Pronto il codice tributo per la restituzione spontanea del contributo a fondo perduto non spettante

Il soggetto che ha percepito il contributo a fondo perduto, previsto dal DL rilancio, in tutto o in parte non spettante, anche a seguito di rinuncia, può regolarizzare l’indebita percezione restituendo spontaneamente il contributo ed i relativi interessi, tramite il modello F24, versando le relative sanzioni mediante applicazione delle riduzioni di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 17 dicembre 1997, n. 472. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 26 giugno 2020, n. 37/E)

Per consentire il versamento spontaneo delle suddette somme tramite il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” (c.d. F24 ELIDE), si istituiscono i seguenti codici tributo:
– “8077” denominato “Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – CAPITALE – art. 25 decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34”;
– “8078” denominato “Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – INTERESSI – art. 25 decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34”;
– “8079” denominato “Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – SANZIONE – art. 25 decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34”.

Contributo a fondo perduto previsto dal DL rilancio

A favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, il DL rilancio (art. 25 del DL n. 34 del 2020) riconosce un contributo a fondo perduto . L’istanza per la richiesta del contributo va presentata dal 15 giugno al 13 agosto; per gli eredi il periodo di presentazione va dal 25 giugno al 24 agosto. Il Fisco fornisce i primi chiarimenti ai fini della fruizione del contributo (Agenzia delle entrate – provvedimento 10 giugno 2020, n. 230439 – Istanza e Istruzioni e, circolare 13 giugno 2020, n. 15/E, Ministero Interno – circolare 11 giugno 2020, n. 11001, Agenzia delle entrate – comunicato 24 giugno 2020).
L’Agenzia specifica che l’accesso al contribuito a fondo perduto è aperto anche alle aziende esercenti attività agricola o commerciale in forma di impresa cooperativa e, a determinate condizioni, alle società tra professionisti. E ancora, tra i beneficiari del contributo possono rientrare anche i soggetti che applicano il regime forfetario previsto dalla legge n. 190/2014. Viene inoltre chiarito che il contributo spetta anche a chi esercita attività d’impresa o di lavoro autonomo (o sia titolare di reddito agrario) anche se lavoratore dipendente o pensionato, in relazione alle attività ammesse al contributo stesso.
Il contributo a fondo perduto spetta anche ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 per un importo almeno pari alla soglia minima di mille euro per le persone fisiche e di duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Rientrano tra i beneficiari del contributo anche i soggetti che hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni che già versavano in uno stato di emergenza per eventi calamitosi alla data di insorgenza della pandemia. Per questi soggetti, infatti, date le difficoltà economiche, non è necessaria la verifica del calo di fatturato. In sostanza, in tali casi, il contributo a fondo perduto COVID-19 spetta anche se, ad esempio, l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2020 fosse pari a zero. Pertanto, in questo caso spetterà il contributo minimo. Sono invece esclusi i contribuenti la cui attività sia cessata alla data di presentazione della domanda di accesso al contributo.
I soggetti interessati ad ottenere il contributo devono presentare, esclusivamente in via telematica, una istanza all’Agenzia delle entrate, con l’indicazione della sussistenza di tutti i requisiti, entro sessanta giorni dalla data di avvio della procedura. In caso di contributo di importo superiore a 150.000 euro, il modello dell’istanza deve essere firmato digitalmente dal soggetto richiedente e inviato esclusivamente tramite Posta Elettronica Certificata(PEC).Infine, sono fornite tutte le indicazioni per consentire ai contribuenti la regolarizzazione spontanea nel caso rilevino di aver erroneamente percepito il contributo.

Soggetti beneficiari

Il contributo a fondo perduto può essere richiesto dalle imprese, dalle partite Iva o dai titolari di reddito agrario, a patto che siano in attività alla data di presentazione dell’istanza per l’ottenimento del contributo.
Precisamente, Il contributo è riconosciuto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi (Tuir, dpr n. 917/1986).
Il contributo spetta esclusivamente ai titolari di reddito agrario di cui all’articolo 32 del Tuir ed ai soggetti con ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, lettere a) e b), del Tuir, o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del Tuir non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020.

Soggetti esclusi

Il contributo a fondo perduto, in ogni caso, non spetta:
– ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione della istanza;
–  agli enti pubblici di cui all’articolo 74 del Tuir;
– gli intermediari finanziari e le società di partecipazione (art. 162-bis del Tuir);
i soggetti che fruiscono del bonus professionisti e del bonus lavoratori dello spettacolo introdotti dal Decreto Cura Italia (artt. 27e 38 del D.L. n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020);
– ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (le cosiddette casse previdenziali) di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103.

Condizioni

Il contributo a fondo perduto spetta qualora siano soddisfatti due requisiti. Il primo consiste nell’aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro. Il secondo requisito da soddisfare per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. Ma ci sono due eccezioni a questo caso generale: il primo in cui il soggetto interessato abbia avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019 (il contributo spetta allora a prescindere dal calo del fatturato). Lo stesso per i soggetti con domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), ancora in emergenza al 31 gennaio 2020 (dichiarazione dello stato di emergenza da Coronavirus).

Ammontare del contributo

L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 come segue:
a) venti per cento per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a quattrocentomila euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020;
b) quindici per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a quattrocentomila euro e fino a un milione di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020;
c) dieci per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a un milione di euro e fino a cinque milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020.
L’ammontare del contributo a fondo perduto è riconosciuto, comunque, ai soggetti beneficiari per un importo non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.
Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, non rileva altresì ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del TUIR (non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi) e non concorre alla formazione del valore della produzione netta, di cui al decreto IRAP.

Istanza per richiedere il contributo

Al fine di ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati presentano, esclusivamente in via telematica, una istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti sopra indicati.
L’istanza può essere presentata, per conto del soggetto interessato, anche da un intermediario delegato al servizio del cassetto fiscale dell’Agenzia delle entrate o ai servizi per la fatturazione elettronica. L’istanza deve essere presentata entro sessanta giorni dalla data di avvio della procedura telematica per la presentazione della stessa. L’istanza deve contenere anche l’autocertificazione di regolarità antimafia che i soggetti richiedenti, nonchè i soggetti di cui all’art. 85 del d.lgs. n. 159 del 2011, non si trovano nelle condizioni ostative di cui all’art. 67 del medesimo decreto legislativo. Qualora da verifiche effettuate risulti a carico di taluno dei soggetti indicati la sussistenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto, nonché di sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, colui che ha rilasciato l’autocertificazione di regolarità antimafia è punito con la reclusione da due anni a sei anni e l’Agenzia delle entrate procede alle attività di recupero del contributo.

