Poste Italiane S.p.a: approvato il nuovo CCNL

Sciolta la riserva sul nuovo CCNL 2021-2023 per i dipendenti dele Poste Italiane

Significativi i risultati ottenuti sulla parte economica. Definitivo un emolumento di 1700 euro, da liquidare in un’unica soluzione con le competenze del prossimo mese di luglio. La cifra verrà così ripartita:
– 900 euro a titolo di vacanza contrattuale relativa all’anno 2020;
– 800 euro quale anticipazione sui miglioramenti contrattuali relativi dell’anno 2021.
Pattuito altresì un incremento mensile di 110 euro, di cui 90 euro riversati sui minimi tabellari e 20 euro sui ticket restaurant.

Arretrati Anno 2020
Le somme sopra indicate verranno corrisposte, a titolo di vacanza contrattuale per l’anno 2020, esclusivamente al personale con contratto a tempo indeterminato in servizio alla data di sottoscrizione del presente CCNL. Tali somme saranno corrisposte nella misura di 1/12 per ogni mese di servizio o frazione di esso superiore a 15 giorni, prestato nel suddetto periodo. Null’altro è dovuto a titolo di vacanza contrattuale. L’erogazione delle suddette somme avverrà con le competenze del mese di luglio

Livelli professionali

Anno di riferimento 2020

A1 1.193,38
A2 1.083,46
B 957,31
C 900,00
D 869,06
E 796,69
F 734,75

Anticipo  futuri aumenti contrattuali
Le somme verranno corrisposte  verranno corrisposte a titolo di futuri aumenti contrattuali e saranno corrisposti esclusivamente al personale assunto a tempo indeterminato in servizio al 23/6/2021.  L’erogazione delle suddette somme verrà erogata con le competenze del mese di luglio 2021

Livelli professionali

Anno di riferimento 2021

A1 1.060,78
A2 963,08
B 850,94
C 800,00
D 772,50
E 708,17
F 653,11

AUMENTI MENSILI DEI MINIMI TABELLARI

Livelli professionali

01/07/2022

01/07/2023

Al 63,64 55,69
A2 57,77 51,49
B 51,05 46.68
C 48,00 42,00
D 46,34 40,56
E 42,48 37,18
F 39,18 34,29

Da Luglio 2022 rivalutazione ticket di 10 euro mensili pari a 0,50 centesimi al giorno Da Luglio 2023 rivalutazione ticket di 10 euro mensili pari a 0,50 centesimi al giorno.
Si è mantenuto intatto l’intero impianto normativo, implementandolo di ulteriori avanzamenti, oltre a respingere i tentativi di arretramento su istituti fondamentali, si è riusciti ad apportare integrazioni importanti in tema di: rapporto di lavoro Part Time, considerato il ricorso sempre più frequente a tale modalità.
In materia di Contratti a Tempo Determinato, valutate adeguatamente gli ingenti flussi di giovani che accedono ogni anno a tale formula assunzionale. Sancito inoltre il principio della buona occupazione, a sostegno delle politiche di stabilizzazione del lavoro precario.
Sono stati recepiti gli accordi aziendali sul Lavoro Agile, consapevoli degli oramai indubbi vantaggi ad esso correlati, focalizzando linee di sviluppo anche in prospettiva dell’uscita dalla crisi pandemica e alla conseguente cessazione della decretazione d’urgenza del Governo.
Novità importanti sono state introdotte in tema di ferie (fruizione frazionata delle stesse), di trasferimenti (riduzione delle distanze per i trasferimenti involontari), di festivi (migliorata la parte economica connessa alla doppia coincidenza).
Sono stati mantenuti inalterati i trattamenti previsti in caso di malattia, nonostante i ripetuti tentativi di revisione in peius del comporto e di introduzione dell’istituto della carenza (non remunerazione dei primi tre giorni di malattia di ogni singolo evento). Incrementato il novero delle gravi patologie, in riferimento alle quali l’attuale normativa rafforza l’impianto delle tutele.

INPS: chiarimenti sulla gestione delle domande di emersione

Si forniscono chiarimenti sulla gestione delle domande di emersione per i lavoratori domestici.

