Opzione del Superbonus anche per la rimozione delle barriere architettoniche

Aggiornate le istruzioni e le specifiche tecniche per la compilazione e l’invio telematico del modello per la comunicazione delle opzioni per lo sconto in fattura o la cessione del credito, relative al Superbonus 110% e alle altre detrazioni spettanti per gli interventi edilizi. L’aggiornamento, tra l’altro, consente di comunicare l’opzione anche per le detrazioni spettanti in relazione agli interventi di rimozione delle barriere architettoniche, se eseguiti congiuntamente ad altri interventi trainanti che danno diritto al Superbonus 110% (Agenzia delle entrate – Provvedimento 20 luglio 2021, n. 196548).

Con il provvedimento dell’8 agosto 2020, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le disposizioni di attuazione degli articoli 119 e 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, per l’esercizio delle opzioni relative alle detrazioni spettanti per gli interventi di ristrutturazione edilizia, recupero o restauro della facciata degli edifici, riqualificazione energetica, riduzione del rischio sismico, installazione di impianti solari fotovoltaici e infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.
In particolare, il citato provvedimento ha approvato il modello da utilizzare per comunicare all’Agenzia delle Entrate le suddette opzioni, a decorrere dal 15 ottobre 2020.
Con il provvedimento del 12 ottobre 2020 sono state approvate le specifiche tecniche per l’invio del modello tramite i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate e la nuova versione del modello di comunicazione.
ai sensi dell’art. 119, commi 2 e 4, del D.L. n. 34/2020, l’aliquota di detrazione del 110% si applica anche agli interventi di rimozione delle barriere architettoniche, nel caso in cui siano eseguiti congiuntamente (c.d. interventi trainati) ad almeno uno degli interventi relativi al Superbonus o al Sismabonus.
Pertanto, con il provvedimento n. 196548/2021 sono approvate le nuove istruzioni per la compilazione del modello di comunicazione delle opzioni e le relative specifiche tecniche per la trasmissione telematica del modello all’Agenzia delle Entrate, allo scopo di tener conto di quanto previsto dalle disposizioni sopra richiamate e di altri aggiornamenti delle specifiche tecniche.

Contributi liberali eccezionali a favore di lavoratori ed imprese

Trattamento fiscale dei contributi liberali a favore di lavoratori ed imprese erogati a seguito di situazioni eccezionali, come quelle determinatesi per l’anno 2020 caratterizzato dalla crisi pandemica, dall’Ente Bilaterale in favore dei lavoratori dipendenti e delle imprese (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 20 luglio 2021, n. 492)

Nella fattispecie l’Ente Bilaterale, finanziato dai contributi contrattuali a carico di aziende e lavoratori, svolge attività a sostegno dei lavoratori dipendenti e aziende aderenti in difficoltà economica. Tra queste attività rientra l’erogazione di contributi liberali a favore di lavoratori ed imprese dettate da situazioni eccezionali, come quelle determinatesi per l’anno 2020, caratterizzato dalla crisi pandemica. In seguito all’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19, l’Ente Bilaterale ha previsto a beneficio dei lavoratori dipendenti aderenti in regola con la contribuzione verso l’Ente, che hanno usufruito di ammortizzatori sociali a seguito dell’emergenza, l’erogazione di un “bonus” economico straordinario una tantum in denaro a valore fisso. Alle imprese in difficoltà economica, che hanno dovuto ricorrere all’utilizzo di ammortizzatori sociali per i propri dipendenti, l’Ente ha donato dispositivi di protezione individuali (DPI) e attrezzature necessarie all’apertura dell’attività per un valore economico variabile rispetto al numero dei dipendenti.
Ciò posto, l’Ente chiede all’Amministrazione finanziaria se:
– le erogazioni in oggetto costituiscono reddito per i lavoratori dipendenti e per le imprese beneficiarie;
– debba essere rilasciata la Certificazione Unica ai lavoratori dipendenti;
– i contributi erogati alle imprese debbano essere indicati nel modello di dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari (modello 770).
I contributi erogati dall’Ente nei confronti dei lavoratori dipendenti, quali somme sostitutive, ovvero integrative del reddito di lavoro dipendente concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF, con obbligo di applicazione della ritenuta di cui all’articolo 23 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 e di rilascio della Certificazione Unica.
I contributi erogati nei confronti di «soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi», invece, non concorrono alla formazione del reddito di tali soggetti. Pertanto, l’Ente on deve indicare i contributi erogati nei confronti delle imprese nel modello di dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari (modello 770).

