luoghi di lavoro, avendo cura che gli Uffici predispongano i progetti e identifichino in modo corretto la platea dei lavoratori, segnalando tempestivamente ogni comportamento improprio e ed eventuali rinunce a priori rispetto alla sua applicazione.

Agricoltura Operai Verona: Tabelle salariali dall’1/4/2019

Si riportano le tabelle salariali per gli operai agricoli della provincia di Verona in vigore dall’1/4/2019 e diffuse dalle parti territoriali

TABELLE SALARIALI
PER GLI OPERAI AGRICOLI DELLA PROVINCIA DI VERONA
IN VIGORE DALL’1/4/2019

 

Operai a tempo indeterminato: retribuzione oraria

 

Categoria

Lavoro ordinario

Lavoro straordinario

Lavoro festivo

Lavoro notturno e straordinario festivo

Lavoro festivo notturno

livello 1 (nuovo livello) 11,00 13,75 14,85 15,40 16,50
livello 2 (ex spec. super) 10,44 13,05 14,09 14,62 15,66
livello 3 (ex specializzato) 9,83 12,29 13,27 13,76 14,75
livello 4 (ex qualificato super) 9,36 11,70 12,64 13,10 14,04
livello 5 (ex qualificato) 8,82 11,03 11,91 12,35 13,23
livello 6 (ex comune p. 137) 7,77 9,71 10,49 10,88 11,66
livello 7 (ex comune p. 110) 6,25 7,81 8,44 8,75 9,38

Operai a tempo indeterminato: retribuzione mensile

Categoria

Retribuzione

livello 1 (nuovo livello) 1.859,64
livello 2 (ex spec. super) 1.764,02
livello 3 (ex specializzato) 1.660,84
livello 4 (ex qualificato super) 1.581,27
livello 5 (ex qualificato) 1.490,83
livello 6 (ex comune p. 137) 1.313,43
livello 7 (ex comune p. 110) 1.056,42

Operai a tempo determinato: retribuzione oraria

Categoria

Lavoro ordinario

Lavoro straordinario

Lavoro festivo

Lavoro notturno e straordinario festivo

Lavoro festivo notturno

livello 1 (nuovo livello) 14,35 17,10 18,20 18,75 19,85
livello 2 (ex spec. Super) 13,62 16,23 17,27 17,80 18,84
livello 3 (ex specializzato) 12,82 15,28 16,26 16,75 17,74
livello 4 (ex qualificato super) 12,20 14,54 15,48 15,94 16,88
livello 5 (ex qualificato) 11,51 13,72 14,60 15,04 15,92
livello 6 (ex comune p. 137) 10,14 12,08 12,86 13,25 14,03
livello 7 (ex comune p. 110) 8,15 9,71 10,34 10,65 11,28
livello 8 (ex raccolta) 7,38 8,80 9,36 9,64 10,21

 

Trattamento di fine rapporto operai a tempo determinato

Categoria

Importo Giornata

Importo Orario

livello 1 (nuovo livello) 6,17 0,95
livello 2 (ex spec. Super) 5,86 0,90
livello 3 (ex specializzato) 5,51 0,85
livello 4 (ex qualificato super) 5,25 0,81
livello 5 (ex qualificato) 4,95 0,76
livello 6 (ex comune p. 137) 4,36 0,67
livello 7 (ex comune p. 110) 3,51 0,54
livello 8 (ex raccolta) 3,17 0,49

 

CIPL Alberghi e Campeggi Isola D’Elba: firmato accordo di rinnovo

Siglato il 5/3/2019, tra le Associazione Albergatori Isola D’elba, la FAITA Toscana, Associazione Gestori Campeggi Isola d’Elba, l’associazione Del Commercio Turismo e Servizi Dell’isola D’Elba Confcommercio, la Confesercenti Provinciale di Livorno per conto di ASSHOTEL e di ASSOCAMPING e la FILCAMS-CGIL, la UILTUCS UIL, la FISASCAT-CISL, il contratto integrativo per i dipendenti del settore alberghi e campeggi dell’Isola d’Elba.

Il presente accordo integrativo territoriale si applica a tutte le Aziende Alberghiere e Complessi Turistico Ricettivi dell’Aria Aperta, campeggi e villaggi turistici, aderenti alla Associazione Albergatori Isola d’Elba e alla FAITA Isola d’Elba, alla Confcommercio e a Confesercenti.
Il presente Contratto Integrativo decorre dalla data odierna di sottoscrizione ed ha durata triennale.

