Socio-amministratore di SRL e Gestione commercianti, rileva l’ingerenza nel ciclo produttivo

La valutazione congiunta dell’abitualità e della prevalenza del personale apporto del socio, secondo un criterio non predeterminato di tempo e di reddito da accertarsi in senso relativo e soggettivo, deve riguardare le attività lavorative espletate dal soggetto in seno all’impresa, costituenti l’oggetto sociale (al netto dell’attività esercitata in quanto amministratore) e non già la comparazione rispetto a tutti gli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa (Corte di Cassazione, ordinanza 11 febbraio 2020, n. 3292)

Una Corte di appello territoriale, riformando la decisione di primo grado, aveva ritenuto il socio/amministratore unico di una SRL, non tenuto all’obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti e annullato, pertanto, le cartelle esattoriali opposte. La Corte territoriale, in particolare, aveva accolto il gravame sul rilievo che l’apporto fornito dall’intimato, dedito abitualmente agli studi universitari, era integralmente riconducibile a quello di amministratore unico, ancorché in azienda l’attività fosse svolta esclusivamente dal socio/amministratore unico senza l’ausilio di dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi. La dichiarazione dell’intimato, raccolta in sede ispettiva e tardivamente prodotta in appello dall’Inps, cui spetta l’onere di provare ed allegare l’espletamento di una attività riconducibile a quella di socio, risultava insufficiente a far ritenere raggiunta la prova della partecipazione al lavoro aziendale agli effetti dell’iscrizione alla Gestione commercianti.
Avverso detta sentenza ricorre così in Cassazione l’Inps, per violazione e falsa applicazione della legge (art. 1, commi 203 e 208, L. n. 662/1996, così come interpretato dall’art. 12, co. 11, D.L. n. 78/2010).
Per la Suprema Corte il ricorso è da rigettare.
Secondo consolidati precedenti di legittimità (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 28137/2018), al fine della sussistenza del doppio onere di iscrizione (Gestione Commercianti e Gestione separata) occorre la coesistenza di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria.
La relativa verifica è compito del giudice di merito e deve essere effettuata in modo puntuale e rigoroso, potendo assumere rilevanza, ai fini di tale valutazione della prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, elementi quali la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni.
Quanto all’onere probatorio, esso grava sull’Ente previdenziale, che è tenuto a provare i fatti costitutivi dell’obbligo contributivo (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 23600/2009).
Più specificamente, per il socio/amministratore di società a responsabilità limitata, i requisiti congiunti di abitualità e prevalenza dell’attività, sono da riferire all’attività lavorativa espletata dal soggetto in seno all’impresa, costituente l’oggetto della società ed ovviamente valutata al netto dell’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore. Per partecipazione al lavoro aziendale, infatti, deve intendersi lo svolgimento dell’attività operativa in cui si estrinseca l’oggetto dell’impresa (Corte di Cassazione, sentenza n. 12560/2017, riguardo ai criteri da utilizzare per tale ordine di valutazione).
Così, deve essere assicurato alla Gestione commercianti il socio di SRL che si dedica abitualmente e prevalentemente al lavoro in azienda, secondo un criterio non predeterminato di tempo e di reddito da accertarsi in senso relativo e soggettivo, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi dell’impresa, naturali, materiali e personali (ex multis, Corte di Cassazione n. 17639/2017).

Pensione di inabilità ai lavoratori esposti all’amianto, in GU il decreto con le modalità di concessione

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto recante criteri e modalità di concessione della pensione di inabilità ai lavoratori affetti da patologia asbesto-correlata accertata, che abbiano contratto la malattia professionale a causa dell’esposizione all’amianto (D.M. 16 dicembre 2019)