In arrivo i codici tributo per il contributo a fondo perduto non spettante

Istituiti i codici tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del contributo a fondo perduto a favore di tutti i soggetti che hanno la partita IVA attiva alla data del 26 maggio 2021 e per la restituzione spontanea, tramite il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, del contributo non spettante (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 19 luglio 2021, n. 48/E)

Il Decreto Legge Sostegni bis ha previsto il riconoscimento di un contributo a fondo perduto a favore di tutti i soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato”, nella misura e alle condizioni stabilite dallo stesso decreto.
A scelta irrevocabile del contribuente, il contributo a fondo perduto è riconosciuto nella sua totalità sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate.
È stabilito tra l’altro che:
– le somme dovute a titolo di restituzione del contributo erogato non spettante, oltre interessi e sanzioni, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, esclusa la compensazione ivi prevista;
– il soggetto che ha percepito il contributo in tutto o in parte non spettante, anche a seguito di rinuncia, può regolarizzare l’indebita percezione restituendo spontaneamente il contributo ed i relativi interessi, con le modalità di cui al punto precedente, versando le relative sanzioni mediante applicazione delle riduzioni di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 17 dicembre 1997, n. 472.
Tanto premesso, per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del contributo a fondo perduto, nei casi in cui il contribuente abbia scelto tale modalità di fruizione, è istituito il seguente codice tributo:
– “6946” denominato “Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale – credito d’imposta da utilizzare in compensazione – art. 1, c. 5, DL n. 73 del 2021”.
In sede di compilazione del modello F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “ERARIO”, esclusivamente in corrispondenza della colonna “importi a credito compensati”.
Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno in cui è stato riconosciuto il contributo a fondo perduto, nel formato “AAAA”.
L’ammontare del contributo utilizzabile in compensazione può essere consultato nella sezione “Cassetto fiscale”, accessibile dall’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, al link “Crediti IVA / Agevolazioni utilizzabili”; nel caso in cui l’ammontare del contributo utilizzato in compensazione, anche tenendo conto di precedenti fruizioni, risulti superiore all’importo riconosciuto, il modello F24 è scartato.
Per consentire la restituzione spontanea del contributo a fondo perduto non spettante, erogato mediante accredito su conto corrente o utilizzato in compensazione, nonché il versamento dei relativi interessi e sanzioni, tramite il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” (c.d. F24 ELIDE), si istituiscono i seguenti codici tributo:
– “8131” denominato “Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale – Restituzione spontanea – CAPITALE – art. 1, c. 5, DL n. 73 del 2021”;
– “8132” denominato “Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale – Restituzione spontanea – INTERESSI – art. 1, c. 5, DL n. 73 del 2021”;
– “8133” denominato “Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale – Restituzione spontanea – SANZIONE – art. 1, c. 5, DL n. 73 del 2021”.
In sede di compilazione del modello “F24 ELIDE”, i suddetti codici tributo sono esposti in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando:
– nella sezione “CONTRIBUENTE”, nei campi “codice fiscale” e “dati anagrafici”, il codice fiscale e i dati anagrafici del soggetto tenuto al versamento;
– nella sezione “ERARIO ED ALTRO”, sono indicati:
– nel campo “tipo”, la lettera “R”;
– nel campo “elementi identificativi”, nessun valore;
– nel campo “codice”, uno dei codici tributo istituiti con la presente risoluzione (8131, 8132 oppure 8133);
– nel campo “anno di riferimento”, l’anno in cui è stato riconosciuto o utilizzato in compensazione il contributo, nel formato “AAAA”;
– nel campo “importi a debito versati”, l’importo del contributo a fondo perduto da restituire, ovvero l’importo della sanzione e degli interessi, in base al codice tributo indicato.

E-fatture con importi esclusi da IVA: applicazione dell’imposta di bollo

Con la Risposta n. 491 del 2021, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che qualora una parte dell’importo addebitato nella fattura elettronica si riferisca a spese anticipate in nome e per conto del cliente, escluse da Iva, di importo superiore a Euro 77,47 è dovuta l’imposta di bollo nella misura di 2 euro. Tuttavia, se le spese anticipate riguardano tributi dovuti dallo stesso cliente, opera l’esenzione dall’imposta di bollo.