Premio di Risultato

Il Premio annuo è riconosciuto al raggiungimento dei seguenti risultati:

Tasso di Occupazione delle Camere Hotel

Livello

Euro (Importi Lordi)

Dal 25 al 30% A, B 340,00
Dal 25 al 30% 1, 2, 3 290,00
Dal 25 al 30% 4, 5 260,00
Dal 25 al 30% 6S, 6, 7 220,00

Si prende atto che per l’anno 2017 le presenze ammontano a 1.478.106 mentre i posti letto ammontano a 15.865. Il tasso di occupazione è pari a 25,40%.
Nel caso in cui il tasso di occupazione delle camere dovesse aumentare oltre i livelli di cui in tabella gli importi della tabella di cui sopra saranno così rideterminati:

Tasso di Occupazione delle Camere Hotel

Aumento rispetto ai parametri precedenti

Oltre il 30 fino a 34% + 10%
Oltre il 34 fino a 38% + 15%
Oltre il 38 + 20%

Il Premio sarà corrisposto ai dipendenti in forza nel mese di agosto.
Il Premio compete sia ai lavoratori tempo determinato che indeterminato.
Il premio non sarà corrisposto per le aziende che si trovano in particolari difficoltà economico produttiva. Eventuali situazioni di comprovata difficoltà verranno singolarmente valutate in sede di Commissione Paritetica.

Regolamento della Commissione Paritetica

Viene confermata la quota di servizio per il funzionamento della Commissione Paritetica a favore delle OO.SS. firmatarie del presente accordo nella misura di:
– € 2,50 da trattenersi a tutti i lavoratori dipendenti delle aziende associate salvo il caso in cui il lavoratore dichiari per iscritto di non voler corrispondere tale quota. Copia della dichiarazione dovrà essere inviata alla OO.SS. dal datore di lavoro;
– € 1,50 a carico della parte datoriale.
Tali quote dovranno essere versate dal datore di lavoro, mensilmente, sul conto corrente bancario che sarà indicato dalle OO.SS. firmatarie del presente accordo. La Commissione paritetica per tramite i datori di lavoro, dovrà portare a conoscenza di tutti i dipendenti interessati il contenuto del presente accordo e mettere a disposizione dei lavoratori le tabelle paga alle scadenze previste.
Si concorda nell’esclusione del pagamento delle quote di servizio previste per i dipendenti iscritti alla OO.SS. mentre le quote di servizio da parte dei datori di lavoro saranno comunque dovute. Suddette quote saranno utilizzate per fornire ai lavoratori tutte le indicazioni e l’assistenza relativa ai contratti ed alle leggi che, di volta in volta, si renderanno necessari.

Sanzioni in materia di lavoro, precisazioni sulla recidiva

Si forniscono precisazioni in merito all’applicazione della “recidiva” relativamente alle maggiorazioni delle sanzioni in materia di lavoro introdotte dalla legge di bilancio 2019.

Dal 1° gennaio 2019, le sanzioni per le violazioni materia di lavoro “nero”, orario di lavoro, distacco e somministrazione, sono aumentate del 20 per cento mentre quelle in materia di sicurezza, del 10 per cento. Tali maggiorazioni sono raddoppiate laddove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti.
Al riguardo, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha precisato che, la norma individuato gli illeciti rilevanti ai fini della recidiva in quelli commessi dal “trasgressore” persona fisica che agisce per conto della persona giuridica, generalmente coincidente con il legale rappresentante dell’impresa o persona delegata all’esercizio di tali poteri. Ne consegue che, non si potrà configurare la recidiva laddove le sanzioni, pur riferibili indirettamente alla medesima persona giuridica, siano commesse da trasgressori diversi; allo stesso modo, non potrà tenersi conto di violazioni commesse dalla stessa persona fisica che abbia agito per conto di persone giuridiche diverse.
Quanto agli illeciti relativi al TU sulla sicurezza, la recidiva trova applicazione solo qualora la persona fisica che ha commesso l’illecito rivesta e abbia rivestito la qualifica di “datore di lavoro”.
Dunque, ai fini della recidiva rilevano gli illeciti divenuti definitivi, ossia ordinanza ingiunzione non impugnata o sentenza definitiva, nei 3 anni precedenti rispetto alla commissione del nuovo illecito. L’arco triennale di riferimento deve essere inteso sia quale periodo in cui l’illecito è stato commesso sia quale periodo in cui lo stesso è stato definitivamente accertato nei termini previsti. Ciò in quanto, in caso contrario, assumerebbero rilevanza condotte eccessivamente risalenti nel tempo, e ciò sia in contrasto con principi generali di ragionevolezza, di certezza del diritto e di rilevanza temporale delle condotte antigiuridiche, sia con la specifica ratio della norma in commento che mira a colpire in modo più grave la reiterazione di comportamenti antigiuridici realizzati in un determinato arco temporale.
Ai fini della verifica della sussistenza dei presupposti per l’applicazione della recidiva anche da parte degli organi di vigilanza, nelle more della informatizzazione dei processi di competenza dell’ufficio legale e del contenzioso delle ITL, è necessario addivenire a specifiche intese a livello locale, volte a definire modalità e tempistiche per il riscontro di eventuali richieste di verifica che, allo stato, non potrà che essere effettuata sulla base delle informazioni effettivamente disponibili presso i singoli Uffici interpellati.

