Imprese sociali: operazioni straordinarie e devoluzione del patrimonio

Definite le modalità con cui le imprese sociali pongono in essere le operazioni straordinarie di trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda ed effettuano la comunicazione dei beneficiari della devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento volontario o di perdita volontaria della qualifica (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Decreto 27 aprile 2018, n. 50).

L’organo di amministrazione dell’impresa sociale notifica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con atto scritto avente data certa, l’intenzione di procedere a una operazione straordinaria di trasformazione, fusione, scissione o cessione di azienda o di un ramo d’azienda relativo allo svolgimento dell’attività d’impresa di interesse generale.
Il Ministero, al termine dell’istruttoria, rilascia l’autorizzazione richiesta o emette un provvedimento di diniego; in assenza di un provvedimento espresso, l’autorizzazione si intende concessa decorsi novanta giorni dalla ricezione della notificazione.
In caso di trasformazione, fusione o scissione, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale deve notificare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, almeno novanta giorni prima della data di convocazione dell’assemblea o di altro organo statutariamente competente a deliberare sull’operazione straordinaria, l’intenzione di procedere al compimento dell’operazione. A tale atto, avente forma scritta e data certa, che dovrà contenere una sintetica descrizione dell’operazione da porre in essere, sono allegate la situazione patrimoniale di ciascuno degli enti coinvolti e la relazione degli amministratori. Dall’atto deve risultare la data in cui deve riunirsi l’organo statutariamente competente, nonché quella in cui deve essere depositato il progetto di fusione o scissione.
In caso di cessione d’azienda o di un ramo d’azienda relativo allo svolgimento dell’attività d’impresa di interesse generale, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale deve notificare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, almeno novanta giorni prima della data di convocazione dell’assemblea o di altro organo statutariamente competente a deliberare, l’intenzione di procedere all’operazione. A tale atto, avente forma scritta e data certa e nel quale deve risultare la data in cui deve riunirsi l’organo statutariamente competente, è allegata la situazione patrimoniale dell’ente, la relazione giurata e la relazione degli amministratori.
In caso di scioglimento volontario dell’ente o di perdita volontaria della qualifica di impresa sociale, ai fini della prevista devoluzione del patrimonio, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale notifica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con atto scritto avente data certa, i dati identificativi dell’ente che devolve e dell’ente o degli enti beneficiari della devoluzione – ivi inclusi, per questi ultimi, qualora siano enti del terzo settore costituiti e operanti da almeno tre anni, gli estremi di iscrizione al Registro unico del Terzo settore – e l’ammontare del patrimonio da devolvere.

Comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo negli studi di settore

Il Fisco individua le anomalie nei dati degli studi di settore, afferenti il triennio di imposta 2014-2016, che sono comunicate ai contribuenti interessati mediante pubblicazione nel proprio “Cassetto Fiscale”, consultabile accedendo al sito internet dell’Agenzia delle entrate (Agenzia delle entrate con il provvedimento 18 giugno 2018, n. 121001).

E’ stata approvata la specifica tecnica con cui sono individuate, per il triennio 2014-2015-2016, le tipologie di anomalie nei dati degli studi di settore. Le comunicazioni di anomalia, elaborate sulla base dei criteri indicati nella specifica tecnica di cui al precedente periodo, sono pubblicate nel “Cassetto Fiscale” dei soggetti interessati, consultabile accedendo al sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Tali comunicazioni di anomalie sono trasmesse dall’Agenzia delle Entrate, via Entratel, all’intermediario, se il contribuente ha effettuato questa scelta al momento della presentazione di REDDITI 2017, per il periodo di imposta 2016, e se tale intermediario ha accettato, nella medesima dichiarazione, di riceverle.
Nel caso in cui il contribuente non abbia delegato l’intermediario a ricevere le comunicazioni di anomalie, l’Agenzia delle entrate comunica agli indirizzi di Posta Elettronica Certificata – attivati dai contribuenti – che la sezione degli studi di settore del “Cassetto fiscale” è stata aggiornata.
Inoltre, per i contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate viene visualizzato un avviso personalizzato nell’area autenticata e inviato, ai riferimenti dallo stesso indicati, un messaggio di posta elettronica e/o tramite Short Message Service, con cui è data comunicazione che la sezione degli studi di settore del “Cassetto fiscale” è stata aggiornata con l’invio delle citate comunicazioni di anomalie.