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda la corretta applicazione dell’imposta di bollo alle fatture elettroniche emesse dai notai in cui sono presenti sia corrispettivi imponibili Iva, sia importi per rimborso spese esclusi da Iva.
In particolare, il notaio emette fatture elettroniche, le quali per la stessa prestazione, individuabile dal numero di repertorio dell’atto indicato in fattura, recano l’addebito di corrispettivi imponibili ai fini Iva e di somme riguardanti spese anticipate in nome e per conto del cliente che possono essere superiori ad euro 77, 47.
Spesso le fatture elettroniche vengono emesse entro 60 giorni dall’incasso del fondo spese ed onorari, per cui al momento dell’incasso viene rilasciata al cliente una ricevuta riportante la somma ricevuta in deposito, totalmente ed indistintamente, sia a titolo di corrispettivo che a titolo di spese da sostenere in nome e per conto del cliente. Soltanto in sede di fatturazione gli importi prelevati dal fondo vengono distinti tra onorari (soggetti ad Iva) e rimborsi spese (esclusi da Iva).

Secondo la disciplina generale l’imposta di bollo è dovuta, fin dall’origine, nella misura di euro 2,00, per ogni esemplare, per le “fatture, note conti e simili documenti, recanti addebitamenti o accreditamenti (…), ricevute e quietanze rilasciate dal creditore, o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria”. L’imposta però non è dovuta quando la somma non supera lire 150.000 (euro 77,47).
Tale disposizione di carattere generale trova una deroga per le “Fatture ed altri documenti riguardanti il pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad IVA”, che sono considerate esenti dall’imposta di bollo. Con riferimento a tali documenti, sui quali non risulta evidenziata l’IVA, l’esenzione è applicabile a condizione che gli stessi contengano l’indicazione che trattasi di documenti emessi in relazione al pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad IVA.
In altri termini, le fatture riguardanti corrispettivi assoggettati ad IVA sono esenti dall’imposta di bollo, secondo il principio di alternatività tra imposta di bollo ed IVA.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le fatture emesse a fronte di più operazioni, i cui corrispettivi in parte non sono assoggettati ad IVA, scontano l’imposta di bollo nel caso in cui la somma di uno o più componenti dell’intero corrispettivo fatturato non assoggettato ad IVA superi L. 150.000 (euro 77,47).

Nel caso esaminato, una parte dell’importo addebitato nella fattura elettronica non costituisce corrispettivo di una operazione soggetta ad Iva, bensì somme percepite a titolo di spese da sostenere in nome e per conto del cliente.
Pertanto, non può trovare applicazione la disposizione derogatoria che esenta le fatture riguardanti corrispettivi assoggettati ad IVA. Di conseguenza, torna applicabile la disciplina generale secondo cui le fatture recanti addebitamenti per importi superiori a 77,47 euro sono soggette all’imposta di bollo nella misura di 2 euro.
Per quanto concerne il momento in cui assolvere l’imposta di bollo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tale momento coincide con quello dell’emissione della fattura elettronica. Ciò in quanto, solo in tale momento è possibile avere certezza dell’eventuale superamento dell’ammontare di euro 77,47 che costituisce il presupposto per l’assoggettamento del documento all’imposta di bollo.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato, tuttavia, che qualora le somme anticipate in nome e per conto del cliente riguardino tributi dovuti dal medesimo cliente (es. imposte, tasse, concessioni governative, contributi, diritti camerali, diritti di segreteria, diritti di conservatoria, diritti di cancelleria, marche da bollo, contributo unificato), può essere applicata l’esenzione disposta dall’articolo 5 della Tabella B allegata al DPR n. 642 del 1972 che esenta dall’imposta di bollo gli atti relativi alla riscossione e dal rimborso dei tributi, dei contributi e delle entrate extra tributarie dello Stato.

Tax free shopping: consegna della fattura all’acquirente obbligatoria

Il rimborso dell’Iva ai turisti extra-comunitari è garantito solo dal documento che viene rilasciato agli stessi dai cedenti al momento di emissione delle fatture in modalità digitale o analogica, contenente anche il codice che identifica univocamente la transazione e attesta la ricezione dei dati da parte dell’amministrazione finanziaria. Non risulta pertanto conforme all’art. 4-bis, D.L. n. 193/2016 la mera comunicazione del codice generato dalla procedura OTELLO 2.0 al momento della ricezione dei dati della fattura (Agenzia Entrate – risposta 19 luglio 2021, n. 485).