I soggetti destinatari sono i lavoratori in servizio o cessati dall’attività alla data del 30 giugno 2019 (data di entrata in vigore della disposizione di cui all’art. 1, co. 250-bis, della L. 11 dicembre 2016, n. 232), iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme esclusive e sostitutive della medesima, affetti da patologia asbesto-correlata accertata e riconosciuta (art. 13, co. 7, L. 27 marzo 1992, n. 257), che abbiano contratto la malattia professionale a causa dell’esposizione all’amianto, come documentata dall’Inail.
Altresì, sono destinatari del trattamento pensionistico coloro che:
– in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro siano transitati in una gestione diversa da quella dell’Inps, inclusi coloro che per effetto della ricongiunzione contributiva effettuata (art. 2, L. 7 febbraio 1979, n. 29), non possono far valere contribuzione nell’assicurazione generale obbligatoria;
– siano titolari del sussidio per l’accompagnamento alla pensione entro l’anno 2020 (art. 1, co. 276, L. 28 dicembre 2015, n. 208; D.M. 29 aprile 2016) che optino per la pensione di inabilità (art. 1, co. 250, L. 11 dicembre 2016, n. 232).
I citati soggetti devono essere in possesso:
– del requisito contributivo, che si intende perfezionato quando risultino versati o accreditati a favore dell’assicurato almeno cinque anni nell’arco dell’intera vita lavorativa;
– nonché, del riconoscimento, da parte dell’Inail, di una patologia asbesto-correlata di origine professionale, anche qualora l’assicurato non si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.
A decorrere dal 1° gennaio 2020, le domande di accesso devono essere presentate all’Inps entro e non oltre il 31 marzo di ogni anno. Le domande sono accolte entro il limite di spesa prestabilito per le varie annualità (7,7 milioni di euro per l’anno 2019, 13,1 milioni per il 2020, 12,6 milioni per il 2021, 12,3 milioni per il 2022, 11,7 milioni per il 2023, 11,1 milioni per il 2024, 10 milioni per il 2025, 9,2 milioni per il 2026, 8,5 milioni per il 2027 e 7,5 milioni a decorrere dall’anno 2028). Al fine di verificare il raggiungimento, anche in termini prospettici, del limite di spesa, l’Inps procede al monitoraggio delle domande di accesso al beneficio. Qualora emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, del numero di domande rispetto ai limiti annuali, il riconoscimento del beneficio è differito tenendo conto prioritariamente dell’età anagrafica, dell’anzianità contributiva e, infine, a parità delle stesse, della data di presentazione della domanda.
L’INPS, all’esito del monitoraggio delle domande, comunica all’interessato:
– l’accesso al beneficio, accertata la sussistenza della relativa copertura finanziaria;
– l’accesso al beneficio, con indicazione della prima decorrenza utile della pensione di inabilità, differita in ragione dello scostamento del numero delle domande rispetto ai limiti annuali di spesa;
– il rigetto della domanda di accesso al beneficio qualora l’interessato non risulti in possesso dei requisiti previsti.
Tale pensione di inabilità è incompatibile con lo svolgimento da parte del titolare di qualsiasi attività lavorativa dipendente o autonoma ed è incumulabile con la rendita vitalizia liquidata per lo stesso evento invalidante (D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124), nonché con gli altri benefici pensionistici previsti dalla normativa vigente.

Inps, i contributi dovuti per i lavoratori domestici per l’anno 2020

L’Inps, con circolare 6 febbraio 2020, n. 17, comunica l’importo dei contributi dovuti per l’anno 2020 per i lavoratori domestici.

L’ISTAT ha comunicato la variazione percentuale (0,50%) verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo, tra il periodo gennaio-dicembre 2018 e quello di gennaio-dicembre 2019. Di conseguenza, sono state rideterminate le fasce di retribuzione su cui calcolare i contributi dovuti per l’anno 2020 per i lavoratori domestici.

Lavoratori italiani e stranieri

Retribuzione oraria Importo contributo orario
Effettiva Convenzionale Con quota CUAF Senza quota CUAF
fino a € 8,10

oltre € 8,10 e fino a € 9,86

oltre € 9,86

€ 7,17

 

€ 8,10

€ 9,86

€ 1,43 (0,36)

€ 1,62 (0,41)

€ 1,97 (0,49)

€ 1,44 (0,36)

€ 1,63 (0,41)

€ 1,98 (0,49)

Orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali € 5,22 € 1,04 (0,26) € 1,05 (0,26)

Lavoratori italiani e stranieri (contributo addizionale 1,40%))

Retribuzione oraria Importo contributo orario
Effettiva Convenzionale Con quota CUAF Senza quota CUAF
fino a € 8,10

oltre € 8,10 e fino a € 9,86

oltre € 9,86

€ 7,17

 

€ 8,10

€ 9,86

€ 1,53 (0,36)

€ 1,73 (0,41)

€ 2,11 (0,49)

€ 1,54 (0,36)

€ 1,74 (0,41)

€ 2,12 (0,49)

Orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali € 5,22 € 1,12 (0,26) € 1,12 (0,26)

Quanto al contributo CUAF (Cassa Unica Assegni Familiari), esso non è dovuto nel caso di rapporto fra coniugi, ammissibile soltanto laddove il datore di lavoro coniuge sia titolare di indennità di accompagnamento, e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi, ove riconosciuto ai sensi di legge (art. 1, D.P.R. n. 1403/1971).
In relazione, invece, ai contratti di lavoro a tempo determinato, continua ad applicarsi il contributo addizionale, a carico del datore di lavoro in misura pari all’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, nel caso specifico rappresentata dalla retribuzione convenzionale. Tale contributo non si applica ai lavoratori assunti a termine in sostituzione di lavoratori assenti.

Gestione separata Inps: minimale, massimale ed aliquote contributive per l’anno 2020

Con circolare n. 12 del 3 febbraio 2020, l’Inps comunica aliquote, minimale e massimale del reddito, per il calcolo dei contributi dovuti dai soggetti iscritti alla Gestione separata.

