INPS: integrazioni operative sull’area di crisi industriale Venafro-Campochiaro-Bojano


In sede di conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, recante “Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali”, la legge 2 novembre 2019, n. 128, è intervenuta su alcuni aspetti relativi al trattamento di mobilità in deroga di cui all’articolo 53-ter del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96.


In particolare, novellando l’articolo 10 del D.L. n. 101/2019, il Legislatore ha aumentato fino a 1,5 milioni di euro il limite di spesa (precedentemente fissato a un 1 milione di euro) entro cui è possibile concedere, nel 2019, il predetto trattamento di mobilità in deroga ed ha rettificato il bacino territoriale di riferimento per l’applicazione della misura, identificandolo come quello dell’”Area di crisi industriale complessa di Venafro – Campochiaro – Bojano e aree dell’indotto”.
Nessuna modifica è intervenuta invece sui requisiti che devono possedere i lavoratori per accedere alla prestazione. La mobilità in deroga, quindi, continuerà a riguardare i lavoratori che, alla data del 31 dicembre 2016, risultino beneficiari di un trattamento di mobilità ordinaria o di un trattamento di mobilità in deroga, salvo che gli stessi, alla data di entrata in vigore del D.L. n. 101/2019 (5 settembre 2019), non siano percettori di Reddito di cittadinanza, a seguito di accoglimento della relativa richiesta.


Integrando le istruzioni fornite con circolare n. 159/2017, alla luce delle novità intervenute, l’Istituto precisa che la trasmissione all’INPS di decreti relativi al trattamento in parola avverrà esclusivamente per il tramite del “Sistema Informativo Percettori” (SIP), utilizzando il numero di decreto convenzionale “18999”.
Gli operatori delle Strutture territoriali, nel liquidare la prestazione ai lavoratori come sopra individuati, dovranno controllare che i soggetti interessati risultino tra i beneficiari di un trattamento di mobilità ordinaria o in deroga alla data del 31 dicembre 2016 e, al contempo, che – alla data del 5 settembre 2019 – i destinatari del trattamento non siano percettori di Reddito di cittadinanza, a seguito di accoglimento della richiesta di cui all’articolo 5 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.
Resta confermato il controllo, da parte degli operatori delle Strutture territoriali, che la prestazione concessa dalla Regione sia senza soluzione di continuità rispetto alla precedente mobilità ordinaria o in deroga.
Laddove non sussistano cumulativamente le tre condizioni citate, non si potrà procedere al pagamento della prestazione e dovrà darsene notizia alla propria Direzione regionale, che informerà la Regione per i successivi adempimenti di competenza.