 

Certificazione Unica 2019 online

La Certificazione Unica ( CU) 2019 relativa ai redditi percepiti nel 2018 è disponibile per chi ha INPS come sostituto di imposta.

Il modello di Certificazione Unica è il documento con cui l’INPS certifica ai soggetti titolari delle prestazioni pensionistiche, previdenziali, assistenziali e a sostegno del reddito gli emolumenti corrisposti nell’anno d’imposta di riferimento.
La Certificazione Unica può essere richiesta da tutti i cittadini che hanno percepito dall’INPS redditi di lavoro dipendente e assimilati, redditi di pensione, redditi di lavoro autonomo, redditi di provvigioni e redditi di altra natura. La Certificazione Unica è disponibile entro il 31 marzo di ogni anno per i redditi dell’anno precedente.
Per i redditi percepiti nel 2018, l’Inps comunica che la Certificazione Unica ( CU) 2019 è disponibile per chi ha l’Istituto come sostituto di imposta.
Per ottenere il modello CU, necessario per la presentazione della dichiarazione dei redditi, occorre accedere con le proprie credenziali (SPID o codice fiscale e PIN o CNS) al servizio online dedicato. Il servizio consente di visualizzare, scaricare e stampare il modello della CU 2019. I pensionati possono utilizzare anche il servizio Cedolino della pensione. Le certificazioni relative agli anni precedenti possono essere consultate e scaricate, invece, tramite il servizio Fascicolo Previdenziale del cittadino.
È possibile ottenere la Certificazione Unica anche tramite posta elettronica certificata (PEC) con la richiesta che va trasmessa all’indirizzo richiestacertificazioneunica@postacert.inps.gov.it completa di copia del documento di identità del richiedente. La Certificazione Unica sarà inviata alla casella PEC utilizzata per la richiesta.

Carta per la sostenibilità e la competitività delle imprese nell’economia circolare

Firmata, dalle maggiori Associazioni datoriali, la “Carta per la sostenibilità e la competitività delle imprese nell’economia circolare”.

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La carta per l’economia circolare è un primo impegno condiviso per lo sviluppo e la competitività delle imprese italiane, con il cui documento le Associazioni datoriali diventano capofila di un progetto Paese.
Lo scopo dell’accordo è quello di favorire un cambio di approccio da parte di tutti gli stakeholders e il coinvolgimento del sistema economico nel suo complesso, per affrontare le nuove sfide ambientali e cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione dei processi produttivi e di consumo.
Il documento individua 10 linee di intervento e punti programmatici che affrontano aspetti di carattere normativo, economico e tecnologico, dall’abbattimento delle barriere burocratiche, alla necessità di favorire investimenti in ricerca e innovazione, fino ad arrivare ad una capacità impiantistica virtuosa.
Le imprese sono pronte ad affrontare le nuove sfide ambientali e a cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione dei processi produttivi e di consumo, secondo un modello di economia circolare, consapevoli che ciò richiederà un cambio di approccio da parte di tutti gli stakeholders e il coinvolgimento del sistema economico nel suo complesso.
E’ per questo motivo che le organizzazioni imprenditoriali hanno ritenuto opportuno convergere su alcune linee di intervento e punti programmatici su cui intraprendere un confronto fattivo con i diversi interlocutori istituzionali, che si sviluppi attraverso un percorso di impegni concreti.

