Soggetti abilitati alla difesa del contribuente nel processo tributario

O1 APR 2020 In arrivo le istruzioni sulla nuova disciplina per l’iscrizione dei soggetti abilitati alla difesa del contribuente innanzi alle Commissioni Tributarie all’elenco nazionale. A partire dal 1° aprile 2020, tali soggetti potranno presentare apposita domanda, nonché chiarimenti riguardanti i casi di incompatibilità, diniego, sospensione e revoca dell’iscrizione stessa. (MEF – circolare n. 2/DF del 31 Marzo 2020).

 

Nell’ambito della giurisdizione tributaria, il diritto del contribuente ad una difesa tecnica qualificata è garantita da professionisti abilitati allo svolgimento di tale attività defensionale innanzi alle Commissioni tributarie. Soltanto nelle controversie di valore pari o inferiore a €. 3.000,00 (al netto di interessi e di eventuali sanzioni irrogate), il contribuente può stare in giudizio senza l’assistenza tecnica di un professionista abilitato.
In particolare, l’assistenza tecnica in parola è affidata, agli Avvocati e ai Dottori commercialisti iscritti alla sezione A del relativo albo nonché ai Consulenti del lavoro, che sono abilitati alla difesa in tutte le controversie tributarie, a prescindere dalla materia del contenzioso attivato. Si tratta di soggetti in possesso di un titolo abilitativo generale che discende ex lege dall’iscrizione al relativo Albo; essi, pertanto, non necessitano di un’autorizzazione amministrativa.
Parimenti, sono abilitati alla difesa tecnica anche gli Ingegneri, gli Architetti, i Geometri, i Periti industriali, i Dottori agronomi e forestali, gli Agrotecnici, i Periti agrari, gli Spedizionieri doganali che risultino iscritti all’albo di pertinenza. Con riferimento alla loro abilitazione, si evidenzia come la stessa sia limitata ai contenziosi che vertono su specifiche materie. Il loro titolo abilitativo, per i suddetti contenziosi, discende dall’iscrizione al relativo Albo; anch’essi, pertanto, non necessitano di un’autorizzazione amministrativa.
In aggiunta ai professionisti sopra elencati, sono previste ulteriori abilitazioni all’assistenza tecnica per i soggetti che, in possesso di speciali requisiti di professionalità e lavorativi, risultano iscritti in appositi elenchi, in precedenza gestiti dal MEF e dagli uffici regionali dell’Agenzia delle entrate. La riforma del 2015 ha interessato proprio la gestione e la tenuta di tali elenchi.
Precisamente, la disciplina dell’assistenza tecnica innanzi alle Commissioni tributarie è stata riformata dal D.Lgs. n. 156/2015 che ha attuato un riordino dei soggetti deputati alla tenuta degli elenchi degli abilitati alla difesa innanzi alle CCTT, attribuendo al Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze la competenza in materia di tenuta degli elenchi. Con riguardo alla decorrenza del citato intervento normativo di riordino è stato stabilito il differimento della data di entrata in vigore delle suddette norme a quella stabilita dal decreto attuativo.
Il Mef con decreto del 5 agosto 2019, n. 106 ha emanato il Regolamento recante disposizioni in materia di abilitazione all’assistenza tecnica innanzi alle Commissioni tributarie (CCTT). In particolare, ha stabilito che le disposizioni ivi contenute entrano in vigore il 1°aprile 2020.
Pertanto, con il citato decreto sono state stabilite le modalità di tenuta delle cinque sezioni che compongono il nuovo Elenco unico nazionale dei soggetti autorizzati all’assistenza tecnica innanzi alle CCTT, operativo dal 1° aprile 2020.
In sostanza, con la riforma del 2015 e l’emanazione del Regolamento di cui al D.M. n. 106/2019, il legislatore ha inteso:
– attribuire ad un unico soggetto, rappresentato dalla Direzione della giustizia tributaria del Dipartimento delle finanze, la competenza relativa alla tenuta delle cinque sezioni dell’elenco unico;
– istituire un sistema uniforme di regole per l’iscrizione e la tenuta del suddetto elenco, basato sui principi fondamentali mutuati dal codice deontologico forense;
– ampliare il novero dei soggetti che possono esercitare l’assistenza tecnica innanzi alle CCTT, includendovi i dipendenti dei centri di assistenza fiscale e delle relative società di servizi, nonché gli ex dipendenti degli enti impositori;
– porre delle condizioni più stringenti per l’iscrizione a talune sezioni, che riguardano il possesso di particolari titoli di studio e/o professionali;
– garantire adeguata pubblicità al nuovo Elenco unico mediante la pubblicazione sul sito internet istituzionale del Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Emergenza Covid-19: attestazioni camerali delle imprese di sussistenza cause forza maggiore

Le imprese possono richiedere alle Camere di Commercio il rilascio delle dichiarazioni, in lingua inglese, che attestano la condizione di forza maggiore derivante dall’attuale fase di emergenza sanitaria per il Covid-19 (Ministero Sviluppo Economico – circolare 25 marzo 2020).

Su richiesta dell’impresa, quale documento a supporto del commercio internazionale, le Camere di commercio, nell’ambito dei poteri loro riconosciuti dalla legge, possono rilasciare dichiarazioni in lingua inglese sullo stato di emergenza in Italia conseguente all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e sulle restrizioni imposte dalla legge per il contenimento dell’epidemia.

