Confcommercio Confetra – Cgil Cisl Uil: Accordo interconfederale 6/2/2020

Sottoscritto il 6/2/2020, tra CONFCOMMERCIO, CONFETRA e CGIL CISL UIL, l’accordo per la condivisione dei piani formativi relativi al Fondo For.Te.

For.Te. è il Fondo paritetico per la formazione continua dei dipendenti delle aziende aderenti, che operano nel settore terziario: commercio, turismo, servizi, logistica, spedizioni e trasporto.
L’emanazione della Circolare Anpal n. 1 del 10/4/2018, contenente le linee Guida sulla gestione delle risorse finanziarie attribuite ai Fondi Paritetici interprofessionali per la formazione continua, ha richiesto un approfondimento degli orientamenti e delle procedure adottate dai Fondi interprofessionali, al fine di uniformarsi ai principi ed alle disposizioni in essa contenuti. La recente emanazione del nuovo Regolamento generale di FORTE., ha consentito al Fondo di adeguarsi pienamente ai principi emanati da Anpal.
Pertanto, in relazione al Protocollo sottoscritto, le Parti hanno concordato che le attività formative finanziate con risorse del Fondo For.Te. si possono svolgere in attuazione di una delle seguenti tipologie di piano formativo condiviso:
a) Piano formativo aziendale nelle imprese in cui sia presente la RSU
b) Piano formativo aziendale nelle imprese in cui siano presenti una o più RSA
c) Piano formativo aziendale nelle imprese in cui non si verificano le condizioni a) e b)
d) Piani territoriali
e) Piani settoriali
f) Piani che vedano l’applicazione di una pluralità di contratti.
Le Parti hanno predisposto anche una procedura operativa per la condivisione dei piani, dettagliata nei tempi e nelle modalità e hanno predisposto l’istituzione di una Commissione Paritetica Nazionale, formata da 6 componenti, di cui 2 designati da Confcommercio e 1 da Confetra e 3 dalle Segreterie Confederali di CGIL, CISL e UIL.

Pescatori autonomi: aliquota contributiva 2020

Con circolare n. 24/2020, l’Inps comunica, relativamente all’anno 2020, le aliquote vigenti per i lavoratori autonomi che svolgono attività di pesca ed illustra le modalità e i termini per il versamento della contribuzione.

I lavoratori autonomi che svolgono l’attività di pesca, anche quando non siano associati in cooperativa, sono soggetti alla legge 13 marzo 1958, n. 250, e sono tenuti a versare all’Istituto un contributo mensile, soggetto ad adeguamento annuale, commisurato alla misura del salario convenzionale per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associati in cooperativa. Considerata la variazione percentuale, nella misura dello 0,5%, nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, tra il periodo gennaio 2018-dicembre 2018 ed il periodo gennaio 2019-dicembre 2019, per il 2020 la misura del salario giornaliero convenzionale per i pescatori soggetti alla citata legge n. 250/1958, è la seguente:

Anno 2020

Retribuzione convenzionale

Misura giornaliera € 27,21
Misura mensile (25gg) € 680,00

Su tale retribuzione mensile devono essere calcolati, per il 2020, i contributi dovuti dai pescatori “autonomi”.

Aliquota contributiva dovuta al FPLD
In base alle disposizioni di cui al decreto interministeriale del 21 febbraio 1996, i pescatori autonomi sono soggetti all’aumento di 4,29 punti percentuali; tale incremento è applicato gradualmente in ragione di 0,50% ogni due anni a partire dal 1° gennaio 1997, con ultimo aumento di 0,29% dal 1° gennaio 2013. Conseguentemente, a decorrere dal 1° gennaio 2014 e per l’anno 2020 nei confronti dei pescatori l’aliquota contributiva resta ferma nella misura del 14,90%.

