ACCORDO RECAPITO E SERVIZI POSTALI 2/4/2015: CORRETTE LE TABELLE “UNA TANTUM”

A seguito dello scioglimento della riserva sull’ipotesi di accordo del 2/4/2015 per il rinnovo del CCNL Imprese di distribuzione, recapito e servizi postali, le parti hanno trasmesso le tabelle corrette con gli importi da corrispondere a titolo di una tantum e che vanno a sostituire quelle pubblicate in precedenza.

Il giorno 2/4/2015, tra la FISE-ARE e la SLC-CGIL, la SLP-CISL, la UIL-POST, è stata sottoscritta, con decorrenza 1/1/2013-31/12/2015, l’ipotesi accordo di rinnovo del CCNL per le imprese private operanti nel settore della distribuzione, recapito e servizi postali 8/2/2011.

Nella parte economica, si prevede tra l’altro, l’erogazione di un importo “una tantum” di Euro 250,00 lordi totali per il Livello 5 S e da riparametrare per gli altri, da corrispondere in due tranches: la prima di 150,00 euro con la retribuzione di giugno 2015; la seconda di 100,00 euro con la retribuzione di novembre 2015.

Nel testo dell’ipotesi di accordo inizialmente pubblicata, veniva riportata la tabella con un mero errore materiale: cioè gli importi riparametrati da corrispondere erano stati erroneamente invertiti.

La tabella corretta inviata dalle parti firmatarie è pertanto la seguente:

Livello

Parametro

Giugno 2015

Novembre 2015

Importo Totale

200 260,80 173,80 434,60
175 228,20 152,08 380,28
3° S 150 195,60 130,35 325,95
138 179,96 120,00 299,96
128 166,96 111,30 278,26
5° S 115 150,00 100,00 250,00
110 143,48 95,65 239,13
100 130,40 86,96 217,36

Adempimenti in materia di assunzioni congiunte in agricoltura

Al fine di semplificare gli adempimenti lavoristico/previdenziali connessi alla gestione dei rapporti di lavoro instaurati a seguito delle “assunzioni congiunte in agricoltura”, tra i quali le scritturazioni sul L.U.L. l’elaborazione dei prospetti paga, l’invio dei modelli UNIEMENS, il Ministero del lavoro precisa che essi devono essere effettuati dai medesimi soggetti individuati nel D.M. 27 marzo 2014.

Il Legislatore con il D.L. n. 76/2013 (conv. da L. n. 99/2013) ha integrato il contenuto dell’art. 31, D.Lgs. n. 276/2003, disciplinando alcuni specifici aspetti della gestione dei rapporti di lavoro nell’ambito dei gruppi di impresa.
In particolare, ha disposto che le imprese agricole, comprese quelle costituite in forma cooperativa, possono procedere all’assunzione congiunta di lavoratori dipendenti “per lo svolgimento di prestazioni lavorative presso le relative aziende” (art. 31 comma 3 bis), sempre che le stesse presentino uno dei seguenti requisiti:
– appartenenza allo stesso gruppo di imprese;
– riconducibilità al medesimo assetto proprietario;
– riconducibilità a soggetti legati tra loro da un vincolo di parentela o di affinità entro il terzo grado;
– stipulazione di un contratto di rete quando almeno il 50% delle imprese siano qualificabili come imprese agricole ai sensi dell’art. 2135 c.c.
In conseguenza dell’assunzione congiunta, il lavoratore instaura un rapporto di lavoro con una pluralità di datori, sia da un punto di vista formale che sostanziale.