Con disposto dal il Ministero dell’Interno e il Ministero del Lavoro hanno disposto che in caso di “dichiarazione di sussistenza del rapporto di lavoro, in tutte le ipotesi previste dal comma 3 del decreto legge 34/2020, convertito nella legge 17 luglio 2020, n. 77, il sistema informatico del Ministero dell’Interno che riceve l’istanza provvede anche alla trasmissione della comunicazione obbligatoria di assunzione se il codice fiscale del lavoratore è già indicato nella stessa. Nel caso in cui il lavoratore sia privo di un codice fiscale, il Ministero dell’Interno trasmette un elenco massivo dei suddetti lavoratori all’Agenzia delle Entrate che provvede ad attribuire il codice fiscale e restituire il predetto elenco al fine di inserire il dato nell’istanza; a questo punto viene generata la comunicazione obbligatoria con la data di assunzione indicata nell’istanza. Il datore di lavoro potrà, comunque, consultare la comunicazione obbligatoria di assunzione, accedendo alla propria home page del sito internet attraverso il quale è stata inviata l’istanza di regolarizzazione”.
Pertanto, in tutti i casi in cui la comunicazione obbligatoria di assunzione a seguito di domanda di emersione per sussistenza non risulti pervenuta il datore di lavoro in prima istanza dovrebbe contattare lo Sportello Unico dell’Immigrazione per sollecitare l’invio della stessa o informarsi sulle motivazioni che non ne hanno permesso l’invio.
Questo caso, quindi, si presenta quando, per un datore di lavoro, che ha inoltrato una domanda di emersione allo Sportello Unico dell’Immigrazione per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, non è presente l’Unilav nell’archivio intranet delle “Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del Lavoro”. Poiché la C.O. rappresenta il canale di comunicazione attraverso il quale l’Istituto viene a conoscenza della presenza di un’istanza d’emersione presentata allo Sportello Unico dell’Immigrazione, in assenza di questa il rapporto denunciato non risulta iscritto in via automatica negli archivi afferenti al lavoro domestico.
In considerazione del fatto che è già trascorso più di un anno dall’inizio del procedimento di emersione, al fine di permettere i pagamenti della contribuzione ordinaria dal giorno successivo alla data della domanda, potrebbe rendersi necessario per la sede inserire il rapporto di lavoro attraverso la procedura Intranet per la gestione del lavoro domestico.
A tale scopo la funzione di “Inserimento Domande” è stata implementata con la possibilità di indicare che si tratta di iscrizione per “EMERSIONE ART 103 DL 34 2020”, anche per i rapporti di lavoro iniziati in data antecedente il 1° giugno 2020; è richiesto di inserire obbligatoriamente l’identificativo della domanda rilasciato dallo Sportello Unico dell’Immigrazione e, come data di presentazione, dovrà essere indicata quella presente sulla ricevuta della domanda di emersione.

Vi sono casi in cui, pur essendo pervenuta la C.O. dall’Ufficio Immigrazione della Prefettura, non si è potuto procedere con la registrazione negli archivi del Lavoro Domestico per la mancanza della data di presentazione della domanda di emersione. Questa data, infatti, è indispensabile per permettere alle procedure di distinguere un rapporto di lavoro in sussistenza da uno in conclusione; quando detta data di presentazione è uguale o successiva alla data di inizio dell’attività si tratta di un rapporto in sussistenza ed è dovuto il pagamento della contribuzione forfettaria mensile dal mese di inizio al mese di presentazione della domanda di emersione.
La “data presentazione” viene comunicata periodicamente dal Ministero dell’Interno su un flusso dati dedicato; tuttavia, constatata la persistenza di domande d’emersione per le quali questa informazione risulta assente, e per venire incontro tempestivamente alle richieste dell’utenza, a breve sarà rilasciata una apposita funzione che permetterà di inserire la data di presentazione della domanda di emersione nei casi appena rappresentati con la conseguente creazione da flusso automatico del rapporto di lavoro d’emersione.
Con riferimento ai rapporti di lavoro in conclusione, il datore di lavoro, che al momento della domanda aveva dichiarato solo l’intenzione di assumere un lavoratore straniero già presente nel territorio italiano, deve presentare la C.O. di assunzione attraverso il servizio presente sul Portale dell’Istituto entro il giorno precedente l’effettivo inizio dell’attività lavorativa. Nel giorno in cui le parti sono convocate presso lo Sportello Unico dell’Immigrazione per la stipula del contratto di soggiorno, l’Ufficio Immigrazione della Prefettura invia una nuova C.O. che sarà gestita dai servizi informatici dell’Istituto, e il rapporto sarà modificato in automatico da provvisorio a definitivo.

Relativamente alla ricezione da parte dello Sportello Unico dell’Immigrazione dell’esito positivo della procedura d’emersione, si procederà centralmente alla trasformazione del rapporto di lavoro da provvisorio da “emersione art. 103 DL 34 del 2020” a rapporto di lavoro definitivo. Tale lavorazione sarà totalmente automatica nei casi in cui non siano presenti incongruenze nei dati. Per la gestione dei casi residuali sarà predisposta un’apposita procedura a disposizione della sede.
A fronte della ricezione da parte dello Sportello Unico dell’Immigrazione dell’esito negativo della procedura d’emersione verrà messa a disposizione della sede una apposita funzionalità che mostrerà il motivo dell’esito negativo e consentirà di attivare, a seconda del caso, una delle lavorazioni di seguito:
– se vi è stata attività lavorativa il rapporto di lavoro dovrà essere cessato alla data del provvedimento oppure all’ultimo sabato coperto da contribuzione.
– se non vi è stata attività lavorativa (per esempio nel caso di lavoro fittizio o di disconoscimento) si dovrà annullare l’eventuale contribuzione senza predisposizione di rimborso e successivamente si potrà respingere il rapporto di lavoro.
In caso di disconoscimento di una domanda di “emersione art. 103 D.L. 34/2020” da parte di un utente che ha ricevuto comunicazioni in merito alla stessa, dall’INPS o dallo Sportello Unico dell’Immigrazione, è necessario che il soggetto interessato presenti la denuncia per furto d’identità alle Autorità Giudiziarie, in quanto c’è stata appropriazione e utilizzo fraudolento dei suoi documenti d’identità, dei suoi dati personali e/o delle sue credenziali di accesso.