Gestione FPLD

Aliquote

Coefficienti di ripartizione

Base 0,11 0,007383
Adeguamento 14,79 0,992617
Totale 14,90 1

Il contributo mensile per l’anno 2020, risultante dall’applicazione dell’aliquota contributiva alla retribuzione convenzionale, è pari a € 101,32 così suddiviso:

FPLD

Contributo mensile

Base € 0,75
Adeguamento € 100,57
Totale € 101,32

Sgravio contributivo ai sensi dell’articolo 6 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457
L’articolo 11 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ha previsto l’estensione in favore delle imprese della pesca costiera e della pesca nelle acque interne e lagunari, nella misura del 70%, delle agevolazioni fiscali e contributive contemplate dagli articoli 4 e 6 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30.
La legge di bilancio 2018 aveva disposto che “A decorrere dall’anno 2018 i benefici di cui all’articolo 6 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, sono corrisposti nel limite del 45,07 per cento”. Come comunicato dal Ministero del lavoro, con nota prot. 1822/2018, le imprese che esercitano la pesca costiera e le imprese che esercitano la pesca nelle acque interne e lagunari possono continuare a fruire degli sgravi di cui all’articolo 11 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, con le stesse modalità previste negli anni precedenti.
Sulla materia è nuovamente intervenuto il legislatore con l’articolo 1, comma 607, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in base al quale “a decorrere dall’anno 2020, i benefici di cui all’articolo 6 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, sono corrisposti nel limite del 44,32 per cento”.
Dal periodo gennaio 2020, quindi, le imprese in questione possono fruire del beneficio spettante nella seguente misura percentuale: 44,32%. Conseguentemente, nell’anno 2020 il contributo mensile, al netto della predetta agevolazione, deve essere corrisposto in misura pari a € 56,42, così suddiviso:

FPLD

Contributo mensile

Base € 0,42
Adeguamento € 56,00
Totale € 56,42

Chiarimenti sulla cassa integrazione per il settore trasporti

Con circolare n. 24/2020 della Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica (Cinfetra), è stato fatto il punto della situazione sul campo di applicazione della cassa integrazione nel settore dei trasporti.

A seguito delle diverse richieste di chiarimento pervenute in merito alle categorie del mondo dei trasporti destinatarie della cassa integrazione, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica (Confetra) ha ritenuto utile fare il punto della situazione sul relativo campo di applicazione.
La materia è stata riformata dal Jobs Act (D.Lgs. n. 148/2015) che ha esteso a tutti i settori gli ammortizzatori sociali ed il sistema attuale poggia su 3 pilastri:
– cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO)
– cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS)
– Fondo di integrazione salariale (FIS).

Cassa integrazione ordinaria

Spetta alle imprese di qualsiasi dimensione inquadrate previdenzialmente nell’industria e può essere richiesta per eventi transitori non imputabili all’impresa o ai lavoratori, inclusi gli eventi naturali e le situazioni temporanee di mercato.
La CIGO è finanziata da un contributo ordinario a carico delle aziende pari, per quelle fino a 50 dipendenti, all’1,70% del monte salari che sale al 2% per le aziende di maggiori dimensioni.
Per i soli lavoratori in cassa integrazione è inoltre dovuta, sempre da parte delle aziende, una contribuzione addizionale legata alla durata di utilizzo dell’istituto; in particolare la misura del contributo, da calcolarsi sulla retribuzione persa dal lavoratore a seguito della sospensione dal lavoro, è pari al:
– 9% fino a 52 settimane di cassa integrazione in un quinquennio;
– 12% dalla 53ma alla 104ma settimana in un quinquennio;
– 15% dalla 105ma settimana in poi sempre in un quinquennio.

Cassa integrazione straordinaria

Spetta nei casi di crisi aziendali e di riorganizzazioni alle imprese inquadrate previdenzialmente nell’industria con oltre 15 dipendenti nonché alle imprese di logistica (per definizione inquadrate previdenzialmente nel terziario) con oltre 50 dipendenti.
Anche in questo caso è dovuta dalle aziende una contribuzione ordinaria, pari allo 0,90% (di cui lo 0,30% a carico del lavoratore) della retribuzione imponibile, nonché, per i soli lavoratori in cassa, una contribuzione addizionale nelle stesse misure di quelle già evidenziate con riferimento alla cassa integrazione ordinaria.