 

 

Acquisto prima casa in comunione: per i benefici serve la dichiarazione di entrambi

Con la recente Ordinanza n. 14326 del 5 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, ai fini del riconoscimento dei benefici fiscali “prima casa”, in caso di acquisto dell’abitazione per effetto del regime di comunione legale, anche il coniuge non intervenuto al rogito è tenuto a rendere la manifestazione di volontà e le corrispondenti attestazioni prescritte dalla normativa in materia.

FATTO

Il contribuente, coniugato in regime di comunione legale, ha acquistato l’immobile da adibire a residenza familiare beneficiando delle agevolazioni fiscali cd. “prima casa”, con il riconoscimento dell’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 4 per cento. Al rogito non ha partecipato il coniuge del contribuente che, quindi, non ha reso la manifestazione di volontà e le prescritte dichiarazioni propedeutiche al riconoscimento dei benefici.
Il Fisco ha notificato al contribuente avviso di liquidazione per il recupero della maggiore IVA conseguente alla revoca dei benefici, in considerazione dell’assenza della manifestazione di volontà da parte del coniuge non intervenuto al rogito.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente ritenendo sufficiente, ai fini dell’agevolazione, la destinazione dell’immobile a residenza familiare in cui uno dei coniugi avesse la propria residenza.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, accogliendo l’appello dell’Amministrazione finanziaria, secondo la quale per effetto del regime di comunione legale le dichiarazioni prescritte dalla disciplina di favore dovevano essere rese anche dal coniuge non intervenuto nell’atto di acquisto.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che per il godimento delle agevolazioni fiscali cd. “prima casa” occorre che l’acquirente dichiari in seno all’atto di acquisto di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare, e di non averne in precedenza, fruito, neppure pro quota, in riferimento all’intero territorio nazionale.
Quando l’acquisto viene effettuato da un coniuge in regime di comunione legale, esso estende i suoi effetti anche al coniuge che non partecipa all’acquisto, proprio in ragione della comunione.
In assenza di una specifica deroga, dunque, anche l’acquisto per effetto del regime di comunione legale resta soggetto alle prescrizioni previste per il riconoscimento dei benefici fiscali.
In conclusione, afferma la Suprema Corte, nel caso d’acquisto di un fabbricato con richiesta delle agevolazioni prima casa, da parte di un soggetto coniugato in regime di comunione legale dei beni, le dichiarazioni prescritte dalla legge devono riguardare non solo il coniuge intervenuto nell’atto ma, anche, quello non intervenuto e devono essere necessariamente rese da quest’ultimo.