Rinnovato il CIPL Operai Agricoli di Novara e V.C.O.

Firmato il 12/7/2021, tra CONFAGRICOLTURA di Novara e VCO, FEDERAZIONE INTERPROVINCIALE COLDIRETTI di Novara e VCO, CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI Novara Vercelli e VCO e FLAI-CGIL di Novara – VCO, FAI-CISL Piemonte Orientale, UILA-UIL territoriale di Novara, Vercelli, Biella e Verbania, il CIPL per gli operai agricoli e florovivaisti delle Province di Novara e VCO scaduto il 31/12/2019

Il nuovo accordo che decorre dall’1/1/2020 e scadrà il 31/12/2023, per la parte economica prevede quanto segue:

Salario
Il salario contrattuale provinciale in vigore al 31/12/2019 viene incrementato per tutto il personale in forza alla data di sottoscrizione del presente accordo, nella misura percentuale complessiva del 1,6% da corrispondersi in un’unica soluzione a decorrere dall’1/7/2021.
Agli Operai a tempo indeterminato – per tutte le aree e livelli – in forza alla data dell’1/7/2021 e già in forza nell’anno 2020, verrà corrisposto, quale “carenza contrattuale”, un elemento economico di compensazione forfettario “una tantum” di euro 50,00 da versarsi in due tranche: euro 25,00 con la paga di luglio 2021 ed euro 25,0 con la paga di gennaio 2022. Le stesse condizioni saranno applicate anche agli opera a tempo determinato già in forza alla data dell’1/7/2021, sempreché abbiano effettuato attività lavorativa per più di 151 giorni nell’anno 2020. Tale indennità verrà riproporzionata alle giornate effettivamente svolte nell’anno 2020 (es. 50/312 x n. giorni lavorati) e verrà erogata alla cessazione del rapporto di lavoro.

Tariffa di raccolta
Si conferma, in via sperimentale e sino al 31/12/2023, la figura degli addetti alle operazioni di raccolta nel settore vitivinicolo, orticolo e frutticolo, con retribuzione pari a euro 8,00 orarie comprensiva del terzo elemento.

Welfare contrattuale
Il datore di lavoro è tenuto obbligatoriamente a versare la contribuzione all’Ente Bilaterale Agricolo secondo le percentuali stabilite. Qualora lo stesso omettesse di versare la suddetta contribuzione, fermo restando l’obbligo di corrispondere al lavoratore prestazioni di infortunio e malattia equivalenti a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva, deve erogare al lavoratore medesimo una quota aggiuntiva di retribuzione pari a euro 100,00 mensili per gli OTI ed euro 5,00 giornalieri per gli OTD.

Indennità
Ai dipendenti addetti all’attività di manutenzione del verde pubblico e privato, che svolgono attività lavorativa in cantieri siti dai 40 ai 100 km. dalla sede aziendale e per i quali è previsto il rientro in giornata, è riconosciuta un’indennità di trasferta pari a euro 8,00 giornalieri.

Trasferte: rimborso spese
Nel caso di trasferte, qualora non fosse possibile la presentazione del piè di lista, il rimborso forfetario è di Euro 13,00.

Apprendistato istruzione secondaria superiore nell’industria di Bolzano

Siglato il 6/7/2021, tra l’Assoimprenditori Alto Adige/Unternehmerverband Siidtirol e l’ASGB, la CGIL-AGB, la SGBCISL, la UIL-SGK, l’accordo provinciale per la disciplina dell’apprendistato per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore nel settore industria della provincia autonoma di Bolzano.