Con le predette dichiarazioni le Camere di commercio potranno attestare di aver ricevuto, dall’impresa richiedente il medesimo documento, una dichiarazione in cui, facendo riferimento alle restrizioni disposte dalle Autorità di governo e allo stato di emergenza in atto, l’impresa medesima afferma di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali precedentemente assunti per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.

Dematerializzazione ricette e piani terapeutici e nuove modalità per promemoria cartaceo

Pubblicato nella G.U. n. 86/2020, il decreto 25 marzo 2020 del Ministero dell’Economia e delle Finanze che estende la dematerializzazione delle ricette e dei piani terapeutici e indica le modalità alternative al promemoria cartaceo della ricetta elettronica.

Ai fini della dematerializzazione prescrizione farmaci con piano terapeutico AIFA il medico prescrittore, al momento della generazione della ricetta elettronica per la prescrizione di farmaci con piano terapeutico AIFA, invia al SAC, tenuto conto degli eventuali SAR, anche il numero del relativo piano terapeutico elettronico (PTE), fermo restando il controllo da parte del SAC sulle prescrizioni del medesimo farmaco già eventualmente effettuate al paziente stesso.
A tal fine, i Piani terapeutici (PT) AIFA sono sostituiti dai PTE generati dai medici o dai centri autorizzati alla compilazione dei PT, attraverso le funzionalità rese disponibili dal SAC.
L’AIFA rende disponibili, in modalità telematica, al SAC l’elenco aggiornato dei PT, unitamente alle regole di compilazione, ai fini dei relativi controlli.
Il medico autorizzato accede al SAC, anche tramite SAR, per la generazione del PTE, inviando al SAC i dati del medesimo PT, comprensivi del numero univoco a livello nazionale identificativo del piano terapeutico elettronico, nonché del codice fiscale dell’assistito titolare del piano terapeutico.
A fronte dell’esito positivo dell’invio telematico dei dati di cui sopra, il medico autorizzato rilascia all’assistito il promemoria cartaceo del PTE. Su richiesta dell’assistito, tale promemoria può essere trasmesso tramite i canali alternativi.
A fronte dell’esito negativo dell’invio telematico dei dati, il medico segnala tale anomalia al SAC e provvede alla compilazione del PT cartaceo, fermo restando l’obbligo dell’invio telematico al SAC dei relativi dati al fine di consentire la generazione della ricetta elettronica.
Il Ministero dell’economia e delle finanze rende disponibili alle ASL di competenza i dati in questione e all’AIFA, nonché al Ministero della salute e alle regioni e province autonome i medesimi dati con forme di pseudonimizzazione, secondo modalità da stabilirsi, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali.
Ai fini della dematerializzazione della prescrizione dei farmaci distribuiti attraverso modalità diverse dal regime convenzionale e dematerializzazione prescrizione dei farmaci con ricetta medica limitativa, si applicano le medesime modalità della dematerializzazione della ricetta medica per le prescrizioni a carico del SSN e dei SASN.
Al momento della generazione della ricetta elettronica, il medico rilascia all’assistito il promemoria cartaceo, ovvero, lo rende disponibile in modalità alternativa.
Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della salute, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali, sono stabilite le modalità di rilascio del promemoria attraverso i seguenti canali:
a) nel portale del SAC www.sistemats.it , anche tramite SAR;
b) nel FSE dell’assistito, solo a fronte del rilascio del consenso all’alimentazione del FSE;
c) tramite posta elettronica;
d) tramite SMS.
Il MEF, infine, dispone che fino al perdurare dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, restano ferme le disposizioni definite dalle ordinanze della protezione civile, concernenti la ricetta dematerializzata.

Emergenza Covid-19: consentite le passeggiate sotto casa

Nell’ambito delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 adottate sull’interno territorio nazionale, il Ministero dell’Interno ha fornito chiarimenti in merito a profili applicativi in tema di divieto di assembramento e di spostamenti di persone fisiche, ritenendo consentite le passeggiate e le camminate sotto casa (Ministero interno – circolare 31 marzo 2020, n. 15350).

Fermo restando il divieto di ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, le restrizioni agli spostamenti sia intercomunali che infracomunali, nonché le prescrizioni che vanno dal rispetto della distanza interpersonale di un metro fino alle limitazioni riguardanti l’attività motoria, il Ministero dell’Interno ha chiarito che il suddetto divieto di assembramento non può ritenersi violato dalla presenza in spazi all’aperto di persone ospitate nella medesima struttura di accoglienza (ad esempio, case-famiglia).
In tali strutture, peraltro, chiunque acceda dall’esterno (operatori, fornitori, familiari, ecc.) è comunque tenuto al rispetto del divieto di assembramento, della distanza interpersonale di un metro e dall’utilizzo degli occorrenti presidi sanitari (mascherine e guanti).
Per quanto riguarda gli spostamenti di persone fisiche, è consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, inoltre, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute.
Inoltre, nel rammentare che resta non consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto ed accedere ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, il Ministero ha ulteriormente chiarito che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging), potendosi far ricomprendere nella prima il camminare in prossimità della propria abitazione.
Sono, altresì, consentiti spostamenti nei pressi della propria abitazione giustificati da esigenze di accompagnamento di anziani o inabili da parte di persone che ne curano l’assistenza, in ragione della riconducibilità dei medesimi spostamenti a motivazioni di necessità o di salute.

