Green Pass e Zone a colori, le nuove misure anti-Covid

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato di prorogare fino al 31 dicembre 2021 lo stato di emergenza nazionale e ha deciso le modalità di utilizzo del Green Pass e nuovi criteri per la “colorazione” delle Regioni (Presidenza del consiglio dei ministri – Comunicato 22 luglio 2021, n. 30).

Green Pass

A partire dal 6 agosto 2021, sarà possibile svolgere o accedere alle seguenti attività o ambiti:
– servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso;
– spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi;
– musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
– piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
– sagre e fiere, convegni e congressi;
– centri termali, parchi tematici e di divertimento;
– centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione;
– attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
– concorsi pubblici;
solo se si è in possesso di:
– certificazioni verdi Covid-19 (Green Pass), comprovanti l’inoculamento almeno della prima dose vaccinale Sars-CoV-2 o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 (validità 6 mesi);
– effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2 (con validità 48 ore);

Zone a colori

L’incidenza dei contagi resta in vigore ma non sarà più il criterio guida per la scelta delle colorazioni (banca, gialla, arancione, rossa) delle Regioni. Dal primo agosto i due parametri principali saranno:
– il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid-19,
– il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid-19.

Le Regioni restano in zona bianca se:
a. l’incidenza settimanale dei contagi è inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti per tre settimane consecutive
b. qualora si verifichi un’incidenza superiore a 50 casi per 100.000 abitanti, la Regione resta in zona bianca se si verifica una delle due condizioni successive:
   – il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid-19 è uguale o inferiore al 15 per cento;
   oppure
   – il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid-19 è uguale o inferiore al 10 per cento;

È necessario che si verifichino alcune condizioni perché una Regione passi alla colorazione gialla:
a. l’incidenza settimanale dei contagi deve essere pari o superiore a 50 ogni 100.000 abitanti a condizione che il tasso di occupazione dei posti letto in area medica sia superiore al 15 per cento e il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid-19 sia superiore al 10 per cento;
b. qualora si verifichi un’incidenza pari o superiore a 150 casi per 100.000 abitanti, la Regione resta in zona gialla se si verificano una delle due condizioni successive:
   – il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid-19 è uguale o inferiore al 30 per cento;
   oppure
   – il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid-19 è uguale o inferiore al 20 per cento;

È necessario che si verifichi un’incidenza settimanale dei contagi pari o superiore a 150 ogni 100.000 abitanti e aver contestualmente superato i limiti di occupazione dei posti letto di area medica e terapia intensiva prevista per la zona gialla.

Una Regione è in zona rossa in presenza di un’incidenza pari o superiore a 150 casi per 100.000 abitanti e se si verificano entrambe le condizioni successive;
a. il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da COVID-19 è superiore al 40 per cento;
b. il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da COVID-19 è superiore 30 per cento.

Misure per lo svolgimento degli spettacoli culturali

In zona bianca e in zona gialla, gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi anche all’aperto, sono svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale, e l’accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19.
In zona bianca, la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata all’aperto e al 25 per cento al chiuso nel caso di eventi con un numero di spettatori superiore rispettivamente a 5.000 all’aperto e 2.500 al chiuso.
In zona gialla la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 2.500 per gli spettacoli all’aperto e a 1.000 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Le attività devono svolgersi nel rispetto di linee guida adottate.

Misure per gli eventi sportivi

Inoltre per la partecipazione del pubblico sia agli eventi e alle competizioni di livello agonistico riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano e del Comitato italiano paralimpico, riguardanti gli sport individuali e di squadra, organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali sia agli eventi e le competizioni sportivi diversi da quelli citati si applicano le seguenti prescrizioni:
– in zona bianca, la capienza consentita non può essere superiore 50 per cento di quella massima autorizzata all’aperto e al 25 per cento al chiuso;
– in zona gialla la capienza consentita non può essere superiore al 25 per cento di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 2.500 per gli impianti all’aperto e a 1.000 per gli impianti al chiuso. Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida adottate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana, sulla base di criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico

Sanzioni

I titolari o i gestori dei servizi e delle attività autorizzati previa esibizione del Green pass sono tenuti a verificare che l’accesso a questi servizi e attività avvenga nel rispetto delle prescrizioni.
In caso di violazione può essere elevata una sanzione pecuniaria da 400 a 1000 euro sia a carico dell’esercente sia dell’utente. Qualora la violazione fosse ripetuta per tre volte in tre giorni diversi, l’esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni.

Fondo discoteche

È istituito un fondo per i ristori alle sale da ballo.

