Da oggi, l’invio delle domande per congedi Covid19, bonus baby-sitting e indennità

Da oggi possibile, tramite il portale Inps, l’invio delle domande di congedo per emergenza COVID-19, delle richieste per bonus babysitting, nonché delle domande per le indennità una tantum. Considerato il numero altissimo di visite si registrano, tuttavia, problemi di navigazione sul portale istituzionale.

Come già anticipato con messaggio Inps n. 1416/2020, i genitori appartenenti alle tipologie di lavoratori che attendevano le implementazioni procedurali per presentare domanda di congedo COVID-19 possono provvedervi mediante le procedure aggiornate. I lavoratori dipendenti che abbiano già presentato precedente domanda di congedo parentale ordinario e stiano usufruendo del relativo beneficio, non dovranno presentare una nuova domanda.
Per le domande di congedo COVID-19 non è ammessa la modalità di accesso semplificata di cui al messaggio n. 1381/2020; pertanto gli interessati dovranno avvalersi delle consuete modalità messe a disposizione dall’Istituto, ossia:
– tramite il portale web dell’INPS, se si è in possesso del codice PIN rilasciato dall’Istituto (oppure di SPID, CIE, CNS), utilizzando gli appositi servizi raggiungibili direttamente dalla home page del sito www.inps.it.
Gli stessi servizi sono anche raggiungibili dal menù “Prestazioni e servizi”, nell’elenco “Tutti i servizi”:selezionando la lettera “M”, con il titolo “Maternità e congedo parentale lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata”;selezionando la lettera “D”, con il titolo “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito”, “Disabilità”;
– tramite il Contact center integrato, sempre attraverso il PIN INPS, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile a pagamento);
– tramite i Patronati, utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi. Si ricorda che eventuali richieste di nuovi PIN si possono effettuare tramite il sito internet www.inps.it (facendo clic su “Assistenza”, in alto a sinistra, quindi sul pulsante “Ottenere e gestire il PIN”). In alternativa, la richiesta del PIN si può effettuare attraverso il Contact Center, chiamando il numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure il numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento).
Nel caso si possieda un PIN con password scaduta o smarrita, il cittadino può accedere alle funzioni di gestione del PIN disponibili sul sito www.inps.it (facendo clic su “Assistenza”, in alto a sinistra, quindi sul pulsante “Ottenere e gestire il PIN”), per utilizzare le funzioni di recupero del PIN.

Da oggi è possibile anche l’invio per il bonus baby sitting, alternativo al congedo. La domanda potrà essere presentata avvalendosi di una delle seguenti tre modalità (Circolare Inps n. 44/2020): APPLICAZIONE WEB online disponibile su portale istituzionale www.inps.it al seguente percorso: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito” > “Bonus servizi di baby sitting” oppure attraverso CONTACT CENTER INTEGRATO ai numeri sopra indicati o tramite i PATRONATI con i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.

L’accesso per la richiesta del bonus baby sitting può avvenire in modalità semplificata. La modalità semplificata consente ai cittadini di compilare e inviare le specifiche domande di servizio, previo inserimento della sola prima parte del PIN, ricevuto via SMS o e-mail, dopo averlo richiesto tramite portale o Contact Center. La richiesta del PIN può essere effettuata attraverso sito internet www.inps.it, utilizzando il servizio “Richiesta PIN”; tramite il Contact Center, chiamando il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa), oppure 06 164164 (a pagamento da rete mobile). Una volta ricevute (via SMS o e-mail) le prime otto cifre del PIN, il cittadino le può immediatamente utilizzare in fase di autenticazione per la compilazione e l’invio della domanda on line per le sole prestazioni sopra individuate (Messaggio Inps n. 1381/2020).

Al fine della necessaria registrazione sulla piattaforma Libretto di Famiglia e dell’appropriazione telematica del bonus (paragrafo n. 5, circolare n. 44 del 24 marzo 2020) il cittadino dovrà venire in possesso anche della seconda parte del PIN.

Anche i lavoratori potenziali destinatari delle indennità previste per il mese di marzo 2020, in favore di alcune categorie di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori subordinati le cui attività lavorative sono colpite dell’emergenza epidemiologica possono presentare da oggi la domanda telematica.
Le credenziali di accesso ai servizi sono attualmente le seguenti:
– PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo);
– SPID di livello 2 o superiore;
– Carta di identità elettronica 3.0 (CIE);
– Carta nazionale dei servizi (CNS).
Come comunicato nei giorni precedenti con messaggio n. 1381/2020, qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale Inps in modalità semplificata.

Braccianti agricoli: non può sospendersi l’ordine di quarantena obbligatoria per recarsi a lavoro

Il Consiglio di stato, con decreto 30 marzo 2020, ha respinto l’istanza di sospensione cautelare dell’ordine di quarantena obbligatoria con sorveglianza sanitaria e isolamento presentata da un bracciante agricolo allontanatosi dal proprio domicilio per andare a lavorare nei campi. Terminato il periodo di “quarantena” per l’appellante, sarà possibile, nelle successive sedi di giudizio richiedere un eventuale risarcimento del danno per la mancata retribuzione da lavoro per i giorni coperti dall’ordine di quarantena contestato.

All’appellante – che svolge attività di bracciante agricolo – è stato notificato l’ordine del Sindaco di quarantena/isolamento domiciliare fino al 3 aprile 2020, per “violazione della ordinanza del Presidente della Regione (ord. reg. n. 12 /2020).

