Modello per la costituzione del Gruppo IVA

Approvato il modello AGI/1, dichiarazione per la costituzione del Gruppo IVA, con le relative istruzioni (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 19 settembre 2018, n. 215450).

Il modello, sottoscritto da tutti i partecipanti, è presentato dal rappresentante del Gruppo IVA utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate. La sottoscrizione e la presentazione avvengono esclusivamente in modalità telematica diretta, tramite l’applicazione web disponibile nell’area autenticata del sito.
Il modello, predisposto dal rappresentante del Gruppo IVA, viene reso disponibile ad ogni partecipante nella propria area autenticata. La sottoscrizione viene effettuata da ciascun partecipante, utilizzando l’apposita funzionalità dell’applicazione web; per i soggetti diversi dalle persone fisiche viene effettuata per il tramite dei “gestori incaricati” ovvero degli “incaricati”, questi ultimi preventivamente autorizzati ad operare sulle funzioni per la gestione del Gruppo IVA. Completata la sottoscrizione da parte di tutti i partecipanti, il rappresentante può sottoscrivere a sua volta e inviare la dichiarazione.
La sottoscrizione telematica del modello da parte di tutti i partecipanti deve sempre essere effettuata, per ogni tipo di dichiarazione, al fine di garantire la totale conoscenza della composizione e delle caratteristiche del Gruppo IVA e l’accettazione del modello stesso.

Decreto milleproroghe 2018: approvate le modifiche al testo originario

Approvate definitivamente le modifiche al “decreto milleproroghe 2018”, con la Legge di conversione n. 108 del 21 settembre 2018, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 22 settembre 2018.

Anche quest’anno il Governo ha disposto la proroga di alcune disposizioni per le quali erano in scadenza i termini di applicazione. Il testo originario del “decreto milleproroghe 2018”, approvato con il Decreto Legge 25 luglio 2018, n. 91, ha subito numerose modifiche in sede di conversione in legge. Vediamo in dettaglio alcune misure di interesse per le quali è prevista la proroga dei termini.

È disposta la proroga del “Bonus Giovani”, che estende in favore dei ragazzi che compiono diciotto anni nel 2018 l’assegnazione della Carta elettronica con un credito disponibile fino ad un massimo di 500 euro da utilizzare per assistere a rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l’acquisto di libri, per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali e spettacoli dal vivo, nonché per l’acquisto di musica registrata, la partecipazione a corsi di musica, di teatro o di lingua straniera. Si ricorda che il “bonus giovani” è riconosciuto ai ragazzi residenti nel territorio nazionale, in possesso, ove previsto, di permesso di soggiorno in corso di validità, nel limite delle risorse stanziate. Le somme assegnate con la Carta non costituiscono reddito imponibile del beneficiario e non rilevano ai fini del computo del valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).

Nell’ambito delle misure di proroga dei termini in materia di salute, è stata introdotta la sospensione fino al 18 dicembre 2018 dei termini di pagamento dell’imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo, cd. “sigarette elettroniche”.

Per i rifugi alpini è stato prorogato al 31 dicembre 2019 il termine di adeguamento alle norme antincendio, e in particolare per la presentazione al Comando provinciale dei vigili del fuoco territorialmente competente, dell’istanza per la valutazione dei progetti e della richiesta di controlli in materia di prevenzione degli incendi.

È stato approvato anche l’emendamento in materia di sostegno alle famiglie e alle imprese mediante la sospensione delle rate dei mutui e dei finanziamenti. Si prevede, in particolare, l’estensione per il periodo dal 2018 al 2020 degli interventi che consentono alle famiglie e alle micro, piccole e medie imprese di ottenere dagli istituti di credito la sospensione del pagamento della quota capitale delle rate, con la garanzia da parte dallo Stato, allungando il piano di ammortamento dei mutui e dei finanziamenti per il periodo corrispondente alla sospensione.