Mef, Banca d’Italia, Abi e Mcc: parte la Task Force

Per assicurare efficiente e rapido utilizzo delle misure a supporto della liquidità adottate dal Governo con il Decreto “Cura Italia”, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Banca d’Italia, l’Associazione Bancaria Italiana e il Mediocredito Centrale (MCC) hanno costituito una Task Force (Comunicato 29 marzo 2020, n. 62).

Si rammenta che è stata adottata una moratoria fino al 30 settembre per i prestiti per le micro imprese, le Pmi, i professionisti e le ditte individuali, mentre l’operatività del Fondo di garanzia per le PMI, gestito da Mcc, è stata potenziata e ampliata, aumentandone le risorse e l’ambito di intervento e rendendo più veloci e semplici le procedure per l’ottenimento della garanzia.
La garanzia del Fondo è all’80% dell’importo (e al 90% in caso di riassicurazione di confidi) per tutti i prestiti fino a 1,5 milioni, ferma restando la possibilità di coprire all’80% anche i prestiti fino a 2,5 milioni quando siano rispettate alcune condizioni, fra cui l’imprenditoria femminile, per i prestiti nel Mezzogiorno e per i finanziamenti per investimenti, nonché per tutti i prestiti fino a 5 milioni che rientrino negli ambiti di attività coperti anche dalle sezioni speciali del Fondo stesso. È inoltre previsto l’avvio di una linea per la liquidità immediata (fino a 3.000 euro) per gli imprenditori persone fisiche (le cc.dd. partite IVA, anche se non iscritti al registro delle imprese) con accesso senza bisogno di alcuna valutazione da parte del Fondo, che si affianca alle garanzie all’80% già attive sul micro-credito e sui finanziamenti fino a 25.000 euro (cosiddetto importo ridotto).
La Task force opererà per mettere le banche e i soggetti interessati a conoscenza delle nuove procedure, e per agevolarne l’utilizzo. Proseguirà il lavoro di coordinamento e scambio di informazioni già positivamente avviato tra le parti in questi giorni, anche al fine di individuare le soluzioni più appropriate rispetto a eventuali problemi applicativi e facilitarne la divulgazione, contribuendo all’aggiornamento e all’alimentazione della sezione dedicata a ‘Domande e Risposte’ nel sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze. La Task force coordinerà la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa.

Fondo di solidarietà dell’UE per l’emergenza Coronavirus

Dal 1° Aprile 2020 entrano in vigore le nuove disposizioni sul Fondo di solidarietà dell’Unione europea per fronteggiare la pandemia da Covid-19 (Regolamento (CE) dell’11 novembre 2002, n. 2012/2002 modificato dal Regolamento (UE) del 30 marzo 2020, n. 2020/461 pubblicato nella G.U. Unione Europea 31 marzo 2020, n. L 99).

COMUNITA’ EUROPEA – Regolamento (CE) del Consiglio 11 novembre 2002, n. 2012/2002

Che istituisce il Fondo di solidarietà dell’Unione europea

Modifiche agli artt. 2, 3, 4 bis e 8

In vigore fino al 31.03.2020

In vigore dall’1.1.2020

Articolo 2

1. Su richiesta di uno Stato membro o di un paese con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione di seguito denominato «Stato ammissibile», il Fondo può essere mobilitato qualora si producano serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sull’ambiente naturale o sull’economia di una o più regioni di tale Stato ammissibile a seguito del verificarsi di una catastrofe naturale grave o regionale sul territorio dello stesso Stato ammissibile o di uno Stato ammissibile limitrofo. I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
2. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale grave» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca, in uno Stato ammissibile, danni diretti stimati a oltre 3 000 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiori allo 0,6% del suo RNL.
3. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale regionale» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provochi, in una regione di livello NUTS 2 di uno Stato ammissibile, danni diretti superiori all’1,5% del prodotto interno lordo (PIL) di tale regione.
In deroga al primo comma, qualora la regione interessata, nella quale si è verificata la catastrofe naturale, sia una regione ultraperiferica ai sensi dell’articolo 349 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, per «catastrofe naturale regionale» s’intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca danni diretti superiori all’1% del PIL di tale regione.
Se la catastrofe naturale riguarda diverse regioni di livello NUTS 2, la soglia è applicata alla media del PIL di queste regioni ponderata in base alla parte dei danni totali subita da ciascuna regione.
4. Il Fondo può essere mobilitato anche per qualsiasi catastrofe naturale in uno Stato ammissibile che costituisce anche una catastrofe naturale grave in uno Stato ammissibile limitrofo.
5. Ai fini del presente articolo sono utilizzati dati statistici armonizzati forniti da Eurostat.