L’appello, nel censurare il decreto cautelare del Presidente T.A.R. Calabria, sostiene che l’appellante non è positivo al virus, non ha avuto recenti contatti con persone contagiate, lavora in un settore non bloccato dai provvedimenti oggi in vigore, e lamenta il conseguente pregiudizio consistente nel non poter lavorare, rischiando, il licenziamento, e nella preclusione ad attendere ad attività di stretta necessità quotidiana. Con l’appello si lamenta inoltre di non conoscere, ed in effetti manca in atti il documento citato, per quale specifica violazione dell’ordinanza regionale gli sia stata imposta la quarantena/ isolamento domiciliare”.
Considerato, in ordine alla ammissibilità dell’appello che:
– secondo il Consiglio di Stato è possibile l’ammissibilità nei soli, limitatissimi, casi in cui l’effetto del decreto presidenziale del T.A.R. produca la definitiva e irreversibile perdita del preteso bene della vita, e che tale “bene della vita” corrisponde ad un diritto costituzionalmente tutelato dell’interessato;
– nel caso di specie, seppure per il limitato periodo residuo di efficacia temporale del decreto sindacale impugnato in primo grado, la pretesa dell’appellante è di potersi recare al lavoro, di evitare il rischio di licenziamento, e di recarsi, con le limitazioni in vigore, ad effettuare acquisti di beni di prima necessità;
– la pretesa tocca diritti tutelati dall’ordinamento anche a livello costituzionale, da cui discende l’ammissibilità dell’appello contro il decreto del Presidente del T.A.R. Calabria;
Considerato, ai fini dell’accoglimento dell’istanza cautelare che:
– bisogna verificare la consistenza del “fumus boni juris” cioè la probabilità che la pretesa sia riconosciuta fondata nelle successive fasi del giudizio, ma anche, e contestualmente, che vi sia gravità e irreparabilità del danno lamentato, prevalenti sull’interesse pubblico posto a base degli atti censurati;
– non appaiono sussistere le condizioni per un accoglimento dell’appello cautelare, in quanto:
A) I provvedimenti, del Sindaco e del Presidente della Regione impugnati, sono stati adottati in ottemperanza di criteri e disposizioni, anche legislative, nazionali, e negli ambiti di un possibile margine per integrazioni territoriali su scala regionale in rapporto alle diverse situazioni del contagio, da Regione a Regione;
B) Il provvedimento regionale e il decreto esecutivo del Sindaco sono stati adottati in giorni caratterizzati dal pericolo imminente di un trasferimento massivo di persone e di contagi, dalle regioni già gravemente interessate dalla pandemia, a quelle del Mezzogiorno, con la conseguenza che gli atti dei Governatori hanno, ragionevolmente, imposto misure anche ulteriormente restrittive quale prevenzione;
C) In tale quadro, per la prima volta dal dopoguerra, si sono definite ed applicate disposizioni fortemente compressive di diritti anche fondamentali della persona – dal libero movimento, al lavoro, alla privacy – in nome di un valore di ancor più primario e generale rango costituzionale, la salute pubblica, e cioè la salute della generalità dei cittadini, messa in pericolo dalla permanenza di comportamenti individuali potenzialmente tali da diffondere il contagio;
D) Per queste ragioni, la gravità del danno individuale non può condurre a derogare, limitare, comprimere la primaria esigenza di cautela avanzata nell’interesse della collettività, corrispondente ad un interesse nazionale dell’Italia;
E) Le conseguenze dannose per l’appellante non hanno poi il carattere della irreversibilità, giacché nelle disposizioni, statali e regionali, adottate e che verranno adottate a ulteriore completamento e integrazione per fronteggiare il “dopo-pandemia”, ci sono misure di tutela del posto di lavoro (oltre alla cassa integrazione), misure di soccorso emergenziale per esigenze alimentari e di prima necessità, tali da mitigare o comunque non rendere irreversibili, anche nel breve periodo, le conseguenze della doverosa stretta applicazione delle norme di restrizione anti-contagio;
F) Terminato il periodo di “quarantena” per l’appellante, sarà possibile, nelle successive sedi di giudizio, volte all’esame dei profili di merito del ricorso, in caso di fondatezza del medesimo, richiedere e documentare, come di regola, un eventuale risarcimento del danno per la mancata retribuzione da lavoro per i giorni coperti dall’ordine di quarantena contestato, salvo che, come è ipotizzabile, detto pregiudizio economico venga riparato dalla normativa di tutela dei lavoratori colpiti dalle generali, e individuali in questo caso, misure di preclusione assoluta.
Per tali motivi l’istanza cautelare è stata respinta.

Nuove prestazioni Qu.A.S per emergenza COVID-19

La Cassa Assistenza Sanitaria Quadri ha previsto nuove prestazioni per fronteggiare l’emergenza COVID-19.

La Qu.A.S., per i casi di accertata diagnosi di Covid-19 nel periodo 1/1/2020 – 30/6/2020, ha introdotto le seguenti misure straordinarie:

– diaria di € 78,00 per un massimo di 57 giorni in caso di ricovero presso strutture pubbliche, con esclusione dei primi 7 giorni e previa presentazione di copia della cartella clinica;

– diaria di € 40,00 per un massimo di 14 giorni in caso di isolamento domiciliare con decorrenza dalla data nella quale risulta effettuato il tampone e secondo le prescrizioni dei sanitari: la positività al virus dovrà essere confermata dai laboratori di riferimento nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità e documentata dal referto del tampone effettuato presso i laboratori di riferimento regionale.

