Ecco il contributo 2019 per gli operatori compro-oro

Definito il contributo dovuto per l’anno 2019 dai soggetti iscritti nel Registro compro oro alla data del 31 dicembre 2018. Il versamento può essere effettuato a partire dal 15 luglio 2019 ed entro e non oltre il 30 settembre 2019 (OAM – circolare 17 giugno 2019, n. 32).

Il contributo si compone di una quota fissa e una quota variabile e deve essere corrisposto in considerazione della natura giuridica, dell’esclusività o meno dell’attività svolta e della complessità organizzativa dell’operatore Compro oro.
Gli operatori che presentano domanda di iscrizione a decorrere dal 17 giugno 2019, sono tenuti al versamento integrale del contributo di prima iscrizione.
Gli operatori invece iscritti tra il 1° gennaio 2019 e il 16 giugno 2017 non sono tenuti al versamento di ulteriori contributi per l’anno in corso, salvo eventuali variazioni di sede operativa/punto vendita o la trasformazione dell’attività da secondaria a prevalente.
Non sono tenuti al pagamento del contributo:
– gli iscritti nel Registro al 31 dicembre 2018 che hanno presentato domanda all’OAM di cancellazione entro il 30 giugno 2019 o per i quali sia in corso, alla medesima data, una procedura di cancellazione d’ufficio;
– gli iscritti nel Registro al 31 dicembre 2018, per la sola quota variabile relativa alla sede operativa/punto vendita per la quale abbiano comunicato all’OAM la relativa chiusura attraverso istanza di variazione dati presentata entro il 30 giugno 2019.

Anche l’apertura/trasferimento di una o più sedi operative è soggetta al pagamento del contributo, solo però per la quota variabile. È esente invece dal versamento l’operatore compro oro il quale, avendo una sola sede operativa, si limiti a trasferire quella inizialmente comunicata.

Qualora l’attività di compro oro originariamente svolta in via secondaria divenisse prevalente, l’operatore è tenuto a comunicare la variazione e contestualmente versare la differenza tra i diversi contributi previsti.

Provvedimenti di cancellazione per i revisori morosi

Il revisore legale destinatario di un provvedimento di cancellazione potrà richiedere la nuova iscrizione a condizione che provveda al versamento dei contributi dovuti (CNDCEC – Nota 17 giugno 2019, n. 52/2019).

Il revisore cancellato per morosità può reiscriversi al registro della revisione legale una volta versato quanto dovuto, essendo in tal modo rimosse le cause che avevano originato la cancellazione.
A tal fine è necessario presentare una nuova domanda di iscrizione compilando il modulo RL_01.
Non si applica la disciplina riguardante la cancellazione per irregolarità commesse nello svolgimento dell’incarico di revisione legale, né è necessario che trascorrano almeno 6 anni dal provvedimento di cancellazione al fine di ottenere una nuova iscrizione.

Il Fisco risponde ai quesiti sulla fatturazione elettronica

Forniti i chiarimenti in tema di documentazione di operazioni rilevanti ai fini IVA, alla luce dei recenti interventi normativi in tema di fatturazione elettronica. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Circolare 17 giugno 2019, n. 14/E).

 