Per l’anno 2020, l’aliquota contributiva e di computo per collaboratori e figure assimilate, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps, è pari al 33% (art. 2, co. 57, L. n. 92/2012). Ad essa, poi, vanno aggiunte le seguenti aliquote pari a:
– 0,72%, per il finanziamento dell’onere derivante dalla estensione della tutela relativa alla maternità, agli assegni per il nucleo familiare, alla degenza ospedaliera, alla malattia e al congedo parentale (art. 59, co. 16, L. 449/1997; art. 1, commi 788 e 791, L. n. 296/2006; art. 7, D.M. 12 luglio 2007);
– 0,51%, per il finanziamento dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio (DIS-COLL) (art. 7, L. n. 81/2017).
Per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini IVA, iscritti alla Gestione separata e non assicurati ad altre gestioni di previdenza, né pensionati, l’aliquota contributiva è stabilita in misura pari al 25% (art. 1, co. 165, L. n. 232/2016), cui va aggiunta l’ulteriore aliquota dello 0,72%.
Infine, per i soggetti già pensionati o assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie, per l’anno 2020, l’aliquota è confermata al 24%, sia per i collaboratori e le figure assimilate che per i professionisti (art. 1, co. 491, L. n. 147/2013).

Collaboratori e figure assimilate

Aliquote

Soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie per i quali è prevista la contribuzione aggiuntiva DIS-COLL 34,23%
Soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie per i quali non è prevista la contribuzione aggiuntiva DIS-COLL 33,72%
Soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria 24%

Professionisti

Aliquote

Soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie 25,72%
Soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria 24%

La ripartizione dell’onere contributivo tra collaboratore e committente è stabilita nella misura rispettivamente di un terzo e due terzi. L’obbligo del versamento dei contributi è in capo all’azienda committente, che deve eseguire il pagamento entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettiva corresponsione del compenso, tramite il modello “F24” telematico per i datori privati e il modello “F24 EP” per le Amministrazioni pubbliche.
Per quanto concerne i professionisti, invece, l’onere contributivo è a carico degli stessi ed il versamento deve essere eseguito, tramite modello “F24” telematico, alle scadenze fiscali previste per il pagamento delle imposte sui redditi.
Per l’anno 2020, il massimale di reddito è pari ad euro 103.055,00 (art. 2, co. 18, L. n. 335/95); il minimale di reddito è invece pari ad euro 15.953,00 (art. 1, co. 3, L. n. 233/1990).
Conseguentemente, gli iscritti ottengono l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo pari ad euro:
– 3.828,72 (di cui 3.828,72 ai fini pensionistici), per i titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria che applicano l’aliquota del 24%;
– 4.103,11 (di cui 3.988,25 ai fini pensionistici) per i professionisti che applicano l’aliquota del 25,72%;
– 5.379,35 (di cui 5.264,52 ai fini pensionistici) per i collaboratori e le figure assimilate che applicano l’aliquota al 33,72%;
– 5.460,71 (di cui 5.264,52 ai fini pensionistici) per i collaboratori e le figure assimilate che applicano l’aliquota al 34,23%.

Riscatto dei corsi universitari: efficacia retroattiva anche per i periodi da valutare con il contributivo

L’efficacia retroattiva dei riscatti è sussistente anche in relazione a quelli da valutare con il sistema contributivo. Di qui, è possibile che, in forza del riscatto con onere determinato con il criterio a percentuale, si acquisisca la decorrenza della pensione in data antecedente a quella della domanda di riscatto; in tal caso, però, la misura dei ratei di pensione compresi tra la data di decorrenza della pensione e la data della domanda di riscatto, va determinata senza considerare nel montante contributivo individuale i contributi relativi al periodo riscattato (Inps, circolare 22 gennaio 2020, n. 6).