Con riferimento agli adempimenti amministrativi connessi alle assunzioni congiunte in agricoltura, il Ministero del lavoro ha già in passato ricordato che, in linea generale, si procede alle comunicazioni di assunzione, trasformazione, proroga e cessazione dei lavoratori assunti congiuntamente secondo le modalità di trasmissione stabilite per tutte le comunicazioni obbligatorie di cui al Decreto interministeriale del 30 ottobre 2007.
I modelli unificati sono stati per questo aggiornati, con l’introduzione di alcune modifiche al modello UNILAV denominato, per le assunzioni congiunte in agricoltura “UNILAVCong”. Rispetto al modello UNILAV, le novità principali sono rappresentate: dalla sezione “Altri datori di lavoro” che consente di indicare un numero variabile di datori di lavoro; dall’introduzione per ciascun datore di lavoro del “Codice CIDA” rilasciato dall’INPS nonchè dall’inserimento del luogo di conservazione del contratto.
I soggetti obbligati ad effettuare le comunicazioni sono così individuati (art. 2. D.M. n. 27 marzo 2014):
– per i gruppi di impresa, le comunicazioni sono effettuate dall’impresa capogruppo;
– per le imprese riconducibili allo stesso proprietario, l’adempimento è posto a carico del medesimo proprietario;
– per le imprese riconducibili a soggetti legati tra loro da un vincolo di parentela o affinità entro il terzo grado e per quelle legate tra loro da un contratto di rete, le comunicazioni sono effettuate per il tramite di un soggetto individuato da uno specifico accordo o dal contratto di rete stesso quale incaricato tenuto alle comunicazioni di legge (“in tal caso, I’accordo, è depositato presso le associazioni di categoria con modalità che ne garantiscono la data certa di sottoscrizione”).

Al fine di semplificare gli adempimenti lavoristico/previdenziali, gli ulteriori adempimenti connessi alla gestione dei rapporti di lavoro in argomento, tra i quali le scritturazioni sul L.U.L. l’elaborazione dei prospetti paga, l’invio dei modelli UNIEMENS, devono essere effettuati dai medesimi soggetti individuati nel D.M. 27 marzo 2014, sopra indicati (cfr. Nota Ministero lavoro n. 7671/2015).

SECONDA TRANCHE DI UNA TANTUM PER L’EDILIZIA – CONFAPI

 

Previsto, per il mese di maggio, il versamento della seconda quota di una tantum pari ad Euro 100,00 stabilita dal Verbale di accordo del 12/11/2014, firmato tra CONFAPI-ANIEM Unione Nazionale Imprese Edili Manifatturiere e Settori Affini Aderenti a Confapi e FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL.

 

Come risaputo, a seguito delle scissioni all’interno del sistema CONFAPI, varie associazioni territoriali datoriali hanno aderito all’Associazione datoriale CONFIMI,- “Confimi Impresa-Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa italiana” , firmataria di separati accordi, con indipendenti e differenti erogazioni economiche.
Diversamente, Confapi ha firmato il Verbale di accordo del 12/11/2014, con il quale, è stato previsto, oltre ad un incremento complessivo del trattamento retributivo a decorrere dall’1/11/2014, il versamento di una quota di una tantum pari ad Euro 200,00, a copertura del periodo 1/1/2013 – 31/10/2014, da corrispondersi in due tranches di Euro 100,00 ciascuna, di cui la prima all’1/11/2014 e la seconda all’1/5/2015.
Pertanto, ai sensi di tale Accordo di rinnovo, ai lavoratori in forza al 12/11/2014, spetta per il mese di maggio, l’importo della seconda tranche di una tantum, pari ad euro 100,00.

Responsabile di mobbing il datore di lavoro inerte alla rimozione del fatto lesivo

 

In materia di lavoro, deve essere condannato per mobbing anche il datore di lavoro che resta inerte di fronte alle vessazioni imposte a una dipendente dal superiore gerarchico. Il datore di lavoro, infatti, una volta a conoscenza della situazione ha l’obbligo di intervenire immediatamente per far cessare la situazione e tutelare la propria lavoratrice (Corte di Cassazione sentenza n. 10037/2015).

Il caso di specie riguarda il Comune di Colonnella condannato a risarcire il danno alla salute e professionale arrecato ad una lavoratrice causato dal comportamento mobbizzante quali la sottrazione delle mansioni, la conseguente emarginazione, lo spostamento senza plausibili ragioni da un ufficio all’altro, l’umiliazione di essere subordinati a quello che prima era un proprio sottoposto, l’assegnazione ad un ufficio aperto al pubblico senza possibilità di poter lavorare,così rendendo ancor più forte la propria umiliazione.
La stessa Corte territoriale ha allegato agli atti la perizia eseguita in sede penale da uno dei massimi esperti di mobbing che ha riscontrato la presenza contestuale di tutti e sette i parametri tassativi di riconoscimento del mobbing.
Tanto meno per la Corte del merito, il Comune poteva essere esonerato dal danno arrecato alla lavoratrice, giacché la circostanza che la condotta di mobbing provenga da altro dipendente in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro su cui incombono gli obblighi di cui all’art. 2049 c.c., ove questo sia rimasto colpevolmente inerte alla rimozione del fatto lesivo.
Ancora la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal Comune avvalorando quanto sollevato nei primi due gradi di giudizio.