Come richiedere il contributo attraverso la procedura web delle Entrate

Il Bonus a fondo perduto potrà essere richiesto compilando elettronicamente una specifica istanza da presentare fra il 15 giugno e il 24 agosto. Per predisporre e trasmettere l’istanza, si potrà usare un software e il canale telematico Entratel/Fisconline ovvero una specifica procedura web, nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi. Il contribuente potrà avvalersi degli intermediari che ha già delegato al suo Cassetto fiscale o al servizio di Consultazione delle fatture elettroniche. Sarà possibile accedere alla procedura con le credenziali Fiscoonline o Entratel dell’Agenzia oppure tramite Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, oppure mediante la Carta nazionale dei Servizi (Cns). Per ogni domanda, il sistema dell’Agenzia effettuerà due elaborazioni successive relative ai controlli formali e sostanziali. L’esito delle due elaborazioni sarà comunicato con apposite ricevute restituite al soggetto che ha trasmesso l’istanza.

Accreditamento del contributo

Sulla base delle informazioni contenute nell’istanza, il contributo a fondo perduto è corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario. I fondi con cui elargire i contributi sono accreditati sulla contabilità speciale intestata all’Agenzia delle entrate n.1778 “Fondi di Bilancio”. L’Agenzia delle entrate provvede al monitoraggio delle domande presentate e dell’ammontare complessivo dei contributi a fondo perduto richiesti e ne dà comunicazione con cadenza settimanale al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

Attività di controllo e sanzioni

Qualora il contributo sia in tutto o in parte non spettante, anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle entrate recupera il contributo non spettante, irrogando le sanzioni in misura corrispondente a quelle previste dall’art. 13, co. 5, del dlgs n. 471 del 1997 e gli interessi dovuti ai sensi dell’art. 20 del dpr n. 602 del 1973, in base alle disposizioni di cui all’art. 1, commi da 421 a 423, della legge, n. 311 del 2004.
Si rendono applicabili le disposizioni di cui all’art. 27, co. 16, del DL n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 2 del 2009, nonché, per quanto compatibili, anche quelle di cui all’art. 28 del DL n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 122 del 2010. Per le controversie relative all’atto di recupero si applicano le disposizioni previste dal decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
Qualora successivamente all’erogazione del contributo, l’attività d’impresa o di lavoro autonomo cessi o le società e gli altri enti percettori cessino l’attività, il soggetto firmatario dell’istanza inviata in via telematica all’Agenzia delle entrate è tenuto a conservare tutti gli elementi giustificativi del contributo spettante e a esibirli a richiesta agli organi istruttori dell’amministrazione finanziaria. In questi casi, l’eventuale atto di recupero è emanato nei confronti del soggetto firmatario dell’istanza.
Nei casi di percezione del contributo in tutto o in parte non spettante si applica l’articolo 316-ter del codice penale.

Protocollo d’ intesa per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione criminale

Ai fini del contributo al fondo perduto, l’art. 25 del DL n. 34 del 2020 ha previsto per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali, un protocollo d’intesa sottoscritto tra il Ministero dell’interno, il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Agenzia delle entrate in cui sono disciplinati i controlli di cui al Libro II del decreto legislativo n. 159 del 2011 anche attraverso procedure semplificate fermo restando, ai fini dell’erogazione del contributo, l’applicabilità dell’art. 92 commi 3 e seguenti del citato decreto legislativo n. 159 del 2011, in considerazione dell’urgenza connessa alla situazione emergenziale. (Ministero Interno – circolare 11 giugno 2020, n. 11001).
È stato inviato ai prefetti il protocollo di intesa, sottoscritto lo scorso 8 giugno 2020, dal ministro dell’Interno, dal ministro dell’Economia e delle Finanze e dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, per l’adozione delle misure di prevenzione amministrativa antimafia nei confronti dei beneficiari del contributo a fondo perduto di cui all’art. 25 del decreto legge 34/2020.
Nel solco disegnato dal protocollo d’intesa con la Sace dello scorso 5 maggio, si è inteso assicurare la celerità nell’erogazione delle risorse e, in parallelo, garantire la sussistenza delle condizioni di legalità nell’utilizzo di risorse pubbliche. Ciò al fine di evitare che rallentamenti procedurali possano vanificare le misure governative adottate per rilanciare il sistema produttivo nazionale.
In tale direzione, il protocollo prevede, quale fattore di semplificazione, che non si proceda a nuovi accertamenti antimafia nel caso in cui l’operatore economico risulti iscritto alle cosiddette White List, ovvero all’Anagrafe antimafia degli esecutori predisposta per gli interventi di ricostruzione post sisma in centro Italia. In tali casi, infatti, l’iscrizione tiene conto delle verifiche del codice Antimafia.
Due le procedure individuate a seconda dell’importo del contributo:
– per le erogazioni di valore non superiore a 150 mila euro, l’Agenzia delle Entrate procederà alla comunicazione antimafia per un campione delle istanze ricevute, corrispondendo comunque il contributo sotto condizione risolutiva legata all’esito dei successivi accertamenti antimafia;
– per le erogazioni superiori a 150 mila euro, l’Agenzia delle Entrate è tenuta ad acquisire l’autocertificazione e poi a procedere all’assegnazione
Nell’ottica di un miglior funzionamento del sistema, il protocollo disciplina anche le modalità di consultazione della Banca dati nazionale unica antimafia da parte dell’Agenzia delle Entrate.
La durata del protocollo è collegata alla definizione delle procedure di erogazione del contributo a fondo perduto.

Fatturato al lordo di tutti gli importi presenti in fattura

Per AssoSoftware gli importi fuori campo IVA vanno inclusi nel conteggio di fatturato, in quanto fin dallo studio delle procedure si sostiene una linea più estensiva che comprenda anche tali valori per i seguenti motivi:
1) “Fatturato” è un concetto chiaro. Ciò che è stato inserito in fattura, di conseguenza nessun importo deve essere escluso, compresi quindi anche importi esenti, non soggetti o fuori campo;
2) In una logica di semplificazione e di maggior automatismo è più facile includere tutto piuttosto che escludere, eventualmente per omogeneità anche fuori campo non fatturati possono essere inclusi. L’importante è mantenere una coerenza tra 2019 e 2020;
3) Siamo già a 10 gg dall’apertura della trasmissione e centinaia di migliaia di richieste sono già state trasmesse, intervenire ora sarebbe un danno per tutte le imprese che hanno già inviato le richieste esponendole anche a possibili problemi sanzionatori (si ricordi infatti che dopo il pagamento è possibile solo la rinuncia e non un nuovo invio dell’istanza).
AssoSoftware è certa che anche l’Agenzia delle Entrate terrà conto di queste obiettive ragioni di buon senso, nell’ottica della vicinanza alle imprese e agli intermediari in questo periodo di difficoltà legato all’emergenza sanitaria.
AssoSoftware e le imprese associate hanno fatto il massimo sforzo per consegnare le procedure nei tempi previsti (fin dal 15/6) con regole e metodologie di estrazione dei dati uniformi e condivise. (Comunicato Stampa AssoSoftware 24 giugno 2020)

Premio di risultato: l’agevolazione dipende dalle ipotesi del contratto

Qualora nel contratto aziendale venga attestato che il raggiungimento dell’obiettivo incrementale è, anche per circostanze eccezionali, effettivamente incerto alla data della sua sottoscrizione perché l’andamento del parametro adottato in sede di contrattazione è suscettibile di variabilità, l’azienda, sotto la propria responsabilità, può applicare l’imposta sostitutiva del 10% qualora al termine del periodo congruo sia conseguito il risultato incrementale (Agenzia Entrate – risoluzione 26 giugno 2020, n. 36/E).