Come noto, l’onere per il riscatto dei corsi universitari di studio è determinato in base alle norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o con quello contributivo, tenuto conto della collocazione temporale dei periodi oggetto di riscatto (art. 2, D.Lgs. n. 184/1997). Di qui, per i periodi in relazione ai quali trova applicazione il sistema retributivo, si applica il criterio della riserva matematica. Per i periodi da valutare con il sistema contributivo, invece, rilevano le aliquote contributive di finanziamento vigenti nel regime ove il riscatto opera, alla data di presentazione della domanda, da applicarsi alla retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda. In alternativa, per il solo riscatto del corso universitario da valutare nel sistema contributivo, in base a quanto disposto dall’articolo 2, comma 5-quater, del D.Lgs. n. 184/1997, introdotto dal D.L. n. 4/2019, l’onere è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al minimale annuo per i soggetti iscritti alle Gestioni degli artigiani e commercianti (art. 1, co. 3, L. n. 233/1990), moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’AGO per i lavoratori dipendenti (cd. “riscatto agevolato”).
Ciò premesso, l’efficacia retroattiva dei riscatti, confermata espressamente dalla prassi Inps (circolare n. 12/1996) e dalla giurisprudenza (Corte di Cassazione – S.U., sentenza n. 3667/1995) con specifico riferimento ai riscatti con onere determinato tramite la modalità di calcolo della riserva matematica, deve ritenersi sussistente anche in relazione a quelli da valutare con il sistema contributivo, fatti salvi i limiti emergenti dalla normativa di riferimento. Pertanto, ai fini della maturazione del diritto a pensione, i periodi oggetto del riscatto in argomento vanno considerati nella loro collocazione temporale, esplicando effetti giuridici come se fossero stati tempestivamente acquisiti alla posizione assicurativa dell’interessato, salvo che per la rivalutazione del montante individuale dei contributi, avente effetto dalla “data della domanda di riscatto” (art. 2, co 5, D.Lgs. n. 184/1997).
È dunque possibile che, in forza del riscatto con onere determinato con il criterio a percentuale, si acquisisca la decorrenza della pensione (liquidata col sistema contributivo o misto) in data antecedente a quella della domanda di riscatto. In tal caso, però, la misura dei ratei di pensione compresi tra la data di decorrenza della pensione e la data della domanda di riscatto, va determinata senza considerare nel montante contributivo individuale i contributi relativi al periodo riscattato. Fa eccezione l’ipotesi in cui il montante relativo al riscatto sia determinante affinché l’importo dell’assegno raggiunga i limiti minimi di importo fissati dalla legge per la liquidazione della pensione; in tal caso, infatti, la decorrenza della stessa non può essere antecedente alla domanda di riscatto. Inoltre, in ogni caso, i periodi riscattati che si collochino nel sistema contributivo vanno sempre esclusi dalla determinazione della retribuzione media pensionabile per il calcolo delle quote retributive della pensione (c.d. “neutralizzazione”).
In ordine, poi, alle modalità di determinazione dell’onere nei casi in cui per la collocazione temporale dei periodi dovrebbe adottarsi il criterio della riserva matematica, ma per effetto dell’opzione per il calcolo esclusivamente contributivo della pensione, i periodi medesimi sono valutati con il sistema contributivo (art. 1, co. 23, L. n. 335/1995), rileva il momento di presentazione della domanda di riscatto e dell’opzione. In particolare, se quest’ultima precede l’istanza di riscatto, l’onere è determinato secondo il criterio del calcolo a percentuale. Peraltro, l’accettazione dell’onere determinato con il diverso criterio, per effetto dell’esercizio della facoltà di opzione in parola, rende irrevocabile l’opzione stessa, a nulla rilevando che essa sia esercitata al momento del pensionamento ovvero nel corso della vita lavorativa (Inps, messaggio n. 219/2013). Anche qualora l’interessato eserciti l’opzione e successivamente accetti il riscatto, per effetto del quale raggiunga un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, l’opzione rimane ferma e irrevocabile.
Infine, per le lavoratrici che optano per la liquidazione del trattamento pensionistico di anzianità secondo le regole di calcolo del sistema contributivo (cd. “opzione donna”), è sussistente la facoltà di chiedere che l’onere di riscatto dei periodi, che in assenza dell’opzione in parola sarebbe stato determinato con il sistema della riserva matematica, sia determinato secondo il criterio del calcolo a percentuale. Tuttavia, è necessario che la domanda di riscatto sia presentata all’atto del pensionamento, ossia contestualmente alla domanda di pensione recante la scelta della lavoratrice di accesso alla c.d. opzione donna.

Irripetibilità dell’indebito pensionistico: inapplicabilità del principio ai trattamenti previdenziali

L’indennità di mobilità è, di certo, trattamento previdenziale ma non pensionistico, con connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale volta al sostegno economico di chi si trova in stato di bisogno. Di qui, nel caso di pagamenti erroneamente effettuati dall’Inps, non risulta applicabile il principio di irripetibilità dell’indebito pensionistico, anche considerando la specialità della norma di legge, il che ne esclude l’interpretazione analogica e la sua applicazione a qualunque prestazione previdenziale (Corte di Cassazione, sentenza 02 dicembre 2019, n. 31373)