Provvedimento di sospensione dell’attività, gli amministratori vanno esclusi dal calcolo

Il criterio di calcolo della soglia del 20% ai fini dell’applicazione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale nel caso di lavoro “nero”

Come noto, al fine di far cessare il pericolo per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, gli organi di vigilanza del Ministero del lavoro possono adottare provvedimenti di sospensione in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni laddove:
– vi siano gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro specificamente individuate;
– ovvero, riscontrino l’impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, salvo il caso in cui il lavoratore irregolare risulti l’unico occupato dall’impresa, nella quale ipotesi il provvedimento di sospensione non si applica.
Con riferimento al calcolo della percentuale dei lavoratori “in nero”, in essa vanno inclusi tutti quei soggetti, comunque riconducibili all’ampia nozione di “lavoratore”, rispetto ai quali non si sia provveduto a formalizzare il rapporto, nonchè coloro che, pur risultando indicati nella visura CCIAA in quanto titolari di cariche societarie, svolgono attività lavorative a qualsiasi titolo.
Orbene, da tale indicazione si è argomentata la tesi dell’automatica computabilità nel novero dei “lavoratori”, dei soci, anche investiti di particolari poteri, che svolgano attività lavorativa a favore dell’impresa. Tuttavia, la nozione di “lavoratore” contenuta nel Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (“… persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione…”) pone la persona del lavoratore in una posizione di alterità, all’interno dell’organizzazione aziendale, rispetto alla figura datoriale.
Dunque, rileva la sostanziale diversità che intercorre tra coloro che, prestando attività lavorativa a favore dell’impresa, rivestono la carica di amministratori, e sono dotati pertanto dei tipici poteri datoriali, e chi invece, pur appartenendo alla compagine societaria, non dispone di tali poteri gestori. Nel primo caso, non sussistendo la necessaria dissociazione tra le figure di datore e prestatore di lavoro. E tale esclusione opera anche nell’eventualità in cui venga rilevata la presenza di un solo lavoratore “in nero”. Per contro, i soci lavoratori cui non spetta l’amministrazione o la gestione della società, non disponendo dei poteri datoriali tipici, vanno computati agli effetti di cui sopra.

Alcune segnalazioni sul Fondo di Assistenza sanitaria Gomma Plastica Industria

Con la firma dell’atto notarile per la costituzione del Fondo di assistenza sanitaria integrativa del settore gomma plastica industria – FAS G&P – avvenuta nel mese di aprile, è partita la fase operativa per l’avvio del fondo.

Il giorno 12 maggio 2015, si è riunito il consiglio di amministrazione provvisorio del fondo sanitario integrativo FAS G&P per il settore gomma plastica industria, che ha affrontato i primi adempimenti per l’avvio e il funzionamento del fondo stesso, a cominciare dalla istituzione del conto corrente per i versamenti a carico delle aziende.
Si è scelto l’istituto di credito (UBI Banca) e nei prossimi giorni verranno comunicati alle aziende a cura della Federazione Gomma Plastica, gli estremi per i versamenti. Si ricorda infatti che esse sono tenute al versamento di 2,50 Euro per dipendente previsto dalle fonti istitutive proprio per il funzionamento del fondo nella sua fase iniziale.

PENSIONI: L’INPS CHIARISCE CHE LA DECORRENZA DELLE NUOVE MODALITÀ DI ARROTONDAMENTO VA DAL 30/4/2015

L’inps ha fornito chiarimenti in ordine alla decorrenza dell’arrotondamento dell’anzianità contributiva per la maturazione del diritto alla pensione per gli iscritti alle gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria. (Mess. 14 maggio 2015, n. 3305)

Con il messaggio Hermes n. 2974 del 30 aprile 2015, sono stati indicati i criteri di arrotondamento dell’anzianità contributiva per la maturazione del diritto alla pensione per gli iscritti alle gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria (per i quali la contribuzione è calcolata in anni, mesi e giorni).
A tale proposito l’Inps ha precisato che i criteri di arrotondamento ivi previsti, sono applicati alle prestazioni pensionistiche successive al 30 aprile 2015.
Pertanto, i criteri di arrotondamento in uso antecedentemente alla data di pubblicazione del suddetto messaggio continuano a trovare applicazione nelle seguenti situazioni:

– nei confronti di coloro che alla medesima data abbiano già risolto il rapporto di lavoro ovvero abbiano un preavviso in corso;

– nei confronti di tutti i soggetti salvaguardati o salvaguardabili a normativa vigente, compresi quelli che accedono alla pensione con il sistema delle c.d. quote.

