Definizione delle liti pendenti: imposta al 90% per le sentenze non depositate entro il termine


Se l’Agenzia delle entrate è risultata soccombente nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata alla data del 24 ottobre 2018, le controversie possono essere definite con il pagamento: del 40% del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado e del 15″ del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado”. Se però alla data del 24 ottobre 2018, la sentenza di primo grado che accoglieva il ricorso, non era stata ancora depositata, la contribuente non può in alcun modo beneficiare della riduzione dell’imposta per effetto della pronuncia di primo grado intervenuta successivamente alla predetta data. In tal caso è corretto definire la controversia con il pagamento dell’imposta nella misura del 90% (Agenzia Entrate – risposta 23 settembre 2020, n. 391).

Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia.


Per l’applicazione della definizione agevolata, è necessario che la lite fiscale sia pendente, e che al 24 ottobre 2018, il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado sia “stato notificato alla controparte”. E’ inoltre necessario che, “alla data della presentazione della domanda il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.


In sostanza, la definizione delle liti può riguardare soltanto i rapporti pendenti alla data del 24 ottobre 2018 e, comunque, non esauriti alla data di presentazione della domanda.


In caso di ricorso pendente iscritto nel primo grado, la controversia può essere definita con il pagamento del 90% del valore della controversia.


In caso di soccombenza dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata al 24 ottobre 2018, le controversie possono essere definite con il pagamento:


– del 40% del valore della controversia in caso di soccombenza della pronuncia di primo grado;


– del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado.


Se alla data del 24 ottobre 2018, la sentenza di primo grado che accoglieva il ricorso, non era stata ancora depositata, la contribuente non può in alcun modo beneficiare della riduzione dell’imposta per effetto della pronuncia di primo grado intervenuta successivamente alla predetta data. In tal caso è corretto definire la controversia con il pagamento dell’imposta nella misura del 90%.