L’Agenzia delle Entrate con la circolare in oggetto fornisce ulteriori chiarimenti sulle questioni relative agli ambiti di applicazione dell’e-fattura, alle sue modalità di emissione e registrazione, ai criteri di compilazione delle autofatture, alle sanzioni e alle altre novità normative sull’Iva che hanno implicazioni nel sistema della fatturazione elettronica.
Viene chiarito che l’esterometro è riservato solo ai soggetti obbligati ad emettere fattura elettronica e ne sono, quindi, esclusi i soggetti che si avvalgono del regime di vantaggio, i forfetari e le associazioni sportive dilettantistiche che hanno conseguito proventi dalle attività commerciali fino a 65mila euro.
Per l’anno 2019 gli operatori sanitari non devono emettere la fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio per prestazioni sanitarie rese nei confronti dei consumatori finali, a prescindere dall’invio dei relativi dati al Sistema Tessera Sanitaria. Questo vale anche per le fatture “miste”, ovvero che contengono sia prestazioni sanitarie che prestazioni accessorie in un unico documento. Anche se l’operatore fattura separatamente le spese sanitarie rispetto a quelle non sanitarie, queste ultime devono essere fatturate elettronicamente solo se non contengono alcun elemento da cui sia possibile desumere informazioni relative allo stato di salute del paziente.
Nelle fatture elettroniche immediate via Sdi, che dal 1° luglio 2019 possono essere emesse entro 10 giorni e non più entro le 24 del giorno di effettuazione dell’operazione, va indicata la data di effettuazione dell’operazione o la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, mentre quella di avvenuta trasmissione è assegnata direttamente dallo Sdi. È sempre la data indicata nella fattura che va riportata nel registro delle vendite quando si annota il documento.
Ai fini del versamento trimestrale dell’imposta di bollo contano solo le fatture transitate attraverso lo Sdi, correttamente elaborate e non quelle scartate. Il Fisco tra l’altro ricorda anche il servizio che rende preventivamente noto l’ammontare dell’imposta dovuta sulla base dei dati presenti nelle fatture inviate tramite Sdi, riportando l’informazione all’interno del portale Fatture e corrispettivi e consentendo il pagamento non solo tramite modelli F24, ma anche con addebito su conto corrente bancario o postale.

IMU 2019: versamento dell’acconto

Scade oggi il termine per il versamento dell’unica rata ovvero dell’acconto dell’imposta dovuta per l’anno 2019 in relazione agli immobili posseduti a titolo di proprietà o sulla base di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie), ovvero in qualità di concessionario demaniale o locatario di immobili in locazione finanziaria (IMU / IMI / IMIS).

Il termine naturale di versamento è il 16 giugno 2019, ma siccome cade di domenica la scadenza è automaticamente posticipata al primo giorno feriale successivo, cioè il 17 giugno 2019.
Il differimento si applica per il versamento dell’acconto (50% dell’imposta dovuta per l’anno 2019) o dell’unica rata dell’IMU (Imposta Municipale propria) a livello nazionale, ma anche per il versamento della rata dell’IMI (Imposta municipale sugli Immobili) e dell’IMIS (Imposta Immobiliare Semplice) dovuta per gli immobili ubicati rispettivamente nella Provincia di Bolzano e nella Provincia di Trento.

IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA (IMU)
L’IMU si applica agli immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. Sono esclusi:
– gli immobili adibiti ad abitazione principale e le relative pertinenze, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
– i terreni agricoli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, quelli ubicati nei comuni montani specificamente individuati, e quelli situati nei comuni delle isole minori, nonché i terreni a immutabile destinazione agrosilvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.
L’imposta è dovuta dai soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà o di altri diritti reali (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie), a titolo di concessione demaniale, in qualità di locatari nell’ambito di un contratto di locazione finanziaria.

Il versamento è validamente eseguito tramite Modello di pagamento F24, che nel caso di titolari di partita IVA deve essere obbligatoriamente con modalità telematiche.
In sede di compilazione del modello F24, devono essere indicati i seguenti codici tributo:
– 3912 per l’abitazione principale e relative pertinenze;
– 3913 per i fabbricati rurali ad uso strumentale;
– 3914 per i terreni;
– 3916 per le aree fabbricabili;
– 3918 per gli altri fabbricati;
– 3925 per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D (quota Stato);
– 3930 per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D (incremento Comune).

IMPOSTA MUNICIPALE SUGLI IMMOBILI (IMI)
L’IMI si applica per gli immobili situati nella provincia autonoma di Bolzano, in particolare fabbricati ed aree fabbricabili a qualsiasi uso destinati e di qualunque natura (inclusa l’abitazione principale e le relative pertinenze); tali immobili non sono soggetti all’IMU.
L’imposta è dovuta dal proprietario oppure dal titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione e superficie di fabbricati e di aree fabbricabili; dal concessionario demaniale; dal locatario, per gli immobili concessi in locazione finanziaria; dal coniuge a cui è stata assegnata l’abitazione coniugale a seguito di provvedimento giudiziale di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio; dal genitore al quale è stata assegnata l’abitazione a seguito di provvedimento giudiziale di affidamento dei figli.