Per quanto riguarda la liquidazione degli assegni straordinari a carico del Fondo a sostegno del reddito e dell’occupazione per il personale delle Società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, i criteri di arrotondamento, come precisati nel messaggio Hermes n. 2974 del 30 aprile 2015, si applicano esclusivamente agli assegni straordinari aventi decorrenza a partire dal 1° giugno 2015.

Bonus bebè, le domande on line dall’11 maggio

Le domane per il bonus bebè possono essere inoltrate on line dall’ scorso 11 maggio, per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017.

Le domande devono essere inviate mediante uno dei seguenti canali:
– WEB – Servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it – Servizi on line);
– Contact Center Integrato – numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante);
– Patronati, attraverso i servizi offerti dagli stessi.
La domanda, come risaputo, può essere presentata da uno dei genitori che siano cittadini italiani o comunitari oppure cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Al momento della domanda il richiedente deve essere residente in Italia e convivente con il figlio per il quale si richiede l’assegno. Una condizione essenziale per accedere all’assegno è il possesso di un ISEE, in corso di validità con un valore non superiore 25.000 euro annui.
L’assegno decorre dalla data di nascita o di ingresso in famiglia ed è corrisposto in rate mensili di 80 euro dall’Inps fino al terzo anno di vita del bambino, oppure fino al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato o in affido preadottivo.
Per i nuclei familiari in possesso di un ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo è corrisposto in rate mensili di 160 euro con le stesse decorrenze e durate.
La domanda deve essere presentata entro 90 giorni dalla nascita del bambino o dall’ingresso in famiglia a seguito di adozione o affidamento preadottivo.
In via transitoria, per le nascite o adozioni avvenute tra il 1° gennaio 2015 e il 27 aprile 2015, il termine di 90 giorni per la presentazione della domanda decorre dal 27 aprile. Pertanto, per questi casi, il termine di 90 giorni, utile per presentare tempestivamente la domanda di assegno, coincide con il 27 luglio 2015.
Per le domande di assegno presentate invece oltre i 90 giorni – e per quelle interessate dal periodo transitorio, oltre il 27 luglio 2015 – l’assegno spetta a decorrere dalla data di presentazione della domanda.

Cooperative: siglato l’accordo di riallineamento con il comparto del trasporto merci

 

Sottoscritto, il giorno 8/5/2015, tra l’AGCI-SERVIZI, la FEDERLAVORO-CONFCOOPERATIVE, la LEGACOOPSERVIZI e la FILT-CGIL, la FIT-CISL e la UILTRASPORTI, l’accordo con il quale il settore delle cooperative di trasporto riconosce e applica il CCNL Logistica, Trasporto e Spedizione Merci.

Aumenti retributivi
Con l’applicazione integrale del CCNL siglato, in data 1/8/2013, dal settore del trasporto merci, il comparto delle cooperative ha dato riconoscimento immediato agli aumenti dei minimi contrattuali pregressi e all’erogazione dell’ultima rata a ottobre 2015.

Livello

Minimo all’1/6/2013

Minimo all’1/10/2014

Minimo all’1/10/2015

Quadro 2.014,92 2.059,73 1.353,76
1 1.891,78 1.933,94 1.547,15
2 1.738,03 1.776,74 1.643,85
3 Super 1.569,37 1.604,37 1.837,24
3 1.527,99 1.561,93 1.243,72
4 1.452,95 1.485,30 1.421,39
4 JUNIOR 1.413,76 1.445,31 1.510,23
5 1.385,91 1.416,67 1.687,90
6 1.294,27 1.323,17 1.093,35
6 JUNIOR 1.191,05 1.217,56 1.327,64

Inoltre, ha previsto l’erogazione di un importo una tantum per la copertura del pregresso (1/1/2013 – 30/4/2015) pari a 400,00 euro lordi da corrispondere in due tranches – luglio e dicembre 2015 – ai lavoratori delle cooperative di trasporto in servizio alla del 1/5/2015.

