Spese universitarie non statali: definiti gli importi detraibili per l’anno 2018

Definiti gli importi delle tasse e dei contributi delle università non statali ai fini della detrazione dell’imposta lorda relativa all’anno 2018 (D.M. n. 872/2018).

Gli importi sono distinti per corsi di studi che a loro volta si differenziano per area geografica:

– per i corsi di istruzione medica gli importi massimi detraibili sono cosi distinti: € 3.700 per il nord, € 2.900 per il centro; € 1.800 per sud e isole;
– per i corsi di istruzione sanitaria gli importi massimi detraibili sono cosi distinti: € 2.600 per il nord, € 2.200 per il centro; € 1.600 per sud e isole;
– per i corsi di istruzione scientifico-tecnologica gli importi massimi detraibili sono cosi distinti: € 3.500 per il nord, € 2.400 per il centro; € 1.500 per sud e isole;
– per i corsi di istruzione umanistico-sociale gli importi massimi detraibili sono cosi distinti: € 2.800 per il nord, € 2.300 per il centro; € 1.500 per sud e isole.

In riferimento agli studenti iscritti ai corsi di dottorato, di specializzazione e ai master universitari di primo e secondo livello, la spesa massima detraibile è cosi distinta: € 3.700 per il nord, € 2.900 per il centro; € 1.800 per sud e isole.

A tutti gli importi indicati va poi sommato l’importo relativo alla tassa regionale per il diritto allo studio.

Aggiornato il modello IVA TR

Approvato il modello IVA TR per la richiesta di rimborso o per l’utilizzo in compensazione del credito IVA trimestrale (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 19 marzo 2019, n. 64421).

Il modello è comprensivo del prospetto riepilogativo riservato all’ente o società controllante per la richiesta di rimborso o per l’utilizzo in compensazione del credito IVA trimestrale del gruppo, delle relative istruzioni e delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati.
Deve essere utilizzato dai contribuenti che hanno realizzato nel trimestre un’eccedenza di imposta detraibile di importo superiore a 2.582,28 euro e che intendono chiedere in tutto o in parte il rimborso di tale eccedenza ovvero intendono utilizzarla in compensazione anche con altri tributi, contributi e premi.
Il credito IVA infrannuale può essere richiesto a rimborso unicamente dai contribuenti in possesso di specifici requisiti previsti dalla legge, nonché dai soggetti che si trovano nelle condizioni con alcune limitazioni rispetto alle ipotesi di rimborso annuale.
In alternativa, lo stesso credito può essere utilizzato in compensazione nel modello F24.
Il modello deve essere presentato entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento esclusivamente per via telematica, direttamente dal contribuente o tramite intermediari abilitati.

Agevolazioni fiscali Campione d’Italia: adeguamento del Modello 730/2019

Con il Provvedimento n. 64377 del 19 marzo 2019, l’Agenzia delle Entrate ha approvato alcune modifiche al Modello 730/2019 e alle relative istruzioni di compilazione per adeguare il modello di dichiarazione alle modifiche riguardanti le agevolazioni fiscali riconosciute per i redditi prodotti dai contribuenti residenti nel Comune di Campione d’Italia