Sono stati riaperti i termini per l’iscrizione e l’aggiornamento della propria posizione nel registro delle imprese e nel repertorio delle notizie economiche ed amministrative (REA) da parte dei soggetti che svolgono le attività di agente e rappresentante di commercio. Si ricorda che in seguito alla soppressione dei ruoli, disposta in attuazione della normativa comunitaria per la liberalizzazione dei servizi nel mercato dell’Unione, è stato previsto un periodo transitorio in favore degli agenti e rappresentanti in attività per l’iscrizione e l’aggiornamento della posizione nel registro delle imprese ed al REA. Il nuovo termine per effettuare tali adempimenti è stabilito al 31 dicembre 2018.

Chiarimenti sull’ammortamento delle migliorie su cose altrui

Il contribuente che ha svolto lavori di manutenzione straordinaria su immobili tenuti in locazione/leasing, può portare in ammortamento i relativi costi nel quinquennio (Corte di cassazione – sentenza n. 20100/2018).

Secondo l’Agenzia delle Entrate i costi per migliorie e le spese incrementative su beni di terzi, non separabili dai beni sui quali vengono sostenuti, sono iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali e sono assoggettati ad ammortamento nel periodo minore tra quello di utilità futura delle spese sostenute e quello residuo della locazione, tenuto conto dell’eventuale periodo di rinnovo se dipende dal conduttore.
I giudici della Corte non hanno accolto la suddetta tesi dell’Agenzia ove interpreta la locuzione normativa “spese di impianto” come le spese necessarie per impiantare, cioè avviare, costituire, iniziare ad esercitare un’attività economica organizzata. Secondo l’esemplificazione dell’Avvocatura tali sarebbero per esempio le spese di rogito notarile per l’acquisizione del terreno o della sede, sostenute una tantum e non ricorrenti, mentre non lo sarebbero le spese relative all’impianto, intese come le spese riferibili alla struttura ove l’attività si svolge e necessarie per la sua manutenzione straordinaria, con addizioni che ne aumentano il pregio o ne garantiscono la funzionalità.
Sennonché, seguendo la tesi erariale, sarebbero deducibili solo le spese svolte in occasione dell’avviamento, dell’insediamento, dell’impianto dell’attività, non più le altre spese sostenute sull’impianto durante la sua vita e ricorrenti a diversa cadenza. Ma è proprio il tenore del quadro normativo ad indirizzare verso questa seconda interpretazione, ove si riferisce appunto a criteri di durata quali l’utilità residua del bene o la durata del contratto, criteri che sono connaturali alla riedizione delle spese, quando non addirittura alla loro ricorrenza temporale ciclica per mantenere in efficienza l’impianto.

Restituzione somme pignorate presso terzi: il rimborso delle ritenute spetta al debitore pignorato

Con riferimento alla procedura di pignoramento presso terzi, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di parziale restituzione al debitore pignorato delle somme percepite dal creditore pignoratizio, il soggetto legittimato a chiedere il rimborso delle ritenute operate dal terzo pignorato al momento del pagamento del debito è il debitore pignorato (Risposta all’interpello n. 9 del 19 settembre 2018).

IL CASO

Il quesito posto all’Agenzia delle Entrate con interpello riguarda la legittimazione attiva a chiedere il rimborso delle ritenute subite sulle somme percepite nell’ambito di una procedura di pignoramento presso terzi, parzialmente restituite al debitore pignorato, sulla base di un accordo transattivo tra quest’ultimo ed il creditore pignoratizio.
Si tratta, in particolare, di un procedimento di pignoramento presso terzi azionato da un dipendente (creditore pignoratizio) nei confronti dell’ex datore di lavoro (debitore pignorato) sulla base della sentenza favorevole nell’ambito di una controversia per illegittimo licenziamento.
Sulle somme pagate, i terzi pignorati hanno operato, come previsto dalla normativa vigente, le ritenute d’acconto nella misura del 20 per cento.
Successivamente, in pendenza del giudizio d’appello, tra il dipendente e l’ex datore di lavoro è intervenuto un accordo transattivo novativo, con il quale è stato concordato in favore del dipendente un importo inferiore rispetto alle somme riscosse dai terzi pignorati. In conseguenza dell’accordo, dunque, il dipendente ha provveduto a restituire all’ex datore di lavoro la differenza tra le somme riscosse dai terzi pignorati e l’importo concordato.
A questo punto, il dipendente riteneva di essere legittimato a chiedere il rimborso delle ritenute operate dai terzi pignorati.