Fondo integrazione salariale

Si applica a tutti i datori di lavoro con oltre 5 dipendenti (compresi gli apprendisti) che non rientrano nel campo di applicazione della cassa integrazione (ordinaria o straordinaria). Escludendo pertanto le imprese di qualsiasi dimensione inquadrate previdenzialmente nell’industria nonché le imprese di logistica con oltre 50 dipendenti in quanto già coperte dagli ammortizzatori sociali tradizionali, la platea dei contribuenti al Fondo in questione comprende tutte le aziende con oltre 5 dipendenti inquadrate previdenzialmente nel terziario nonché le imprese di logistica tra 6 e 50 dipendenti.
I contributi da versare al Fondo, da calcolarsi sul monte salari, sono pari allo 0,45% (di cui lo 0,30% a carico del datore di lavoro e lo 0,15% a carico dei lavoratori) per i datori di lavoro con oltre 5 e fino a 15 dipendenti e allo 0,65% (di cui lo 0,43% a carico del datore di lavoro e lo 0,22% a carico dei lavoratori) per i datori di lavoro con oltre 15 dipendenti.

I datori di lavoro che ricorrono alle prestazioni del Fondo sono inoltre tenuti a versare un contributo addizionale pari al 4% della retribuzione persa dal lavoratore.
Le prestazioni erogate dal Fondo sono di 2 tipi:
– assegno ordinario, consistente in un’indennità pari all’importo di cassa integrazione, per i lavoratori sospesi o a orario ridotto di aziende con oltre 15 dipendenti per cause riconducibili alla normativa in materia di cassa integrazione (ordinaria o straordinaria);
– assegno di solidarietà, consistente anch’esso in un’indennità pari all’importo di cassa integrazione, per i lavoratori interessati da accordi sindacali che, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso di una procedura di licenziamento collettivo o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo, stabiliscano una riduzione dell’orario di lavoro.

Fondo Sanitario FASIE: circolare applicativa per il settore “Attività Minerarie”

Si riporta la circolare operativa pubblicata dal Fondo Sanitario Fasie per le aziende iscritte che applicano il CCNL Attività Minerarie

Il Fondo di Assistenza sanitaria integrativa per il settore delle Attività Minerarie è stato individuato nel FASIE, come indicato nel Verbale di accordo del 31/10/2019.
La presente circolare Operativa del Fasie, fornisce le indicazioni circa le tariffe valide per il 2020, le modalità contributive, e le scadenze di versamento.

Contributi 2020
Le tariffe annue per il 2020 sono riassunte nella seguente tabella:

QUAOTA AZIENDA € 204,00  
   
QUOTA LAVORATORE Quota annua Quota mensile
OPZIONE STANDARD € 84,00 € 7,00
OPZIONE STANDARD con iscrizione del/dei familiari € 186,00 per ogni familiare € 372,00 per ogni convivente € 15,50 per ogni familiare € 31,00 per ogni convivente
OPZIONE EXTRA € 239,00 € 19,91 (€ 19,99 a dicembre)
OPZIONE EXTRA con iscrizione del/dei familiari € 186,00 per ogni familiare € 372,00 per ogni convivente € 15,50 per ogni familiare € 31,00 per ogni convivente
OPZIONE PLUS € 649,00 € 54,08 (€ 54,12 a dicembre)

Regolazione contributo a carico dell’Azienda per gli iscritti al Fondo
Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 204,00 € per singolo dipendente iscritto al Fondo, sarà versato in rate mensili di € 17,00. Contestualmente dovrà essere inviata una distinta di contribuzione con il dettaglio delle anagrafiche per cui è stato effettuato il bonifico. I file dovranno essere inviati via WEB accedendo all’area Aziende del sito www.fasie.it e seguendo le istruzioni.
Di seguito i dati per effettuare il bonifico:

Descrizione

QUOTA AZIENDA (da versare mensilmente)

Importo 17,00 € per ogni dipendente iscritto all’1/1/2020
Data di versamento entro il 16 del mese successivo
Casuale Versamento Numero di protocollo rilasciato al momento del caricamento della distinta, dati completi, altrimenti rilevabile il giorno successivo nella sezione upload distinte, voce trasmetti.
Conto corrente IBAN: IT87D0832703211000000005743 Intestato a: FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

Il contributo a carico dell’Azienda può essere versato anche in un’unica soluzione ad inizio anno (previa comunicazione a Fasie).