Tamponi a prezzo ridotto

Il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19 definisce d’intesa con il Ministro della salute un protocollo d’intesa con le farmacie e con le altre strutture sanitarie al fine di assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzi contenuti che tengano conto dei costi di acquisto.

Chiarimenti dal Fisco sull’adempimento collaborativo

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 22 luglio 2021, n. 49 ha fornito chiarimenti sulle modalità operative dell’adempimento collaborativo.

Il regime dell’Adempimento collaborativo si pone l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente che miri a un aumento del livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti.
Tale obiettivo è perseguito tramite l’interlocuzione costante e preventiva con il contribuente su elementi di fatto, ivi inclusa l’anticipazione del controllo, finalizzata ad una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali.
I contribuenti sono quindi incentivati a fornire informazioni spontanee, complete e tempestive e ad assumere comportamenti improntati alla trasparenza e alla collaborazione, a fronte dell’impegno dell’Agenzia delle entrate di rendere l’adempimento fiscale più semplice e supportare le imprese a raggiungere un maggior grado di certezza.

In tale contesto, ai contribuenti che aderiscono al regime è data la possibilità di avviare interlocuzioni con l’Ufficio, anche attraverso strumenti alternativi alla presentazione dell’interpello abbreviato.
Si tratta di una modalità di interazione più snella e informale che trova la sua base normativa nei concetti di “comune valutazione” e “anticipazione del controllo”, che pone a carico dei contribuenti precisi doveri di “comunicazione tempestiva ed esauriente all’Agenzia delle entrate dei rischi di natura fiscale e, in particolare, delle operazioni che possono rientrare nella pianificazione fiscale aggressiva”.
Lo scopo di tale modalità di interlocuzione è quello di supportare il contribuente nella risoluzione delle problematiche tributarie di carattere più prettamente operativo, modulando le indicazioni in relazione alla complessità della situazione di fatto rappresentata e agevolando, in tal modo, l’adempimento tempestivo e corretto degli obblighi tributari.
Dal punto di vista tecnico dette comunicazioni non sono soggette alla “più rigida” disciplina dell’interpello abbreviato, sotto il profilo del contenuto, delle cause d’inammissibilità, dei termini di risposta e, infine, degli effetti sull’eventuale maturazione del silenzio assenso.
Ciò significa, in termini operativi, che tali comunicazioni:
– possono anche non essere “preventive”;
– possono vertere sull’analisi di elementi meramente fattuali di cui è essenziale verificare la veridicità e completezza;
– possono riguardare fattispecie non connotate da “obiettive condizioni di incertezza”;
– non sono soggette ai termini perentori di risposta previsti per le istanze di interpello, pena la formazione del silenzio assenso;
– non sono soggette agli obblighi di pubblicazione, salvo che le esigenze di trasparenza non rendano opportuna la pubblicazione del relativo principio di diritto e ferme restando le ragioni di tutela dei dati personali e sensibili.

Sotto il profilo degli effetti, le risposte rese dall’Ufficio a fronte delle comunicazioni vincolano l’Amministrazione finanziaria e restano valide finché rimangono invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali sono state rese e generano affidamento per il contribuente.
Dal punto di vista formale, le istanze presentate, le richieste documentali utili ai fini delle relative istruttorie e i riscontri forniti dall’Ufficio, vengono, rispettivamente, ricevuti dall’Ufficio o comunicati al contribuente attraverso posta elettronica certificata dell’Ufficio (PEC) o Processo Verbale di contraddittorio protocollato, allegando copia della documentazione non in possesso dell’Ufficio, considerata rilevante ai fini della qualificazione della fattispecie prospettata.
Il contribuente che non condivida la posizione dell’Ufficio dovrà darne comunicazione allo stesso.
È fatta salva, infine, la facoltà per il contribuente di effettuare anche comunicazioni c.d. “non qualificate” (o mere comunicazioni), vale a dire comunicazioni di fatti, atti o eventi aziendali non suscettibili di generare, dal proprio punto di vista, uno specifico rischio fiscale.
La comunicazione “non qualificata” non costituisce fonte d’innesco di una “interlocuzione preventiva”, ma può costituire il presupposto per l’avvio di eventuali, successivi, approfondimenti istruttori.