La Legge di Stabilità 2016 ha reintrodotto, a decorrere dal 2016, un sistema di tassazione agevolata, consistente nell’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali in misura pari al 10% per i premi di risultato erogati ai dipendenti del settore privato.

Tale regime agevolato non riserva più il beneficio fiscale alla cosiddetta “retribuzione di produttività”, ma ne limita gli effetti ai soli premi di risultato di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base dei criteri indicati nel contratto aziendale/territoriale.

Pertanto, dal 2016 non possono godere dell’applicazione dell’imposta sostitutiva del 10% singole voci retributive quali, a titolo esemplificativo, le maggiorazioni di retribuzione o gli straordinari corrisposti a seguito di un processo di riorganizzazione del lavoro, essendo l’agevolazione in esame da riconoscersi ai soli premi di risultato come precedentemente definiti.

In tale ottica deve essere considerato anche il riferimento alla variabilità delle somme, caratteristica tipica dei premi di risultato, che non deve essere intesa necessariamente come gradualità dell’erogazione in base al raggiungimento dell’obiettivo definito nell’accordo aziendale o territoriale, bensì quale aspetto futuro e incerto connesso all’erogazione del premio, condizionata dal raggiungimento dell’obiettivo.

Il regime fiscale di favore può applicarsi sempreché il raggiungimento degli obiettivi incrementali alla base della maturazione del premio (previamente definiti nel contratto e misurati nel periodo congruo stabilito su base contrattuale), e non solo la relativa erogazione, avvenga successivamente alla stipula del contratto.

Pertanto, i criteri di misurazione devono essere determinati con ragionevole anticipo rispetto ad una eventuale produttività futura non ancora realizzatasi.

Assolta tale condizione, l’ammontare del premio di risultato agevolabile, fissato nel contratto aziendale/territoriale, non subisce alcuna rideterminazione in sede di erogazione, più precisamente, la data di sottoscrizione del contratto aziendale/territoriale non interferisce in alcun modo sull’importo agevolabile.

Come precisato, il regime fiscale reintrodotto dalla Legge di Stabilità 2016, non riservando il beneficio fiscale alla cosiddetta “retribuzione di produttività”, impone che il raggiungimento dell’obiettivo incrementale risulti incerto al momento della sottoscrizione del contratto aziendale/territoriale. Tale circostanza è da intendersi in senso assoluto, non necessariamente ancorata ad uno specifico riferimento temporale, in ragione del quale si presumerebbero incerti gli obiettivi individuati nei contratti aziendali/territoriali sottoscritti entro una certa data del periodo congruo.

Pertanto, qualora nel contratto aziendale/territoriale venga attestato che il raggiungimento dell’obiettivo incrementale è, anche per circostanze eccezionali, effettivamente incerto alla data della sua sottoscrizione perché l’andamento del parametro adottato in sede di contrattazione è suscettibile di variabilità, si ritiene che l’azienda, sotto la propria responsabilità, possa applicare l’imposta sostitutiva del 10% qualora al termine del periodo congruo sia conseguito il risultato incrementale.

Le dichiarazioni di terzi come prova negli accertamenti bancari

Con la recente Ordinanza n. 12598 del 25 giugno 2020, la Corte di Cassazione ha precisato che le dichiarazioni dei terzi sono ammesse anche in favore del contribuente per giustificare le somme riprese a tassazione nell’ambito di accertamenti bancari, ma hanno valore indiziario. Pertanto, possono concorrere a formare il convincimento del giudice, ma non sono idonee a costituire, da sole, il fondamento della decisione.

Nell’ambito delle attività di accertamento effettuate dell’Amministrazione finanziaria attraverso la verifica delle movimentazioni bancarie dei conti correnti intestati e comunque riconducibili al contribuente, la normativa (art. 32 del DPR n. 600 del 1973 e art. 51 del DPR n. 633 del 1972) stabilisce una presunzione secondo la quale i prelevamenti e gli importi riscossi nell’ambito di rapporti bancari, in difetto di indicazione del soggetto beneficiario o in mancanza di annotazione nelle scritture contabili, sono considerati ricavi o compensi non dichiarati, ove il contribuente non dimostri che ne ha tenuto conto nella dichiarazione dei redditi ovvero che tali somme rimangono escluse dalla formazione dell’imponibile.
In altri termini, la norma consente di riferire a redditi (e, ai fini IVA, a ricavi) imponibili, conseguiti nell’attività economica svolta dal contribuente, tutti i movimenti bancari rilevati dal conto, qualificando gli “accrediti” (e, per le sole attività imprenditoriali, anche gli “addebiti”) come ricavi.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che si tratta di una presunzione legale “juris tantum” che consente di considerare come ricavo riconducibile all’attività professionale o imprenditoriale del contribuente qualsiasi accredito riscontrato sul conto corrente del medesimo (ed anche a quello dei congiunti, in presenza di chiari elementi sintomatici di riferibilità allo stesso dei conti di questi ultimi), da cui consegue l’inversione dell’onere della prova. Spetta, dunque, al contribuente superare la presunzione offrendo la prova liberatoria che dei movimenti sui conti bancari egli ha tenuto conto nelle dichiarazioni, o che gli accrediti (e gli addebiti) registrati sui conti non si riferiscono ad operazioni imponibili. A tal fine è necessario che sia indicato e dimostrato dal contribuente la provenienza dei singoli versamenti con riferimento tanto ai termini soggettivi dei singoli rapporti, quanto alle diverse cause giustificative degli accrediti.
In merito al contenuto dell’onere probatorio, i giudici hanno affermato che il contribuente ha l’onere di dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non sono riferibili ad operazioni imponibili, e, a tal fine, deve fornire non una prova generica, ma una prova analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle singole operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili ed il giudice di merito è tenuto alla rigorosa verifica dell’efficacia dimostrativa delle prove fornite a giustificazione di ogni singola movimentazione accertata, rifuggendo da qualsiasi valutazione di irragionevolezza ed inverosimiglianza dei risultati restituiti dal riscontro delle movimentazioni bancarie. Ciò in quanto il giudizio di ragionevolezza dell’inferenza dal fatto certo a quello incerto è stabilito dalla norma, attraverso la presunzione di carattere legale.
Fermo restando il divieto di ammissione della prova testimoniale nel processo tributario, deve essere riconosciuto anche al contribuente (come all’Amministrazione finanziaria) il potere di introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale, al fine di dare attuazione ai principi del giusto processo e della parità delle armi processuali, nonché dell’effettività del diritto di difesa. Tuttavia, precisano i giudici, le dichiarazioni dai terzi hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, i quali, mentre possono concorrere a formare il convincimento del giudice, non sono idonei a costituire, da soli, il fondamento della decisione.
Dunque, in mancanza di ulteriori elementi dimostrativi non solo dell’effettiva erogazione delle somme contestate, quanto piuttosto che di esse si sia tenuto conto nelle dichiarazioni o che le stesse provengano da operazioni non imponibili, le dichiarazioni dei terzi non bastano ad integrare la prova richiesta al contribuente.
Nella fattispecie, la Corte di Cassazione ha ritenuto non idonee a superare la presunzione legale degli accertamenti bancari, le semplici dichiarazioni rese dalla parte e da terzi, circa la restituzione di prestiti fatti a titolo gratuito nei confronti di amici e conoscenti.