Regolazione contributo a carico del dipendente iscritto al Fondo
Il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, dovrà essere versato al Fondo su base mensile entro il giorno 16 del mese successivo di competenza. Anche in questo caso, contestualmente dovrà essere inviata una distinta di contribuzione con il dettaglio delle anagrafiche per cui è stato effettuato il bonifico. I file dovranno essere inviati via WEB accedendo all’area Aziende del sito www.fasie.it e seguendo le istruzioni.
Di seguito i dati per effettuare il bonifico:

Descrizione

QUOTA LAVORATORE (da versare mensilmente)

Importo da calcolare sulla base degli iscritti
Data di versamento entro il 16 del mese successivo
Casuale Versamento “Numero di protocollo rilasciato al momento del caricamento della distinta, dati completi, altrimenti rilevabile il giorno successivo nella sezione upload distinte, voce trasmetti.
Conto corrente IBAN: IT87D0832703211000000005743 Intestato a: FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

Comunicazione lavoro intermittente riguardante i lavoratori dello spettacolo

A decorrere dal 1° gennaio 2018, l’obbligo della richiesta del certificato di agibilità sussiste esclusivamente per i lavoratori autonomi. Ne consegue che l’obbligo del datore di lavoro di comunicare la chiamata del lavoratore intermittente prima dell’inizio della prestazione non può più essere assolto, nel settore dello spettacolo, mediante la richiesta del certificato di agibilità, così come già indicato con D.M. 27 marzo 2013 e nella successiva circ. 27 giugno 2013 n. 27 (Lettera circolare Miinstero lavoro/INL n. 1311/2020).

Le imprese che si avvalgono di prestazioni di lavoratori autonomi, ivi compresi quelli con rapporti di collaborazione, appartenenti alle categorie dal n. 1 al n. 14 dell’articolo 3, co. 1, , D.Lgs. C.P.S. n. 708/1947, sono sempre obbligate a richiedere il certificato di agibilità a prescindere dalla durata temporale della prestazione (art. 6, D.Lgs. C.P.S. 16 luglio 1947, n. 708 come sostituito dall’art. 1, comma 1097, L. 27 dicembre 2017, n. 205 e successivamente dall’art. 3-quinquies, comma 1, lett. a), D.L. 14 dicembre 2018, n. 135, conv. con modif. in L. 11 febbraio 2019, n. 12). Parliamo, nel dettaglio di:
1) artisti lirici;
2) attori di prosa, operetta, rivista, varietà ed attrazioni, cantanti di musica leggera, presentatori, disc-jockey ed animatori in strutture ricettive connesse all’attività turistica;
3) attori e generici cinematografici, attori di doppiaggio cinematografico;
4) registi e sceneggiatori teatrali e cinematografici, aiuto registi, dialoghisti ed adattatori cinetelevisivi;
5) organizzatori generali, direttori, ispettori, segretari di produzione cinematografica, cassieri, segretari di edizione;
6) direttori di scena e di doppiaggio;
7) direttori d’orchestre e sostituti;
8) concertisti e professori d’orchestra orchestrali e bandisti;
9) tersicorei, coristi, ballerini, figuranti, indossatori e tecnici addetti alle manifestazioni di moda;
10) amministratori di formazioni artistiche;
11) tecnici del montaggio, del suono, dello sviluppo e stampa;
12) operatori di ripresa cinematografica e televisiva, aiuto operatori e maestranze cinematografiche, teatrali e radio televisive;
13) arredatori, architetti, scenografi, figurinisti teatrali e cinematografici;
14) truccatori e parrucchieri.
L’obbligo di richiedere il certificato grava sempre in capo al soggetto che effettivamente contrattualizza il rapporto di lavoro con gli artisti e tecnici, ovvero il datore di lavoro/committente; qualora, poi, il committente non coincida con l’impresa/ente presso cui i lavoratori agiscono (titolare di un diritto di proprietà o di godimento sui locali ove viene svolta la prestazione), è comunque onere di tale ultimo soggetto richiedere copia del certificato e custodirlo (Inps, messaggio n. 1612/2019).
In caso di inosservanza degli obblighi relativi alla richiesta del certificato di agibilità, le imprese sono soggette alla sanzione amministrativa di euro 129,00 per ogni lavoratore e per ogni giornata di lavoro da ciascuno prestata.