Possono essere assunti con contratto di apprendistato per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore in tutti settori di attività i soggetti che abbiano compiuto quindici anni e non abbiano ancora compiuto i 25 anni e che sono in possesso dei requisiti per poter frequentare il corso biennale per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria come disciplinato dalla normativa provinciale; tali requisiti sono il conseguimento del diploma professionale o la conclusione del percorso di quattro anni di studio presso la scuola professionale e il superamento dell’apposito esame di ammissione.
La formazione degli apprendisti nei rispettivi ambiti di apprendimento (scuola e azienda) è disciplinata dagli ordinamenti formativi dei rispettivi mestieri.
Le Parti firmatarie riconoscono che i contenuti formativi del percorso finalizzato al conseguimento del diploma di maturità attraverso l’apprendistato costituisce un implicito e significativo arricchimento complessivo delle competenze generali e professionali del lavoratore.
Tenuto conto della legislazione speciale vigente in Provincia di Bolzano in materia di apprendistato, si stabilisce che qualora la durata del periodo di apprendistato fissato in 24 mesi, fermo restando l’eventuale periodo di prolungamento, venga a scadere nel corso dell’anno scolastico, il datore di lavoro, possa recedere dal contratto con un preavviso di 15 giorni oppure, in alternativa, confermare la qualifica professionale con la possibilità di concedere i permessi giornalieri non retribuiti per la frequenza della scuola professionale fino alla sessione di esame di fine apprendistato relativa all’anno scolastico in corso e per i giorni d’esame, secondo le modalità ed i termini fissati dal Regolamento di attuazione.

La retribuzione dell’apprendista è determinata per tutta la durata del contratto in percentuale sulla retribuzione globale lorda prevista dal rispettivo contratto collettivo nazionale di lavoro per l’operaio/impiegato qualificato, nella seguente misura:
– 85% nel caso di distribuzione dell’orario di lavoro settimanale su cinque giorni;
– 75% nel caso di distribuzione dell’orario di lavoro settimanale su sei giorni.
La retribuzione come sopra evidenziata è dovuta anche per le ore di frequenza scolastica a condizione che si svolgano durante il normale orario di lavoro.
Le Parti concordano che nell’ipotesi in cui l’apprendista aderente al fondo di previdenza complementare di categoria, ovvero, al Fondo Laborfonds aumenti la propria quota a favore di detto fondo ad una percentuale pari al 3% o a una percentuale superiore al 3% della retribuzione a tal fine prevista dal rispettivo CCNL, il datore di lavoro destinerà a tale fondo una quota pari al 3% della stessa retribuzione a decorrere dalla rispettiva comunicazione al datore di lavoro.

Il presente accordo decorre dalla data di sottoscrizione e avrà vigore fino al 31/12/2022.

Gestione commercianti, nessun obbligo di iscrizione del socio per la mera locazione di immobili

Ai fini della iscrizione nella Gestione commercianti, l’attività di mera riscossione dei canoni di un immobile affittato non costituisce di norma attività di impresa, indipendentemente dal fatto che ad esercitarla sia una società commerciale, salvo che si dia prova che costituisca attività commerciale di intermediazione immobiliare (Corte di Cassazione, ordinanza 15 luglio 2021, n. 20258)

Una Corte d’Appello territoriale, in riforma della sentenza del Tribunale di primo grado, aveva dichiarato non dovute le somme richieste dall’Inps con cartella esattoriale, a titolo di contributi e sanzioni per l’iscrizione d’ufficio alla Gestione commercianti di un socio accomandatario di società svolgente attività di locazione immobiliare.
A d avviso della Corte di merito, l’obbligo di iscrizione sorge solo ove il socio accomandatario svolga attività di natura commerciale, non essendo tale il mero godimento immobiliare ottenuto dalla locazione di immobili, né, come nella fattispecie, il comodato gratuito a coltivatore diretto.
Avverso tale sentenza ricorre l’Inps, lamentando come la sentenza impugnata avesse trascurato che la riscossione dei canoni di locazione immobili rientra nella gestione del patrimonio immobiliare e nell’attività di impresa.
Per la Suprema Corte il ricorso non merita accoglimento.
Secondo affermato principio di legittimità (ex multis, Corte di Cassazione, ordinanza n. 5052/2020), ai fini della iscrizione nella Gestione commercianti, l’attività di mera riscossione dei canoni di un immobile affittato non costituisce di norma attività di impresa, indipendentemente dal fatto che ad esercitarla sia una società commerciale (Corte di Cassazione, sentenza n. 3145/2013), salvo che si dia prova che costituisca attività commerciale di intermediazione immobiliare (Corte di Cassazione, ordinanza 24 maggio 2018, n. 12981).
Inoltre, l’eventuale impiego dello schema societario per attività di mero godimento, non può trovare una sanzione indiretta nel riconoscimento di un obbligo contributivo di cui difettino i presupposti.
In ogni caso, l’onere della prova grava sull’Ente che esige i contributi (Corte di Cassazione, sentenza n. 5210/2017) ed esso può dirsi assolto attraverso la prova di un effettivo svolgimento di una attività di lavoro prevalente ed abituale all’interno della società. Rispetto a tale condizione, la dichiarazione del contribuente nella compilazione della dichiarazione dei redditi può svolgere una funzione probatoria laddove la stessa offra gli elementi di fatto da cui sia desumibile la sussistenza effettiva dell’attività lavorativa, riguardando altrimenti la citata annotazione soltanto le pretese impositive che si fondino sui dati allegati dall’obbligato.
Infine, quanto ai requisiti congiunti di abitualità e di prevalenza dell’attività di socio di società, essi sono da riferire all’attività lavorativa espletata dal soggetto in seno all’impresa che costituisce l’oggetto della società, a prescindere dall’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore, per la quale semmai ricorre l’obbligo dell’iscrizione alla Gestione separata (L. n. 335/1995), in modo che sia assicurato alla Gestione commercianti il socio di società che si dedica abitualmente e prevalentemente al lavoro in azienda, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi (naturali, materiale e personali) dell’impresa (Corte di Cassazione, sentenza 17 luglio 2017, n. 17639).