Redditometro: necessaria la prova analitica per superare la presunzione

In materia di accertamento sintetico dell’IRPEF, ricade sul contribuente la prova documentale ed è ancorata a fatti oggettivi che dimostri l’entità dei redditi percepiti (Corte di Cassazione – Ordinanza 15 giugno 2018, n. 15841).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dalla contribuente avverso la sentenza della CTR, impugnando l’avviso di accertamento, con il quale veniva rilevato, con metodo sintetico, un maggior reddito imponibile ai fini IRPEF.
In particolare la CTR, in linea con la decisione della CTP, deduceva che in un presunto acquisto di quote societarie, su cui si fondava l’accertamento, il pagamento del prezzo era, in realtà, simulato, per cui tale somma non era effettivamente in suo possesso, affermando che l’accertamento si basava su una presunzione semplice che doveva essere superata da prova contraria, e dichiarava inammissibile il motivo relativo al mancato contraddittorio in quanto domanda nuova proposta per la prima volta in appello.
Per la cassazione la CTR non ha motivato sulla ragione per cui gli elementi addotti dalla contribuente dovevano ritenersi inidonei a superare la presunzione semplice operante in favore dell’ufficio. Questo, naturalmente, non significa che nel merito la tesi del contribuente sia fondata, ma integra il vizio dedotto. La sentenza impugnata, infatti, si limita a richiamare un principio generale, secondo cui in tema di accertamento sintetico l’ufficio può avvalersi di presunzioni semplici ed è onere del contribuente dimostrare che gli elementi che fondano la presunzione semplice non sono idonei a far ritenere provati i fatti da cui deriva l’accertamento del maggior reddito, ma nulla dice sulla sua applicazione al caso concreto, neppure con motivazione per relationem, limitandosi alla affermazione secondo cui “la CTP ha fatto corretta applicazione di tale principio”, senza ulteriori specificazioni in relazione alla situazione in esame.
Né la suddetta formulazione consente di ravvisare, nella specie, una motivazione implicita in base alla quale si possa ritenere che la CTR abbia inteso affermare che gli elementi addotti dal contribuente erano inidonei a superare la presunzione, atteso che la motivazione implicita presuppone che le argomentazioni non espresse siano state affrontate, superate e logicamente contenute nelle argomentazioni che, invece, sono state espresse. Nella specie, al contrario, si è in presenza della mera affermazione di un principio e della generica affermazione di corretta applicazione dello stesso da parte della CTP, senza alcun riferimento agli elementi del caso concreto, e ciò non dà alcuna garanzia del fatto che la CTR abbia affrontato ed implicitamente risolto la questione prospettata dal contribuente, essendo tale formulazione del tutto compatibile anche con un omesso esame degli elementi da quest’ultimo addotti.

IVA: è sufficiente la conoscibilità della “frode carosello” per escludere la detrazione

La Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui l’IVA su operazioni di acquisto da un’azienda cd. “cartiera” è indetraibile anche quando il cessionario, pur essendo estraneo alle condotte evasive, sia colpevole in relazione alla mera conoscibilità del sistema fraudolento da elementi indiziari. In tal caso è irrilevante che il cessionario non abbia conseguito un effettivo vantaggio (Ordinanza 30 maggio 2018, n. 13545)