ABI, prorogate moratorie per sostenere clienti in difficoltà

È stata prorogata dal 30 giugno al 30 settembre 2020 la possibilità di usufruire delle moratorie che il settore bancario ha attivato per sostenere la clientela in difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19 (ABI – Circolare 26 giugno 2020, n. 1241).

La decisione, assunta dall’ABI d’intesa con le diverse parti firmatarie, riguarda tutti gli accordi sottoscritti in materia da ABI con le associazioni di rappresentanza dei consumatori, delle imprese e degli enti locali.
L’iniziativa recepisce la decisione dell’EBA di prorogare dal 30 giugno al 30 settembre le facilitazioni nel trattamento delle operazioni di moratoria concesse nell’ambito di iniziative legislative o per accordo conseguenti alla pandemia del Covid-19. In particolare, tali facilitazioni riguardano la possibilità di evitare l’automatica riclassificazione del debitore in relazione alla situazione di difficoltà prodotta dalla emergenza sanitaria.
L’ABI, inoltre, nella circolare n. 1241/2020 ha fornito anche indicazioni sulle possibili condizioni migliorative rispetto a quanto previsto in generale dagli accordi di moratoria, che le banche possono considerare al momento della definizione dell’operazione di sospensione dei pagamenti dei finanziamenti.

Imprese: eco-bonus e sisma bonus per tutti gli immobili

L’Agenzia delle Entrate rivede la propria posizione sulle agevolazioni “eco-bonus” e “sisma-bonus” riconosciute ai titolari di reddito d’impresa. Non solo immobili “strumentali”, ma anche “beni merce” o “patrimoniali” posseduti o detenuti dai titolari di reddito d’impresa rientrano tra quelli agevolabili. (Risoluzione n. 34/E del 2020).

Com’è noto in relazione alle spese sostenute per determinati interventi volti al contenimento dei consumi energetici (eco-bonus) e interventi di messa in sicurezza (sisma-bonus) su edifici esistenti sono riconosciute specifiche detrazioni dall’imposta lorda (IRPEF o IRES).
Le agevolazioni spettano anche ai titolari di reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone o società di capitali).
Riguardo a tali soggetti, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il beneficio (eco-bonus) interessa “i fabbricati appartenenti a qualsiasi categoria catastale (anche rurale), compresi, quindi, quelli strumentali”. Successivamente la stessa Agenzia ha circoscritto l’applicabilità dell’eco-bonus, escludendolo per le società immobiliari in relazione ad interventi di riqualificazione energetica eseguiti su immobili locati a terzi o destinati alla vendita, qualificabili come beni merce.
Tuttavia la giurisprudenza, secondo il recente orientamento, ha affermato che “il beneficio fiscale previsto per le spese documentate relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti (eco-bonus), deve ritenersi spettante ai soggetti titolari di reddito d’impresa (incluse le società), i quali abbiano sostenuto le spese per l’esecuzione degli interventi di risparmio energetico su edifici concessi in locazione a terzi” ovvero “su edifici riassegnati ai soci”.
I giudici (della Cassazione), nel motivare il suddetto principio, hanno osservato che “la ratio legis …, che traspare con chiarezza dal testo normativo, consiste nell’intento d’incentivare gli interventi di miglioramento energetico dell’intero patrimonio immobiliare nazionale, in funzione della tutela dell’interesse pubblico ad un generalizzato risparmio energetico, ed è coerente e si salda con il tenore letterale delle norme di riferimento, le quali non pongono alcuna limitazione, né di tipo oggettivo (con riferimento alle categorie catastali degli immobili), né di tipo soggettivo (riconoscendo il bonus alle persone fisiche, “non titolari di reddito d’impresa” ed ai titolari di “reddito d’impresa”, incluse ovviamente le società) alla generalizzata operatività della detrazione d’imposta.
A sostegno di tale orientamento i giudici hanno valorizzato, altresì, la norma
speciale in tema di locazione finanziaria che prevede il riconoscimento dell’agevolazione all’utilizzatore. Secondo i giudici la mancanza di un’analoga disposizione specifica in materia di locazione immobiliare, determina che la detrazione d’imposta spetta al proprietario/locatore (che, nella locazione tout court, a differenza di quanto di solito accade in materia di leasing, è proprio il soggetto che compie l’intervento migliorativo, sopportandone il costo) e non al conduttore, sempreché ovviamente si tratti di importi rimasti a carico del locatore e che, quindi, per previsione negoziale, non debbano essere sostenuti dal conduttore.
Infine, i giudici, hanno evidenziato che la norma agevolativa non contempla alcuna distinzione oggettiva in riferimento agli immobili agevolabili, e che la distinzione tra “immobili strumentali”, “immobili merce” e “immobili patrimonio” non rileva ex se ma incide solo sul piano contabile e fiscale.

In considerazione dell’orientamento consolidato in giurisprudenza circa la portata delle disposizioni agevolative, l’Agenzia delle Entrate ha rivisto la propria posizione affermando che la detrazione fiscale per interventi di riqualificazione energetica (eco-bonus) deve ritenersi spettante ai titolari di reddito d’impresa che effettuano gli interventi su immobili da essi posseduti o detenuti, a prescindere dalla qualificazione di detti immobili come “strumentali”, “beni merce” o “patrimoniali”.
Analogo riconoscimento, secondo l’Agenzia delle Entrate, deve essere operato, per ragioni di coerenza sistematica, agli interventi antisismici eseguiti su immobili da parte di titolari di reddito di impresa, ai fini della detrazione “sisma bonus”.
In conclusione, ai fini dei benefici “ecobonus” e “sisma bonus”, si considerano agevolabili gli interventi eseguiti da titolari di reddito di impresa sugli immobili posseduti o detenuti, a prescindere dalla loro destinazione, anche in considerazione delle finalità di interesse pubblico al risparmio energetico ed alla messa in sicurezza di tutti gli edifici.