Il commercialista che svolge consulenza del lavoro non può essere dominus di un consulente praticante

22 luglio 2021 Consulente del lavoro tirocinante e dominus dante pratica devono appartenere al medesimo ordinamento professionale e, quindi, l’aspirante Consulente del lavoro deve svolgere la pratica professionale presso un professionista iscritto all’Albo dei Consulenti del lavoro, e non anche presso un Dottore commercialista che eserciti consulenza del lavoro avendo provveduto alla prevista comunicazione all’Ispettorato (Consiglio di Stato, sentenza 19 luglio 2021, n. 5441).

Con ricorso di primo grado proposto dinanzi al TAR, un dottore commercialista esercente anche attività di consulente del lavoro, avendo previamente trasmesso la prevista comunicazione all’Ispettorato, aveva impugnato la delibera assunta da un Consiglio Provinciale dei Consulenti del lavoro di rigetto della richiesta di iscrizione nel registro dei praticanti di un soggetto che intendeva svolgere la pratica presso il suo studio.
Ciò, per incompatibilità con l’articolo 2, comma 8, del Regolamento sul Praticantato attualmente vigente, il quale individua il professionista Consulente del lavoro come unico dante pratica abilitato.
Avverso tale decisione il dottore commercialista propone appello chiedendone l’integrale riforma.
Preliminarmente, l’appellante, che svolge l’attività di consulente del lavoro e si avvale di molteplici collaboratori addetti allo svolgimento di tale attività professionale, sostiene di aver interesse a formare i praticanti al fine di inserirli nel proprio ufficio. Quindi, il medesimo aggiunge di essere co-destinatario del provvedimento impugnato, in quanto il diniego di iscrizione si riferisce alla sua condizione di professionista iscritto ad un diverso ordine professionale, ovvero quello dei Dottori Commercialisti e non dei Consulenti del lavoro.
Secondo l’appellante, poi, la Legge n. 12 del 1979 contenente “norme per l’ordinamento della professione di consulente del lavoro”, prevede che il dottore commercialista può legittimamente svolgere “tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti”, previa comunicazione agli Ispettorati del lavoro delle province nel cui ambito territoriale intende svolgere i relativi adempimenti (art. 1).
Altresì, la medesima Legge riconosce, al fine dell’ammissione agli esami di abilitazione all’esercizio della professione di consulente del lavoro, la possibilità di essere ammessi a quei soggetti che abbiano compiuto presso lo studio di un consulente del lavoro iscritto nell’albo o di un uno degli altri professionisti (art. 1) almeno due anni di praticantato (art. 3, co. 2).
Di qui, se la legge permette al dottore commercialista di esercitare l’attività di consulente del lavoro, deve essergli consentito anche di far svolgere presso di sé l’attività di praticantato per l’accesso alla professione, avendone le necessarie competenze.
Secondo il Cosiglio di Stato, la tesi non può essere condivisa.
L’appello, infatti, si fonda su una lettura inattuale e superata delle norme, che non tiene conto delle novità normative in materia di professioni regolamentate, introdotte dal D.L. n. 138/2011 (convertito in L. n. 148/2011) e dal regolamento attuativo (D.P.R. n. 137/2012), recante la riforma degli ordinamenti professionali.
L’articolo 3, comma 5, lettera c), del D.L.. n. 138/2011, in particolare, dispone che la disciplina del tirocinio per l’accesso alla singola professione deve conformarsi a criteri che garantiscano l’effettivo svolgimento dell’attività formativa e il suo adeguamento costante all’esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Al fine di assicurare il rispetto della condizione succitata, gli ordinamenti professionali devono prevedere l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinare, nonchè di un organo nazionale di disciplina.
L’articolo 6, comma 3, del D.P.R. n. 137/2012, poi, prevede che, nell’ambito del tirocinio per l’accesso professionale, il professionista affidatario è tenuto ad assicurare che il tirocinio si svolga in modo funzionale alla sua finalità.
Ed ancora, i praticanti sono tenuti ad osservare gli stessi doveri e norme deontologiche dei professionisti e sono soggetti al medesimo potere disciplinare (art. 6, co. 8, D.P.R. n. 137/2012).
Orbene, dal combinato disposto delle norme richiamate, si evince che l’effettivo svolgimento dell’attività formativa del tirocinio professionale, nelle modalità concrete declinate nel regolamento professionale relativo alla professione che il tirocinante intende svolgere, costituisce dovere deontologico sia del tirocinante, sia del professionista affidatario, entrambi soggetti al medesimo potere disciplinare degli organi territoriali e nazionali competenti. E’ evidente, perciò, che tale sistema, per la sua concreta applicazione, presuppone l’appartenenza del professionista “dante pratica” al medesimo Ordine professionale al quale l’aspirante consulente del lavoro intende iscriversi dopo il superamento dell’esame.
In sostanza, nel caso in cui al professionista sia affidato un aspirante consulente del lavoro, il dominus dante pratica è tenuto ad osservare la disciplina stabilita con regolamento del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, al fine di garantire il proficuo svolgimento della pratica, consentendo all’aspirante professionista di acquisire le competenze necessarie per lo svolgimento di tale attività professionale. Tuttavia, poiché il professionista è soggetto alla sola disciplina stabilita dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza, laddove questi non sia iscritto a tale ordine professionale, ma a quello dei Dottori Commercialisti, non può soggiacere alla disciplina del regolamento di un differente Ordine professionale (quello dei Consulenti del lavoro) rispetto a quello di appartenenza e tantomeno può essere assoggettato al suo potere disciplinare.