PARERE DEL FISCO

L’Agenzia delle Entrate ha preliminarmente osservato che secondo la normativa, in caso di somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi, il terzo erogatore-sostituto d’imposta opera all’atto del pagamento una ritenuta del 20 per cento a titolo di acconto dell’imposta sulle somme oggetto di pignoramento assoggettabili a ritenuta alla fonte.
L’obbligo di effettuare al ritenuta da parte del terzo erogatore sorge quando sono soddisfatte contemporaneamente le seguenti condizioni:
– deve trattarsi di una somma per la quale deve essere operata una ritenuta alla fonte;
– il creditore pignoratizio deve essere un soggetto Irpef;
– il terzo erogatore deve rivestire la qualifica di sostituto di imposta.
Ciò premesso, secondo l’Agenzia delle Entrate, per effetto della parziale restituzione, determinata dall’accordo transattivo, delle somme provvisoriamente incassate dal dipendente in qualità di creditore pignoratizio, le trattenute originariamente subite hanno perduto la loro funzione di ritenute d’acconto a carico del dipendente.
Di fatto, precisa l’Agenzia delle Entrate, l’esborso delle ritenute risulta rimasto a carico del debitore pignorato (ex datore di lavoro), in considerazione della circostanza che esse sono state operate su importi corrisposti dai terzi pignorati, che poi, nel corso del medesimo anno di percezione sono stati restituiti (in parte) allo stesso soggetto pignorato e conseguentemente, in tale misura non possono avere assunto natura reddituale rilevante in capo creditore pignoratizio.
Pertanto, in tali ipotesi, il soggetto legittimato ad avanzare richiesta di rimborso delle ritenute è il debitore pignorato (ex datore di lavoro).

IRPEF: non è agevolabile il box acquistato con cambio di destinazione d’uso

21 SETT 2018 Il box auto acquistato qualora derivi da un intervento di ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo con cambio di destinazione d’uso e non da un intervento di “nuova costruzione” non risulta agevolabile. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 19 settembre 2018, n. 6).

Dall’imposta lorda Irpef si detrae un importo pari al 36 per cento delle spese documentate, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare, sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi. La misura della detrazione dal 36 per cento è stata poi elevata al 50 per cento nonché dell’ammontare delle spese ammissibili alla detrazione, il cui limite è di euro 96.000 in luogo di euro 48.000.per le spese sostenute dal 26 giugno 2012. Questi maggiori benefici sono stati più volte prorogati fino, da ultimo, al 31 dicembre 2018.
La detrazione in esame è riconosciuta anche per gli interventi relativi alla “realizzazione” di autorimesse o posti auto pertinenziali ad immobili residenziali, anche a proprietà comune, nonché, per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali, limitatamente ai costi di realizzo comprovati da apposita attestazione rilasciata dal costruttore.
Il riferimento normativo al termine “realizzazione” di autorimesse o posti auto è stato sempre inteso dalla prassi come esecuzione di un intervento “ex novo”; si tratta dell’unica fattispecie in cui le spese sostenute per interventi di nuova costruzione assumono rilevanza ai fini dell’agevolazione.
Il box auto acquistato, quindi, qualora derivi da un intervento di ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo con cambio di destinazione d’uso e non da un intervento di “nuova costruzione”, non risulta agevolabile.