ATTIVITA’ STRAORDINARIA Qu.A.S.: A causa dell’emergenza epidemiologica, la Quas prosegue la propria attività in Smart Working fino al termine delle restrizioni previste dal Governo. E’ regolarmente attiva l’area riservata per la richiesta di rimborso indiretto tramite la consueta procedura online. Compatibilmente con la disponibilità delle strutture sanitarie convenzionate, sarà possibile usufruire di prestazioni in assistenza diretta, solo previa autorizzazione automatizzata che verrà richiesta dalle strutture stesse.

Accordo Agenzia delle Entrate-Riscossione per emergenza Coronavirus

Firmato il giorno 30/3/2020, tra AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE e FABI, FIRST-CISL, FISAC-CGIL e UILCA, l’accordo per gestire nel settore della Riscossione l’emergenza Covid-19

Le Parti firmatarie dell’accordo del 30/3/2020, partendo dalla consapevolezza della grave situazione che si è creata per il diffondersi del virus COVID-19 e dalla necessità del rispetto delle misure emesse dalle istituzioni a contenimento dell’emergenza, prendono atto che:
– il quantitativo di ferie e permessi banca delle ore non goduti relativi ad anni pregressi accumulato da lavoratori e lavoratrici dell’Ente registrava, al 29 febbraio 2020, il considerevole numero di 44.145 giornate di ferie e un quantitativo di banca delle ore equivalente a 20.544 giornate;
– la persistenza di tale residuo di arretrati non si concilia con l’esigenza di garantire la fruizione delle ferie di competenza 2020 che verosimilmente dovrà calarsi in un contesto nel quale, cessata l’emergenza, tutto il personale sarà chiamato ad un impegno significativo coerente con la ripresa delle attività di competenza dell’Ente;
– l’utilizzo di ferie e permessi residui rappresenta lo strumento da adottare per fronteggiare, in questa fase, la graduale riduzione dei carichi e delle attività lavorative e può costituire, inoltre, un’opportunità per le situazioni per le quali risulta particolarmente critico lo svolgimento della prestazione in lavoro agile.
Premesso che i DPCM emanati per l’emergenza, hanno raccomandato ai datori di lavoro pubblici e privati di promuovere la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi congedo ordinario e di ferie. le Parti, per gestire la fase emergenziale, così come delineata in particolare dal DL n.18/2020, confermano la volontà di ricorrere:
– prioritariamente al lavoro agile, come strumento lavorativo da adottare in via ordinaria per evitare la diffusione del contagio, anche migliorando l’efficacia delle modalità operative;
– al mantenimento di una limitata presenza fisica in azienda dedicata esclusivamente alle attività essenziali,non differibili nel tempo;
– alla fruizione entro la data del 30 aprile 2020 delle ferie e dei permessi banca ore maturati al 31 dicembre 2019, salvaguardando la dotazione dell’anno in corso.

Modalità operative per Brescia, Verona, Vicenza e Padova sull’Emergenza COVID-19 per le Autostrade

Sottoscritti, dalla Società Autostrade, accordi sulle modalità di intervento del trattamento ordinario di integrazione salariale con causale “emergenza COVID-19” per le province di Brescia, Verona, Vicenza e Padova

Visti i dati di drastica riduzione del traffico della rete e dei conseguenti ricavi, si è creata una situazione fortemente critica anche sotto il profilo della liquidità, per cui è stata esaminata la richiesta aziendale per l’intervento del trattamento ordinario di integrazione salariale con causale “emergenza COVID-19” per un periodo di n. 9 settimane a far data dal 1/4/2020, nei confronti di un numero massimo di 420 lavoratori che, nel periodo suindicato, saranno sospesi dal lavoro a zero ore con rotazione e con incidenza della CIGO come media aziendale del 30%.
L’Azienda erogherà ai lavoratori in cassa integrazione, alle normali scadenze di paga, l’anticipazione sul trattamento economico di integrazione salariale che sarà autorizzato, nel presupposto dell’accettazione della relativa domanda da parte dell’INPS.
Compatibilmente con la fungibilità dei profili professionali coinvolti, l’Azienda si adopererà per effettuare la rotazione del personale interessato al provvedimento, in modo da assicurare, in relazione alle esigenze dei servizi da garantire, una reale rotazione del personale coinvolto finalizzata altresì ad evitare forme di sperequazione tra lavoratori e ad attenuare per quanto possibile la ricaduta economica negativa sul reddito dei lavoratori coinvolti . In ogni caso indipendentemente dalla modalità di rotazione adottata sarà garantita a tutti i dipendenti la piena maturazione dei ratei riferiti a ferie, permessi, 13°, 14° e TFR; con la mensilità di aprile 2020 verrà riconosciuta la seconda rata del premio di produttività 2019 previa definizione di accordo specifico che verrà definito con le OO.SS. entro il prossimo 15/4/2020.
L’Azienda sin d’ora esprime parere favorevole qualora le Associazioni datoriali esaminassero il tema dell’integrazione economica aggiuntiva all’indennità erogata dall’INPS, comprese le valutazioni tecniche e le modalità, in merito alla possibilità di utilizzare i fondi dell’Ente bilaterale EBINAT.
Per diminuire quanto più possibile l’impatto della CIGO, la sospensione dei singoli lavoratori sarà effettuata previo smaltimento delle ferie e delle altre spettanze individuali maturate fino alla data del 31/3/2020.
L’Azienda durante il periodo di emergenza sanitaria favorirà il ricorso allo smart working sulla base delle effettive esigenze e della fattibilità tecnica e l’assegnazione della Cassa al personale dipendente che in forma volontaria lo richiedesse previa domanda scritta trasmessa al proprio responsabile. La programmazione delle ferie del personale dipendente prevista per il 2020, che doveva essere definita entro il 31/3/2020, viene prorogata al 30/4/2020.