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società contribuente per il recupero dell’IVA indetraibile in relazione ad acquisti effettuati da un’azienda cd. “cartiera”, inserita in un sistema fraudolento di cd. “frode carosello”, ritenendo in via presuntiva, sulla base degli elementi indiziari, che il cessionario fosse a conoscenza della situazione di fatto.
I giudici tributari hanno disposto l’annullamento dell’avviso di accertamento ritenendo che l’Amministrazione finanziaria, con le prove indiziarie fornite, non avesse assolto l’onere di prova a proprio carico.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha invece affermato che qualora il Fisco contesti la detrazione dell’IVA in relazione ad una cd. “frode carosello”, ha l’onere di provare, anche a mezzo di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, gli elementi di fatto attinenti al cedente (la sua natura di “cartiera”, l’inesistenza di una struttura autonoma operativa, il mancato pagamento dell’I.V.A.) e la connivenza da parte del cessionario, indicando gli elementi oggettivi che, tenuto conto delle concrete circostanze, avrebbero dovuto indurre un normale operatore a sospettare dell’irregolarità delle operazioni.
Il contribuente che ha portato in detrazione l’IVA, invece, ha l’onere di provare di aver concluso realmente l’operazione con il cedente o di essersi trovato nella situazione di oggettiva impossibilità, nonostante l’impiego della dovuta diligenza, di abbandonare lo stato d’ignoranza sul carattere fraudolento delle operazioni. A tal fine, non è sufficiente la mera regolarità della documentazione contabile e la dimostrazione che la merce sia stata consegnata o il corrispettivo effettivamente pagato, che devono ritenersi circostanze non concludenti.
Ne consegue, che costituisce ostacolo alla detrazione dell’IVA da parte del cessionario, non soltanto la prova del suo coinvolgimento nella frode fiscale, ma anche quella della mera conoscibilità dell’inserimento dell’operazione in un fenomeno criminoso, volto all’evasione fiscale. Tale condizione è rilevabile quando il cessionario, pur essendo estraneo alle condotte evasive, ne avrebbe potuto acquisire consapevolezza mediante l’impiego della specifica diligenza professionale richiesta all’operatore economico, avuto riguardo alle concrete modalità e alle condizioni di tempo e di luogo in cui si sono svolti i rapporti commerciali, mentre non occorre anche il conseguimento di un effettivo vantaggio.
Nella fattispecie, gli elementi indiziari del sistema fraudolento, a giudizio della Suprema Corte, potevano essere valutati dal contribuente in relazione alla natura dei beni oggetto delle cessioni (animali vivi, il cui commercio è soggetto particolari prescrizioni riguardanti le condizioni di allevamento e specificamente sanitarie), alla frequente sostituzione del titolare dell’impresa con altro soggetto, all’età avanzata del titolare poco credibile quale agente economico effettivo.
In conclusione, laddove sulla base degli elementi indiziari sia possibile ipotizzare la conoscibilità della situazione di fatto (frode carosello) da parte del cessionario, la circostanza che quest’ultimo non abbia conseguito un effettivo vantaggio diviene irrilevante, con il conseguente recupero dell’IVA che si considera indetraibile.

Le risposte del Fisco a chi ha rottamato

L’Agenzia delle entrate-Riscossione invia le comunicazioni per rispondere ai contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata. (AGENZIA DELLE ENTRATE E RISCOSSIONE – Comunicato 16 giugno 2018).