Cooperative operanti in zone svantaggiate: incostituzionale l’irripetibilità dei contributi versati

L’art. 32, co. 7-ter, del D.L. 69/2013, nell’offrire l’interpretazione autentica dell’art. 9, co. 5, della L. 67/1988, ha riconosciuto il pagamento dei contributi previdenziali e assicurativi in misura ridotta anche a favore delle cooperative e dei consorzi che non operano in zone svantaggiate e di montagna, “in misura proporzionale alla quantità di prodotto coltivato o allevato dai propri soci, anche avvalendosi di contratti agrari di natura associativa (…), in zone di montagna o svantaggiate e successivamente conferito alla cooperativa”. La medesima norma, tuttavia, nella parte in cui esclude la “ripetizione di eventuali versamenti contributivi effettuati” prima del 21 agosto 2013, è incostituzionale sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza e del canone di ragionevolezza.

La vicenda giudiziaria nasce dalla questione di legittimità costituzionale sollevata da un Tribunale di prime cure chiamato a decidere in merito ad un ricorso proposto da una società agricola cooperativa a scopo mutualistico, che dapprima si era vista riconoscere il rimborso dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi pagati dal 1996 al 2005 “in riferimento alla lavorazione dei prodotti conferiti” dai soci della società ricorrente e provenienti da territori montani e da aree svantaggiate e poi negare il beneficio medesimo perchè i prodotti, benché conferiti direttamente dai soci della cooperativa, provenivano “da soggetti terzi, in virtù di contratti di tipo associativo con il socio della cooperativa, ma estranei al rapporto societario”.
Al riguardo, l’art. 32, co. 7-ter, del D.L. n. 69/2013, nell’offrire l’interpretazione autentica dell’art. 9, co. 5, della L. n. 67/1988, ha riconosciuto il pagamento dei contributi previdenziali e assicurativi in misura ridotta anche a favore delle cooperative e dei consorzi che non operano in zone svantaggiate e di montagna, “in misura proporzionale alla quantità di prodotto coltivato o allevato dai propri soci, anche avvalendosi di contratti agrari di natura associativa (…), in zone di montagna o svantaggiate e successivamente conferito alla cooperativa”. La medesima norma, tuttavia, ha escluso la “ripetizione di eventuali versamenti contributivi effettuati” prima del 21 agosto 2013 (data di entrata in vigore del decreto). Così, la parte ricorrente nel giudizio principale ha chiesto la restituzione dei contributi e premi, asseriti come indebitamente versati all’Inps e all’Inail in misura superiore al dovuto.
Il giudice a quo, in punto di non manifesta infondatezza della questione, muove dalla premessa che la disposizione censurata abbia natura interpretativa, e conseguentemente retroattiva, alla luce del significato letterale e della finalità di appianare un reale contrasto sulla corretta interpretazione della disciplina.
L’Inps e l’Inail, costituite in giudizio, evidenziano, dal canto loro, che non è precluso al Legislatore, nell’ambito di una legge interpretativa, far salvi con valenza generale i versamenti contributivi effettuati prima dell’entrata in vigore della legge, in modo da non mettere a repentaglio “il bilancio dello Stato”.
Per la Consulta la questione di legittimità è fondata. Secondo la norma in questione, infatti, ai fini del godimento dello sgravio, è ininfluente che le cooperative e i consorzi non operino in zone agricole svantaggiate o di montagna e che i soci, riguardo al prodotto successivamente conferito, abbiano stipulato contratti agrari di natura associativa. Quel che rileva è la provenienza del prodotto, secondo una scelta coerente con la finalità di promozione che il Legislatore discrezionalmente si prefigge nel valutare mutevoli situazioni di svantaggio di particolari territori. Il Legislatore, dunque, ristabilisce l’originario orientamento, accreditato dalla prima prassi amministrativa, circa il carattere interpretativo della disposizione censurata, avvalorato non soltanto dalla espressa qualificazione che la legge racchiude, ma soprattutto dalle finalità che la disciplina si propone. La legge interpretativa, che incide inequivocabilmente sui rapporti pendenti, applica anche alle fattispecie pregresse il significato normativo che il Legislatore sceglie di enucleare tra le plausibili varianti di senso di una determinata previsione. Tuttavia, nel caso di specie, il Legislatore sancisce un limite alla efficacia retroattiva della norma di interpretazione autentica, disponendo l’irripetibilità dei versamenti contributivi effettuati nella misura ordinaria prima dell’entrata in vigore della disciplina interpretativa (21 agosto 2013). Ma tale limitazione, che non può essere superata con una interpretazione adeguatrice, contrasta con l’art. 3 della Costituzione, sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza e del canone di ragionevolezza.