A decorrere dal 1º settembre 2018 l’emissione delle fatture relative alle cessioni di beni deve essere effettuata dal cedente in modalità elettronica. In tal senso, l’Agenzia delle Dogane ha stabilito che Il cedente trasmette ad OTELLO 2.0 il messaggio contenente i dati della fattura per il tax free shopping al momento dell’emissione e mette a disposizione del cessionario il documento, in forma analogica o elettronica, contenente il codice ricevuto in risposta che ne certifica l’avvenuta acquisizione da parte del sistema.

In particolare, il cedente trasmette ad OTELLO 2.0 i dati della FTF (Fattura Tax Free) al momento dell’emissione; in modalità system to system (S2S) i dati della FTF vengono inviati mediante il messaggio F1, mentre in modalità user to system (U2S) viene utilizzata la funzione “Emissione Fattura”, disponibile sul PUD al servizio “OTELLO – Gestione FTF.

L’avvenuta registrazione della FTF in OTELLO 2.0 viene notificata con il messaggio di risposta R1 – per la modalità S2S – o tramite l’interfaccia web – per la modalità U2S.

La notifica contiene il codice (cd. “codice richiesta”) che identifica univocamente la transazione e che deve essere indicato sulla copia del documento che il cedente mette a disposizione del cessionario, in forma analogica o elettronica. In caso invece di mancata registrazione, la notifica riporta un messaggio con il relativo codice di errore.

Sull’emissione della fattura va ricordato che per principio generale la fattura, cartacea o elettronica, si ha per emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente.

Tale principio e le relative norme impongono che il documento possa considerarsi esistente (sia quindi “emesso”) solo nel momento in cui entra nella disponibilità del cessionario, al quale deve essere, appunto, “consegnato”.

Conversione DL Sostegni-bis: tax credit formazione professionale di alto livello

Introduzione del credito d’imposta sui costi sostenuti dalle imprese per la formazione professionale di alto livello dei propri dipendenti (Bozza di conversione Decreto Sostegni-bis approvata dalla Camera dei Deputati).

A tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore economico in cui operano, che effettuano spese per attività di formazione professionale di alto livello nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020, è riconosciuto un credito d’imposta in misura pari al 25 per cento.
Sono ammissibili al credito d’imposta le spese sostenute, fino all’importo massimo di 30.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria, relative al costo aziendale del dipendente per il periodo in cui è occupato nelle attività di formazione attraverso corsi di specializzazione e di perfezionamento di durata non inferiore a sei mesi, svolti in Italia o all’estero, negli ambiti legati allo sviluppo di nuove tecnologie e all’approfondimento delle conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale industria 4.0, quali big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, sicurezza cibernetica, sistemi cyberfisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo-macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.
Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile dell’IRAP, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, senza l’applicazione dei limiti di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

Cooperative edilizie: superbonus escluso per gli immobili diversi dalle abitazioni

Il Superbonus spetta, tra gli altri, alle Cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi agevolabili (trainanti e trainati) realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci. Con la Risposta n. 486/2021 l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’agevolazione si applica nella misura del 110 per cento solo relativamente alle unità immobiliari a destinazione abitativa, mentre per quelle a destinazione commerciale il beneficio è applicabile nella misura più bassa prevista in relazione alla tipologia di intervento (ecobonus).

Il caso riguarda interventi di isolamento termico e di sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale sulle parti comuni alle singole unità di cui si compone il complesso immobiliare di cui è proprietaria una società cooperativa di abitazione a proprietà indivisa.
Le unità immobiliari residenziali sono assegnate in godimento ai soci, mentre le unità immobiliari ad uso diverso dall’abitativo vengono locate sia ai soci che a soggetti terzi.
Si chiede in che misura siano riconosciute le agevolazioni fiscali per tali interventi, considerato che sono realizzati su immobili posseduti da una cooperativa di abitazione a proprietà indivisa.