Il versamento è validamente eseguito tramite Modello di pagamento F24, che nel caso di titolari di partita IVA deve essere obbligatoriamente con modalità telematiche.
In sede di compilazione del modello F24, devono essere indicati i seguenti codici tributo:
– 3912 per l’abitazione principale e relative pertinenze;
– 3913 per i fabbricati rurali ad uso strumentale;
– 3916 per le aree fabbricabili;
– 3918 per gli altri fabbricati;
– 3930 per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D.

IMPOSTA IMMOBILIARE SEMPLICE (IMIS)
L’IMIS si applica per gli immobili situati nella provincia autonoma di Trento, in particolare fabbricati ed aree fabbricabili a qualsiasi uso destinati e di qualunque natura (inclusa l’abitazione principale e le relative pertinenze); tali immobili non sono soggetti all’IMU.
L’imposta è dovuta dalla persona fisica o giuridica che ha il possesso dell’immobile. In particolare:
– il soggetto titolare del diritto di proprietà, uso, usufrutto, abitazione, superficie ed enfiteusi sugli immobili;
– in caso di contratto di leasing, il soggetto che acquisisce le disponibilità in godimento dell’immobile, compresa l’area su cui sarà edificato il fabbricato oggetto di leasing;
– il coniuge che acquista il diritto di abitazione per successione;
– gli eredi, in base alle disposizioni del codice civile, in caso di decesso del titolare dei diritti reali.

Il versamento è validamente eseguito tramite Modello di pagamento F24, che nel caso di titolari di partita IVA deve essere obbligatoriamente con modalità telematiche.
In sede di compilazione del modello F24, devono essere indicati i seguenti codici tributo:
– 3990 per l’abitazione principale, fattispecie assimilate e pertinenze;
– 3991 per altri fabbricati abitativi;
– 3992 per altri fabbricati;
– 3993 per aree edificabili.

RAVVEDIMENTO OPEROSO
Qualora non sia rispettato il termine del 17 giugno 2019, è possibile regolarizzare l’omissione tramite ravvedimento operoso, beneficiando di una sanzione ridotta, oltre all’applicazione degli interessi al tasso legale:
– 0,1% dell’importo dovuto per ogni giorno di ritardato versamento successivo alla scadenza, fino a 14 giorni di ritardo (max 1,40% per 14 giorni di ritardo);
– 1,5% dell’importo non versato se la regolarizzazione è effettuata dal 15° giorno e fino a 30 giorni dalla scadenza;
– 1,67% dell’importo non versato se la regolarizzazione è effettuata dal 31° giorno e fino a 90 giorni dalla scadenza;
– 3,75% dell’importo non versato se la regolarizzazione è effettuata dal 91° giorno e fino ad un anno dalla scadenza.
In tal caso, per il ravvedimento dell’IMU e dell’IMI l’importo di sanzioni e interessi deve essere versato unitamente all’imposta e sul modello F24 deve essere barrata la casella “Ravv.”.
Per il ravvedimento dell’IMIS, invece, le sanzioni e gli interessi devono essere versati contestualmente all’imposta, ma indicati distintamente utilizzando il codice tributo “3996”, e deve essere barrata la casella “Ravv”.

Richiesta di rimborso entro due anni per l’Iva estera non dovuta

Per il rimborso dell’Iva estera versata non dovuta deve essere presentata apposita istanza, a pena di decadenza, entro i due anni dal versamento (Corte di cassazione – ordinanza n. 15638/2019).

In tema di rimborso di Iva, nel caso in cui il contribuente abbia erroneamente versato l’imposta non dovuta per carenza del presupposto della territorialità, il termine entro il quale va avanzata la richiesta di rimborso è quello biennale, termine che decorre dal momento in cui è stato effettuato il versamento poiché, in una tale evenienza, il presupposto per la restituzione sussiste sin dall’origine, senza che assuma rilevanza l’incertezza soggettiva sul diritto al rimborso, che è questione di mero fatto, non incidente sulla possibilità giuridica di ripetere l’indebito e, quindi, sulla decorrenza del termine in base al principio generale del codice civile.