Una Corte d’appello territoriale, in riforma della decisione del Tribunale di primo grado, aveva accolto la domanda proposta dagli eredi di un lavoratore nei confronti dell’INPS, ritenendo insussistente il diritto dell’Istituto alla ripetizione dei ratei dell’assegno ordinario di invalidità erogati, per avere percepito il dante causa, nel medesimo periodo, anche il trattamento di mobilità, senza effettuare l’opzione per l’uno o l’altro trattamento. La Corte territoriale, ricondotta l’erogazione della doppia prestazione ad un errore imputabile all’Istituto, consistito nella mancata valutazione di dati ad esso noti o comunque disponibili e verificabili, nonchè ravvisata la buona fede del percettore delle due prestazioni, ha ritenuto applicabile la previsione per cui, in caso di errore di qualsiasi natura in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione, non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato (art. 52, L. n. 88/1989).
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione l’Inps, lamentando la non conformità a diritto della pronunzia resa dalla Corte di merito e assumendo che la previsione normativa citata (art. 52, L. n. 88/1989) debba riferirsi esclusivamente a prestazioni pensionistiche in tutto o in parte non dovute o a trattamenti di famiglia. Di qui, vertendo la fattispecie in tema di pagamenti effettuati senza titolo (indennità di mobilità indebitamente percepita), si imponeva il riferimento alla ordinaria disciplina codicistica dell’indebito oggettivo.
Per la Suprema Corte il ricorso è da accogliere.
L’iniziativa dell’Ente previdenziale volta al recupero della somma, ha avuto ad oggetto i ratei dell’indennità di mobilità riscossi dal dante causa, titolare dell’assegno ordinario di invalidità, per il periodo in cui il medesimo aveva esercitato l’opzione in favore dell’assegno ordinario di invalidità. E’ dunque in riferimento al trattamento previdenziale di mobilità, indebitamente goduto dall’assicurato, che occorre verificare la corretta o falsa applicazione del disposto normativo.
Orbene, il trattamento di mobilità è, di certo, trattamento previdenziale ma non pensionistico, con connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale volta al sostegno economico di chi si trova in stato di bisogno. Tanto basterebbe per escludere la fattispecie in esame dall’alveo di applicabilità del principio di irripetibilità dell’indebito pensionistico.
In ogni caso, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, il carattere eccezionale della disposizione sull’indebito implica che essa non sia suscettibile di interpretazione analogica ed esclude la sua applicazione a qualunque prestazione previdenziale (Corte di Cassazione, sentenza n. 28517/2008), per le quali occorre, invece, fare riferimento alla disciplina generale dell’indebito oggettivo (art. 2033 c.c.).

Esposizione all’amianto, la domanda Inps condizione di proponibilità dell’azione giudiziaria

In riferimento al procedimento giudiziario inteso al riconoscimento del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, la domanda amministrativa della prestazione all’Inps, unico ente legittimato a concedere il beneficio, è condizione di proponibilità di quella giudiziaria, a nulla rilevando la domanda di rilascio della certificazione inoltrata all’INAIL, con esito negativo.

Una Corte d’Appello territoriale, confermando la sentenza di prime cure, aveva dichiarato improponibile per mancanza della preventiva domanda amministrativa all’Inps, la domanda giudiziaria proposta da alcuni lavoratori dipendenti per il conseguimento del beneficio pensionistico consistente nella rivalutazione dei periodi di lavoro per esposizione decennale all’amianto (art. 13, co. 8, L. n. 257/1992).
La Corte territoriale, a fondamento della decisione, aveva osservato che l’oggetto della causa non atteneva al diritto al ricalcolo della prestazione pensionistica ma concerneva, piuttosto, il riconoscimento di un beneficio previdenziale dotato di una propria autonomia. Nella fattispecie, era pacifica la mancanza della domanda amministrativa all’INPS, che non era sanabile.
Ricorrono così in Cassazione i lavoratori, lamentando che non era prevista l’obbligatorietà dalla domanda amministrativa all’INPS in quanto non era richiesta una prestazione, ma l’accertamento di un diritto. Altresì, i ricorrenti deducono che la finalità deflattiva del contenzioso, che secondo la Corte territoriale era il presupposto logico della preventiva domanda amministrativa, fosse superata dal fatto che gli accertamenti INAIL erano stati negativi e, dunque, l’interesse ad ottenere una pronuncia giudiziale fosse attuale e concreto.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato.
Il beneficio in parola prevede che, ai fini del conseguimento delle prestazioni pensionistiche, i periodi di lavoro soggetti all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, derivanti dall’esposizione all’amianto gestita dall’INAIL, laddove superino i 10 anni, siano moltiplicati per il coefficiente 1,5 (art. 13, co. 8, L. n. 257/1992). Peraltro, a decorrere dal 1° ottobre 2003 (art. 47, co. 1, D.L. n. 269/2003), il predetto coefficiente è ridotto a 1,25 e si applica ai soli fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime.
Orbene, secondo costante orientamento, con riferimento al procedimento giudiziario inteso al riconoscimento del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, la domanda amministrativa della prestazione all’Ente erogatore (art. 7, L. n. 533/1973), è condizione di proponibilità di quella giudiziaria (ex multis, Corte di Cassazione, ordinanza n. 3746/ 2016). In particolare, la relativa domanda amministrativa deve essere presentata all’INPS, unico ente legittimato a concedere il beneficio previdenziale e non è fungibile rispetto alla domanda inoltrata all’INAIL, diretta unicamente al rilascio della certificazione di esposizione all’amianto.
Per altro verso, poi, alla fattispecie in esame deve comunque applicarsi la decadenza dall’azione giudiziaria (art. 47, D.P.R. n. 639/1970), mentre non rilevano i principi affermati dalle Sezioni unite (Corte di Cassazione, sentenza n. 12720/2009), circa l’inapplicabilità della decadenza per l’azione di riliquidazione delle prestazioni riconosciute solo in parte ai pensionati, poiché ciò che si fa valere non è il diritto alla rivalutazione dell’ammontare dei singoli ratei pensionistici erroneamente liquidati, bensì il diritto ad un beneficio che, seppure strumentale ad essi, è dotato di una sua specifica individualità e autonomia, in quanto operante sulla contribuzione ed ancorato a presupposti propri e distinti (Corte di Cassazione, sentenza 3 febbraio 2012, n. 1629).
Da ultimo, nell’ipotesi di mancanza della domanda amministrativa di rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto, non è applicabile la previsione (art. 443, c.p.c.) che impone di attendere, una volta proposta la domanda amministrativa, nonché il ricorso amministrativo avverso la decisione sfavorevole assunta dell’ente competente, l’esaurimento dei procedimenti previsti per la composizione della questione in sede amministrativa (Corte di Cassazione, sentenza del 10 maggio 2017, n. 11438).