 

Articolo 2

1. Su richiesta di uno Stato membro o di un paese con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione, di seguito denominato «Stato ammissibile», il Fondo può essere mobilitato qualora si producano serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sulla salute umana, sull’ambiente naturale o sull’economia di una o più regioni di tale Stato ammissibile a seguito del verificarsi di:
a) una catastrofe naturale grave o regionale sul territorio dello stesso Stato ammissibile o di uno Stato limitrofo ammissibile; o
b) di una grave emergenza di sanità pubblica sul territorio dello stesso Stato ammissibile.
I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
2. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale grave» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca, in uno Stato ammissibile, danni diretti stimati a oltre 3 000 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiori allo 0,6% del suo RNL.
2-bis. Ai fini del presente regolamento, per «grave emergenza di sanità pubblica» si intende qualsiasi pericolo potenzialmente letale o altrimenti grave per la salute, di origine biologica, in uno Stato ammissibile, che compromette gravemente la salute umana e che richiede interventi decisi per contenerne l’ulteriore diffusione e che comportano, per lo Stato ammissibile, un onere finanziario pubblico per le misure di risposta all’emergenza stimato a oltre 1 500 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiore allo 0,3% del suo RNL.
3. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale regionale» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provochi, in una regione di livello NUTS 2 di uno Stato ammissibile, danni diretti superiori all’1,5% del prodotto interno lordo (PIL) di tale regione.
In deroga al primo comma, qualora la regione interessata, nella quale si è verificata la catastrofe naturale, sia una regione ultraperiferica ai sensi dell’articolo 349 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, per «catastrofe naturale regionale» s’intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca danni diretti superiori all’1% del PIL di tale regione.
Se la catastrofe naturale riguarda diverse regioni di livello NUTS 2, la soglia è applicata alla media del PIL di queste regioni ponderata in base alla parte dei danni totali subita da ciascuna regione.
4. Il Fondo può essere mobilitato anche per qualsiasi catastrofe naturale in uno Stato ammissibile che costituisce anche una catastrofe naturale grave in uno Stato ammissibile limitrofo.
5. Ai fini del presente articolo sono utilizzati dati statistici armonizzati forniti da Eurostat.

Articolo 3

1. L’assistenza è concessa sotto forma di un contributo finanziario del Fondo. Per ogni catastrofe naturale è concesso a uno Stato ammissibile un unico contributo finanziario.
2. L’obiettivo del Fondo è integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche sostenute per aiutare lo Stato ammissibile ad attuare, in base alla natura della catastrofe naturale, le seguenti operazioni essenziali di emergenza e recupero:
a) ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione;
b) realizzazione di misure provvisorie di alloggio e finanziamento dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità della popolazione colpita;
c) messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e misure di protezione del patrimonio culturale;
d) ripulitura delle zone danneggiate, comprese le zone naturali, in linea, se del caso, con approcci eco-compatibili e ripristino immediato delle zone naturali colpite al fine di evitare gli effetti immediati legati all’erosione del suolo.
Ai fini della lettera a), per «ripristino della funzionalità» si intende il ripristino, per le infrastrutture e gli impianti, delle condizioni precedenti al verificarsi della catastrofe naturale. Qualora non sia giuridicamente possibile o economicamente giustificato ristabilire la situazione precedente al verificarsi della catastrofe naturale, o qualora lo Stato beneficiario decida di spostare l’infrastruttura o l’impianto colpiti o di migliorarne la funzionalità al fine di potenziare la capacità di resistenza alle catastrofi naturali future, il Fondo può contribuire ai costi di ripristino solo fino a concorrenza dell’ammontare dei costi stimati per il ripristino dello status quo ante.

I costi che eccedono il livello di cui al secondo comma sono finanziati dallo Stato beneficiario mediante fondi propri o, se possibile, mediante altri fondi dell’Unione.

Ai fini della lettera b), per «misure provvisorie di alloggio» si intende una sistemazione alloggiativa che dura fino a quando la popolazione colpita sia in grado di ritornare alle abitazioni originarie dopo che queste sono state riparate o ricostruite.
3. I pagamenti a titolo del Fondo si limitano a finanziare le misure destinate a mitigare i danni non assicurabili e sono recuperati qualora i costi sostenuti per riparare i danni siano in seguito coperti da terzi conformemente all’articolo 8, paragrafo 4.
4. L’imposta sul valore aggiunto (IVA) non costituisce una spesa ammissibile di un’operazione, tranne qualora non sia recuperabile a norma della legislazione nazionale sull’IVA.
5. L’assistenza tecnica per la gestione, il monitoraggio, l’informazione e la comunicazione, la risoluzione dei reclami, il controllo e l’audit non è ammissibile per il contributo finanziario del Fondo.
I costi relativi alla preparazione e all’attuazione delle operazioni di cui al paragrafo 2, compresi quelli relativi alla perizia tecnica fondamentale, sono ammissibili come parte dei costi di progetto.
6. Qualora le operazioni di cui al paragrafo 2 a cui il Fondo ha contribuito finanziariamente generino entrate, il contributo finanziario totale del Fondo non supera i costi netti totali delle operazioni di emergenza e recupero sostenuti dallo Stato beneficiario. Lo Stato beneficiario allega una dichiarazione in tal senso nella relazione sull’attuazione del contributo del Fondo di cui all’articolo 8, paragrafo 3.
7. Il 1° ottobre di ogni anno dovrebbe essere rimanere disponibile almeno un quarto dell’importo annuo del Fondo per coprire i fabbisogni che si presentassero entro la fine dell’anno.