Auto d’epoca: l’esenzione dal bollo non può essere contestata con la sola cartella

L’esenzione dalla tassa automobilistica dipende esclusivamente dall’accertamento costitutivo dell’ASI, delegata all’adempimento di tale compito (Corte di cassazione – ordinanza n. 21868/2018).

L’esenzione dalla tassa di possesso automobilistica prevista in favore dei veicoli ritenuti di particolare interesse storico e collezionistico, dipende dall’accertamento costitutivo dell’ASI, che non ha effetto “ad rem”, ed è limitato ad un elenco analitico di modelli e marche, ed ha portata generale e astratta, riferita, cioè, a categorie complessive di veicoli (nella specie, immatricolati da oltre vent’anni con determinate caratteristiche tecniche).
Ne consegue che la contestazione circa l’insussistenza dei requisiti legittimanti l’esenzione deve essere oggetto di un apposito avviso di accertamento e non può, invece, costituire il presupposto implicito di una procedura di riscossione, sul mero presupposto del non avvenuto adempimento dell’imposta integrale.
Ai fini dell’attestazione del possesso dei requisiti di storicità in capo al veicolo per il quale si pretende l’esenzione dalla tassa, è necessaria quindi una determinazione dell’A.S.I., intesa come attività di natura discrezionale, sia pure tecnica, volta a valorizzare gli elementi idonei ad individuare una categoria di veicoli come meritoria di esenzione, e non già come attività di natura certificatoria concernente il singolo veicolo.

Per bollette- fatture emesse vige l’obbligo di comunicazione

21 SETT 2018 Sussiste l’obbligo di comunicazione dei dati per le bollette-fatture relative alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura limitatamente alle fatture emesse nei confronti di soggetti passivi, in quanto trattasi di fatture a tutti gli effetti. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 21 settembre 2018, n. 68/E).

La normativa vigente dispone che le bollette emesse per l’addebito dei corrispettivi relativi alle diverse somministrazioni (di acqua, gas, energia elettrica, ecc.) tengono luogo delle fatture e, dunque, sono da considerarsi tali sotto ogni profilo. Considerata, pertanto, l’assimilazione tra fatture e bollette, non si ravvisano elementi tali per escludere le bollette-fatture dall’obbligo di invio della nuova “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute”, così come previsto dall’articolo 21 del decreto-legge n. 78 del 2010.
Quanto poi ad eventuali esoneri previsti, con riferimento all’originaria “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute”, si osserva che in riferimento alle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto effettuate, i soggetti passivi trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate, entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre, i dati di tutte le fatture emesse nel trimestre di riferimento, e di quelle ricevute e registrate, ivi comprese le bollette doganali, nonché i dati delle relative variazioni. Per effetto della novellata norma, quindi, tutti i soggetti IVA devono comunicare i dati di tutte le fatture emesse e ricevute, comprese quelle emesse nei confronti di soggetti privati.
Recentemente il legislatore ha previsto alcune semplificazioni a riguardo stabilendo, tra l’altro, che le pubbliche amministrazioni sono esonerate dalla trasmissione delle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali e, con la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (articolo 1, comma 916) ha, infine, previsto dal 2019, l’abrogazione dell’obbligo in parola, sostituito dall’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica tramite SDI.
In virtù di quanto esposto, con riferimento alla fattispecie in oggetto, il Fisco ritiene che per le bollette-fatture relative alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura, emesse dall’istante, sussiste l’obbligo di comunicazione, limitatamente alle fatture emesse nei confronti di soggetti passivi, in quanto trattasi di fatture a tutti gli effetti.

Impianto di accumulo collegato a fotovoltaico: ammessa la detrazione IRPEF

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che è possibile beneficiare della detrazione IRPEF del 50 per cento, prevista per interventi di risparmio energetico, per l’installazione di un sistema di accumulo dell’energia collegato ad un impianto fotovoltaico posto a servizio della casa (Risposta all’interpello 19 settembre 2018, n. 8).