La definizione agevolata, partita a ottobre 2017, si è conclusa il 15 maggio scorso con oltre 950 mila adesioni di cui circa il 62% tramite i canali digitali e pec (posta elettronica certificata).
Si chiama “Comunicazione delle somme dovute” la lettera di Agenzia delle entrate-Riscossione che informa sull’accoglimento o l’eventuale rigetto della adesione, così come su possibili debiti che, per legge, non possono rientrare nella definizione agevolata, sugli importi da pagare e sulla data entro cui effettuare il pagamento.
La comunicazione contiene anche i bollettini di pagamento in base alla scelta effettuata (da una a un massimo di 5 rate nel caso di cartelle relative a carichi affidati in riscossione nell’anno 2017 oppure da una a un massimo di 3 rate nel caso di cartelle contenenti carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016) dal contribuente al momento della compilazione del modulo di richiesta, oltre al modulo per l’addebito in conto corrente.
A tale riguardo, per facilitare i contribuenti che hanno indicato nella stessa dichiarazione di adesione sia carichi affidati in riscossione nell’anno 2017 che nel periodo 2000-2016, Agenzia delle entrate-Riscossione invia un’unica comunicazione per ciascuna dichiarazione presentata con l’evidenza dell’annualità di affidamento dei carichi posti in riscossione. In questo modo il contribuente potrà da subito conoscere gli importi da pagare, secondo le diverse scadenze previste dalla legge, per poter rottamare tutte le cartelle indicate nella sua dichiarazione di adesione e avrà quindi immediatamente a disposizione tutti i bollettini RAV da utilizzare secondo le scadenze delle rate richieste.
L’Agenzia delle entrate-Riscossione ha predisposto 5 comunicazioni per differenti tipologie di casi:
– la prima (AT – Accoglimento totale della richiesta) riguarda coloro che hanno un importo da pagare per i debiti “rottamabili” e non hanno invece nulla da pagare per eventuali debiti non “rottamabili”;
– la seconda tipologia (AP – Accoglimento parziale della richiesta) riguarda quei contribuenti che hanno importi da pagare per debiti “rottamabili” ma hanno anche debiti non “rottamabili”;
– il terzo caso-tipo (identificabile con le lettere AD) per coloro che non devono pagare nulla né per i debiti “rottamabili” né per eventuali debiti non “rottamabili”;
– un quarto tipo (identificabile con le lettere AX) per quei contribuenti che hanno debiti “rottamabili” e non devono pagare nulla, mentre hanno un debito residuo da pagare per debiti non “rottamabili”;
– la quinta tipologia (identificabile con RI), riguarda le adesioni alla definizione agevolata che vengono rigettate in quanto i debiti indicati nella dichiarazione di adesione non sono “rottamabili” e quindi l’importo deve essere pagato senza agevolazioni.
In aggiunta alla predetta comunicazione, Agenzia delle entrate-Riscossione, come previsto dalla legge, invia, per coloro che avevano cartelle che erano ricomprese in rateizzazioni in corso al 24/10/2016 e non erano al corrente con i pagamenti delle rate in scadenza a tutto il 31/12/2016, anche una nuova comunicazione (identificabile con la lettera C8) con l’importo da pagare, entro il 31/7/2018, affinché il debito residuo di queste cartelle possa successivamente essere oggetto di definizione agevolata. A tal fine, dopo aver verificato l’avvenuto pagamento di quanto richiesto con la comunicazione C8, Agenzia delle entrate-Riscossione, invierà, entro il 30 settembre una nuova comunicazione delle somme dovute per poter rottamare anche queste cartelle.
A partire da luglio, sul portale dell’Ente i contribuenti potranno richiedere copia delle risposte, mentre nell’area riservata sarà possibile scaricarle direttamente. Un servizio che risulterà particolarmente utile ai contribuenti che, per diversi motivi (vacanze, notifica postale non andata a buon fine, smarrimento della risposta inviata ecc.) non entreranno in possesso della comunicazione originaria. In questo modo sarà loro possibile utilizzare la copia coi relativi bollettini e codici Rav e procedere a pagare nei termini previsti dalla legge.
È possibile pagare presso la propria banca, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul portale di Agenzia delle entrate-Riscossione e con l’App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa e, infine, direttamente agli sportelli. Per aderire al servizio di addebito diretto su conto corrente, è necessario che la richiesta di attivazione del mandato, nel rispetto delle procedure e degli adempimenti previsti dal sistema interbancario, venga presentata alla banca del titolare del conto almeno 20 giorni prima della scadenza della rata. Per esempio, per la scadenza rata del 31 luglio 2018, il servizio andrà richiesto entro e non oltre l’11 luglio. Nel caso il servizio venga richiesto oltre tale data, l‘addebito diretto sul conto corrente sarà attivo dalla rata successiva. In quest’ultimo caso il pagamento della rata in scadenza il 31 luglio 2018 dovrà essere eseguito con una delle altre modalità.
La legge prevede che con il pagamento della prima rata della definizione agevolata – in scadenza al 31 luglio 2018 per i carichi affidati in riscossione nel 2017 e al 31 ottobre 2018 per quelli affidati in riscossione nel periodo dal 2000 al 2016 – verranno revocati eventuali piani di rateizzazione precedenti. In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento della prima/unica rata della definizione agevolata anche limitatamente a quei carichi contenuti nella comunicazione che si è scelto di non pagare, la stessa non produce effetti e non è possibile ottenere nuovi provvedimenti di rateizzazione salvo che per le cartelle e gli avvisi notificati da meno di 60 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione di adesione. Potranno invece essere ripresi i pagamenti delle rateizzazioni in essere alla data di presentazione della domanda di definizione agevolata e in regola con i precedenti pagamenti. In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento delle rate successive alla prima non sarà invece più possibile proseguire eventuali precedenti rateizzazioni in quanto già revocata al pagamento della prima rata.