Pertanto, il diritto al rimborso dell’Iva estera non scatta automaticamente solo perché il tributo non è dovuto, ma deve essere presentata istanza, a pena di decadenza, entro i due anni dal versamento.

Soppresse le causali contributo “EBFO” e “EBFW”

Soppressione delle causali contributo “EBFO” e “EBFW (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 13 giugno 2019, n. 59/E).

L’Agenzia delle Entrate in seguito alla richiesta da parte dell’Inps, ha provveduto alla soppressione con effetto immediato delle seguenti causali contributo:
– EBFO per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale MPMI “EBINFORMA;
– EBFW per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Socio-Sanitario-Assistenziale-Educativo “EBINWELFARE”.

Rivalsa/detrazione dell’IVA accertata

Con la recente Risposta all’interpello n. 192 del 13 giugno 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’importo della maggiore IVA all’importazione accertata, e versata in via provvisoria in sede contenziosa, può essere detratto dall’importatore debitore d’imposta, anche mediante dichiarazione IVA integrativa a favore, entro il termine biennale decorrente dal passaggio in giudicato della sentenza che rende definitivo l’avviso di accertamento.

 

È consentito l’esercizio del diritto di rivalsa della maggiore imposta accertata a condizione che il cedente/prestatore abbia definitivamente corrisposto le somme dovute all’erario. La previsione normativa mira a ripristinare, anche nelle ipotesi di accertamento, la neutralità garantita dal meccanismo della rivalsa e dal diritto di detrazione consentendo il normale funzionamento dell’IVA, la quale deve, per sua natura, colpire i consumatori finali e non gli operatori economici.
In tal caso, il cessionario o il committente può esercitare il diritto alla detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui ha corrisposto l’imposta o la maggiore imposta addebitata in via di rivalsa ed alle condizioni esistenti al momento di effettuazione della originaria operazione.
Qualora l’imposta relativa agli acquisti non sia addebitata al cessionario/committente in via di rivalsa, ma sia versata direttamente da quest’ultimo, come avviene nelle importazioni, il diritto alla detrazione deve essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui l’importatore, debitore d’imposta, ha provveduto al pagamento dell’imposta, della maggiore imposta, delle sanzioni e degli interessi e cioè “di quanto dovuto sulla base di un accertamento resosi definitivo”.
Nell’ipotesi di impugnazione dell’atto di accertamento in sede giudiziale, lo stesso diviene definitivo a seguito del passaggio in giudicato della sentenza che confermi la legittimità della pretesa tributaria. Di conseguenza il diritto alla detrazione della maggior IVA all’importazione accertata si realizza a seguito del passaggio in giudicato della sentenza, sia con riguardo alle somme pagate a titolo di riscossione provvisoria in pendenza del giudizio, sia in relazione alle somme pagate successivamente. In particolare:
– in relazione alla somme già pagate in pendenza del giudizio, il termine biennale per l’esercizio del diritto alla detrazione della maggiore imposta accertata decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che rende definitivo l’avviso di accertamento;
– per le somme pagate invece successivamente alla intervenuta definitività del giudizio, il termine biennale di detrazione decorre progressivamente dalla data del pagamento dei singoli importi.

A tal fine, sebbene non sia previsto dalla norma alcun adempimento specifico, l’Agenzia delle Entrate ritiene necessaria la predisposizione di un documento (al quale allegare per completezza l’atto di accertamento e l’attestato di versamento), da annotare nel registro IVA degli acquisti, dal quale si evinca l’ammontare dell’imposta versata a seguito di accertamento, nonché il titolo giustificativo della detrazione d’imposta: “art. 60, comma 7 del DPR n. 633 del 1972, avviso di accertamento n. ….”. Lo stesso documento non deve essere annotato nel registro IVA delle fatture emesse; in tal modo, modo non concorrerà alla determinazione dell’Iva dovuta sulle operazioni attive in fase di liquidazione periodica o di dichiarazione annuale.
Per quanto concerne, invece, somme pregresse per le quali sia scaduto il termine per la registrazione, l’Agenzia delle Entrate precisa che il diritto alla detrazione può essere esercitato anche tramite la presentazione di una dichiarazione IVA integrativa a favore, entro il medesimo termine biennale.