BOLZANO: alta formazione e ricerca a Bolzano

Siglato il 6/7/2021, tra l’Assoimprenditori Alto Adige/Unternehmerverband Siidtirol e  l’ASGB, la CGIL-AGB, la SGBCISL, la UIL-SGK, l’accordo sindacale provinciale percorso di apprendistato di alta formazione e ricerca presso la Libera Università di Bolzano progetto “studenti in attività”.

Finalità primaria del progetto è permettere ad un gruppo di giovani diplomati di essere assunti presso aziende iscritte ad Assoimprenditori Alto Adige e di Conseguire contemporaneamente la laurea di primo livello in “Ingegneria Industriale Meccanica” o in ulteriori attivandi corsi di laurea della LUB. È quindi condizione necessaria per l’Azienda interessata all’assunzione dello Studente in attività l’iscrizione ad Assoimprenditori Alto Adige o, in subordine, il consenso della medesima Associazione.
Lo Studente a sua volta dovrà essere regolarmente iscritto alla Libera Università di Bolzano in uno dei corsi citati o in ulteriori corsi che il cennato ateneo dovesse attivare al riguardo.
Lo Studente in attività alternerà quindi periodi di attività in Azienda a periodi di formazione presso l’istituto formativo LUB (comprendenti la frequenza alle lezioni) nonché a periodi di formazione presso l’Azienda (cfr. All. 1: Programma formazione – attività).
La prova di esame relativa a ciascun insegnamento, sia esso svolto in Azienda o in Università, è sostenuta presso la Sede Universitaria in conformità al Piano di Studi vigente.
Stante l’indubbia difficoltà di un siffatto percorso duale, gli studenti saranno assistiti in tutte le sue fasi.
In particolare, si potranno avvalere di un Tutor Aziendale, di un Tutor Universitario e dell’assistenza di un Coordinatore di progetto.
Gli studenti saranno assunti come apprendisti, in conformità ai CCNL vigenti per ciascun settore d’appartenenza dell’Azienda, salvo quanto espressamente disciplinato dal presente Accordo.
In considerazione della particolarità del presente percorso formativo, la durata del corso di laurea è prolungata rispetto alla durata tradizionale dei cennati corsi.

In considerazione di ciò la durata del corso è portata a 4 anni con un periodo d’apprendistato pari a 3 anni.
Il primo anno di Università, da ottobre a maggio, prima del primo ingresso in Azienda, sarà dedicato alla selezione dei candidati e quindi all’accoppiamento degli studenti con le aziende aderenti al progetto.
I periodi di cui sopra potranno essere soggetti ad eventuali modifiche concernenti la collocazione temporale, ferma restando in ogni caso la durata dei rispettivi periodi in Azienda, ovvero, presso l’istituzione formativa.
II contratto di apprendistato può essere prorogato di comune accordo con il datore di lavoro al massimo fino alla durata ordinamentale del relativo corso, nel caso in cui, al termine dei 3 anni l’apprendista non abbia conseguito il titolo.
Ciascun Studente in attività percepirà, indipendentemente dal CCNL vigente in Azienda, la medesima retribuzione. La retribuzione viene erogata per 13 mensilità annue.
La retribuzione mensile lorda crescerà proporzionalmente alle professionalità acquisite secondo i seguenti scaglioni:
– 1° anno: 850,00 euro
– 2° anno: 950,00 euro
– 3° anno: 1.050,00 euro
La retribuzione come sopra evidenziata è dovuta anche per i periodi di formazione presso l’istituzione formativa LUB nonché presso l’Azienda.
Le Parti concordano che nell’ipotesi in cui l’apprendista aderente al fondo di previdenza complementare di categoria, ovvero, al Fondo Laborfonds aumenti la propria quota a favore di detto fondo ad una percentuale pari al 3% o a una percentuale superiore al 3% della retribuzione a tal fine prevista dal rispettivo CCNL, il datore di lavoro destinerà a tale fondo una quota pari al 3% della stessa retribuzione a decorrere dalla rispettiva comunicazione al datore di lavoro.

Extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno: precisazioni sul bonus asilo nido

Si forniscono alcune precisazioni sulle istanze di bonus asilo nido presentate dai cittadini stranieri non comunitari in possesso di permesso di soggiorno, seppure non di lungo periodo.

 

Con ordinanza del 9 novembre 2020,- il Tribunale di Milano ha dichiarato il carattere discriminatorio della condotta posta in essere dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’INPS, consistente nel diniego dell’agevolazione economica, di cui all’articolo 1, comma 355, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (c.d. bonus asilo nido), agli stranieri non in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo.
In particolare, tale disciplina del beneficio è stata ritenuta di natura discriminatoria con riferimento alla nazionalità, in danno dei migranti regolarmente presenti in Italia, in quanto, sulla base della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2011/98/UE del 13 dicembre 2011, relativamente ai settori della sicurezza sociale, di cui al regolamento (CE) n. 883/2004, “tutti i cittadini di paesi terzi che soggiornano e lavorano regolarmente degli Stati membri dovrebbero beneficiare quanto meno di uno stesso insieme comune di diritti, basato sulla parità di trattamento con i cittadini dello Stato membro ospitante, a prescindere dal fine iniziale o dal motivo dell’ammissione”.
Il diritto alla parità di trattamento nei settori specificati dalla medesima direttiva dovrebbe essere riconosciuto non solo ai cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi in uno Stato membro ai fini lavorativi, ma anche a coloro che sono stati ammessi per altri motivi (ad esempio, ai familiari).
In attuazione della suddetta ordinanza, con messaggio n. 4768 del 18 dicembre 2020, l’Istituto aveva disposto l’accoglimento delle nuove domande del c.d. bonus asilo nido, presentate entro la fine dell’anno 2020 dagli stranieri residenti nel nostro Paese titolari di permesso di soggiorno, a prescindere dalla tipologia di permesso, nonché il riesame in autotutela, su domanda dell’interessato, di quelle già presentate nel 2020 e definite con diniego.
A seguito della sentenza n. 633/2021, pubblicata il 15 giugno 2021, con cui la Corte d’Appello di Milano ha respinto il ricorso proposto dall’Istituto avverso la suddetta ordinanza, con il messaggio in argomento l’Inps conferma l’operatività delle indicazioni dettate dal messaggio n. 4768 cit. in materia di accettazione e riesame in autotutela delle istanze di bonus asilo nido presentate dai cittadini stranieri non comunitari in possesso di permesso di soggiorno, seppure non di lungo periodo. Dette domande saranno accolte con riserva di ripetizione delle somme erogate, in attesa delle definitive decisioni degli Organi giudiziari aditi o competenti in materia.

Testate periodiche locali: sottoscritto il nuovo CCNL

Firmato il nuovo contratto collettivo per la regolamentazione dei rapporti di lavoro di natura giornalistica nelle testate periodiche di informazione a diffusione locale e nelle testate on line prevalentemente locali

Il nuovo accordo contrattuale nazionale collettivo stabilisce sin d’ora il nuovo campo di applicazione del futuro CNLG di settore, che regola il rapporto di lavoro di natura giornalistica svolto nelle testate periodiche di informazione a diffusione locale, pubblicate anche on line, purché – anche singolarmente – non costituiscano network o franchising e non risultino collegate su più aree geografiche.
Il CNLG regola altresì il rapporto di lavoro di natura giornalistica svolto nelle testate di informazione esclusivamente on line, che pubblicano notizie locali, purché – anche singolarmente – non costituiscano network o franchising e non risultino collegate su più aree geografiche, il tutto previa autorizzazione da parte della competente commissione paritetica nazionale;
Sono escluse dall’applicazione del CNLG le testate collegate (anche tramite contratti di services o di collaborazione esterni) con aziende editrici di quotidiani o periodici nazionali o con gruppi editoriali che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo Fieg-Fnsi. Così come sono altresì escluse dall’applicazione del futuro CNLG le aziende dell’emittenza radio televisiva e delle telecomunicazioni e le piattaforme digitali definite “over the top” e le aziende ad esse collegate;
Le aziende editrici di testate periodiche ed on line non rientranti nel perimetro sopra delineato, possono richiedere l’applicazione del CNLG alla Commissione paritetica nazionale contrattuale, che dovrà esprimersi con parere unanime.
Le aziende che applicheranno il presente accordo nazionale, dovranno darne immediata comunicazione all’apposita Commissione paritetica, che le parti firmatarie si impegnano a costituire contestualmente alla sottoscrizione del presente accordo.
I seguenti minimi sono riconosciuti secondo le decorrenze indicate in tabella.