Assicurazione infortuni domestici, servizi telematici Inail obbligatori dal 1° gennaio

Con circolare 30 dicembre 2019, n. 37, l’Inail illustra i servizi telematici relativi all’assicurazione contro gli infortuni domestici, per la prima iscrizione, il rinnovo, l’iscrizione dei soggetti esonerati dal versamento del premio e la cancellazione.

Come noto, a seguito delle recenti modifiche normative (art. 1, co. 534, L. n. 145/2018; D.M. 13 novembre 2019), è stata ampliata e migliorata la tutela assicurativa delle persone che svolgono, a titolo gratuito e senza vincolo di subordinazione, un’attività rivolta alla cura dei componenti della famiglia e dell’ambiente domestico, in modo abituale ed esclusivo. Per nucleo familiare va considerata la famiglia anagrafica (art. 4, D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223), ovvero l’insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, unione civile, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune; la famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona. L’ambito domestico, invece, va inteso quale insieme degli immobili di civile abitazione e delle relative pertinenze ove dimora il nucleo familiare dell’assicurato; qualora l’immobile faccia parte di un condominio, l’ambito domestico comprende anche le parti comuni condominiali. Il lavoro domestico si considera svolto in via esclusiva allorché l’assicurato non svolga altra attività che comportino l’iscrizione presso forme obbligatorie di previdenza sociale.  L’assicurazione è obbligatoria per le persone di età compresa tra i 18 e i 67 anni (L. 3 dicembre 1999, n. 493).
L’ampliamento della tutela ha riguardato:
– l’abbassamento al 16% del grado di inabilità permanente, necessario per la costituzione della rendita;
– la corresponsione di una prestazione una tantum di importo pari a euro 300,00, qualora l’inabilità permanente accertata sia compresa tra il 6 e il 15%;
– il riconoscimento dell’assegno per l’assistenza personale continuativa ai titolari di rendita che versano in particolari condizioni menomative.
In relazione a tale ampliamento delle prestazioni, a cui si ha diritto per gli eventi infortunistici avvenuti dal 1° gennaio 2019, l’importo del premio assicurativo decorrente dalla predetta data è stato fissato, a carico dei soggetti obbligati, in misura pari ad euro 24,00 annui, non frazionabili. All’assicurazione non si applica il principio dell’automaticità delle prestazioni.
Ciò premesso, dal 1° gennaio 2020 sono stati avviati una serie di servizi telematici, tra cui:
– “Domanda di iscrizione e richiesta avviso di pagamento”. Il servizio costituisce la modalità esclusiva con cui i soggetti in possesso dei requisiti assicurativi devono richiedere la prima iscrizione e ottenere l’avviso di pagamento PA per effettuare il versamento del premio e assicurarsi contro gli infortuni domestici. La domanda contiene i dati anagrafici del richiedente e l’autocertificazione della sussistenza dei requisiti assicurativi e la relativa data di decorrenza. Essa deve essere presentata almeno alla data di maturazione dei requisiti. In sede di prima iscrizione, il pagamento del premio è considerato nei termini se effettuato, entro 10 giorni dalla data di maturazione dei requisiti e la copertura assicurativa opera da tale ultima data. Qualora l’utente dichiari nel servizio di aver maturato i requisiti assicurativi a una data precedente a quella del giorno in cui compila e trasmette la domanda di iscrizione, l’avviso di pagamento elaborato dal sistema riporta come data di scadenza del pagamento la data di trasmissione della domanda di iscrizione maggiorata di dieci giorni e l’importo del premio è maggiorato di una somma pari alla metà del premio stesso, se questo è effettuato entro 60 giorni dalla scadenza, ovvero pari all’ammontare del premio stesso, se il pagamento è effettuato oltre tale termine. In caso di domanda tardiva, l’assicurazione decorre dal giorno successivo al pagamento del premio, poiché all’assicurazione contro gli infortuni domestici non si applica il principio dell’automaticità delle prestazioni;
– “Domanda di iscrizione e rinnovo con dichiarazione sostitutiva”. Il servizio è rivolto ai soggetti in possesso dei requisiti assicurativi e dei requisiti reddituali personali e del nucleo familiare che danno diritto all’esonero dal versamento del premio e deve essere utilizzato dagli utenti sia per effettuare la prima iscrizione all’assicurazione, sia per rinnovare l’assicurazione entro il 31 gennaio di ogni anno. Al riguardo, il premio assicurativo è a carico dello Stato per i soggetti titolari di redditi lordi non superiori a 4.648,11 euro annui e appartenenti a un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo non sia superiore a 9.296,22 euro annui, con riferimento al secondo anno precedente la presentazione della dichiarazione sostitutiva;
– “Invia la richiesta di cancellazione dall’assicurazione”. Il servizio permette agli utenti di comunicare all’Inail di non essere più in possesso dei requisiti assicurativi e richiedere quindi la cancellazione dall’assicurazione. Non è necessario trasmettere la richiesta dopo il compimento del 67° anno di età in quanto l’Inail provvede a cessare automaticamente la posizione assicurativa al 31 dicembre dell’anno.
Per accedere ai servizi l’utente deve essere in possesso delle credenziali di accesso dispositive rilasciate dall’Inail o dall’Inps per l’utilizzo dei propri servizi telematici, della Carta nazionale dei servizi (CNS), ovvero delle Credenziali SPID.