Posizioni rinviate

Qualora l’esecuzione degli approfondimenti preliminari alla sottoscrizione di un accordo di adempimento collaborativo richieda accertamenti tecnici di particolare complessità, la trattazione degli stessi e la sottoscrizione dell’eventuale relativo accordo, può essere rinviata, d’intesa tra le parti, al periodo di imposta successivo.
In tal caso, qualora ci si sia avvalsi della facoltà di rinviare gli approfondimenti istruttori al periodo di imposta successivo, l’eventuale difformità tra la posizione assunta dall’Ufficio all’esito dei suddetti approfondimenti e il comportamento medio tempore tenuto dal contribuente non da luogo, in ogni caso, all’applicazione di sanzioni amministrative.
Il c.d. “rinvio” si rifà a due ipotesi in particolare.
La prima ipotesi riguarda il caso in cui, a fronte di una comunicazione preventiva di rischio, l’Ufficio abbia, di sua iniziativa, invitato il contribuente al contradditorio, al fine di pervenire a una comune valutazione della fattispecie, da formalizzare in un “Accordo di adempimento collaborativo”.
In tali occasioni, ove l’esecuzione degli approfondimenti preliminari alla sottoscrizione dell’Accordo richieda accertamenti tecnici di particolare complessità, non adeguatamente esperibili nel periodo intercorrente tra la data di presentazione della comunicazione preventiva di rischio e il termine per l’effettuazione dell’adempimento, la trattazione degli stessi e la sottoscrizione dell’eventuale relativo accordo possono essere spostati, d’intesa tra le parti, al periodo di imposta successivo, considerando la relativa posizione come “rinviata”.
La seconda ipotesi riguarda il caso in cui l’Ufficio, anche in assenza di preventiva comunicazione di rischio del contribuente, abbia intrapreso, in un’ottica ex ante, un approfondimento istruttorio di iniziativa e tale approfondimento non abbia trovato conclusione, per gli stessi motivi di cui sopra, entro il termine di presentazione delle dichiarazioni o prima del decorrere delle relative scadenze fiscali.
Ne consegue, ciò che determina il venir in essere di una “posizione rinviata” è la circostanza che l’Ufficio si attivi con specifici atti istruttori, quali l’invito al contraddittorio o la comunicazione formale di avvio di un approfondimento istruttorio di iniziativa.

Riduzione sanzioni

Riguardo alla riduzione sanzionatoria, al fine di beneficiare della suddetta agevolazione nelle ipotesi in cui l’Agenzia delle entrate non condivida la posizione assunta dall’impresa, non è necessario procedere alla preventiva comunicazione degli eventi o operazioni che generano gli stessi, ma è sufficiente che il contribuente dimostri di aver predisposto, ex ante, un sistema di controllo idoneo a intercettare, mappare e presidiare i relativi eventi generatori.
Per le medesime ragioni, nel caso in cui il contribuente si attivi per la regolarizzazione di violazioni derivanti da errori operativi commessi in fase di effettuazione degli adempimenti fiscali correlati a rischi fiscali intercettati dal sistema di controlli e regolarmente riportati nella Mappa dei rischi, le riduzioni sanzionatorie possono essere applicate su un importo corrispondente al minimo edittale della sanzione applicabile alla singola violazione commessa, ridotto alla metà.
Al fine di beneficiare della suddetta riduzione sanzionatoria, risulterà sempre necessario che il rischio fiscale sul quale si è incorsi nella violazione risulti mappato nella versione della “Mappa dei rischi” comunicata all’Ufficio in data antecedente alla comunicazione o all’evento/errore operativo che ha causato la violazione.
Parimenti, risulterà necessario che la “Mappa dei rischi” fornisca evidenza degli specifici presidi ricollegabili alla fattispecie concreta o, qualora questi siano ricompresi in un’apposita procedura, indichi, con esattezza, i riferimenti della medesima.
Da ultimo occorre precisare che il beneficio della riduzione sanzionatoria risulterà spettante solo per le violazioni incorse e/o gli errori sanati che impattano su periodi di imposta inclusi nel regime di Adempimento collaborativo, vale a dire sul “periodo di imposta nel corso del quale la richiesta di adesione è trasmessa all’Agenzia delle entrate” e quelli successivi.
Ne consegue che per le eventuali violazioni che impattano in periodi di imposta non inclusi nel regime, sanate spontaneamente dal contribuente a seguito dell’attivazione delle procedure di monitoraggio, non si potrà beneficiare della riduzione a metà delle sanzioni amministrative, anche se il relativo rischio fiscale risulti regolarmente mappato nella versione della “Mappa dei rischi” comunicata in data antecedente alla regolarizzazione.
Infine, laddove le violazioni derivanti dagli errori operativi che il contribuente intende sanare siano comunicate all’Ufficio prima del ravvedimento operoso, quest’ultimo avrà facoltà di accertare, in sede di controllo sostanziale, la presenza dei presupposti per l’applicazione degli istituti che consentono di graduare il carico sanzionatorio in funzione dell’effettiva “gravità” della condotta.