Il “Decreto Rilancio” ha introdotto il cd. “Superbonus” che prevede il riconoscimento di una detrazione fiscale nella misura del 110 per cento in relazione alle spese sostenute fino al 30 giugno 2022 a fronte di specifici interventi (trainanti o principali e trainati) finalizzati alla efficienza energetica, ivi inclusa la installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici, nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici.
Il Superbonus si affianca alle agevolazioni già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (cd. ecobonus), nonché per quelli di recupero del patrimonio edilizio (cd. bonus ristrutturazioni), inclusi quelli antisismici (cd. sismabonus).
Tra gli interventi “trainanti o principali”, sono ricompresi gli interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro degli edifici, compresi quelli unifamiliari, con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo o dell’unità immobiliare funzionalmente indipendente e che disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno, sita all’interno di edifici plurifamiliari, nonché la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale.
La normativa prevede limiti di spesa massima diversi a seconda che l’intervento sia realizzato sulle parti comuni di un edificio in “condominio” o costituito da due a quattro unità distintamente accatastate di un unico proprietario o in comproprietà tra più persone fisiche oppure su un edificio unifamiliare o su una unità immobiliare, indipendente e con accesso autonomo dall’esterno, situata in edifici plurifamiliari.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nel caso di interventi realizzati su parti comuni di edifici in condominio, per i quali il limite di spesa è calcolato in funzione del numero delle unità immobiliari di cui l’edificio è composto, l’ammontare di spesa così determinato costituisce il limite massimo di spesa agevolabile riferito all’intero edificio e non quello riferito alle singole unità che lo compongono. Il medesimo criterio di calcolo si applica anche nel caso in cui l’edificio non sia in condominio in quanto, come nel caso di specie, interamente di proprietà di un unico soggetto.
È stato precisato, inoltre, che tra i destinatari dell’agevolazione sono comprese le Cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci.
Pertanto, ai fini dell’agevolazione sono necessari due requisiti:
a) soggettivo, in quanto riservata, tra l’altro, alle Cooperative di abitazione a proprietà indivisa, indipendentemente dalla circostanza che l’edificio sia o meno costituito in condominio;
b) oggettivo, in quanto riferita ad interventi realizzati su immobili di proprietà delle predette cooperative assegnati in godimento ai propri soci.

Nel caso esaminato, dunque:
– relativamente alle unità immobiliari a destinazione abitativa assegnate in godimento ai soci, è possibile applicare il Superbonus, spettante nella misura del 110 per cento, nel rispetto del limite massimo di spesa determinato in funzione del numero delle unità immobiliari di cui l’edificio è composto;
– con riferimento alle unità immobiliari a destinazione diversa da quella residenziale, oggetto di locazione sia ai soci che a terzi, è possibile applicare la detrazione Ecobonus, spettante nella misura del 65 per cento, nel limite di spesa o di detrazione previsto per ciascuna tipologia di intervento di efficienza energetica realizzato.

Fisco: asseverazione tardiva in caso di cambio classificazione sismica

In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sull’asseverazione tardiva in caso di cambio classificazione sismica da zona 4 a zona 3 (Agenzia delle entrate – Risposta 15 luglio 2021, n. 481).

Ai fini della detrazione “sismabonus acquisti”, di cui al citato articolo 16, comma 1-septies, del decreto legge n. 63 del 2013, fermo restando il rispetto della condizione che gli immobili siano alienati dall’impresa costruttrice entro 18 mesi dal termine dei lavori, l’asseverazione deve essere presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito dell’immobile e consegnata all’acquirente ai fini dell’accesso al beneficio in questione.
Il principio sopra enunciato può applicarsi anche nel caso di specie di asseverazione tardiva per cambio di classificazione sismica da zona 4 a zona 3, atteso che l’adempimento non è stato effettuato in quanto alla data di inizio delle procedure autorizzatorie, il Comune di era ricompreso in zona sismica 4 (successivamente inserito in zona sismica 3) e, quindi, non rientrava nell’ambito applicativo del citato articolo 16, del decreto legge n. 63 del 2013.

Ai fini della detrazione delle spese per interventi di efficienza energetica, di cui all’articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013, fermo restando che l’agevolazione non si applica alla parte eccedente il volume ante-operam, i lavori di demolizione e ricostruzione con ampliamento non precludono, comunque, al contribuente istante la possibilità di fruire della detrazione per la riqualificazione energetica, nel rispetto delle prescrizioni di legge e delle interpretazioni fornite dall’amministrazione finanziaria.
A tal fine la società ha l’onere di mantenere distinte, in termini di fatturazione, le due tipologie di intervento (ristrutturazione e ampliamento) o, in alternativa, essere in possesso di un’apposita attestazione che indichi gli importi riferibili a ciascuna tipologia di intervento, utilizzando criteri oggettivi.