Integrata la procedura FSBA per COVID-19 nelle imprese artigiane venete

Siglato il 4/3/2020, tra la CONFARTIGIANATO IMPRESE Veneto, la CNA del Veneto, la CASARTIGIANI del Veneto e la CGIL Regionale Veneto, la CISL Regionale Veneto, la UIL Regionale Veneto, l’accordo interconfederale regionale sulla procedura in sede sindacale per l’utilizzo di FSBA per COVID-19″ Coronavirus”, integrativo dell’accordo interconfederale del 14/1/2020.

Considerato il raccordo regionale interconfederale del 14/1/2020 sulle procedure in sede sindacale per l’utilizzo di FSBA e l’accordo interconfederale nazionale del 26/2/2020 a sostegno dell’utilizzo degli strumenti della bilateralità da parte di aziende e lavoratori del comparto interessati dal COVID-19. Considerata la necessità di fornire un quadro aggiornato delle regole e delle procedure da utilizzare per FSBA con causale COVID-19 nella Regione del Veneto.
Le parti concordano quanto segue:
– Il ricorso alle prestazioni di FSBA è ammesso anche per la causale avente natura transitoria “Covid-19 Coronavirus”.
– Il fondo eroga le prestazioni anche per la causale “Covid-19 Coronavirus” con durata pari a quella prevista dall’accordo nazionale del 26/2/2020 (specifico intervento di 20 settimane nell’arco del biennio mobile).
L’attuale finestra di utilizzo è quella di cui alla delibera del 2/3/2020 (26/2/2020 -> 31/3/2020).
Si danno per acquisite e facenti parte integrante del presente accordo le eventuali ulteriori finestre temporanee di utilizzo che potranno essere assunte da future delibere di FSBA riferite alla causale Covid-19 Coronavirus.
Inoltre, l’accordo integrativo prevede che per la causale Covid-19 nell’attuale finestra di utilizzo (26/2/2020 -> 31/3/2020):
– il verbale di accordo può essere siglato anche in data successiva all’effettivo inizio della sospensione;
– il requisito di 90 giorni di anzianità è sospeso per i soli lavoratori che risultino assunti in data precedente al 26/2/2020.
Si danno per acquisite e facenti parte integrante del presente accordo le eventuali ulteriori condizioni sulla data di firma dell’accordo e sul requisito dei 90 giorni riferibili ad ulteriori finestre temporanee di utilizzo che potranno essere assunte da future delibere di FSBA riferite alla causale Covid-19 Coronavirus.
Infine il presente accordo ha introdotto la procedura in sede sindacale per utilizzo fsba per causale COVID-19 CORONAVIRUS.
L’impresa che deve utilizzare FSBA con la causale Covid-19 Coronavirus ne darà preventivamente comunicazione in modo congiunto a CGIL CISL e UIL provinciali/area vasta (interprovinciali) ed a una delle associazioni artigiane provinciali aderenti alle Federazioni Regionali che hanno sottoscritto il presente accordo utilizzando il modello FSBA-Covid 19 allegato,specificando la/le organizzazione/i sindacale/i che ha/hanno eventualmente stipulato accordi di accesso ad ammortizzatori sociali per la stessa azienda. Le predette comunicazioni dovranno avvenire attraverso una modalità che ne permetta la tracciabilità (pec, fax, raccomandata a mano, etc).
Sul presupposto dell’avvenuto avvio di procedura come sopra indicato verrà stipulato uno specifico accordo sindacale sul modello tipo di cui alla delibera FSBA del 2/3/2020 comprensiva “dell’autodichiarazione azienda connessione coronavirus”, l’accordo FSBA COVID 19-CORONAVIRUS da utilizzare nella Regione del Veneto è allegato.
La firma dei lavoratori sul verbale di accordo FSBA coronavirus può non essere presente con riferimento a quelli residenti o domiciliati nei comuni,province,regioni per cui vige il divieto di allontanamento o di accesso in base a provvedimenti delle autorità competenti o che per altri motivi comunque riferibili all’emergenza epidemiologica sono oggettivamente impossibilitati ad apporre la firma.
Successivamente alla stipula dell’accordo, l’azienda provvederà direttamente o per il tramite servizio associativo/dello studio, ad effettuare tutti gli adempimenti necessari per consentire la liquidazione ai dipendenti del sussidio FSBA da parte di EBAV. Tali adempimenti sono svolti in via telematica utilizzando il portale FSBA al quale si accede anche attraverso una specifica sezione del sito di Ebav.
Il lavoratore provvederà, alle condizioni di cui all’art. 9 dell’accordo, a richiedere il sussidio tramite il modello EBAV D06 anche per questa causale Coronavirus presso gli sportelli EBAV delle OO.SS.
L’utilizzo di FSBA con causale covid-19 Coronavirus dà accesso alle imprese alla prestazione A24 nel rispetto delle condizioni di cui all’art. 14 dell’accordo.
La CNA veneto provvederà a consegnare ad Ebav il testo del presente accordo integrativo.