Ulteriore proroga dei versamenti dichiarativi per contribuenti ISA adopter

Nella legge di conversione del cd. “Decreto Sostegni-Bis” è prevista un ulteriore proroga dei versamenti dichiarativi da parte dei soggetti ISA adopter al 15 settembre 2021.

Con il Comunicato stampa del 22 luglio 2021, il Senato ha reso noto di aver approvato il testo della Legge di conversione del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 (cd. “Decreto Sostegni-bis”) così come licenziato dalla Camera dei Deputati.
Tra le novità, è prevista un’ulteriore proroga dei termini di versamento delle imposte dovute in base alle dichiarazioni annuali.
In particolare, così come previsto dal Dpcm del 21 giugno 2021, che ha prorogato gli stessi versamenti dal 30 giugno al 20 luglio 2021, il differimento interessa i soggetti ISA adopter.
La disposizione introdotta dalla legge di conversione del “Decreto Sostegni-bis”, infatti, prevede la proroga dei versamenti connessi agli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA).
Più precisamente, per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA, e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell’economia e delle finanze, i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di IRAP e da quelle IVA che scadono dal 30 giugno al 31 agosto 2021, in deroga alle disposizioni generali di versamento delle imposte, sono prorogati al 15 settembre 2021 senza alcuna maggiorazione.
Tra i beneficiari sono inclusi anche i soggetti che:
– presentano cause di esclusione o di inapplicabilità dagli ISA;
– adottano il regime di vantaggio di cui all’art. 27, co. 1, del D.L. n. 98 del 2011;
– applicano il regime forfetario di cui all’art. 1, co. da 54 a 89 della Legge n. 190 del 2014;
– partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli artt. 5, 115 e 116 del TUIR, aventi i requisiti suindicati.
Sotto il profilo oggettivo, la proroga si applica alle imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali (redditi, Irap e Iva), pertanto oltre alle imposte principali (IRPEF e relative addizionali, IRES, IRAP e saldo IVA) opera anche per le imposte sostitutive e per i versamenti dei contributi previdenziali liquidati in sede di dichiarazione.
La proroga deve ritenersi applicabile, inoltre, al versamento del diritto annuale dovuto alla Camera di Commercio per l’anno 2021, limitatamente ai soggetti ISA adopter, compresi i soggetti REA eventualmente rientranti in tali fattispecie (Ministero dello Sviluppo Economico – Nota n. 201219/2021).

Contributi per il wedding, l’intrattenimento e l’HORECA

Al fine di mitigare la crisi economica derivante dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 alle imprese operanti nei settori del wedding, dell’intrattenimento, dell’organizzazione di feste e cerimonie e del settore HORECA, saranno erogati contributi a fondo perduto per un importo complessivo di 60 milioni di euro per l’anno 2021, che costituisce limite massimo di spesa. (Art. 1-ter, DL sostegni bis convertito in Legge)

L’importo complessivo di 60 milioni di euro costituisce il limite massimo di spesa. A valere sullo stanziamento in oggetto, un importo pari a 10 milioni di euro per l’anno 2021 è destinato alle imprese operanti nel settore dell’Hotellerie-Restaurant-Catering (HORECA) e un importo pari a 10 milioni di euro è destinato alle imprese operanti nel settore, diverso dal wedding, dell’intrattenimento e dell’organizzazione di feste e cerimonie.
Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Sostegni bis, sono stabiliti i criteri e le modalità di applicazione di tale disposizione, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa sopra indicato e tenendo altresì conto della differenza tra il fatturato annuale del 2020 e il fatturato annuale del 2019.
L’efficacia della disposizioni è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea.

Bonus facciate: spese d’intervento sostenute da un unico condomino

In materia di “bonus facciate”, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il singolo condomino può sostenere interamente le spese previste per il rifacimento delle facciate e beneficiare, quindi, dell’agevolazione fiscale, a condizione che sia adottata una delibera condominiale all’unanimità che preveda l’autorizzazione ai lavori e il sostenimento della spesa solo in capo allo stesso (Risposta 21 luglio 2021, n. 499).