Le comunicazioni di compliance per gli esercenti tramite distributori automatici

Disposte le comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo nei confronti dei contribuenti per i quali risultano anomalie relative alla trasmissione dei dati dei corrispettivi derivanti da cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tramite distributori automatici (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 13 giugno 2019, n. 195328).

A decorrere dal 1° gennaio 2018, per tutti i soggetti gestori di distributori automatici (inclusi quelli senza porta di comunicazione), la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi sono obbligatorie.
Al fine di stimolare il corretto assolvimento degli obblighi di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, nonché di favorire l’emersione spontanea di basi imponibili potenzialmente sottratte a tassazione, l’Agenzia delle entrate individua, a seguito dell’analisi dei dati acquisiti all’Anagrafe tributaria, i contribuenti che presentano possibili anomalie per l’anno d’imposta 2018.
A seguito dell’attività di analisi di cui sopra, l’Agenzia invia una comunicazione per la promozione della compliance ai contribuenti che, sebbene risultino svolgere l’attività economica di Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici, sulla base del codice ATECO 47.99.20, presente in Anagrafe tributaria, non hanno censito alcun distributore automatico.
L’Agenzia invia altresì una comunicazione per la promozione della compliance ai contribuenti che, pur avendo censito i propri distributori automatici, presentano ripetute anomalie relative alle trasmissioni dei dati effettuate.
I contribuenti che hanno ricevuto la comunicazione, che riconoscono gli errori o le omissioni segnalati negli adempimenti di memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi, possono regolarizzare la propria posizione versando le sanzioni stabilite dalla legge, beneficiando delle riduzioni previste dal ravvedimento operoso.
Qualora gli errori o le omissioni abbiano comportato anche errori o omissioni negli adempimenti dichiarativi IVA e nei versamenti dell’imposta, i contribuenti possono regolarizzare anche tali violazioni, mediante ravvedimento operoso, presentando la dichiarazione integrativa (ovvero l’eventuale dichiarazione omessa, entro novanta giorni dal 30 aprile 2019) e versando le maggiori imposte dovute, unitamente agli interessi, nonché alle sanzioni in misura ridotta.
I contribuenti che hanno ricevuto la comunicazione sul mancato censimento, qualora ravvisino che l’attività economica effettivamente esercitata non corrisponde al codice ATECO dichiarato, devono provvedere alla variazione dello stesso e inserire il codice ATECO corretto nella prossima dichiarazione Redditi 2019.

FISCALITA’ INTERNAZIONALE: ACCORDO CNDCEC – CFE

Anche i commercialisti italiani potranno iscriversi al Registro europeo di esperti della materia. Online entro l’anno corsi sui temi di maggior rilievo di fiscalità internazionale (CNDCEC – COMUNICATO STAMPA 13 giugno 2019).

Possibilità di iscrizione anche per i commercialisti italiani al Registro europeo degli esperti in fiscalità internazionale e corsi on line sugli aspetti più rilevanti della materia. E’ quanto prevede l’accordo sottoscritto nei giorni scorsi a Bruxelles dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed Esperti contabili (CNDCEC) e dalla CFE – Tax adivisers Europe.
Secondo quanto sottoscritto dalle due organizzazioni, per gli iscritti all’albo dei commercialisti italiani che abbiano particolari competenze ed esperienze in ambito di fiscalità internazionale, viene promossa la possibilità di iscriversi al Registro europeo degli esperti in fiscalità, creato e curato da molti anni dalla CFE, al quale aderiscono professionisti di 24 Paesi. Per i commercialisti interessati ad aderire al network, l’accordo prevede il sostengo del CNDCEC per i primi tre anni di iscrizione. Ai partecipanti alla rete è offerta la possibilità di accedere ad un pacchetto di documenti di analisi e supporti formativi.
L’accordo prevede anche la realizzazione di quattro moduli formativi di 15 ore ciascuno, trasmessi sulla piattaforma Concerto. Il primo sarà un modulo introduttivo, con mappatura delle principali tematiche della fiscalità internazionale. Nei moduli successivi si passerà ad un esame approfondito dei temi di maggior rilievo e attualità. Focus quindi su Transfer pricing, tassazione dell’economia digitale, misure per combattere evasione (antiavoidance directive), meccanismi di risoluzione delle liti in ambito fiscale e relativo modello OCSE. I corsi, gestiti con relatori designati dalla CFE e con possibilità di essere seguiti sia in Italia che all’estero, si svolgeranno tutti entro il 2019.