Anticipazione della cassa integrazione da parte delle banche

Firmata, nella notte, una convenzione per versare nei conti correnti dei lavoratori costretti a casa un importo fino a un massimo di 1.400 euro per la Cig a zero ore di 9 settimane

La Convenzione è aperta alla immediata applicazione da parte di tutte le Banche che intendono sostenere attivamente l’iniziativa e ha per oggetto la definizione di una procedura per l’anticipazione  di trattamenti di integrazione salariale ordinario e in deroga per l’emergenza Covid- 19, a favore dei/lle lavoratori/trici senza che ovviamente ne possano scaturire penalizzazioni nei rapporti creditizi per i datori di lavoro che sospendono l’attività.
L’anticipazione spetta ai/alle lavoratori/trici (anche soci lavoratori, lavoratori agricoli e della pesca) destinatari di tutti i trattamenti di integrazione al reddito dipendenti di datori di lavoro che, anche in attesa dell’emanazione dei provvedimenti di autorizzazione del trattamento di integrazione salariale per l’emergenza Covid-19, abbiano sospeso dal lavoro gli stessi a zero ore ed abbiano fatto domanda di pagamento diretto da parte dell’INPS del trattamento di integrazione salariale ordinario o in deroga e delle relative disposizioni di cui agli accordi regionali.
L’anticipazione dell’indennità spettante avverrà tramite l’apertura di credito in un conto corrente apposito, se richiesto dalla Banca, per un importo forfettario complessivo pari a 1.400 euro, parametrati a 9 settimane di sospensione a zero ore (ridotto proporzionalmente in caso di durata inferiore), da riproporzionare in caso di rapporto a tempo parziale.
Tale anticipazione potrà essere oggetto di reiterazione in caso di intervento legislativo di proroga del periodo massimo del trattamento di integrazione salariale ordinario e in deroga.
L’apertura di credito cesserà con il versamento da parte dell’INPS del trattamento di integrazione salariale, che avrà effetto solutorio del debito maturato, e, comunque, non potrà avere durata superiore a sette mesi.
Al fine di fruire dell’anticipazione oggetto della presente Convenzione, i/le lavoratori/trici dovranno presentare la domanda ad una delle Banche che ne danno applicazione, corredata dalla relativa documentazione allegata all’accordo sottoscritto, nonché secondo le procedure in uso presso la Banca interessata.
Le Banche favoriranno il ricorso a modalità operative telematiche, al fine di limitare quanto più possibile l’accesso fisico presso le filiali, nel rispetto della necessità di garantire il maggior contrasto alla diffusione del coronavirus attraverso le misure di “distanziamento sociale” a tutela della clientela e delle persone che lavorano in banca per erogare i servizi previsti dalla normativa di emergenza tempo per tempo vigente.
In riferimento all’apertura dell’apposito conto corrente e alla correlata apertura di credito, le Banche che applicano la Convenzione adotteranno condizioni di massimo favore al fine di evitare costi, in coerenza alla finalità ed alla valenza sociale dell’iniziativa. È fatta salva la facoltà delle Banche che applicano la Convenzione di procedere all’apertura di credito previa istruttoria di merito creditizio da effettuarsi nel più breve tempo possibile e in ogni caso in piena autonomia e discrezionalità, nel rispetto delle proprie procedure e delle vigenti disposizioni di legge e regolamento in materia di assunzione del rischio.
In ogni caso, la banca è tenuta a fornire tempestivamente risposta al richiedente. Le Parti riconoscono l’importante ruolo delle Regioni e delle Province Autonome nel contribuire all’accesso all’anticipazione e ne auspicano il pieno coinvolgimento con opportune forme di intervento, ad esempio attraverso “fondi di garanzia” dei debiti relativi alle anticipazioni medesime.
L’apertura di credito in conto corrente cessa con il versamento da parte dell’INPS del trattamento di integrazione salariale ordinario o in deroga ovvero in caso di esito negativo della domanda, anche per indisponibilità delle risorse.

Il/la lavoratore/trice e/o il datore di lavoro informeranno tempestivamente la Banca interessata circa l’esito della domanda di trattamento di integrazione salariale per l’emergenza Covid-19.
In caso di mancato accoglimento della richiesta di integrazione salariale, ovvero allo scadere del termine dei sette mesi qualora non sia intervenuto il pagamento da parte dell’INPS, la Banca potrà richiedere l’importo dell’intero debito relativo all’anticipazione al/la lavoratore/trice che provvederà ad estinguerlo entro trenta giorni dalla richiesta.
Nei casi della anticipazione del trattamento di integrazione salariale da parte della Banca, quest’ultima, in caso di inadempimento del lavoratore, salvo quanto previsto da parte delle Regioni e Province Autonome ove costituiti “fondi di garanzia”, comunicherà al datore di lavoro il saldo a debito del conto corrente dedicato, il quale verserà su tale conto corrente gli emolumenti spettanti al lavoratore, anche a titolo di TFR o sue anticipazioni, fino alla concorrenza del debito.
Il lavoratore darà preventiva autorizzazione al proprio datore di lavoro attraverso la modulistica allegata alla Convenzione e in via prioritaria rispetto a qualsiasi altro vincolo eventualmente già presente evitando che sia il datore di lavoro a dover regolare i criteri di prevalenza tra i diversi impegni presenti, nei limiti delle disposizioni di legge.