Il caso sottoposto all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda il riconoscimento dell’agevolazione fiscale “bonus facciate” in favore di un singolo condomino che sostiene l’intera spesa degli interventi.
Nel dettaglio il contribuente è comproprietario, insieme alla moglie, di un appartamento situato in un mini condominio composto in totale da tre unità immobiliari.
Il contribuente intende eseguire lavori di rifacimento della facciata dello stabile con il consenso unanime di tutti i condomini, accollandosi interamente, insieme alla moglie, le spese previste per l’intervento.

La disciplina agevolativa in materia di “bonus facciate” riconosce una detrazione del 90 per cento per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici. In particolare, la detrazione spetta in relazione alle spese documentate, sostenute negli anni 2020 e 2021, relative agli interventi, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B.
La ratio dell’agevolazione è incentivare gli interventi edilizi, finalizzati al decoro urbano, rivolti a conservare l’organismo edilizio, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, in conformità allo strumento urbanistico generale e ai relativi piani attuativi, favorendo altresì interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.
Sotto il profilo soggettivo, l’agevolazione spetta a tutti i contribuenti residenti e non residenti nel territorio dello Stato, che sostengono le spese per l’esecuzione degli interventi agevolati, a prescindere dalla tipologia di reddito di cui essi siano titolari. I soggetti beneficiari devono possedere o detenere l’immobile oggetto dell’intervento in base ad un titolo idoneo (proprietà o altro diritto reale di godimento, contratto di locazione, leasing o comodato) al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente il predetto avvio. La data di inizio dei lavori deve risultare dai titoli abilitativi, se previsti, ovvero da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Riguardo alla misura dell’agevolazione, non è stabilito né un limite massimo di detrazione, né un limite massimo di spesa ammissibile. La detrazione, pertanto, spetta nella misura del 90 per cento calcolata sull’intera spesa sostenuta ed effettivamente rimasta a carico.
Per gli interventi effettuati sulle parti comuni di un condominio, in applicazione del criterio legale di ripartizione delle spese condominiali previsto dall’articolo 1123 del codice civile, le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione. Ciò significa che la ripartizione delle spese condominiali può essere effettuata secondo criteri specifici stabiliti dall’assemblea dei condomini all’unanimità.
Lo stesso principio è applicabile anche per le spese relative ad interventi agevolabili che danno diritto al “bonus facciate”; pertanto, è possibile prevedere che le spese per tali interventi siano accollati interamente ad un solo condomino, mediante un assemblea dei condomini che autorizzi l’esecuzione dei lavori e all’unanimità acconsenta al sostenimento delle relative spese da parte de condomino interessato agli interventi medesimi.

Con riferimento al caso esaminato, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che nell’ipotesi del cd. “Condominio minimo” ovvero di edificio composto da un numero non superiore a otto condomini, risultano comunque applicabili le norme civilistiche sul condominio, fatta eccezione degli articoli 1129 e 1138 del c.c. che disciplinano, rispettivamente, la nomina dell’amministratore (nonché l’obbligo da parte di quest’ultimo di apertura di un apposito conto corrente intestato al condominio) e il regolamento di condominio (necessario in caso di più di dieci condomini).
Pertanto, anche per il “condominio minimo” si rendono applicali le suddette indicazioni in merito alla ripartizione delle spese condominiali, incluse quelle relative a interventi agevolabili con il “bonus facciate”.
L’Agenzia delle Entrate, peraltro, ha precisato che al fine di beneficiare dell’agevolazione per i lavori realizzati sulle parti comuni, il condominio minimo che, non avendone l’obbligo, non abbia nominato un amministratore non è tenuto a richiedere il codice fiscale. In tal caso, ai fini della fruizione del beneficio, può essere utilizzato il codice fiscale del condomino che ha effettua i connessi adempimenti. Il contribuente è comunque tenuto a dimostrare che gli interventi sono stati effettuati su parti comuni dell’edificio.
In conclusione, fermo restando i requisiti e le condizioni previsti dalla norma agevolativa, il singolo condomino (sia di un condominio ordinario che di un condominio minimo) può sostenere interamente le spese previste per il rifacimento delle facciate e beneficiare, quindi, dell’agevolazione fiscale, adottando una delibera condominiale all’unanimità che preveda l’autorizzazione ai lavori e il sostenimento della spesa solo in capo allo stesso.