Manovra 2020, le novità in materia di assunzioni agevolate

In appresso, le novità previste dalla Manovra 2020 relative alle agevolazioni contributive per l’assunzione di lavoratori dipendenti.

Ai datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove, viene riconosciuto, per i contratti di apprendistato di primo livello per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, stipulati nell’anno 2020, uno sgravio contributivo del 100% per i periodi contributivi maturati nei primi tre anni di contratto, con riferimento alla contribuzione ordinaria dovuta (pari all’1,5%, 3% e 10%, rispettivamente nel primo, nel secondo e terzo anno di contratto, ex art. 1, co. 773, quinto periodo, L. n. 296/2006), fermo restando il livello di aliquota del 10% per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al terzo (co. 8).
In riferimento all’esonero strutturale spettante nel caso di giovani di prima assunzione (art. 1, commi 100 e seguenti, L. n. 205/2017) il requisito anagrafico del lavoratore da assumere viene esteso a trentacinque anni, per tutte le assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2020 (co. 10). Contestualmente, vengono abrogati i commi 1 e 3 dell’articolo 1-bis del D.L. n. 87/2018 (Decreto Dignità).
Altresì, i riferimenti contenuti all’articolo 1, comma 247, della L. n. 145/2018, vengono sostituiti da quelli all’esonero strutturale. In sostanza, per ciascuno degli anni 2019 e 2020, nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, l’assunzione con contratto a tempo indeterminato di soggetti che non abbiano compiuto trentacinque anni di età, ovvero di soggetti di almeno trentacinque anni di età privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, fruisce dell’esonero contributivo previsto per i giovani di prima assunzione (art. 1, commi 100 e seguenti, L. n. 205/2017), ma nella misura del 100% ed entro il limite massimo di importo pari a 8.060,00 euro su base annua (co. 10).
Novità anche riguardo all’esonero previsto per l’assunzione di “giovani eccellenze”, ovvero per:
– cittadini in possesso della laurea magistrale, ottenuta nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2019 con la votazione di 110 e lode e con una media ponderata di almeno 108/110, entro la durata legale del corso di studi e prima del compimento del trentesimo anno di età, in università statali o non statali legalmente riconosciute;
– cittadini in possesso di un dottorato di ricerca, ottenuto nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2019 e prima del compimento del trentaquattresimo anno di età, in università statali o non statali legalmente riconosciute.
Per tale beneficio, dal 1° gennaio 2020, si applicano le procedure, le modalità e i controlli previsti per l’esonero strutturale (co. 11).
Al fine poi di promuovere il professionismo nello sport femminile ed estendere alle atlete le condizioni di tutela previste dalla normativa sulle prestazioni di lavoro sportivo, le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo (artt. 3 e 4, L. n. 91/1981), possono richiedere, per gli anni 2020, 2021 e 2022, l’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, entro il limite massimo di 8.000,00 euro su base annua (co. 181).
Infine, vengono previste nuove ipotesi di esonero del contributo addizionale a carico del datore di lavoro, per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato (art. 2, commi 28 e 29, L. n. 92/2012):
– a partire dal 1° gennaio 2020, per i lavoratori assunti a termine per lo svolgimento, nel territorio della provincia di Bolzano, delle attività stagionali definite dai contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative entro il 31 dicembre 2019;
– per i rapporti per l’esecuzione di speciali servizi di durata non superiore a tre giorni, nel settore del turismo e dei pubblici esercizi, nei casi individuati dai contratti collettivi, nonché quelli instaurati per la fornitura di lavoro portuale temporaneo (art. 17, L. 28 gennaio 1994, n. 84) (co. 13).