QUALIFICA

MINIMO

NOVEMBRE 2020

MINIMO

1/1/2022

MINIMO

1/1/2023

Collaboratore fisso 1.300,00 1.340,00 1.380,00
Praticante 1.320,00 1.360,00 1.400,00
Redattore (con meno di 24 mesi di attività lavorativa nel settore giornalistico) 1.440,00 1.480,00 1.520,00
Redattore (con oltre 24 mesi di attività lavorativa nel settore giornalistico) 1.560,00 1.610,00 1.660,00
Coordinatore 1.680,00 1.740,00 1.800,00

TRATTAMENTO ECONOMICO MINIMO PER I COLLABORATORI COORDINATI
a) periodici (settimanali, bisettimanali e trisettimanali) e testate on line per 100 articoli all’anno di non oltre 1.800 battute ciascuno: € 5.000
b) periodici mensili per 12 articoli all’anno di almeno 7.000 battute: € 3.000

FERIE
I giornalisti hanno diritto per ogni anno di servizio prestato ad un periodo di ferie retribuito di 26 giorni lavorativi. Per i giornalisti aventi un’anzianità aziendale superiore a dieci anni, il periodo di ferie retribuite è aumentato a 30 giorni lavorativi. Per i praticanti il periodo di ferie retribuito è fissato in 24 giorni lavorativi all’anno

CASAGIT SALUTE
Sulla retribuzione mensile, di cui al primo capoverso, l’azienda verserà:
– il contributo contrattuale del 3,6% trattenuto sulla retribuzione del giornalista;
– l’1% a carico dell’azienda;
– lo 0,30% di trattenuta quote sindacali, se espressamente delegata per iscritto dal giornalista.
Nei casi di retribuzione inferiore al minimo tabellare, l’azienda:
– per i periodi in cui la retribuzione del giornalista si attesta, per qualsiasi ragione su valori inferiore a € 1.300,00 ma comunque superiore a € 1.200,00 opera la trattenuta come indicato al comma precedente e la Casagit Salute manterrà la copertura integrale del profilo;
– in caso di retribuzione inferiore a € 1.200,00 non opererà la trattenuta e la Casagit Salute sospende la copertura assicurativa, fatta salva la facoltà del giornalista di richiedere all’azienda la trattenuta contributiva che, però, dovrà essere calcolata sull’ultima retribuzione utile percepita non inferiore a € 1.300,00.

Reddito di libertà per le donne vittime di violenza: il DM in gazzetta

 

Al fine di contenere i gravi effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, in particolare per quanto riguarda le donne in condizione di maggiore vulnerabilità, nonché di favorire, attraverso l’indipendenza economica, percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà, con Dpcm 17 dicembre 2020, pubblicato nella G.U. n. 172/2021, è riconosciuto un contributo denominato «Reddito di libertà», nella misura massima di euro 400 pro-capite su base mensile per un massimo di dodici mensilità. Il Reddito di libertà mira a sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale nonché il percorso scolastico e formativo dei/delle figli/figlie minori e non è incompatibile con altri strumenti di sostegno come il Reddito di cittadinanza.

Criteri di riparto e trasferimento alle regioni
Con il decreto in commento si provvede alla ripartizione delle risorse del «Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza» istituito mediante l’incremento, per un importo pari a 3 milioni di euro per l’anno 2020, del «Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità».
Il riparto delle risorse finanziarie del Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza, per un importo pari ad euro 3.000.000,00 tra Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano si basa sui dati Istat al 1° gennaio 2020 riferiti alla popolazione femminile residente nei comuni di ciascuna regione appartenente alla fascia di età 18-67 anni. Tali risorse possono essere incrementate da ciascuna regione con ulteriori risorse proprie trasferite direttamente ad Inps.
Esse sono trasferite ad Inps dal Dipartimento per le pari opportunità sulla base della programmazione della spesa massima stabilita per le singole regioni.

Istanza per accedere al «Reddito di libertà»
Il cd. «Reddito di libertà» è individuato nella misura massima di euro 400 pro-capite su base mensile per un massimo di dodici mensilità destinato alle donne vittime di violenza, sole o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, al fine di contribuire a sostenerne l’autonomia.
Per accedere alla misura in questione, la domanda deve essere presentata all’Inps sulla base del modello predisposto di un’autocertificazione dell’interessata, allegando la dichiarazione firmata dal rappresentante legale del Centro antiviolenza che ha preso in carico la stessa, attestante il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso e la dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento relativo allo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente.
Il Reddito di libertà mira a sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale nonché il percorso scolastico e formativo dei/delle figli/figlie minori e non è incompatibile con altri strumenti di sostegno come il Reddito di cittadinanza.
Esso viene erogato da Inps previa richiesta tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso. L’Inps può procedere eventualmente alla revoca del contributo erogato, qualora dovessero intervenire motivi ostativi al mantenimento dello stesso.