PRECEDENTI CHIARIMENTI SUPERATI

L’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 303/E del 2008) aveva circoscritto l’applicabilità dell’eco-bonus in favore dei titolari di reddito d’impresa, escludendo l’agevolazione per le società esercenti attività di costruzione e ristrutturazione edilizia in relazione agli interventi di riqualificazione energetica su immobili merce, costituenti “l’oggetto dell’attività esercitata e non cespiti strumentali”. Secondo l’Agenzia la normativa in materia di riqualificazione energetica doveva ritenersi finalizzata a promuovere il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti attraverso un beneficio riferito esclusivamente agli utilizzatori degli immobili oggetto degli interventi e non anche ai soggetti che ne fanno commercio, in conformità all’ipotizzato “scopo perseguito dalla legge di favorire esclusivamente i soggetti che utilizzano i beni”. Questa posizione deve ritenersi superata.

Analogamente, l’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 340/E del 2008) aveva precisato che “per quanto concerne la fruizione della detrazione da parte delle società o, più in generale, da parte dei titolari di reddito d’impresa, si dovesse ritenere applicabile con esclusivo riferimento ai fabbricati strumentali da questi utilizzati nell’esercizio della propria attività imprenditoriale”. Sulla base di tale interpretazione escludeva il riconoscimento del beneficio ad una società esercente attività di pura locazione, in relazione ad interventi eseguiti su immobili adibiti alla locazione abitativa, poiché costituenti “l’oggetto dell’attività esercitata e non cespiti strumentali”. Anche questa posizione deve ritenersi superata.

Chiarimenti sulla dichiarazione doganale regolare ma infedele

La sola qualità di spedizioniere rappresentante diretto dell’importatore non vale a ritenerne la responsabilità solidale per la dichiarazione regolare ma infedele, a meno che non consti la sua personale partecipazione, la cui prova è a carico dell’ Amministrazione doganale (Corte di cassazione – sentenza 23 giugno 2020, n. 12289).

La dichiarazione doganale può essere fatta personalmente dall’importatore ovvero a mezzo di un rappresentante diretto o indiretto.

Nel primo caso il rappresentante agisce in nome e per conto dell’ importatore; nel secondo caso il rappresentante agisce in nome proprio ma per conto dell’importatore. L’operatore che agisce in rappresentanza diretta deve essere iscritto nell’ apposito albo professionale.

L’obbligazione doganale grava sul soggetto che fa la dichiarazione in nome proprio ovvero sulla persona in nome della quale la dichiarazione è fatta. Pertanto nel caso della rappresentanza diretta, che ricorre nella vicenda in esame, la responsabilità grava normalmente sull’ importatore. Tuttavia anche lo spedizioniere doganale dichiarante non va esente da responsabilità, ma solo qualora abbia contravvenuto agli obblighi impostigli dalla legge.

In particolare, in caso di dichiarazione doganale regolare ma infedele, la responsabilità solidale dello spedizioniere dichiarante diretto è configurabile soltanto nel caso in cui egli stesso abbia fornito i dati o i documenti necessari alla stesura della dichiarazione nella consapevolezza della erroneità dei dati e/o della irregolarità dei documenti.

La normativa unionale pone a carico degli spedizionieri doganali l’onere di accertare la regolarità, veridicità e completezza dei dati contenuti nelle dichiarazioni da presentare agli uffici finanziari, pena la responsabilità per il pagamento dei tributo, (oltre che per i danni procurati all’erario nel caso di dichiarazione irregolare) qualora fossero a conoscenza o avrebbero dovuto ragionevolmente essere a conoscenza della infedeltà; tale responsabilità sussiste però solo quando essi stessi, e non l’importatore, abbiano fornito i dati o prodotto i documenti in base ai quali è stata redatta la dichiarazione.

Pertanto la sola qualità di spedizioniere rappresentante diretto dell’importatore non vale a ritenerne la responsabilità solidale per la dichiarazione regolare ma infedele, a meno che non consti la sua personale partecipazione, la cui prova è a carico dell’ Amministrazione doganale.

Dogane: precisazioni sull’acconto accisa prodotti energetici

Forniti chiarimenti sulla modalità di calcolo dell’importo dei pagamenti in acconto dell’accisa sui prodotti energetici (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Nota 23 giugno 2020, n. 197450/RU).

I pagamenti dell’accisa sui prodotti energetici immessi in consumo nei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto dell’anno 2020, possono essere eseguiti nella misura dell’80%, a titolo di acconto e il saldo delle somme dovute deve essere effettuato entro il termine del 16 novembre 2020, senza applicazione di interessi.
In via ordinaria, i pagamenti degli importi riferiti all’accisa dovuta per le immissioni in consumo effettuate in ciascun mese, risultanti dalle trasmissioni telematiche dei dati contabili che vengono trasmesse all’Agenzia, sono calcolati al netto degli importi relativi ai provvedimenti di accredito che vengono utilizzati a scomputo del pagamento dell’accisa dovuta.
Di conseguenza, anche in caso di pagamento a titolo di acconto nella misura dell’80%, l’importo da versare dovrà essere calcolato dopo aver operato la decurtazione corrispondente all’ammontare dei provvedimenti di accredito che si intendono utilizzare nel mese di riferimento.
In considerazione della finalità perseguita dalla norma, che è quella di alleviare gli effetti economici derivanti dall’emergenza sanitaria nazionale in atto e tenuto conto dei principi generali previsti dallo Statuto dei diritti del Contribuente in materia di rapporti tra contribuente e Amministrazione Finanziaria, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sottolinea che non si ravvisano i presupposti per l’irrogazione della sanzione amministrativa prevista per i ritardati od omessi versamenti dei tributi.