Calamità naturali, le indicazioni Inps alle imprese agricole per il “trascinamento delle giornate”

Con circolare n. 161 del 27 dicembre 2019, l’Inps fornisce indicazioni per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli (R.D. 24 settembre 1940, n. 1949), valevoli per l’anno 2019, con ampliamento per il medesimo anno dell’ambito soggettivo di applicazione del beneficio del “trascinamento delle giornate” (art. 21, co. 6-bis, L. n. 223/1991).

Come noto, l’articolo 21, co. 6, della Legge n. 223/1991 prevede, per i lavoratori agricoli a tempo determinato, un particolare beneficio previdenziale, il cosiddetto “trascinamento delle giornate”. Esso consiste nel riconoscimento, sia ai fini previdenziali che assistenziali, in aggiunta alle giornate di lavoro prestate nell’anno in corso, di un numero di giornate necessarie al raggiungimento del numero di giornate lavorative effettivamente svolte presso i medesimi datori di lavoro, nell’anno precedente a quello di fruizione dei benefici per gli interventi di prevenzione e compensazione dei danni da calamità naturali o eventi eccezionali (art. 1, co. 3, D.Lgs. n. 102/2004). Il beneficio è riconosciuto anche ai piccoli coloni e ai compartecipanti familiari delle aziende colpite dalle predette avversità.
Nell’anno 2018 il beneficio è stato destinato ai lavoratori occupati a tempo determinato per almeno cinque giornate, come risultanti dalle iscrizioni degli elenchi anagrafici, presso un’impresa agricola (art. 2135 c.c.) che abbia fruito di almeno uno dei predetti interventi e ricadente in un’area dichiarata calamitata dalla Regioni con propria delibera o decreto (art. 1, co. 1079, L n. 296/2006). Requisito necessario ai fini del “trascinamento” è che le giornate di lavoro siano state prestate presso i medesimi datori di lavoro.
Orbene, a seguito dell’emanazione del Decreto Legge n. 27/2019 (convertito in L. n. 44/2019), è stata ampliata per l’anno 2019 la platea dei destinatari del beneficio, ricomprendendo tra questi anche i lavoratori agricoli a tempo determinato, dipendenti nell’anno 2018 per almeno cinque giornate, da imprese agricole beneficiarie dei citati interventi in deroga e ricadenti nelle zone colpite da calamità naturali di cui all’Ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 558 del 15 novembre 2018, (territori delle regioni Calabria, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Toscana, Sardegna, Siciliana, Veneto e delle Province autonome di Trento e Bolzano, colpiti dagli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dal mese di ottobre 2018).
Le aziende interessate devono trasmettere per via telematica la dichiarazione di calamità, direttamente o per il tramite degli intermediari autorizzati, avvalendosi dell’apposito servizio, denominato “Dichiarazione di calamità aziende agricole”, accessibile nella sezione “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” del sito istituzionale (www.inps.it) e fruibile con le consuete modalità di accesso. Le dichiarazioni di calamità devono fare riferimento alle aree delimitate da provvedimenti delle Regioni ovvero dall’Ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 558/2018. Per la concessione del beneficio ai piccoli coloni e compartecipanti familiari, i concedenti devono inviare alle Strutture dell’Istituto competenti per territorio il modulo cartaceo SC95, “Dichiarazione per la concessione ai piccoli coloni/compartecipanti familiari dei benefici a seguito di eventi calamitosi o di eventi eccezionali”, reperibile sul sito dell’Istituto (www.inps.it). La trasmissione deve avvenire entro la data del 25 febbraio 2020 per consentire alle Strutture territoriali di procedere alla validazione delle domande entro il 4 marzo 2020. Al riguardo, tali Sedi territoriali devono far riferimento esclusivamente ai decreti/delibere regionali che delimitano i territori e alla richiamata Ordinanza; in caso di reiezione, per completare l’esito dell’operazione, è obbligatorio indicare le motivazioni del rigetto.