 

Articolo 3

1. L’assistenza è concessa sotto forma di un contributo finanziario del Fondo. Per ogni catastrofe o emergenza ammissibile è concesso a uno Stato ammissibile un unico contributo finanziario.
2. L’obiettivo del Fondo è integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche sostenute per aiutare lo Stato ammissibile ad attuare, in base alla natura della catastrofe o emergenza ammissibile, le seguenti operazioni essenziali di emergenza e recupero:
a) ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione;
b) realizzazione di misure provvisorie di alloggio e finanziamento dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità della popolazione colpita;
c) messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e misure di protezione del patrimonio culturale;
d) ripulitura delle zone danneggiate, comprese le zone naturali, in linea, se del caso, con approcci eco-compatibili e ripristino immediato delle zone naturali colpite al fine di evitare gli effetti immediati legati all’erosione del suolo;
e) misure volte a fornire rapidamente assistenza, anche medica, alla popolazione colpita da una grave emergenza di sanità pubblica e a proteggere la popolazione dal rischio di essere colpita, per esempio attraverso la prevenzione, il monitoraggio o il controllo della diffusione di malattie, la lotta contro i gravi rischi per la salute pubblica o l’attenuazione del loro impatto sulla salute pubblica.
Ai fini della lettera a), per «ripristino della funzionalità» si intende il ripristino, per le infrastrutture e gli impianti, delle condizioni precedenti al verificarsi della catastrofe naturale. Qualora non sia giuridicamente possibile o economicamente giustificato ristabilire la situazione precedente al verificarsi della catastrofe naturale, o qualora lo Stato beneficiario decida di spostare l’infrastruttura o l’impianto colpiti o di migliorarne la funzionalità al fine di potenziare la capacità di resistenza alle catastrofi naturali future, il Fondo può contribuire ai costi di ripristino solo fino a concorrenza dell’ammontare dei costi stimati per il ripristino dello status quo ante.
I costi che eccedono il livello di cui al secondo comma sono finanziati dallo Stato beneficiario mediante fondi propri o, se possibile, mediante altri fondi dell’Unione.
Ai fini della lettera b), per «misure provvisorie di alloggio» si intende una sistemazione alloggiativa che dura fino a quando la popolazione colpita sia in grado di ritornare alle abitazioni originarie dopo che queste sono state riparate o ricostruite.
3. I pagamenti a titolo del Fondo si limitano a finanziare le misure destinate a mitigare i danni non assicurabili e sono recuperati qualora i costi sostenuti per riparare i danni siano in seguito coperti da terzi conformemente all’articolo 8, paragrafo 4.
4. L’imposta sul valore aggiunto (IVA) non costituisce una spesa ammissibile di un’operazione, tranne qualora non sia recuperabile a norma della legislazione nazionale sull’IVA.
5. L’assistenza tecnica per la gestione, il monitoraggio, l’informazione e la comunicazione, la risoluzione dei reclami, il controllo e l’audit non è ammissibile per il contributo finanziario del Fondo.
I costi relativi alla preparazione e all’attuazione delle operazioni di cui al paragrafo 2, compresi quelli relativi alla perizia tecnica fondamentale, sono ammissibili come parte dei costi di progetto.
6. Qualora le operazioni di cui al paragrafo 2 a cui il Fondo ha contribuito finanziariamente generino entrate, il contributo finanziario totale del Fondo non supera i costi netti totali delle operazioni di emergenza e recupero sostenuti dallo Stato beneficiario. Lo Stato beneficiario allega una dichiarazione in tal senso nella relazione sull’attuazione del contributo del Fondo di cui all’articolo 8, paragrafo 3.
7. Il 1° ottobre di ogni anno dovrebbe essere rimanere disponibile almeno un quarto dell’importo annuo del Fondo per coprire i fabbisogni che si presentassero entro la fine dell’anno.

Articolo 4-bis

1. Al momento della presentazione di una domanda di contributo finanziario del Fondo alla Commissione, uno Stato membro può chiedere il versamento di un anticipo. La Commissione effettua una valutazione preliminare per accertare se la domanda soddisfa le condizioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e verifica la disponibilità delle risorse di bilancio. Ove tali condizioni siano soddisfatte e siano disponibili risorse sufficienti, la Commissione può adottare, mediante un atto di esecuzione, una decisione con cui è concesso l’anticipo e versa tale anticipo senza indugio prima dell’adozione della decisione di cui all’articolo 4, paragrafo 4. Il versamento di un anticipo non pregiudica la decisione finale in merito alla mobilitazione del Fondo.
2. L’importo dell’anticipo non supera il 10% dell’importo del contributo finanziario previsto e in nessun caso è superiore a 30 000 000 EUR. Una volta che l’importo finale del contributo finanziario sia stato determinato, la Commissione tiene conto dell’importo dell’anticipo prima di provvedere al saldo del contributo finanziario. La Commissione recupera gli anticipi versati indebitamente.
3. Qualsiasi importo dovuto al bilancio generale dell’Unione è rimborsato entro il termine indicato nell’ordine di riscossione emesso a norma dell’articolo 78 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio. Detto termine corrisponde all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’emissione dell’ordine.
4. Al momento di adottare il progetto di bilancio generale dell’Unione per un dato esercizio finanziario, la Commissione, laddove necessario per garantire la tempestiva disponibilità di risorse di bilancio, propone al Parlamento europeo e al Consiglio di mobilitare il Fondo per un importo fino ad un massimo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi e di iscrivere i corrispondenti stanziamenti nel bilancio generale dell’Unione.
Le disposizioni di bilancio rispettano i massimali di cui all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento(UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio.

