Redditometro: onere della prova contraria a carico del contribuente


In caso di accertamento sintetico, il giudice non può annullare la pretesa impositiva, restando a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore (Corte di cassazione – ordinanza n. 29761/2019).

La Corte di Cassazione ha più volte chiarito i confini della prova contraria in materia di accertamento sintetico, disponendo che è onere del contribuente di dimostrare che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, la cui entità e la cui durata nel possesso devono risultare da idonea documentazione.
La prova può essere offerta con qualsiasi elemento idoneo a fornire adeguata certezza circa la natura non reddituale dell’elemento preso in considerazione e può essere tra l’altro fornita con l’esibizione degli estratti dei conti correnti bancari facenti capo al contribuente idonei a dimostrare l’entità e la durata del possesso dei redditi in esame.


L’accertamento effettuato con metodo sintetico dispensa l’Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva così come predeterminati ex lege. Infatti, i fattori-indice fondano una presunzione di capacità contributiva legale, imponendo di ritenere conseguente al fatto di tale disponibilità l’esistenza di una “capacità contributiva”, sicché il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici elementi indicatori di capacità contributiva esposti dall’Ufficio, non ha il potere di privarli del valore presuntivo connesso dal legislatore alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova del contribuente in ordine alla provenienza non reddituale.