Alla luce delle modifiche intervenute all’art. 6 del D.Lgs. n. 708/1947, il Ministero del lavoro, congiuntamente con l’Ispettorato nazionale del lavoro, ha fornito alcuni chiarimenti con riferimento alle comunicazioni relative all’utilizzo di prestazioni lavorative rese in modalità intermittente da parte di lavoratori dello spettacolo.
Sussitendo, a decorrere dal 1° gennaio 2018, l’obbligo della richiesta del certificato di agibilità, come accennato, esclusivamente per i lavoratori autonomi, l’obbligo nei confronti dei lavoratori subordinati, ivi compresi i lavoratori con contratto intermittente, è pertanto venuto meno. Ne consegue che l’obbligo del datore di lavoro di comunicare ai sensi dell’art. 15, comma 3, del D.Lgs. n. 81/2015 la chiamata del lavoratore intermittente prima dell’inizio della prestazione non può più essere assolto, nel settore dello spettacolo, mediante la richiesta del certificato di agibilità, così come già indicato con D.M. 27 marzo 2013 e nella successiva circolare 27 giugno 2013 n. 27.
La comunicazione andrà quindi effettuata secondo le modalità di trasmissione previste per la generalità dei datori di lavoro attraverso il modello UNI-Intermittente.

EBM Salute: Prorogato il termine per adesione familiari

 

EBM Salute comunica che è stato prorogato al 16/2/2020 il termine delle adesioni per estendere la polizza ai propri familiari non fiscalmente a carico

Come è noto, l’EBM Salute, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa del settore della Metalmeccanica PMI, ha previsto, anche per il 2020, la possibilità di estendere la copertura sanitaria integrativa, con il medesimo piano sanitario, anche al proprio nucleo famigliare NON fiscalmente a carico, e aveva disposto che le adesione sarebbero terminate il 3 febbraio 2020.
Con nuova comunicazione, EBM Salute informa che il suddetto termine è stato prorogato al 16 febbraio 2020.
Si ricorda che:

Nel proprio nucleo famigliare NON fiscalmente a carico, sono inclusi:
– il coniuge, compreso il convivente di fatto (di cui alla legge 76/2016);
– i figli risultanti dallo stato di famiglia.
I premi annui per i familiari, per la copertura dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020, sono:
– € 150 per il coniuge o convivente;
– € 150 per ogni figlio.
Per estendere la polizza ai propri familiari è necessario collegarsi al portale di adesione, cliccare sul box Adesioni e, dopo aver inserito i dati del titolare, scorrere verso il basso e compilare la sezione “Inserimento dati anagrafici dei famigliari – Non fiscalmente a carico”. Procedere quindi seguendo le istruzioni per il pagamento tramite bonifico.
 

Misure di sostegno al reddito per i lavoratori del settore dei call center: istruzioni operative

Con circolare n. 21/2020, l’Inps fornisce istruzioni operative per la gestione delle misure di sostegno al reddito in favore dei lavoratori del settore dei call center, di cui all’articolo 44, comma 7, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, finanziate per l’anno 2019 dall’articolo 26-sexies del decretolegge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.