 

Si elencano alcune delle novità introdotte dall’accordo:

 

Mercato del lavoro
Le parti convengono che l’insieme dei lavoratori assunti con contratti atipici (tempo determinato, somministrazione) non potrà superare il 27% dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a livello aziendale e il 47% a livello di ogni unità produttiva.
Per i lavoratori mobili la percentuale del 27% potrà essere raggiunta anche attraverso la sola stipula di contratti a tempo determinato.
La percentuale del 27% è elevata al 35% per tutti i contratti attivati durante la vigenza contrattuale e per la durata dei contratti stessi.

 

Contratto di lavoro a tempo determinato
L’intervallo di tempo per la riassunzione a termine del lavoratore è fissato in 20 giorni in caso di contratto di durata fino a 6 mesi e in 30 giorni nel caso di contratto di durata superiore a 6 mesi per tutte le fattispecie di legittima apposizione del termine. Qualora la riassunzione avvenga prima dei suddetti termini il secondo contratto si considera a tempo indeterminato

 

Lavoro somministrato
I prestatori di lavoro somministrato non potranno superare, per ciascun trimestre, la media del 15% per il personale viaggiante e del 35% per quello non viaggiante dei lavoratori occupati dall’impresa utilizzatrice con contratto a tempo indeterminato

 

Apprendistato Professionalizzante
Il periodo di prova degli apprendisti sia operai che impiegati nei vari profili professionali è pari a quello previsto per i qualificati a seconda dei livelli di inquadramento. Detto periodo sarà ridotto della metà, quando si tratta di un lavoratore che nell’ambito di precedenti rapporti di lavoro abbia frequentato corsi formativi certificati tramite attestato rilasciato dalle aziende o da Enti all’uopo autorizzati, inerenti al profilo professionale da conseguire. Potranno assumere con contratto di apprendistato le aziende che, al momento della stipulazione di un nuovo contratto, risultino aver mantenuto in servizio almeno l’80% dei contratti di apprendistato scaduti nei 12 mesi precedenti

 

Trasferte
Gli importi giornalieri delle indennità di trasferta saranno incrementati di:
– € 0,60 dal 1° gennaio al 31 Dicembre dell’anno 2014
– € 0,60 dal 1° gennaio al 31 Dicembre dell’anno 2015

E’ da ritenersi un subordinato l’assistente di uno Studio Professionale

 

 

Il factotum che presta servizio presso lo studio di un professionista non è un cocopro ma un subordinato a tutti gli effetti (Corte di Cassazione sentenza n. 9224/2015).

Il caso di specie riguarda il ricorso, accolto nei primi due gradi di giudizio, presentato da un lavoratore assistente veterinario nei confronti del titolare di un ambulatorio per l’esercizio della professione, avente ad oggetto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro.
La Corte di merito ha condannando la società datoriale al pagamento delle differenze retribuite maturate rispetto a quanto dalla stessa percepito in ragione della formalizzazione del rapporto come collaborazione continuativa e coordinata, oltre ai contributi previdenziali ed ai premi assicurativi.
La decisione della Corte territoriale discende dalla presunzione di subordinazione operante con riferimento alla prestazione di attività lavorativa onerosa, all’interno dei locali dell’azienda, con materiali ed attrezzature proprie della stessa e con modalità tipologiche proprie di un lavoratore subordinato.
Ancora la Corte di Cassazione, rigettando il ricorso della società datoriale, ha rilevato che il contratto di collaborazione coordinata e continuativa che si afferma essere stato concluso tra le parti, non è stato riportato nel suo contenuto, non è stato allegato, non è stato individuato nella sua collocazione in atti, osservando che piuttosto di una collaborazione connotata dalla fornitura di uno specifico apporto che attenga ad attività professionalmente specializzate o meramente strumentali svolte in autonomia, si tratta di una prestazione caratterizzata dalla disponibilità della collaboratrice allo svolgimento di qualsiasi compito che gli fosse affidato secondo le esigenze di volta in volta rappresentate dalla titolare dello studio, così connotandola inequivocabilmente, sul piano fattuale, da ritenersi più rilevante rispetto a quello formale “poiché la tutela relativa al lavoro subordinato non può certo essere elusa per mezzo di una configurazione pattizia non rispondente alle concrete modalità di esecuzione del rapporto.