NO al “sismabonus” con l’acquisto di diritti edificatori

Con l’acquisto dei diritti edificatori derivanti dalla demolizione di un immobile non è possibile accedere al sismabonus (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 26 giugno 2020, n. 194)

Nel quesito posto all’Amministrazione finanziaria, l’istante rappresenta di avere acquistato una porzione di terreno agricolo nonché i diritti edificatori derivanti dalla demolizione di due unità immobiliari, autonomamente accatastate ed identificate come categoria A/3 e l’altra come categoria C/6, ubicate oltre il confine della predetta porzione di terreno agricolo, al fine di edificare su tale terreno una civile abitazione utilizzando la volumetria delle unità immobiliari demolite. A tal fine, l’istante ha richiesto e ottenuto dal Comune le autorizzazioni per la realizzazione degli interventi edilizi ottenendo il rilascio del permesso a costruire per lavori di ristrutturazione ricostruttiva, mediante demolizione di edifici esistenti e ricostruzione non comportante incremento di volume, ma con la sola modifica della sagoma. Secondo l’asseverazione del rischio sismico, con l’intervento edilizio progettato si otterrà una diminuzione del rischio sismico di oltre due classi.
Tanto premesso, l’istante chiede chiarimenti in merito:
– alla detrazione spettante per le spese sostenute per interventi relativi all’adozione di misure antisimiche e, in particolare, al limite di spesa ammessa alla detrazione stessa;
– alle modalità di inserimento in dichiarazione dei redditi dei dati catastali degli immobili oggetto degli interventi.
Per l’amministrazione finanziaria l’istante avendo acquistato i diritti edificatori relativi agli immobili oggetto di demolizione ha diritto, nel rispetto delle ulteriori condizioni previste dalla normativa fiscale, alle detrazioni relative alle spese sostenute per gli interventi edilizi oggetto dell’istanza di interpello.
Nel caso di specie, l’istante non può accedere al sismabonus ma può, nel rispetto di tutte le altre condizioni previste dalla normativa vigente, non oggetto della presente istanza di interpello, fruire della detrazione di cui al citato articolo16- bis, comma 1, lettera i) del TUIR nella misura attualmente prevista del 50 per cento delle spese sostenute nel limite massimo di spesa di euro 96.000, da utilizzare in 10 quote annuali di pari importo.
Il limite di spesa ammesso alla detrazione è annuale e riguarda il singolo immobile e le relative pertinenze; inoltre, nel caso di interventi di recupero edilizio che comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori; ciò anche nell’ipotesi in cui l’unità immobiliare oggetto dei lavori non sia ad uso abitativo.
Nel caso di specie, pertanto, ai fini della determinazione dell’importo massimo delle spese ammesse alla detrazione, occorre fare riferimento alle due unità immobiliari alle quali attengono i diritti edificatori acquisiti dall’istante valorizzando, peraltro, l’eventuale circostanza che uno degli immobili sia pertinenziale dell’altro. In tal caso, infatti, la detrazione può essere calcolata su un importo massimo di spesa pari a 96.000 euro. In merito al secondo quesito, riferito alla compilazione della dichiarazione dei redditi, si ritiene che nella stessa vadano indicati i dati catastali identificativi delle unità immobiliari oggetto di demolizione, dalle quali derivano i diritti edificatori, nonché il codice fiscale dei proprietari delle stesse.

Pronti gli accrediti del contributo a fondo perduto: importi fuori campo Iva nel calcolo del fatturato

Dal 15 giugno, giorno dell’apertura del canale dedicato dell’Agenzia delle entrate, sono più di 900 mila le domande del contributo a fondo perduto inviate con l’apposita procedura gestita dal partner tecnologico Sogei. Gli ordinativi di pagamento relativi alle prime 203 mila istanze, inviate il 15 e fino al primo pomeriggio del 16 giugno per un importo complessivo di 730 milioni, sono stati già perfezionati presso la sede dell’Agenzia con la firma degli ordinativi di pagamento. Le somme saranno accreditate direttamente sui conti correnti di imprese, commercianti e artigiani. La maggior parte dei contribuenti (oltre 167 mila) destinatari del bonifico eseguito in data odierna hanno un volume d’affari inferiore ai 400mila euro. (Agenzia delle entrate – comunicato 24 giugno 2020)

Fatturato al lordo di tutti gli importi presenti in fattura (Comunicato Stampa AssoSoftware 24 giugno 2020)

Per AssoSoftware gli importi fuori campo IVA vanno inclusi nel conteggio di fatturato, in quanto fin dallo studio delle procedure si sostiene una linea più estensiva che comprenda anche tali valori per i seguenti motivi:
1) “Fatturato” è un concetto chiaro. Ciò che è stato inserito in fattura, di conseguenza nessun importo deve essere escluso, compresi quindi anche importi esenti, non soggetti o fuori campo;
2) In una logica di semplificazione e di maggior automatismo è più facile includere tutto piuttosto che escludere, eventualmente per omogeneità anche fuori campo non fatturati possono essere inclusi. L’importante è mantenere una coerenza tra 2019 e 2020;
3) Siamo già a 10 gg dall’apertura della trasmissione e centinaia di migliaia di richieste sono già state trasmesse, intervenire ora sarebbe un danno per tutte le imprese che hanno già inviato le richieste esponendole anche a possibili problemi sanzionatori (si ricordi infatti che dopo il pagamento è possibile solo la rinuncia e non un nuovo invio dell’istanza).
AssoSoftware è certa che anche l’Agenzia delle Entrate terrà conto di queste obiettive ragioni di buon senso, nell’ottica della vicinanza alle imprese e agli intermediari in questo periodo di difficoltà legato all’emergenza sanitaria.
AssoSoftware e le imprese associate hanno fatto il massimo sforzo per consegnare le procedure nei tempi previsti (fin dal 15/6)  con regole e metodologie di estrazione dei dati uniformi e condivise.

Normativa

A favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, il DL rilancio (art. 25 del DL n. 34 del 2020) riconosce un contributo a fondo perduto. L’istanza per la richiesta del contributo va presentata dal 15 giugno al 13 agosto; per gli eredi il periodo di presentazione va dal 25 giugno al 24 agosto. Il Fisco fornisce i primi chiarimenti ai fini della fruizione del contributo (Agenzia delle entrate – provvedimento 10 giugno 2020, n. 230439 – Istanza e Istruzioni e, circolare 13 giugno 2020, n. 15/E, Ministero Interno – circolare 11 giugno 2020, n. 11001).
L’Agenzia specifica che l’accesso al contribuito a fondo perduto è aperto anche alle aziende esercenti attività agricola o commerciale in forma di impresa cooperativa e, a determinate condizioni, alle società tra professionisti. E ancora, tra i beneficiari del contributo possono rientrare anche i soggetti che applicano il regime forfetario previsto dalla legge n. 190/2014. Viene inoltre chiarito che il contributo spetta anche a chi esercita attività d’impresa o di lavoro autonomo (o sia titolare di reddito agrario) anche se lavoratore dipendente o pensionato, in relazione alle attività ammesse al contributo stesso.
Il contributo a fondo perduto spetta anche ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 per un importo almeno pari alla soglia minima di mille euro per le persone fisiche e di duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Rientrano tra i beneficiari del contributo anche i soggetti che hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni che già versavano in uno stato di emergenza per eventi calamitosi alla data di insorgenza della pandemia. Per questi soggetti, infatti, date le difficoltà economiche, non è necessaria la verifica del calo di fatturato. In sostanza, in tali casi, il contributo a fondo perduto COVID-19 spetta anche se, ad esempio, l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2020 fosse pari a zero. Pertanto, in questo caso spetterà il contributo minimo. Sono invece esclusi i contribuenti la cui attività sia cessata alla data di presentazione della domanda di accesso al contributo.
I soggetti interessati ad ottenere il contributo devono presentare, esclusivamente in via telematica, una istanza all’Agenzia delle entrate, con l’indicazione della sussistenza di tutti i requisiti, entro sessanta giorni dalla data di avvio della procedura. In caso di contributo di importo superiore a 150.000 euro, il modello dell’istanza deve essere firmato digitalmente dal soggetto richiedente e inviato esclusivamente tramite Posta Elettronica Certificata(PEC).Infine, sono fornite tutte le indicazioni per consentire ai contribuenti la regolarizzazione spontanea nel caso rilevino di aver erroneamente percepito il contributo.