Il decreto interministeriale n. 22763/2015, all’articolo 1, riconosce ai lavoratori impiegati nel settore dei call center un’indennità pari al trattamento massimo di integrazione salariale straordinaria per una durata massima di dodici mesi.

L’articolo 2 prevede che la suddetta indennità possa essere richiesta in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa determinata da crisi aziendale, valutata dal Ministero del Lavoro sulla base dei criteri individuati dal medesimo dicastero nelle citate circolari n. 31/2015 e n. 8/2019.
Considerando che l’indennità è pari al trattamento massimo di integrazione salariale, non trova applicazione la disciplina della riduzione in percentuale della relativa misura del trattamento, di cui al comma 66 dell’articolo 2 della legge 28 giugno 2012, n. 92, in caso di successive proroghe dei trattamenti di integrazione salariale in deroga (CIGD), in quanto non prevista dalla speciale disciplina normativa del settore dei call center.
L’erogazione della prestazione è subordinata all’emanazione di specifici decreti da parte del Ministero del Lavoro, contenenti le indicazioni relative all’azienda beneficiaria, al periodo concesso ed alla modalità di pagamento prevista (pagamento anticipato dell’indennità da parte dell’azienda e successivamente conguagliato oppure pagamento diretto da parte dell’Istituto).
I periodi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, per i quali è ammessa l’integrazione salariale, sono riconosciuti utili ai fini del diritto e della misura alla pensione anticipata o di vecchiaia.

Ai sensi dell’articolo 4 del D.I. n. 22763/2015, è posto a carico delle imprese ammesse al trattamento un contributo addizionale nella misura prevista dall’articolo 5 del D.lgs n. 148/2015, a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale e calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate (c.d. retribuzione persa).

Come specificato dal Ministero del Lavoro nella circolare n. 8/2019, a seguito dell’abrogazione della legge 8 agosto 1972, n. 464, da parte dell’articolo 46, comma 1, lettera e), del decreto legislativo n. 148/2015, le quote di trattamento di fine rapporto, relative alla retribuzione persa a seguito della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro, sono a carico del datore di lavoro.

Al fine di garantire un puntuale monitoraggio della spesa connessa alla erogazione della indennità in argomento, nonché alla correlata contribuzione figurativa, le aziende interessate utilizzeranno nel flusso Uniemens, per le autorizzazioni relative a decreti ministeriali riferiti a periodi di concessione di CIGD decorrenti dal mese di novembre 2019, le modalità di esposizione del conguaglio e del contributo addizionale con il sistema “Ticket”.
Si ricorda che per le autorizzazioni relative a decreti ministeriali riferiti a periodi di concessione di CIGD iniziati entro il 31 ottobre 2019, le imprese dovevano avvalersi del sistema della “CIG Aggregata” (cfr. il messaggio n. 3058/2019).
Una volta adottato il decreto di concessione, il Ministero del Lavoro provvederà a trasmetterlo all’Istituto e lo stesso sarà inserito nella piattaforma “Sistema Unico” per la successiva emissione dell’autorizzazione da parte delle Strutture territoriali competenti; l’autorizzazione dovrà essere prontamente notificata all’azienda tramite PEC.
Si rende noto che i decreti ministeriali di concessione della indennità pari al trattamento massimo di integrazione salariale straordinaria per i lavoratori del call center, riferiti a periodi di concessione di CIGD decorrenti dal mese di novembre 2019, saranno censiti dall’Istituto sulla piattaforma “Sistema Unico” con il nuovo codice intervento “667” e con il nuovo codice evento “668”.
Come precisato nella circolare n. 56/2016, relativamente ai trattamenti di CIGD, il termine dei sei mesi per il rimborso e il conguaglio della prestazione decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data del provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto se successivo.

ASSOCED: nuovi minimi da febbraio

12 feb 2020 Da febbraio 2020 sono previsti nuovi minimi retributivi per i lavoratori dipendenti dei Centri Elaborazione Dati, imprese ICT, professioni digitali e S.T.P. (ASSOCED).