E-fattura, da oggi i nuovi servizi di pre-registrazione e QR-Code

Per agevolare la predisposizione e l’invio delle fatture elettroniche da parte dei contribuenti tenuti ad abbandonare la tradizionale modalità cartacea e per rendere più sicura e veloce la ricezione del documento fiscale da parte del cliente titolare di partita Iva (cessionario/committente), da oggi, 15 giugno 2018, sono online i servizi gratuiti del Fisco per registrare l’indirizzo telematico prescelto su cui ricevere le fatture elettroniche e per generare il QR-Code (Agenzia delle Entrate – Comunicato 14 giugno 2018).

Per accedere a questi due servizi, sul sito dell’Agenzia all’interno del portale dedicato “Fatture e corrispettivi” (il servizio di generazione del codice Qr è anche all’interno del cassetto fiscale), è necessario avere le credenziali Spid, Cns (Carta nazionale dei servizi), Entratel o Fisconline.
I contribuenti, inoltre, possono delegare uno o più intermediari all’utilizzo di tutte le funzionalità connesse al processo di e-fattura o delegare separatamente uno o più professionisti al solo servizio di registrazione dell’indirizzo telematico o a quello di consultazione delle fatture elettroniche. La delega agli intermediari abilitati può essere conferita dall’operatore Iva sia attraverso Entratel/Fisconline, sia presentando l’apposito modello presso un qualsiasi Ufficio dell’Agenzia.

IMU/TASI 2018 versamento in scadenza

Il versamento IMU/TASI 2018 relativo agli immobili posseduti deve avvenire entro il prossimo 18 giugno.

I soggetti passivi IMU/TASI devono effettuare il versamento dell’imposta complessivamente dovuta al Comune per l’anno in corso in due rate:
– la prima, pari al 50% dell’imposta dovuta, entro il 16 giugno;
– la seconda, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno con eventuale conguaglio sulla 1° rata versata, entro il 16 dicembre;
In alternativa il versamento dell’intera imposta dovuta può essere effettuato in unica soluzione entro il 16 giugno.
Quest’anno il 16 giugno cade di sabato, pertanto la scadenza slitta al 18 giugno 2018.
In sede di compilazione del modello F24 devono essere esposti i seguenti codici tributo nell’apposita sezione “SEZIONE IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI”:
3912 – IMU su abitazione principale e relative pertinenze;
3913 – IMU per fabbricati rurali ad uso strumentale;
3914 – IMU per i terreni;
3916 – IMU per le aree fabbricabili;
3918 – IMU per gli altri fabbricati;
3925 – IMU – per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D (quota Stato);
3930 – IMU – per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D (incremento Comune);
3958 – TASI su abitazione principale e relative pertinenze;
3959 – TASI per fabbricati rurali ad uso strumentale;
3960 – TASI per le aree fabbricabili;
3961 – TASI per altri fabbricati.

Cessione di impresa familiare: inclusa nel valore imponibile la quota del figlio acquirente

Con la recente Ordinanza n. 15485 del 13 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio in base al quale, ai fini della determinazione del valore della cessione d’azienda da assoggettare ad imposta di registro, non si deduce la quota imputata al figlio acquirente in relazione alla sua partecipazione all’impresa familiare oggetto della cessione stessa.