Soggetti beneficiari

Il contributo a fondo perduto può essere richiesto dalle imprese, dalle partite Iva o dai titolari di reddito agrario, a patto che siano in attività alla data di presentazione dell’istanza per l’ottenimento del contributo.
Precisamente, Il contributo è riconosciuto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi (Tuir, dpr n. 917/1986).
Il contributo spetta esclusivamente ai titolari di reddito agrario di cui all’articolo 32 del Tuir ed ai soggetti con ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, lettere a) e b), del Tuir, o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del Tuir non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020.

Soggetti esclusi

Il contributo a fondo perduto, in ogni caso, non spetta:
– ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione della istanza;
–  agli enti pubblici di cui all’articolo 74 del Tuir;
– gli intermediari finanziari e le società di partecipazione (art. 162-bis del Tuir);
i soggetti che fruiscono del bonus professionisti e del bonus lavoratori dello spettacolo introdotti dal Decreto Cura Italia (artt. 27e 38 del D.L. n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020);
– ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (le cosiddette casse previdenziali) di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103.

 

Condizioni

Il contributo a fondo perduto spetta qualora siano soddisfatti due requisiti. Il primo consiste nell’aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro. Il secondo requisito da soddisfare per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. Ma ci sono due eccezioni a questo caso generale: il primo in cui il soggetto interessato abbia avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019 (il contributo spetta allora a prescindere dal calo del fatturato). Lo stesso per i soggetti con domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), ancora in emergenza al 31 gennaio 2020 (dichiarazione dello stato di emergenza da Coronavirus).

 

Ammontare del contributo

L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 come segue:
a) venti per cento per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a quattrocentomila euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020;
b) quindici per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a quattrocentomila euro e fino a un milione di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020;
c) dieci per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a un milione di euro e fino a cinque milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020.
L’ammontare del contributo a fondo perduto è riconosciuto, comunque, ai soggetti beneficiari per un importo non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.
Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, non rileva altresì ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del TUIR (non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi) e non concorre alla formazione del valore della produzione netta, di cui al decreto IRAP.

 

Istanza per richiedere il contributo

Al fine di ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati presentano, esclusivamente in via telematica, una istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti sopra indicati.
L’istanza può essere presentata, per conto del soggetto interessato, anche da un intermediario delegato al servizio del cassetto fiscale dell’Agenzia delle entrate o ai servizi per la fatturazione elettronica. L’istanza deve essere presentata entro sessanta giorni dalla data di avvio della procedura telematica per la presentazione della stessa. L’istanza deve contenere anche l’autocertificazione di regolarità antimafia che i soggetti richiedenti, nonchè i soggetti di cui all’art. 85 del d.lgs. n. 159 del 2011, non si trovano nelle condizioni ostative di cui all’art. 67 del medesimo decreto legislativo. Qualora da verifiche effettuate risulti a carico di taluno dei soggetti indicati la sussistenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto, nonché di sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, colui che ha rilasciato l’autocertificazione di regolarità antimafia è punito con la reclusione da due anni a sei anni e l’Agenzia delle entrate procede alle attività di recupero del contributo.

 

Come richiedere il contributo attraverso la procedura web delle Entrate

Il Bonus a fondo perduto potrà essere richiesto compilando elettronicamente una specifica istanza da presentare fra il 15 giugno e il 24 agosto. Per predisporre e trasmettere l’istanza, si potrà usare un software e il canale telematico Entratel/Fisconline ovvero una specifica procedura web, nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi. Il contribuente potrà avvalersi degli intermediari che ha già delegato al suo Cassetto fiscale o al servizio di Consultazione delle fatture elettroniche. Sarà possibile accedere alla procedura con le credenziali Fiscoonline o Entratel dell’Agenzia oppure tramite Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, oppure mediante la Carta nazionale dei Servizi (Cns). Per ogni domanda, il sistema dell’Agenzia effettuerà due elaborazioni successive relative ai controlli formali e sostanziali. L’esito delle due elaborazioni sarà comunicato con apposite ricevute restituite al soggetto che ha trasmesso l’istanza.

 

Accreditamento del contributo

Sulla base delle informazioni contenute nell’istanza, il contributo a fondo perduto è corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario. I fondi con cui elargire i contributi sono accreditati sulla contabilità speciale intestata all’Agenzia delle entrate n.1778 “Fondi di Bilancio”.
L’Agenzia delle entrate provvede al monitoraggio delle domande presentate e dell’ammontare complessivo dei contributi a fondo perduto richiesti e ne dà comunicazione con cadenza settimanale al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

 

Attività di controllo e sanzioni

Qualora il contributo sia in tutto o in parte non spettante, anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle entrate recupera il contributo non spettante, irrogando le sanzioni in misura corrispondente a quelle previste dall’art. 13, co. 5, del dlgs n. 471 del 1997 e gli interessi dovuti ai sensi dell’art. 20 del dpr n. 602 del 1973, in base alle disposizioni di cui all’art. 1, commi da 421 a 423, della legge, n. 311 del 2004.
Si rendono applicabili le disposizioni di cui all’art. 27, co. 16, del DL n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 2 del 2009, nonché, per quanto compatibili, anche quelle di cui all’art. 28 del DL n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 122 del 2010. Per le controversie relative all’atto di recupero si applicano le disposizioni previste dal decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
Qualora successivamente all’erogazione del contributo, l’attività d’impresa o di lavoro autonomo cessi o le società e gli altri enti percettori cessino l’attività, il soggetto firmatario dell’istanza inviata in via telematica all’Agenzia delle entrate è tenuto a conservare tutti gli elementi giustificativi del contributo spettante e a esibirli a richiesta agli organi istruttori dell’amministrazione finanziaria. In questi casi, l’eventuale atto di recupero è emanato nei confronti del soggetto firmatario dell’istanza.
Nei casi di percezione del contributo in tutto o in parte non spettante si applica l’articolo 316-ter del codice penale.