 

Articolo 4-bis

1. Al momento della presentazione di una domanda di contributo finanziario del Fondo alla Commissione, uno Stato membro può chiedere il versamento di un anticipo. La Commissione effettua una valutazione preliminare per accertare se la domanda soddisfa le condizioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e verifica la disponibilità delle risorse di bilancio. Ove tali condizioni siano soddisfatte e siano disponibili risorse sufficienti, la Commissione può adottare, mediante un atto di esecuzione, una decisione con cui è concesso l’anticipo e versa tale anticipo senza indugio prima dell’adozione della decisione di cui all’articolo 4, paragrafo 4. Il versamento di un anticipo non pregiudica la decisione finale in merito alla mobilitazione del Fondo.
2. L’importo dell’anticipo non supera il 25% dell’importo del contributo finanziario previsto e in nessun caso è superiore a 100 000 000 EUR. Una volta che l’importo finale del contributo finanziario sia stato determinato, la Commissione tiene conto dell’importo dell’anticipo prima di provvedere al saldo del contributo finanziario. La Commissione recupera gli anticipi versati indebitamente.
3. Qualsiasi importo dovuto al bilancio generale dell’Unione è rimborsato entro il termine indicato nell’ordine di riscossione emesso a norma dell’articolo 78 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio. Detto termine corrisponde all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’emissione dell’ordine.
4. Al momento di adottare il progetto di bilancio generale dell’Unione per un dato esercizio finanziario, la Commissione, laddove necessario per garantire la tempestiva disponibilità di risorse di bilancio, propone al Parlamento europeo e al Consiglio di mobilitare il Fondo per un importo fino ad un massimo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi e di iscrivere i corrispondenti stanziamenti nel bilancio generale dell’Unione.
Le disposizioni di bilancio rispettano i massimali di cui all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento(UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio.

 

Articolo 8

1. Il contributo finanziario del Fondo è utilizzato entro un periodo di diciotto mesi a decorrere dalla data in cui la Commissione ha erogato l’intero importo dell’assistenza. La parte di contributo finanziario che non sia stata impiegata entro tale termine o che sia stata utilizzata per operazioni non ammissibili è recuperata dalla Commissione a carico dello Stato beneficiario.
2. Gli Stati beneficiari cercano di ottenere ogni possibile indennizzo da terzi.
3. Entro sei mesi dalla scadenza del periodo di diciotto mesi di cui al paragrafo 1, lo Stato beneficiario presenta una relazione sull’attuazione del contributo finanziario del Fondo corredata di una dichiarazione giustificativa delle spese. La relazione indica gli altri finanziamenti eventualmente ricevuti per le operazioni interessate, compresi i rimborsi assicurativi e gli indennizzi ottenuti da terzi.
La relazione di attuazione precisa:
a) le misure di prevenzione adottate o proposte dallo Stato beneficiario per limitare futuri danni ed evitare, nella misura del possibile, il ripetersi di catastrofi naturali analoghe, compreso l’uso a tal fine dei fondi strutturali e di investimento dell’Unione;
b) lo stato di attuazione della pertinente legislazione dell’Unione in materia di prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe naturale;
c) l’esperienza acquisita dalla catastrofe naturale nonché i provvedimenti adottati o proposti per garantire la protezione dell’ambiente e la resilienza in relazione ai cambiamenti climatici e alle catastrofi naturali; e
d) qualsiasi altra informazione pertinente sulle misure di prevenzione e mitigazione adottate in relazione alla natura della catastrofe naturale.
La relazione di attuazione è corredata del parere di un organismo di revisione contabile indipendente, elaborato conformemente alle norme di revisione internazionalmente riconosciute, che attesta che la dichiarazione giustificativa delle spese fornisce un quadro fedele e che il contributo finanziario del Fondo è legale e regolare, conformemente all’articolo 59, paragrafo 5, e all’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.
Al termine della procedura di cui al primo comma la Commissione effettua la chiusura dell’assistenza del Fondo.
4. Qualora il costo di indennizzo dei danni sia successivamente coperto da terzi, la Commissione chiede allo Stato beneficiario il rimborso della somma corrispondente compresa nel contributo finanziario del Fondo.