Dall’1/2/2020, per tutte le categorie e i livelli previsti dalla classificazione del personale del CCNL Centri Elaborazione Dati (ASSOCED), spetta una paga base nazionale conglobata nella misure indicata nella seguente tabella.

Livello

Paga base lorda contrattuale all’1/2/2020

Quadro di Direzione 2.718,69
Quadro 2.470,99
1 2.121,31
2 1.899,16
3 Super 1.820,88
3 1.704,63
4 1.586,09
5 1.510,13
6 1.275,31

Apprendisti Professionalizzanti

Livello

Da mese

A mese

Paga base lorda contrattuale all’1/2/2020

2 1 18 1.704,63
19 36 1.820,88
3 1 18 1.510,13
19 36 1.586,09
4 1 18 1.275,31
19 36 1.510,13
5 1 24 1.275,31
3S 1 18 1.586,09
19 36 1.704,63

Federmeccanica: il CCNL Metalmeccanica Industria è in regime di ultrattività

Federmeccanica segnala che il CCNL 26/11/2016 Metalmeccanica Industria è in regime di ultrattività

Il Ccnl 26 novembre 2016 per l’industria metalmeccanica e della installazione di impianti, ai sensi dell’art. 2 della Sezione terza, è entrato in regime di ultrattività a decorrere dal 1° gennaio 2020.
Pertanto, come segnalato da Federmeccanica, il contratto continua a produrre gli stessi effetti così come definiti dalle rispettive norme contrattuali.
In particolare, continuano ad essere in vigore tutti gli istituti disciplinati dal medesimo CCNL secondo modalità e criteri ivi stabiliti come, ad esempio:
– la previdenza complementare di cui all’art. 15, Sezione quarta, titolo IV,
– l’assistenza sanitaria integrativa di cui all’art. 16, Sezione quarta, titolo IV,
– il welfare di cui all’art. 17, Sezione quarta, titolo IV,
– la formazione continua di cui all’art. 7, Sezione quarta, titolo VI, ecc.

Pubblicato sul sito Anpal il decreto istitutivo del nuovo incentivo “IO Lavoro”

Con decreto n. 44 del 6 febbraio 2020, l’Anpal istituisce il nuovo incentivo “IO Lavoro”, destinato ai datori di lavoro che assumono giovani e disoccupati nell’anno 2020