Sconti fiscali per assicurazioni sulla casa dal rischio di eventi calamitosi

È riconosciuta una detrazione IRPEF nella misura del 19 per cento delle spese sostenute per premi di assicurazione sulla casa e relative pertinenze contro il rischio di eventi calamitosi (Agenzia delle Entrate – Circolare n. 13/E del 2019)

A partire dal 1° gennaio 2018, è possibile detrarre un importo pari al 19% delle spese sostenute per i premi relativi alle assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi stipulate per unità immobiliari residenziali e relative pertinenze. La detrazione non spetta se la polizza è stipulata per assicurare solo la pertinenza.
Con la Circolare n. 13/E del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la detrazione spetta al contraente della polizza, indipendentemente dall’intestazione dell’immobile oggetto della stessa, poiché l’agevolazione è riferibile al bene, anziché alla persona.
Per espressa previsione della norma, la detrazione spetta per le polizze stipulate a decorrere dal 1° gennaio 2018. Rientrano fra le polizze che danno diritto alla detrazione anche quelle di rinnovo del contratto preesistente alle stesse condizioni (che deve avvenire a decorrere dal 1° gennaio 2018), in quanto assimilabili alla stipula di un nuovo contratto.
Restano escluse dal beneficio, invece, le polizze pluriennali stipulate prima del 1° gennaio 2018, almeno fino alla relativa scadenza naturale.
La detrazione è riconosciuta senza limiti di importo anche per più unità immobiliari.
In caso di polizze “multirischio”, la detrazione spetta limitatamente alla componente di premio relativa alle garanzie a copertura degli eventi calamitosi.

POLIZZE CONDOMINIALI
Anche le polizze assicurative stipulate dal condominio a garanzia del fabbricato danno diritto alla detrazione IRPEF, relativamente alla quota di premio riferita alla singola unità immobiliare residenziale e alle relative pertinenze. Nel caso in cui il condominio comprenda anche unità immobiliari diverse da quelle residenziali, la detrazione spetta solo sui premi riferiti alle unità immobiliari residenziali e alle relative pertinenze. La quota di premio relativa ai condomini è certificata dagli amministratori; in alternativa il condomino dovrà essere in possesso della copia della polizza e della documentazione da cui si evinca la quota di premio riferita alla propria unità immobiliare effettivamente pagata dal condomino stesso.

DOCUMENTAZIONE DI SPESA
Ai fini della detrazione l’importo del premio deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi nel Quadro E – Sez. I – Rigo E8/E10, utilizzando il codice “43”, e vanno ricomprese anche le somme indicate nella CU2019 (punti da 341 a 352) con il codice 43.
Nell’ambito delle attività di assistenza fiscale deve essere controllata, e conservata per i successivi controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, la seguente documentazione:
– ricevuta di pagamento dei premi o dichiarazione dell’assicurazione attestante il pagamento dei suddetti premi;
– copia del contratto di assicurazione o attestazione rilasciata dalla compagnia di assicurazione da cui risultino i requisiti richiesti.
In caso di polizze condominiali è necessaria la dichiarazione dell’amministratore di condominio che attesti la quota del premio riferito a ciascun condomino e che lo stesso sia stato effettivamente pagato. In alternativa a tale certificazione sarà necessario esibire tutta la documentazione inerente la spesa sostenuta (ricevuta di pagamento e copia contratto)