Articolo 8

Il contributo finanziario del Fondo è utilizzato entro un periodo di diciotto mesi a decorrere dalla data in cui la Commissione ha erogato l’intero importo dell’assistenza. La parte di contributo finanziario che non sia stata impiegata entro tale termine o che sia stata utilizzata per operazioni non ammissibili è recuperata dalla Commissione a carico dello Stato beneficiario.
2. Gli Stati beneficiari cercano di ottenere ogni possibile indennizzo da terzi.
3. Entro sei mesi dalla scadenza del periodo di 18 mesi di cui al paragrafo 1, lo Stato beneficiario presenta una relazione sull’attuazione del contributo finanziario del Fondo corredata di una dichiarazione giustificativa delle spese. La relazione indica gli altri finanziamenti eventualmente ricevuti per le operazioni interessate, compresi i rimborsi assicurativi e gli indennizzi ottenuti da terzi.
La relazione di attuazione precisa, a seconda della natura della catastrofe o emergenza ammissibile:
a) le misure di prevenzione adottate o proposte dallo Stato beneficiario per limitare futuri danni ed evitare, nella misura del possibile, il ripetersi di catastrofi naturali o emergenze di sanità pubblica analoghe, compreso l’uso a tal fine dei fondi strutturali e d’investimento europei;
b) lo stato di attuazione della pertinente legislazione dell’Unione in materia di prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe;
c) l’esperienza acquisita dalla catastrofe o emergenza nonché i provvedimenti adottati o proposti per garantire la protezione dell’ambiente e la resilienza in relazione ai cambiamenti climatici, alle catastrofi naturali e alle emergenze di sanità pubblica; e
d) qualsiasi altra informazione pertinente sulle misure di prevenzione e mitigazione adottate in relazione alla natura della catastrofe naturale o dell’emergenza di sanità pubblica.
La relazione di attuazione è corredata del parere di un organismo di revisione contabile indipendente, elaborato conformemente alle norme di revisione internazionalmente riconosciute, che attesta se la dichiarazione giustificativa delle spese fornisce un quadro fedele e se il contributo finanziario del Fondo è legale e regolare, conformemente all’articolo 59, paragrafo 5, e all’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.
Al termine della procedura di cui al primo comma la Commissione effettua la chiusura dell’assistenza del Fondo.
4. Qualora il costo di indennizzo dei danni sia successivamente coperto da terzi, la Commissione chiede allo Stato beneficiario il rimborso della somma corrispondente compresa nel contributo finanziario del Fondo.

COVID-19: in arrivo il mod. per accedere al Fondo sospensione mutui prima casa

Il MEF – Dipartimento del Tesoro – con il comunicato 30 marzo 2020 rende noto il nuovo modello, aggiornato e semplificato rispetto a quello precedente, per presentare la domanda di sospensione del mutuo tramite l’accesso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa.

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Decreto del MEF è stato reso attuativo l’art. 54 del DL “CuraItalia” che integra la disciplina del cosiddetto fondo Gasparrini, che prevede il diritto, per i titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa che siano nelle situazioni di temporanea difficoltà previste dal regolamento, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi.
In seguito all’emergenza Covid, l’operatività del fondo Gasparrini è stata estesa, consentendo di accedere al medesimo anche ai lavoratori dipendenti con riduzione o sospensione dell’orario di lavoro (ad esempio per cassa integrazione) per un periodo di almeno 30 giorni e ai lavoratori autonomi e ai professionisti che abbiano subito un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019. Inoltre, per tutte le ipotesi di accesso al Fondo:
– non è più richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE);
– è possibile beneficiare anche per chi ha già fruito in passato della sospensione (purché l’ammortamento sia ripreso da 3 mesi);
– è stato previsto che il Fondo sopporti il 50% degli interessi che maturano nel periodo della sospensione.
Per ottenere rapidamente la sospensione del mutuo il cittadino, in possesso dei requisiti previsti per l’accesso al Fondo e che si trovi nelle situazioni in cui è previsto l’intervento dello stesso, deve prendere contatto con la banca che ha concesso il mutuo, la quale dietro presentazione della documentazione necessaria procede alla sospensione del finanziamento.

Aumenta il diritto annuale per alcune Camere di Commercio d’Italia

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato gli anni 2020, 2021 e 2022 l’incremento della misura del diritto annuale fino ad un massimo del 20% per il finanziamento di programmi e progetti presentati dalla camere di commercio condivisi con le Regioni ed aventi per scopo la promozione dello sviluppo economico e l’organizzazione di servizi alle imprese (D.M. 12 marzo 2020).

Le Camere di commercio autorizzate ad incrementare le misure del diritto annuale sono quelle presenti nelle seguenti città o regioni:

Agrigento Alessandria Aosta
Arezzo-Siena Asti Avellino
Bari Basilicata Benevento
Bergamo Biella-Vercelli Bologna
Bolzano Brescia Brindisi
Cagliari Caltanissetta Caserta
Catanzaro Chieti-Pescara Como-Lecco
Cosenza Cremona Crotone
Cuneo Ferrara Firenze
Foggia Frosinone Genova
L’Aquila Latina Lecce
Lucca Mantova Marche
Maremma e Tirreno Massa Carrara Messina
Milano Monza Brianza Lodi Modena Molise
Napoli Novara Nuoro
Oristano Padova Palermo-Enna
Parma Pavia Perugia
Piacenza Pisa Pistoia
Pordenone-Udine Prato Ravenna
Reggio-Calabria Reggio-Emilia Rieti
Riviere di Liguria Roma Romagna
Salerno Sassari Sicilia orientale
Sondrio Taranto Teramo
Terni Torino Trapani
Trento Treviso-Belluno Varese
Venezia-Giulia Venezia-Rovigo Verbania
Verona Vibo-Valentia Vicenza
Viterbo

In tutti i casi l’aumento è del 20%, eccetto per la Camera di commercio di Perugia che registra un aumento del 10%.
Le imprese che hanno già provveduto, per l’anno 2020, al versamento del diritto annuale possono effettuare il conguaglio rispetto all’importo versato entro il 30 novembre 2020.