QUESITO

Il contribuente ha chiesto sapere se sia possibile usufruire della detrazione d’imposta prevista per gli interventi finalizzati al risparmio energetico, in relazione alle spese sostenute nel corso del 2017, per l’acquisto ed il montaggio di un sistema di accumulo collegato ad un impianto fotovoltaico, precedentemente installato presso la propria abitazione per il quale non ha mai fruito della prevista detrazione IRPEF.
Nella fattispecie, il sistema di accumulo non ha fruito di alcuna agevolazione ed è installato ad uso personale (con esclusione, quindi, della commercializzazione dell’energia prodotta e accumulata).

RISPOSTA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le spese sostenute per l’installazione di un sistema di accumulo dell’energia collegato ad un impianto fotovoltaico già installato, per far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione (cioè per usi domestici, di illuminazione, alimentazione di apparecchi elettrici, ecc.) e, quindi, posto direttamente a servizio dell’abitazione stessa, può ritenersi tra le spese ammissibili a fruire della detrazione IRPEF per gli interventi finalizzati al risparmio energetico nella misura del 50 per cento.
A tal fine, l’Agenzia delle Entrate, ha precisato che , l’installazione di un sistema di accumulo non può ritenersi di per sé un intervento finalizzato a conseguire un risparmio energetico. Tuttavia, diventa agevolabile quando ha la funzione di immagazzinare l’energia prodotta in esubero dall’impianto fotovoltaico e di rilasciarla nel momento in cui lo stesso impianto non riesce a sopperire alle esigenze energetiche dell’abitazione (come, ad esempio, durante al notte oppure nei casi in cui il consumo è maggiore rispetto alla produzione da impianto fotovoltaico) consentendo di aumentare la capacità di autoconsumo dell’impianto fotovoltaico con benefici di tipo economico (evitare il riacquisto dalla rete di energia precedentemente venduta) ed energetico (ridurre le dispersioni collegate alla trasmissione di energia).
Dunque, la fruizione del beneficio deve ritenersi consentita esclusivamente nel caso in cui l’installazione del sistema di accumulo sia contestuale o successiva a quella dell’impianto fotovoltaico configurandosi, in dette ipotesi, come un elemento funzionalmente collegato allo stesso ed in grado di migliorarne le potenzialità. In ogni caso il limite di spesa ammesso alla detrazione (attualmente pari a euro 96.000) rimane unico e riguarda sia l’impianto fotovoltaico che il sistema di accumulo.

Pronto il codice tributo per lo sport bonus

Istituito il codice tributo “6892”, per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta denominato “sport bonus” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 18 settembre 2018, n. 65 /E).

Si rammenta che, per interventi di restauro o ristrutturazione di impianti sportivi pubblici, alle imprese è riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, denominato “SPORT BONUS”, in relazione alle erogazioni liberali in denaro effettuate nel corso dell’anno solare 2018, utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate.
L’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo concesso dall’Ufficio per lo Sport, pena lo scarto del modello F24.

Beni a favore del demanio dello Stato: per l’esproprio nessuna imposta indiretta

Fornito chiarimenti in materia di applicabilità del regime di esenzione dalle imposte indirette per l’espropriazione di beni a favore del demanio dello Stato (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 19 settembre 2018, n. 66/E).

Il trasferimento dei beni espropriati, a prescindere dalla qualificazione dell’ente espropriante, gode dell’esenzione da imposta di registro, imposte ipotecaria e catastale, a condizione che detti trasferimenti vengano disposti a favore del “Demanio Pubblico dello Stato”, in quanto lo Stato acquisisce, direttamente ed immediatamente, la proprietà dei beni espropriati. Inoltre, per i medesimi trasferimenti non sono dovute l’imposta di bollo e le tasse ipotecarie.