Protocollo d’ intesa per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione criminale

Ai fini del contributo al fondo perduto, l’art. 25 del DL n. 34 del 2020 ha previsto per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali, un protocollo d’intesa sottoscritto tra il Ministero dell’interno, il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Agenzia delle entrate in cui sono disciplinati i controlli di cui al Libro II del decreto legislativo n. 159 del 2011 anche attraverso procedure semplificate fermo restando, ai fini dell’erogazione del contributo, l’applicabilità dell’art. 92 commi 3 e seguenti del citato decreto legislativo n. 159 del 2011, in considerazione dell’urgenza connessa alla situazione emergenziale. (Ministero Interno – circolare 11 giugno 2020, n. 11001).
È stato inviato ai prefetti il protocollo di intesa, sottoscritto lo scorso 8 giugno 2020, dal ministro dell’Interno, dal ministro dell’Economia e delle Finanze e dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, per l’adozione delle misure di prevenzione amministrativa antimafia nei confronti dei beneficiari del contributo a fondo perduto di cui all’art. 25 del decreto legge 34/2020.
Nel solco disegnato dal protocollo d’intesa con la Sace dello scorso 5 maggio, si è inteso assicurare la celerità nell’erogazione delle risorse e, in parallelo, garantire la sussistenza delle condizioni di legalità nell’utilizzo di risorse pubbliche. Ciò al fine di evitare che rallentamenti procedurali possano vanificare le misure governative adottate per rilanciare il sistema produttivo nazionale.
In tale direzione, il protocollo prevede, quale fattore di semplificazione, che non si proceda a nuovi accertamenti antimafia nel caso in cui l’operatore economico risulti iscritto alle cosiddette White List, ovvero all’Anagrafe antimafia degli esecutori predisposta per gli interventi di ricostruzione post sisma in centro Italia. In tali casi, infatti, l’iscrizione tiene conto delle verifiche del codice Antimafia.
Due le procedure individuate a seconda dell’importo del contributo:
– per le erogazioni di valore non superiore a 150 mila euro, l’Agenzia delle Entrate procederà alla comunicazione antimafia per un campione delle istanze ricevute, corrispondendo comunque il contributo sotto condizione risolutiva legata all’esito dei successivi accertamenti antimafia;
– per le erogazioni superiori a 150 mila euro, l’Agenzia delle Entrate è tenuta ad acquisire l’autocertificazione e poi a procedere all’assegnazione del contributo richiesto in via d’urgenza, ai sensi dell’art. 92, comma 3, del codice Antimafia, sotto condizione risolutiva.
Nell’ottica di un miglior funzionamento del sistema, il protocollo disciplina anche le modalità di consultazione della Banca dati nazionale unica antimafia da parte dell’Agenzia delle Entrate.
La durata del protocollo è collegata alla definizione delle procedure di erogazione del contributo a fondo perduto.

Contributo a fondo perduto (Art. 25, DL n. 34/2020)

Destinatari Soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo (con ricavi o compensi nel p.i. precedente non superiori a 5 milioni di euro) e di reddito agrario, titolari di partita IVA se con fatturato e corrispettivi di aprile 2020 inferiori ai 2/3 di quelli di  aprile 2019
Calcolo Ammontare del contributo calcolato applicando una percentuale alla differenza tra ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2020 e ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2019
Contributo riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche
Soggetti esclusi dal beneficio •Soggetti con attività cessata alla data di presentazione dell’istanza
•Enti pubblici di cui all’74 del TUIR
•Intermediari finanziari e società di partecipazione
•Soggetti che percepiscono indennità di cui agli artt. 27e 38 del D.L. n. 18/2020
•Lavoratori dipendenti e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103
Erogazione -Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, non rileva altresì ai fini del rapporto  di deducibilità di cui agli artt. 61 e 109, comma 5, del TUIR, e non concorre alla formazione del valore della produzione netta, ai fini IRAP
-Istanza da presentare all’Agenzia delle entrate entro 60 giorni dalla data di avvio della procedura telematica secondo quanto previsto da apposito provvedimento
-Accredito diretto su c/c del beneficiario

 

 

Detrazione per le spese sostenute per le prestazioni del massofisioterapista e regime IVA

Forniti chiarimenti sulle detrazione per le spese sostenute per le prestazioni del massofisioterapista e sul regime Iva delle stesse prestazioni (Agenzia delle Entrate – Risposta 24 giugno 2020, n. 8).

A seguito del mutato quadro normativo (secondo cui il massofisioterapista che svolge o abbia svolto un’attività professionale in regime di lavoro dipendente o autonomo, per un periodo minimo di trentasei mesi, anche non continuativi, negli ultimi dieci anni, deve iscriversi, entro il 31 dicembre 2019, negli elenchi speciali ad esaurimento istituiti presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione), l’Agenzia conferma che le prestazioni erogate dal massofisioterapista iscritto negli elenchi speciali ad esaurimento di cui al D.M. 9.08.2019, sono da considerarsi di carattere sanitario, considerato anche che attualmente la giurisprudenza amministrativa colloca il massofisioterapista post 1999 tra gli operatori di interesse sanitario, e dunque, rientranti tra quelle per le quali sia possibile riconoscere la detrazione d’imposta IRPEF, di cui all’art. 15, c. 1, lett. c del T.U.I.R.”. Inoltre, “in relazione alla data di decorrenza del riconoscimento della detrazione d’imposta IRPEF, di cui all’art. 15, c. 1, lett. c del T.U.I.R., si ritiene che l’iscrizione del singolo operatore negli elenchi speciali ad esaurimento di cui al D.M. 9 agosto 2019, sia il termine più congruo per la fattispecie in esame.”. Pertanto, l’Agenzia ritiene che le prestazioni erogate dal massofisioterapista che si iscrive, entro il 30 giugno 2020 (termine così modificato dalla legge di conversione n. 8 del 2020 del dl. n. 2 del 2019), nei sopra richiamati elenchi speciali ad esaurimento “sono da considerarsi di carattere sanitario e, dunque, rientranti tra quelle per le quali sia possibile riconoscere la detrazione d’imposta, di cui all’articolo 15, comma 1, lettera c) del TUIR”. In altri termini, la detrazione spetta per le prestazioni rese a partire dalla data di iscrizione al predetto elenco e a condizione che nel documento fiscale di spesa, oltre alla descrizione della figura professionale e della prestazione resa, sia attestata l’iscrizione all’elenco speciale.
Con riferimento ai profili dell’imposizione indiretta, l’Agenzia fa presente, in merito al trattamento fiscale ai fini Iva delle prestazioni rese dal massofisioterapista il contesto normativo rappresentato risulta allo stato invariato e, pertanto, rimangono valide indicazioni contenute nella risoluzione 17 ottobre 2012, n. 96/E, secondo è applicabile il regime di esenzione solo ai massofisioterapisti con formazione triennale, il cui titolo era equiparato a quello di fisioterapista in base al D.M. 27 luglio 2000, e, pertanto, conseguito anteriormente al 17 marzo 1999.