Indennità COVID-19: istruzioni Inps su domanda e regime delle compatibilità

Con circolare n. 49/2020, l’Inps fornisce istruzioni amministrative sulle indennità COVID-19 introdotte dal decreto-legge Cura Italia, per il mese di marzo 2020, in favore di alcune categorie di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori subordinati le cui attività lavorative sono colpite dell’emergenza epidemiologica. L’indennità a favore dei liberi professionisti titolari di partita IVA e dei lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, è compatibile e cumulabile con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL. L’indennità a favore dei lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, nonché l’indennità a favore dei lavoratori dello spettacolo, sono compatibili e cumulabili con l’indennità di disoccupazione NASpI.

Indennità liberi professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa
L’articolo 27, comma 1 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 prevede una indennità a favore dei liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020 e dei lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data. In particolare, l’indennità è rivolta ai liberi professionisti, titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020, compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo di cui all’articolo 53, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, iscritti alla Gestione separata. Tali soggetti per poter accedere all’indennità di cui trattasi non devono essere titolari di trattamento pensionistico diretto e non essere iscritti, alla data di presentazione della domanda, ad altre forme previdenziali obbligatorie.
La predetta indennità è altresì riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi con rapporto attivo alla medesima data del 23 febbraio 2020, iscritti alla Gestione separata, non titolari di trattamento pensionistico diretto e non iscritti, alla data di presentazione della domanda, ad altre forme previdenziali obbligatorie. Essi devono, quindi, essere iscritti in via esclusiva alla Gestione separata con il versamento dell’aliquota contributiva in misura pari, per l’anno 2020, al 34,23%.
L’indennità per il mese di marzo 2020 è pari a 600 euro e non concorre alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare. L’indennità è erogata dall’INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 203,4 milioni di euro per l’anno 2020. L’INPS provvede al monitoraggio e garantisce il rispetto del limite di spesa.

Indennità lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’AGO
L’articolo 28, comma 1, del citato decreto-legge prevede una indennità a favore dei lavoratori iscritti alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi artigiani, commercianti, coltivatori diretti, mezzadri e coloni. Vi rientrano anche le figure degli imprenditori agricoli professionali iscritti alla gestione autonoma agricola, nonché i coadiuvanti e coadiutori artigiani, commercianti e lavoratori agricoli iscritti nelle rispettive gestioni autonome.
E’ necessario che le categorie di lavoratori di cui sopra, non siano titolari di trattamento pensionistico diretto e che non siano iscritti, al momento della presentazione della domanda, ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad esclusione della Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n. 335/1995.
Tra i beneficiari sono compresi anche i soggetti obbligatoriamente iscritti alla gestione autonomi commercianti oltre che alla previdenza integrativa obbligatoria presso l’Enasarco.
Anche in questo caso l’indennità prevista per il mese di marzo 2020 è pari a 600 euro. Detta prestazione non concorre alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare. L’indennità in questione è erogata dall’INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 2.160 milioni di euro per l’anno 2020.

Indennità lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali
Ai lavoratori dipendenti con qualifica di stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, data di entrata in vigore del predetto decreto-legge, che non siano titolari di trattamento pensionistico diretto e che alla data del 17 marzo 2020 non abbiano in essere alcun rapporto di lavoro dipendente, è corrisposta una indennità, per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro. Detta prestazione non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.
L’indennità in questione è erogata dall’INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 103,8 milioni di euro per l’anno 2020. L’INPS provvede al monitoraggio e garantisce il rispetto del limite di spesa nelle modalità ivi previste, comunicando i risultati di tale attività al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’Economia e delle finanze.
L’articolo 30, cit. prevede il riconoscimento di una indennità per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro, in favore degli operai agricoli a tempo determinato. Nell’ambito di applicazione rientrano anche le figure equiparate (piccoli coloni e compartecipanti familiari). L’indennità, che non concorre alla formazione del reddito, può essere riconosciuta, previa domanda, ai menzionati lavoratori agricoli, purché abbiano svolto nell’anno 2019 almeno 50 giornate di effettivo lavoro agricolo e purché non siano titolari di trattamento pensionistico diretto. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare. L’indennità in parola è erogata, nel limite di spesa di 396 milioni di euro per l’anno 2020, dall’INPS.

Indennità lavoratori dello spettacolo
L’articolo 38, comma 1, del decreto-legge in esame prevede una indennità di 600 euro a favore dei lavoratori iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo. Possono accedere alla prestazione, i lavoratori iscritti al predetto Fondo, non titolari di trattamento pensionistico diretto, con almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 allo stesso Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo, da cui deriva nel medesimo anno 2019 un reddito non superiore a 50.000 euro.
I predetti lavoratori, inoltre, ai fini dell’accesso all’indennità in questione, non devono essere titolari di rapporto di lavoro dipendente alla data del 17 marzo 2020. La prestazione non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare. Il comma 2 del citato articolo 38 prevede che l’indennità in questione è erogata dall’INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 48,6 milioni di euro per l’anno 2020.