Zona Franca Urbana Sisma Centro Italia: agevolazioni per imprese e lavoratori autonomi

A meno di un mese dalla chiusura dello sportello del Bando MiSE per la Zona Franca Urbana Sisma Centro Italia, il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato gli elenchi delle imprese e dei lavoratori autonomi ammessi alle agevolazioni fiscali e contributive. (INVITALIA – Comunicato 20 luglio 2021)

Il nuovo Bando per la Zona Franca Urbana Sisma Centro Italia – istituita nei comuni colpiti dai terremoti susseguitisi dal 24 agosto 2016 in Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo- è stato aperto dal 20 maggio al 16 giugno 2021. La misura ha ammesso alle agevolazioni le imprese e i lavoratori autonomi che svolgono la propria attività nei territori interessati dai programmi di defiscalizzazione e decontribuzione, destinando risorse complessive pari a 77 milioni di euro.
Per fruire delle agevolazioni assegnate dal Bando 2021 l’Agenzia delle entrateha istituito il codice tributo da riportare nel modello F24:
– “Z164” – denominato “ZFU CENTRO ITALIA – Agevolazioni alle imprese e ai titolari di reddito da lavoro autonomo per riduzione versamenti – art. 57, comma 6, del decreto-legge 104/2020”.
L’intervento Zone Franche Urbane, gestito dal MiSE con il supporto di Invitalia, ha l’obiettivo di favorire la ripresa dei territori colpiti da crisi economica anche in seguito a calamità, attraverso esenzioni fiscali e contributive da varie imposte (sui redditi, regionale sulle attività produttive, municipale propria) e dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni da lavoro dipendente.
In particolare, per ampliare la platea dei potenziali beneficiari, il Bando 2021 per la Zona Franca Urbana Sisma Centro Italia, ha esteso la possibilità di accesso all’agevolazione anche alle attività imprenditoriali avviate dopo il 18 luglio 2019, data di chiusura del precedente bando ZFU Centro Italia.
Invitalia è responsabile delle attività di gestione delle domande e delle concessioni. L’impianto messo a punto, grazie all’interoperabilità fra banche dati pubbliche e ad algoritmi di intelligenza artificiale applicati ai procedimenti amministrativi, consente in tempi brevi (meno di un mese dal termine di presentazione delle domande) di effettuare tutti i controlli preventivi: sia per verificare il possesso dei requisiti di accesso all’agevolazione da parte dei potenziali beneficiari e la cumulabilità con le agevolazioni già concesse che per calcolare l’importo spettante a ciascuno.
Il tutto viene certificato nella documentazione che resta agli atti, in linea con il principio dell’efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, che concilia la rapidità di esecuzione con il miglior riparto delle risorse disponibili a favore degli aventi diritto.

Gli interessi pagati ad una banca estera priva di stabile organizzazione sono tassati in Italia

Gli interessi pagati ad una banca estera priva di stabile organizzazione in Italia, da clienti residenti in Italia, non esercenti attività d’impresa, per effettuare investimenti all’estero, sono soggetti ad imposizione in Italia e non è prevista applicazione di ritenuta alla fonte al momento del pagamento (Agenzia Entrate – risposta 21 luglio 2021, n. 500).

Ai fini dell’applicazione dell’imposta ai non residenti, i redditi di impresa realizzati da un soggetto estero, si considerano prodotti nel territorio dello Stato solo se derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato mediante stabili organizzazioni.
Qualora la società non residente non abbia una stabile organizzazione in Italia, i redditi prodotti in Italia concorrono a formare il reddito complessivo delle società e degli enti commerciali non residenti e sono determinati secondo le disposizioni del Titolo I del Tuir, relative alle categorie reddituali nelle quali rientrano.
Si considerano prodotti in Italia “i redditi di capitale corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti, con esclusione degli interessi e altri proventi derivanti da depositi e conti correnti bancari e postali”.
In particolare, sono redditi di capitale gli interessi e gli altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti.
Pertanto, gli interessi derivanti dai finanziamenti erogati dalla Banca istante a persone fisiche residenti sono soggetti ad imposizione in Italia.
In linea generale, i redditi di capitale percepiti da soggetti non residenti, compresi quelli realizzati nell’esercizio di attività commerciale senza stabile organizzazione in Italia, sono assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta qualora corrisposti da sostituti d’imposta.
Tuttavia, nel caso di specie, detti interessi sono corrisposti da persone fisiche residenti che, non essendo sostituti d’imposta, al momento del pagamento non devono effettuare alcuna ritenuta alla fonte. Pertanto, la Banca, priva di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato, deve tassare tali proventi in Italia e presentare il Modello Redditi SC, indicando detti redditi nel quadro RL.

Superbonus: usufruttuario di immobile segregato in un trust

In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sugli interventi antisismici e di riqualificazione energetica realizzati dall’usufruttuario di immobile segregato in un trust (Agenzia delle entrate – Risposta 21 luglio 2021, n. 498).