Per l’impresa sociale commerciale niente esenzione Iva

Il codice del terzo settore, sostituendo nel decreto Iva la parola “onlus” con la locuzione “enti del terzo settore di natura non commerciale” ha evidenziato la volontà del legislatore di escludere dal novero dei soggetti che possono beneficiare dell’esenzione Iva di cui all’art. 10, co. 1, n. 27-ter). D.P.R. n. 633/1972, tutti gli enti che hanno natura commerciale e, di conseguenza, anche le imprese sociali che, per definizione, sono enti di carattere commerciale (Agenzia Entrate – risposta 15 luglio 2021, n. 475).

L’art. 10, co. 1, n. 27-ter), D.P.R. n. 633/1972 prevede l’esenzione dall’IVA per “le prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriali, in comunità e simili, in favore degli anziani ed inabili adulti, di tossicodipendenti e di malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, di persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, di persone detenute, di donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo, rese da organismi di diritto pubblico, da istituzioni sanitarie riconosciute che erogano assistenza pubblica, previste dall’articolo 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, o da enti aventi finalità di assistenza sociale e da enti del Terzo settore di natura non commerciale”.
Il Codice del terzo settore ha modificato il cit. n. 27-ter, co. 1, dell’art. 10, sostituendo la parola “onlus” con “enti del Terzo settore di natura non commerciale” a decorrere dal periodo di imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea e comunque non prima del periodo d’imposta successivo di operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore.
La suddetta sostituzione della parola “onlus” con “enti del Terzo settore di natura non commerciale” ha evidenziato la volontà del legislatore di escludere dal novero dei soggetti che possono applicare l’esenzione Iva di cui all’art. 10, co. 1, n. 27-ter), D.P.R. n. 633/1972, tutti gli enti che hanno natura commerciale e di conseguenza anche le imprese sociali che per definizione sono enti di carattere commerciale.

Contratto di consulenza con corrispettivi in azioni: Iva e imposte dirette

I chiarimenti del Fisco sull’applicazione delle imposte dirette e dell’Iva sui contratti di consulenza con corrispettivi in azioni (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 15 luglio 2021 n. 479)

Nella fattispecie esaminata dall’Amministrazione finanziaria la start-up innovativa ha in essere un contratto di consulenza con una società di diritto e detto contratto di consulenza prevede il pagamento di prestazioni di servizi al raggiungimento di determinati step di ricerca.
Al raggiungimento di detti step il contratto prevede il pagamento del corrispettivo con azioni della società quotata e il numero di azioni in pagamento è già determinato nel contratto di consulenza in essere.
Ciò premesso, la start-up riferisce di aver maturato il diritto ad incassare i corrispettivi in azioni delle proprie prestazioni e di dover procedere alla relativa fatturazione, evidenziando che il valore nominale delle azioni che riceverà sarà sicuramente inferiore al valore (quotazione) delle azioni medesime.
Alla luce di quanto sopra, la sturt-up chiede il parere dell’Amministrazione finanziaria in ordine alla corretto trattamento fiscale, sia ai fini delle imposte dirette sia ai fini IVA, delle descritte prestazioni di servizi, il cui corrispettivo viene pagato in azioni il cui valore nominale non coincide con il valore di mercato del giorno di incasso del corrispettivo (che corrisponde al giorno di intestazione dei certificati azionari).
Ai fini delle imposte dirette, la stur-up dovrà tenere conto del valore normale delle azioni emesse in suo favore, prendendo a riferimento, quale esercizio di competenza, quello della maturazione dei corrispettivi (articoli 9 e 109 del TUIR).
Ai fini IVA, la prestazione di servizi (consulenza) svolta dalla Start-up nei confronti della società quotata sarà territorialmente non rilevante in Italia essendo quest’ultima società un soggetto passivo non stabilito in Italia.

Resta fermo, tuttavia l’obbligo da parte della start-up di emettere, per la prestazione eseguita, fattura con l’annotazione “operazione non soggetta”.
Nel caso di specie, la valorizzazione del corrispettivo ai fini IVA non può non tenere conto della determinazione del valore normale definito in ambito delle imposte dirette.
Con riferimento all’obbligo di certificazione della prestazione eseguita la start-up può emettere fattura analogica o elettronica al committente extra – UE o, a sua scelta, fattura elettronica tramite SdI (Sistema di Interscambio). In tale ultimo caso non sarà necessario la trasmissione dei dati relativi alle citate prestazioni (c.d. esterometro).