Domanda delle prestazioni
I lavoratori potenziali destinatari delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decreto-legge n. 18/2020, al fine di ricevere la prestazione di interesse, dovranno presentare domanda all’INPS esclusivamente in via telematica.
Le credenziali di accesso ai servizi per le nuove prestazioni sopra descritte sono attualmente le seguenti:
– PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo);
– SPID di livello 2 o superiore;
– Carta di identità elettronica 3.0 (CIE);
– Carta nazionale dei servizi (CNS).
Come comunicato nei giorni precedenti con messaggio n. 1381/2020, qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale Inps in modalità semplificata, per compilare e inviare la domanda on line, previo inserimento della sola prima parte del PIN dell’Inps, ricevuto via SMS o e-mail subito dopo la relativa richiesta del PIN.
In alternativa al portale web, le stesse tipologie di indennità una tantum possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente), oppure al numero 06164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). Anche in questo caso, il cittadino può avvalersi del servizio in modalità semplificata, comunicando all’operatore del Contact Center la sola prima parte del PIN.
Il rilascio del nuovo servizio verrà comunicato con apposito messaggio di prossima pubblicazione.
Le tipologie di indennità una tantum sono specificate nella scheda informativa “INDENNITA’ COVID-19” presente sul sito internet dell’INPS.

Incumulabilità ed incompatibilità
Le indennità in argomento non sono tra esse cumulabili e non sono altresì riconosciute ai percettori del reddito di cittadinanza.
Le indennità in esame sono altresì incompatibili con le pensioni dirette a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive, sostitutive ed esonerative della stessa, degli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ed al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, nonché con la c.d. Ape sociale).
Le stesse sono anche incompatibili con l’assegno ordinario di invalidità di cui alla legge 12 giugno 1984, n. 222.

Regime delle compatibilità
L’indennità a favore dei liberi professionisti titolari di partita IVA e dei lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, è compatibile e cumulabile con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL. Pertanto, i collaboratori coordinati e continuativi possono accedere, in presenza di cessazione involontaria del rapporto di collaborazione e degli ulteriori requisiti legislativamente previsti, alla prestazione DIS-COLL indipendentemente dalla fruizione della indennità.
L’indennità a favore dei lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, nonché l’indennità a favore dei lavoratori dello spettacolo, sono compatibili e cumulabili con l’indennità di disoccupazione NASpI. Pertanto, i lavoratori stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali ed i lavoratori dipendenti dello spettacolo possono accedere, in presenza di cessazione involontaria del rapporto di lavoro e degli ulteriori requisiti legislativamente previsti, alla prestazione NASpI indipendentemente dalla fruizione delle indennità.
Infine, le indennità in argomento sono compatibili e cumulabili con le erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale, con i premi ed i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica e con le prestazioni di lavoro occasionale nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.

Proroga dei termini di presentazione delle domande di disoccupazione

L’Inps, con circolare n. 49/2020, oltre che sulle indennità di 600 euro, fornisce istruzioni relative alla proroga dei termini di presentazione delle domande di disoccupazione.

Proroga presentazione delle domande di disoccupazione agricola nell’anno 2020
L’articolo 32 del decreto-legge n. 18/2020 dispone la proroga dei termini di presentazione delle domande di indennità di disoccupazione agricola. Tale disposizione stabilisce, infatti, che per le domande di disoccupazione agricola in competenza 2019 da presentarsi nell’anno 2020, il termine di presentazione è prorogato al 1° giugno 2020.
Nulla cambia rispetto alle indicazioni precedentemente fornite per quanto riguarda la decorrenza degli interessi legali in caso di ritardata liquidazione dell’indennità di disoccupazione agricola. In particolare, gli interessi legali, laddove spettanti, decorreranno:
– per le domande presentate entro il 31 marzo 2020, dal 121° giorno successivo alla pubblicazione degli Elenchi nominativi dei lavoratori agricoli (31 marzo);
– per le domande presentate dal 1° aprile 2020 e fino al 1° giugno 2020, dal 121° giorno successivo alla data di presentazione della domanda.
L’articolo 16 della legge n. 412/1991, come modificato dall’articolo 1, comma 783, della legge n. 296/2006, stabilisce che il decorrere dei termini per la corresponsione degli interessi legali è comunque subordinato alla completezza della domanda.