Nel caso di specie, con riferimento alla possibilità per il contribuente di accedere al Superbonus in relazione alle spese che sosterrà per interventi antisismici e di riqualificazione energetica, in qualità di usufruttuario su una unità abitativa residenziale segregata in un Trust, il cui disponente e trustee è il figlio, è stato precisato che l’immobile su cui è stato costituito il vincolo in trust è stato, a seguito di apposita C.I.L.A., frazionato in quattro distinti appartamenti. Trattandosi di un trust “autodichiarato” la proprietà dell’edificio, costituito da quattro appartamenti, è attribuita al disponente (figlio dell’Istante).
Pertanto, in applicazione del comma 9, lettera a), dell’articolo 119 del decreto Rilancio, come modificato dall’articolo 1, comma 66, lettera n), della legge di bilancio 2021, potrà applicarsi il Superbonus, anche in capo all’Istante usufruttuario a condizione che lo stesso sostenga le spese e che l’usufrutto risulti al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente il predetto avvio. Inoltre, il Superbonus non spetta ai soggetti che non possiedono redditi imponibili i quali non possono esercitare l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito. Si tratta, ad esempio, delle persone fisiche non fiscalmente residenti in Italia che detengono l’immobile oggetto degli interventi in base ad un contratto di locazione o di comodato.
Tali soggetti, tuttavia, possono optare, ai sensi del citato articolo 121 del decreto Rilancio, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, per le modalità alternative di utilizzo ivi previste.
Analoghe considerazioni si applicano nel caso di titolare del diritto di usufrutto, in capo al quale è imputabile, ai senso dell’articolo 26 del TUIR, il reddito fondiario derivante dall’immobile.

Compensi per docenze percepiti da socio di studio associato

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, ai fini IRPEF, il compenso percepito da un associato di uno studio professionale per attività di docenza presso una università estera e riversato allo studio associato costituisce reddito personale dell’associato, qualificabile come reddito di lavoro assimilato a quello di lavoro dipendente (Risposta 20 luglio 2021, n. 489).

Il caso sottoposto all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda il trattamento fiscale applicabile al compenso derivante da un contratto di docenza stipulato dall’associato di uno studio professionale con una università estera e riversato al medesimo studio.
In dettaglio, il dottore commercialista esercita la professione (senza partita IVA) in qualità di socio di uno “studio legale”, costituito nella forma giuridica di studio associato di assistenza e consulenza. Sotto il profilo fiscale lo studio associato, in quanto associazione senza personalità giuridica costituita fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di professioni, è equiparato alla società semplice.
In base alle regole statutarie dello Studio, gli associati prestano la propria opera professionale, in essa compresa anche quella che potrà essere svolta, previa autorizzazione ai sensi dello Statuto, in relazione a conferenze, incarichi giudiziari, societari, arbitrali e di altra natura, unicamente nell’ambito dell’Associazione e nell’interesse, anche economico, dell’Associazione medesima. L’associato è a riversare allo Studio tutti i redditi da lui percepiti (tra i quali ad esempio docenze nelle materie correlate alla attività svolta presso lo studio).
In proposito, l’associato ha sottoscritto con una Università estera un contratto di docenza della durata di 1 mese per svolgere attività di insegnamento presso la sede dell’università all’estero. Per tale attività l’associato ha percepito un compenso accreditato su un conto corrente personale, attivato per lo scopo presso un istituto di credito nello Stato estero. Successivamente ha riversato l’intero compenso allo Studio associato.

In base alla disciplina dei redditi in forma associata, le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni sono equiparate alle società semplici.
Ai fini delle imposte sui redditi, si tratta di una sostanziale equiparazione delle associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni alle società semplici, in ragione della presenza dei medesimi elementi costitutivi (esercizio in comune di un’attività produttrice di reddito, volontà contrattuale di dividere gli utili e conferimento di beni e servizi).
I redditi scaturenti dall’esercizio in forma associata di arti e professioni sono ricompresi nel novero dei redditi di lavoro autonomo.
Il reddito di lavoro autonomo prodotto dallo studio associato va imputato ai singoli associati, quale reddito di partecipazione indipendentemente dalla percezione effettiva, e proporzionalmente alle rispettive quote di partecipazione agli utili, secondo le modalità di ripartizione stabilite nello statuto.
All’associazione è riconosciuta una soggettività passiva ai fini dell’IRAP e dell’IVA, in quanto rappresenta un autonomo centro di determinazione del reddito destinato ad essere ripartito tra gli associati ai fini della tassazione.
Nel delineato schema l’assistenza al contribuente viene svolta dal singolo professionista, mentre la fattura per il compenso viene emessa dallo studio, titolare di un proprio codice fiscale (partita IVA) autonomo rispetto a quello (eventuale) dei singoli professionisti associati.
I compensi percepiti dall’associazione a loro volta sono soggetti alla ritenuta d’acconto se corrisposti da un sostituto e le ritenute d’acconto subite dall’associazione vengono attribuite agli associati con lo stesso criterio di ripartizione degli utili.