COVID-19: chiarimenti per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, con circolare 27 marzo 2020, n. 6485, ha fornito chiarimenti sulla procedura da seguire qualora. a fronte all’emergenza epidemiologica da COVID-19, l’impresa di pesca dovesse optare per l’arresto temporaneo dell’attività.

Il decreto Cura Italia per far fronte ai danni diretti e indiretti derivanti dall’emergenza COVID-19 e per assicurare la continuità aziendale delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, ha istituito un Fondo con una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2020 per la copertura totale degli interessi passivi su finanziamenti bancari destinati al capitale circolante e alla ristrutturazione dei debiti, per la copertura dei costi sostenuti per interessi maturati negli ultimi due anni su mutui contratti dalle medesime imprese, nonché per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca.
Tale misura non è da considerarsi, ai sensi della attuale e vigente normativa europea e nazionale, come misura di fermo obbligatorio ovvero volontario, ma trattasi invero di sospensione dell’attività economica dovuta a cause di forza maggiore derivati dall’emergenza sanitaria.
Nell’ipotesi in cui le misure emergenziali dovessero essere attuate mediante applicazione della procedura prevista per l’arresto temporaneo, gli armatori dovranno presentare agli Uffici marittimi di competenza una autodichiarazione di mancata effettuazione dell’attività di pesca per emergenza sanitaria, da inviare a mezzo posta elettronica certificata (o in mancanza, a mezzo mail ordinaria), entro le ore 24 del giorno precedente la sospensione delle attività.
In tale autodichiarazione dovranno essere indicate le unità in armamento che usciranno in mare e quelle costrette a sospendere l’attività per il giorno indicato. Per queste ultime l’armatore dovrà comunicare anche l’ubicazione dell’imbarcazione.
Gli Uffici marittimi dovranno costituire, per ciascun armatore, un fascicolo contenente le autodichiarazioni presentate dall’armatore predetto.
Ciascun armatore deve conservare tutta la documentazione dell’attività di pesca (a titolo esemplificativo e non esaustivo: VMS, corretta compilazione del giornale di bordo, dichiarazioni di sbarco, libretto dei consumi del carburante, documenti di trasporto, ecc.), che, una volta cessato il periodo di emergenza sanitaria, dovrà essere trasmessa ai competenti Uffici Marittimi ai fini di comprovare la veridicità delle autodichiarazioni.

Dogane, esente da imposte e IVA lo svincolo diretto dei DPI e dei dispositivi di ventilazione

Disposta la sdoganalizzazione di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) i dispositivi di ventilazioni (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ordinanza 28 marzo 2020, n. 6 e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Determinazione 27 marzo 2020, n. 101115).

L’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nello svolgimento delle attività di propria competenza, provvede a porre in essere ogni azione utile al fine di consentire la celere sdoganalizzazione di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale (“DPI”) di protezione via aeree FFP2, FFP3, N95, KN95, nonché di beni mobili di qualsiasi genere occorrenti per fronteggiare l’emergenza COVID-19, compresi gli strumenti ed i dispositivi di ventilazioni invasivi e non invasivi.
Lo svincolo diretto dei DPI prevede l’esenzione delle imposte doganali e dell’IVA all’importazione gravanti sulle merci, necessarie a fronteggiare l’emergenza, importate da Enti o Organizzazioni di diritto pubblico e da altri Enti a carattere caritativo o filantropico, nonché sui beni importati per la libera pratica dalle Unità di pronto soccorso per far fronte alle proprie necessità per tutta la durata del loro intervento.
Quindi, tale sospensione è rivolta esclusivamente nei confronti delle Regioni, Province Autonome, Enti territoriali locali, Pubbliche Amministrazioni, strutture ospedaliere pubbliche ovvero private accreditate ed inserite nella rete regionale dell’emergenza, soggetti che esercitano servizi pubblici essenziali ed è subordinata al preventivo rilascio da parte dell’Ufficio delle Dogane competente di un’autorizzazione che accerti la sussistenza delle condizioni di legge.
Al fine dell’ottenimento dell’autorizzazione, è onere dell’importatore produrre all’atto dello sdoganamento una autocertificazione con la quale il medesimo attesti che i beneficiari siano i soggetti di cui sopra, oltre all’impegno a versare i dazi e l’IVA all’importazione dovuti in caso di mancata concessione della franchigia da parte della Commissione.
Qualora l’importatore sia soggetto diverso da quelli indicati, il rilascio dell’autorizzazione è subordinato alla rigorosa verifica che il destinatario finale delle merci sia uno dei soggetti indicati e che venga rilasciata da quest’ultimo l’autocertificazione.
La sospensione si applica a far data dal 1° febbraio 2020 fino all’emanazione della decisione della Commissione europea.
L’ADM, tramite le proprie articolazioni territoriali, effettua un controllo sulle merci al fine di individuare quelle che possono essere svincolate ai soggetti indicati sopra e, contestualmente agli svincoli, provvede a darne comunicazione al Commissario Straordinario.
Per i DPI acquisiti da ADM e non diretti ai soggetti in questione, la stessa ADM procederà a segnalare direttamente la circostanza al Commissario Straordinario affinché disponga, ove lo ritenga, la requisizione della merce da parte di ADM in qualità di Soggetto Attuatore.