La Corte di Cassazione ha deciso in favore del Fisco la controversia riguardante l’accertamento dell’imposta di registro, per la rettifica del valore di cessione d’azienda (Farmacia), rideterminato dall’Ufficio applicando il criterio del moltiplicatore della media dei ricavi ed escludendo la deduzione del credito maturato dall’acquirente (figlio) nei confronti dell’alienante (madre) per l’attività prestata nell’impresa familiare oggetto della cessione stessa.
I giudici tributari avevano accolto il ricorso del contribuente, rilevando la legittima deduzione del valore della quota imputata al figlio collaboratore dell’impresa familiare, e l’assenza di valide motivazioni per il criterio adottato dall’Ufficio, ritenute necessarie in caso di accertamento di un valore imponibile tre volte superiore a quello dichiarato.
I giudici della Suprema Corte, invece, hanno affermato che ai fini dell’imposta di registro, nella determinazione del valore dell’avviamento sono irrilevanti i crediti tra acquirenti e alienanti, in particolar modo quando non risultino dalle scritture contabili obbligatorie e da atti aventi data certa.
La Corte di Cassazione ha precisato che il valore dichiarato nell’atto di cessione d’azienda deve ritenersi legittimamente controllato dall’Ufficio con riferimento al valore complessivo dei beni che compongono l’azienda, al netto delle passività risultanti dalle scritture contabili obbligatorie; a tal fine la normativa in materia non pone deroghe al criterio dell’accertamento del valore secondo il parametro del “valore venale in comune commercio”. Ciò nel senso che non sussiste alcun vincolo riguardo alle scritture contabili, se non con riferimento alle eventuali passività di cui l’Ufficio finanziario deve tener conto.
In conclusione deve ritenersi illegittima, per la determinazione del valore imponibile della cessione d’azienda ai fini dell’imposta di registro, l’esclusione della quota imputata al figlio (acquirente) collaboratore nell’impresa familiare oggetto di cessione. La deduzione di detta quota dal corrispettivo finale dovuto dall’acquirente, difatti, non rileva nella causa del negozio (cessione d’azienda), bensì come modalità estintiva dell’obbligazione del cessionario, diversa dal mero pagamento del prezzo quale corrispettivo della cessione.

Accise: per il rimborso indicare in fattura la targa del veicolo

Per la legittima fruizione del rimborso d’accisa, pertanto, gli esercenti attività di trasporto esercitano nelle forme previste il diritto di richiedere il rilascio della fattura, alla cui emissione i gestori di impianti di distribuzione carburanti sono obbligati, con indicazione della targa del veicolo rifornito di gasolio. (AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI – Nota 07 giugno 2018, n. 64837).

Le cessioni di gasolio destinato ad essere usato come carburante per motori per uso autotrazione dovranno essere documentate con l’emissione di fattura elettronica a partire dal 1° luglio 2018.
Atteso che la targa del veicolo non deve necessariamente essere riportata nella fattura elettronica, in linea con la disciplina generale dell’IVA, viene chiesto di precisare se tale informazione debba comunque essere fornita ai fini del riconoscimento del credito d’accisa.
Per poter beneficiare dell’aliquota ridotta di accisa occorre soddisfare le condizioni di consumo specificamente individuate dal testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative nonché dalle norme stabilite dal regolamento recante disciplina dell’agevolazione fiscale a favore degli esercenti le attività di trasporto merci, quanto alle modalità di presentazione della dichiarazione trimestrale di rimborso.
A tal ultimo proposito, tra gli adempimenti prescritti vi è quello di indicare obbligatoriamente nel Quadro A-1 della dichiarazione la targa degli automezzi utilizzati dall’esercente per lo svolgimento dell’attività di trasporto.
L’informazione sui dati del veicolo risponde ad esigenze di verifica della spettanza del beneficio fiscale e di riconducibilità dell’agevolazione all’effettivo avente diritto che ne ha la disponibilità esclusiva. Permane inalterata l’obbligatorietà dell’indicazione in fattura, quantunque emessa in forma elettronica, della targa del veicolo non essendo mutata la disciplina di attuazione dell’impiego agevolato in esame.
Va, quindi, inserito anche nella fattura elettronica l’elemento identificativo del mezzo di trasporto.
Per la legittima fruizione del rimborso d’accisa, pertanto, gli esercenti attività di trasporto esercitano nelle forme previste il diritto di richiedere il rilascio della fattura, alla cui emissione i gestori di impianti di distribuzione carburanti sono obbligati, con indicazione della targa del veicolo rifornito di gasolio.