Nel caso esaminato l’Agenzia delle Entrate ha valorizzato la natura strettamente personale delle pattuizioni contrattuali, tra l’associato e l’università, per lo svolgimento dell’attività di docenza.
Secondo l’Agenzia delle Entrate elementi quali la personalità delle mansioni di docenza erogate e la rispondenza a determinati standard sottoposti a controllo, la riferibilità delle stesse alla figura dell’associato con cui l’Università estera ha sottoscritto direttamente il contratto, l’erogazione diretta del compenso all’istante attraverso l’accredito nel c/c aperto nello Stato estero – ostano alla configurazione della docenza quale prestazione resa dallo studio in forma associata, e portano invece ad inquadrare il compenso percepito dall’associato nell’ambito dei redditi assimilati al lavoro dipendente (somme … valori in genere … percepiti in relazione ad altri rapporti di collaborazione aventi per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo), assoggettati a tassazione in capo all’associato.
Dunque, l’attribuzione degli emolumenti all’associato si traduce nel materiale ingresso degli stessi nella sua reale disponibilità, integrando in tal senso il presupposto per l’applicazione dell’IRPEF, costituito dal possesso dei redditi rientranti nelle categorie di cui all’articolo 6 del TUIR.
Rispetto a tale circostanza, l’obbligo di riversamento allo studio assume rilievo esclusivamente nei rapporti interni tra l’associato e lo Studio.
Pertanto, con riferimento al caso esaminato, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i compensi percepiti per l’attività di docenza (saltuaria) siano imponibili in capo all’associato ed ai fini IRPEF quali redditi assimilati al lavoro dipendente a nulla rilevando gli obblighi di riversamento allo studio.

ISA: il Fisco segnala gli errori

Definite le modalità con cui l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti o dei loro intermediari le informazioni da cui emergono irregolarità nei dati dichiarati ai fini degli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Agenzia Entrate – provvedimento 20 luglio 2021, n. 196552).

Al fine di introdurre nuove e più avanzate forme di comunicazione tra il contribuente e l’amministrazione finanziaria, anche in termini preventivi rispetto alle scadenze fiscali, che favoriscano un costante dialogo finalizzato a semplificare gli adempimenti, stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, nonché a regolarizzare eventuali violazioni, l’Agenzia delle entrate rende disponibili ai contribuenti tenuti all’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), i seguenti elementi ed informazioni:
– comunicazioni relative a possibili omissioni o anomalie nei dati dichiarati ai fini degli studi di settore o degli ISA, in allegato a REDDITI, rilevate dall’Agenzia delle entrate sia analizzando i dati stessi sia le altre fonti informative disponibili;
– risposte inviate dal contribuente, anche per il tramite del proprio intermediario, relative alle medesime comunicazioni inviate dall’Agenzia delle Entrate.

I contribuenti possono accedere agli elementi e alle informazioni messe a disposizione dall’Amministrazione finanziaria, consultando il “Cassetto fiscale” mediante i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate. Stesso discorso per gli intemediari incaricati alla trasmissione delle dichiarazioni, previa delega da parte dei contribuenti.
Le comunicazioni sono anche trasmesse dall’Agenzia delle entrate, via Entratel, all’intermediario, se il contribuente ha effettuato questa scelta al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi e se tale intermediario ha accettato, nella medesima dichiarazione, di riceverle.

I contribuenti, in relazione alle comunicazioni di possibili omissioni o anomalie ricevute dall’Agenzia delle Entrate, possono fornire chiarimenti e precisazioni utilizzando lo specifico software gratuito reso disponibile dall’Agenzia delle entrate sul proprio sito istituzionale.
Anche gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni, attraverso l’utilizzo del medesimo software, possono fornire chiarimenti e precisazioni relative ai contribuenti dai quali abbiano preventivamente ricevuto delega.

I contribuenti, anche in base alla conoscenza degli elementi e delle informazioni rese disponibili dall’Agenzia delle entrate, possono regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commesse mediante ravvedimento operoso, beneficiando della riduzione delle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle violazioni stesse, così come previsto dalla medesima norma.