Proroga dei termini in materia di domande di disoccupazione NASpI e DIS-COLL
L’articolo 33 dispone invece la proroga dei termini di presentazione delle domande di indennità NASpI e DIS-COLL. Il termine di 68 giorni – legislativamente previsto a pena di decadenza per la presentazione delle domande di NASpI e di DIS-COLL – è difatti prorogato di ulteriori 60 giorni, con il conseguente ampliamento del termine ordinario da 68 giorni a 128 giorni, decorrente dalla data di cessazione involontaria del rapporto di lavoro.
La suddetta proroga del termine di presentazione delle domande di indennità NASpI e DISCOLL è prevista per gli eventi di cessazione involontaria dei rapporti di lavoro intervenuti a fare data dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020. Dunque le prestazioni in argomento spettano a decorrere:
– dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, se la domanda è presentata entro l’ottavo giorno;
– dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda, nel caso in cui la domanda sia stata presentata successivamente all’ottavo giorno;
– dal sessantottesimo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, se la domanda è presentata oltre il termine ordinario di 68 giorni dalla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro.
Le domande riferite ad eventi di cessazione involontaria intervenuti a fare data dal 1° gennaio 2020 che fossero state, nel frattempo, respinte perché presentate fuori termine (oltre il sessantottesimo giorno), devono essere riesaminate d’ufficio in attuazione delle disposizioni normative precedentemente illustrate.
Sono ampliati di sessanta giorni anche i termini previsti dal decreto legislativo n. 22/2015:
– per la presentazione delle domande di incentivo all’autoimprenditorialità previsto dall’articolo 8, comma 3;
– per la dichiarazione di reddito annuo presunto, prevista dall’articolo 9, commi 2 e 3, cui è tenuto il lavoratore nel caso in cui, nel periodo in cui percepisca la NASpI, instauri un rapporto di lavoro subordinato il cui reddito corrisponda a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del TUIR, ai fini della conservazione del diritto alla NASpI;
– per la dichiarazione di reddito annuo presunto, prevista dall’articolo 10, comma 1, cui è tenuto il lavoratore nel caso in cui, nel periodo in cui percepisca la NASpI, intraprenda un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale, dalla quale ricava un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del TUIR, ai fini della conservazione del diritto alla NASpI;
– per la dichiarazione di reddito annuo presunto, prevista dall’articolo 15, comma 12, cui è tenuto il beneficiario di DIS-COLL che intraprenda un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale, dalla quale derivi un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del TUIR, ai fini della conservazione del diritto alla DIS-COLL.
Pertanto, le domande di incentivo all’autoimprenditorialità (NASpI in forma anticipata) presentate per attività lavorativa autonoma avviata a fare data dal 1° gennaio 2020 e che sono state respinte per decorrenza del termine di trenta giorni previsto a pena di decadenza, devono essere riesaminate d’ufficio in attuazione delle richiamate disposizioni normative.
Altresì le prestazioni di NASpI e DIS-COLL chw sono state poste in decadenza per il mancato adempimento degli obblighi di comunicazione di cui sopra, devono essere riesaminate d’ufficio qualora l’attività lavorativa per la quale è richiesta la comunicazione del reddito annuo presunto sia stata intrapresa a fare data dal 1° gennaio 2020.

Emergenza Coronavirus – Regione Abruzzo: Firmato l’accordo per cig in deroga

Emergenza Coronavirus – Regione Abruzzo: Firmato l’accordo per cig in deroga

Siglato tra la Regione Abruzzo e le Parti sociali, l’accordo quadro per la concessione della cassa integrazione guadagni in deroga a seguito dell’emergenza dovuta al Covid-19

L’accordo appena firmato, nel rispetto dell’art. 22 del D.L. 18/2020, dispone quanto segue:
1) La Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) è concessa, ai sensi dell’art. 22 del Decreto Legge 17/3/2020, n. 18, ai datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, con Unità Produttive ubicate nella regione Abruzzo, per i quali non trovano applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro, (CIGO, FIS, Fondi di solidarietà, di cui al D.Lgs. 148/2015 e smi).
2) La CIGD può essere richiesta per un periodo massimo di nove settimane, anche retroattivamente a decorrere dal 23/2/2020, in favore dei lavoratori in forza presso i datori di lavoro richiedenti alla stessa data.
3) Per ciascuna unità produttiva la CIGD può essere concessa all’interno del periodo che va dal 23 febbraio 2020 fino al 31 agosto 2020.
4) Possono accedere alla CIGD tutti i lavoratori aventi, alla data del 23 febbraio 2020, un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, con i datori di lavoro di cui al punto 1), indipendentemente dall’anzianità di effettivo lavoro, maturato presso l’azienda richiedente il trattamento, e che, a seguito ed a causa degli effetti economici negativi conseguenti all’emergenza sanitaria COVID-19, hanno sospeso in tutto o in parte l’attività lavorativa:
– Operai
– Impiegati
– Quadri
– Apprendisti
– Soci delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato
– Terzo settore
– Lavoratori a domicilio monocommessa
– Lavoratori intermittenti nei limiti delle giornate di lavoro concretamente effettuate secondo la media dei 12 mesi precedenti.
– Lavoratori della pesca, anche delle acque interne, a qualsiasi titolo imbarcati, iscritti al ruolino di equipaggio. Per tale settore, il riferimento sarà non solo alle ore non lavorate ma soprattutto alle giornate lavorate e la fruizione del beneficio potrà avvenire anche in riferimento a periodi non continuativi.
– Il trattamento di CIGD, limitatamente ai lavoratori del settore agricolo, per le ore di riduzione o di sospensione dell’attività, nei limiti ivi previsti, è equiparato a lavoro ai fini del calcolo delle prestazioni di disoccupazione agricola. Fermo restando che il ricorso alla cassa in deroga sarà possibile qualora l’azienda non possa chiedere la tutela ordinaria per aver fatto ricorso, per altre causali, al numero massimo di giornate fruibili.
5) Possono accedere alla cassa integrazione in deroga le aziende che avendo diritto solo alla CIGS, non possono accedere ad un ammortizzatore ordinario con causale “COVID-19 nazionale” (es. le aziende del commercio e le agenzie di viaggio e turismo sopra i 50 dipendenti).
6) Possono altresì accedere alla CIGD anche i lavoratori interessati da cambio di appalto o trasferimento ex art. 2112 del c.c., successivamente alla data del 23 febbraio 2020, prendendo in considerazione l’anzianità convenzionale come da art. 7 D.Lgs. 23/2015.
7) Sono esclusi dall’applicazione dell’art.22 co.1) i datori di lavoro domestico.
Infine l’accordo contiene le disposizioni relative alle formalità da espletare per la presentazione della domanda.