L’incentivo “IO Lavoro” è riconosciuto ai datori di lavoro privati che assumano, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, lavoratori di età compresa tra i 16 anni e 24 anni ovvero con 25 anni di età e oltre, ma privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi. Deve trattarsi altresì di lavoratori disoccupati, nel senso di cui in appresso:
– soggetti privi di impiego che abbiano dichiarato, in forma telematica, al Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l’impiego (art. 19, D.Lgs. n. 150/2015);
– ovvero, lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponda a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti (art. 13, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917). Nello specifico, nel caso di reddito da lavoro dipendente o di reddito derivante da attività di lavoro autonomo assimilato a quello di lavoro dipendente, il limite esente da imposizione fiscale è quantificabile in euro 8.145,00 annui; in caso di attività di lavoro autonomo, invece, il predetto limite è pari a 4.800,00 euro annui (Anpal, circolare 23 luglio 2019, n. 1).
I lavoratori, ancora, non devono aver avuto un rapporto di lavoro negli ultimi 6 mesi con il datore di lavoro che assume.
La sede di lavoro per la quale viene effettuata l’assunzione può essere ubicata:
– nelle Regioni “meno sviluppate”: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia;
– nelle Regioni “più sviluppate”: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Toscana, Umbria, Marche e Lazio;
– nelle Regioni “in transizione”: Abruzzo, Molise e Sardegna.
E’ irrilevante la residenza del lavoratore.
L’incentivo è riconosciuto esclusivamente per le seguenti tipologie contrattuali:
a) contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione;
b) contratto di apprendistato professionalizzante.
L’incentivo è riconosciuto anche in caso di lavoro a tempo parziale o di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a tempo determinato; per tale ultima fattispecie, non è richiesto il requisito della disoccupazione e dell’assenza di un precedente rapporto di lavoro, negli ultimi 6 mesi, con il datore che assume.
Rientra nell’ambito di applicazione dell’incentivo anche il socio lavoratore di cooperativa, se assunto con contratto di lavoro subordinato.
Sono escluse le assunzioni con contratto di lavoro domestico, occasionale o intermittente.
L’incentivo è pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione di premi e contributi dovuti all’Inail, per un periodo di 12 mesi a partire dalla data di assunzione, nel limite massimo di 8.060,00 euro su base annua, per lavoratore assunto, riparametrato e applicato su base mensile. In caso di lavoro a tempo parziale, il massimale è proporzionalmente ridotto. L’incentivo deve essere fruito, a pena di decadenza, entro il termine del 28 febbraio 2022.
La fruizione deve avvenire nel rispetto dei limiti previsti per gli aiuti de minimis (Regolamento UE n. 1407/2013), ovvero, oltre i predetti limiti, purchè l’assunzione comporti un incremento occupazionale netto del numero di dipendenti del datore di lavoro, rispetto alla media dei 12 mesi precedenti l’assunzione, da mantenersi per tutto il periodo di assunzione agevolata. Il requisito dell’incremento occupazionale non è richiesto per i casi in cui il posto o i posti occupati siano resi vacanti in seguito a dimissioni volontarie, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d’età, riduzione volontaria dell’orario di lavoro o licenziamento per giusta causa e non in seguito a licenziamenti per riduzione del personale.
L’incentivo è riconosciuto nei limiti dell’intensità massima di aiuto (50% dei costi ammissibili) ed è cumulabile con quello previsto per l’assunzione di lavoratori percettori di RDC (art. 8, D.L. n. 4/2019), con l’esonero strutturale occupazione giovanile stabile, previsto per le assunzioni di infratrentacinquenni negli anni 2019 e 2020 (art. 1 bis, D.L. 12 luglio 2018, n. 87), nel limite massimo di un importo pari a 8.060,00 euro su base annua, nonché con gli altri incentivi di natura economica introdotti e attuati dalle Regioni del Mezzogiorno in favore dei datori di lavoro che abbiano sede nel territorio di tali Regioni, nei limiti massimi di intensità di aiuto previsti dai regolamenti europei in materia di aiuti di Stato.
I datori di lavoro interessati devono inoltrare all’Inps un’istanza telematica preliminare di ammissione, indicando i dati relativi all’assunzione effettuata o che intendono effettuare. L’Inps, dal canto suo, effettua le seguenti operazioni:
– determina l’importo spettante in relazione alla durata e alla retribuzione del contratto sottoscritto;
– verifica i requisiti di ammissione all’incentivo;
– accerta la disponibilità residua delle risorse;
– comunica, in caso di esito positivo delle precedenti verifiche, l’avvenuta prenotazione dell’importo in favore del datore di lavoro.
A pena di decadenza, entro dieci giorni dalla ricezione della comunicazione di prenotazione da parte dell’Inps, il datore di lavoro deve effettuare l’assunzione, ove non abbia già provveduto, e confermare la prenotazione effettuata in suo favore. A seguito dell’autorizzazione, l’erogazione del beneficio avviene mediante conguaglio sulle denunce contributive.
L’Inps autorizza il beneficio nei limiti delle risorse disponibili, differenziate rispetto alle zone interessate, sulla base di una stima previsionale del costo legato ad ogni assunzione agevolata. L’autorizzazione avviene secondo l’ordine cronologico di presentazione dell’istanza preliminare, salvo che per le assunzioni effettuate prima che sia reso disponibile il modulo telematico dell’istanza preliminare, nel qual caso il beneficio è autorizzato secondo l’ordine cronologico di decorrenza dell’assunzione.