A decorrere dall’anno d’imposta 2018, tutti i redditi prodotti in euro dai contribuenti iscritti nei registri anagrafici del Comune di Campione d’Italia concorrono a formare il reddito complessivo al netto di una riduzione pari al 30 per cento, con un abbattimento minimo di euro 26.000.
La nuova misura sostituisce la precedente franchigia di 6.700 euro prevista limitatamente ai redditi di pensione e di lavoro prodotti in euro dai campionesi.
A tal fine, si considerano iscritte nei registri anagrafici del Comune di Campione d’Italia anche le persone fisiche aventi domicilio fiscale nel medesimo comune le quali, già residenti nel Comune di Campione d’Italia, sono iscritte nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) dello stesso Comune e residenti nel Canton Ticino della Confederazione elvetica.
Per la gestione della nuova agevolazione è stato inserito nel Modello 730/2019 il “Quadro L – Ulteriori dati”, in cui vanno indicati i redditi prodotti in euro nel 2018, per i quali si intende beneficiare della riduzione.
A tal fine, il Modello 730/2019 va compilato indicando nei rispettivi quadri, a seconda della tipologia (dominicali, agrari, da fabbricati, da lavoro dipendente e assimilati, da pensione, diversi), i redditi a lordo dell’agevolazione, mentre nel “Quadro L” deve essere indicato l’ammontare dei soli redditi prodotti in euro, già indicati nei rispettivi quadri A, B, C e D, per cui si intende usufruire dell’agevolazione.
L’importo agevolato deve essere indicato nella “Colonna 2” e nella “Colonna 1” corrispondente il codice identificativo del reddito:
– redditi dominicali (cod. 1);
– redditi agrari (cod. 2);
– redditi da fabbricati (cod.3);
– redditi da lavoro dipendente e assimilati (cod. 4);
– redditi da pensione (cod. 5);
– redditi diversi di cui al quadro D (cod. 6).
Se nella Certificazione Unica 2019 sono compilati anche i punti da 457 a 460 (riservati ai redditi prodotti dai campionesi) ciò segnala che per alcuni/tutti i redditi da lavoro dipendente e/o pensione è stata riconosciuta l’agevolazione prevista per i residenti a Campione d’Italia. In tal caso l’importo lordo del reddito agevolato è indicato in tali punti e, pertanto, nel “Quadro L” dovranno essere riportati gli importi lordi indicati in tali punti. Se è compilato il punto 460 della Certificazione Unica 2019 va riportato l’importo indicato in tale punto.
Coerentemente sono state modificate anche le istruzioni di compilazione del Modello 730/2019, e in particolare con riferimento al “Quadro C – Redditi di lavoro dipendente e assimilati” in relazione alla “Colonna 3 (Reddito)” le indicazioni “Chi presta l’assistenza fiscale terrà conto della sola parte di reddito eccedente 6.700 euro” ovvero “Chi presta l’assistenza fiscale terrà conto della sola parte di reddito eccedente 7.700 euro.” sono state sostituite dalla diversa previsione “Per i redditi prodotti in euro dai residenti a Campione d’Italia, chi presta l’assistenza fiscale terrà conto della sola parte di reddito eccedente la quota esente. Vedere, al riguardo, in Appendice la voce “Ulteriori dati”.

Trasmissione telematica dei corrispettivi: regole tecniche

Il Fisco fornisce chiarimenti per i soggetti della grande distribuzione a seguito dell’applicazione delle specifiche tecniche relative alla trasmissione telematica dei corrispettivi. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 20 marzo 2019, n. 13).

Dal 1° gennaio 2019, i soggetti della grande distribuzione e, più in generale, i soggetti che effettuano cessioni di beni in locali aperti al pubblico, devono certificarle:
a) tramite fattura (elettronica tramite Sistema di Interscambio, con eccezione per i soli casi di esonero);
b) mediante il rilascio della ricevuta fiscale, ovvero dello scontrino fiscale, con l’osservanza delle relative discipline;
c) tramite memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. In riferimento al 2019, questa forma di certificazione è attuabile su base:
– volontaria, previo esercizio della relativa opzione entro il 31 dicembre 2018;
– obbligatoria, dal 1° luglio 2019, per i soggetti con un volume d’affari superiore a 400.000 euro e, poi, dal 1° gennaio 2020, per tutti coloro che effettuano le operazioni di cui all’articolo 22 del decreto IVA;
– obbligatoria, «per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici.
L’articolo 2 del d.lgs. n. 127 del 2015 ha inoltre stabilito che memorizzazione e trasmissione avvengano «mediante strumenti tecnologici che garantiscano l’inalterabilità e la sicurezza dei dati», demandando, ad apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate di definire «le informazioni da trasmettere, le regole tecniche, i termini per la trasmissione telematica e le caratteristiche tecniche degli strumenti», nonché «ogni altra disposizione necessaria per l’attuazione delle disposizioni».
In attuazione di tale previsione il Direttore dell’Agenzia delle entrate ha emanato il provvedimento prot. n. 182017 del 28 ottobre 2016, con il quale sono state definite le informazioni da trasmettere, le regole tecniche, gli strumenti tecnologici ed i termini per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri, predisponendo all’uopo apposite specifiche tecniche., allegate al provvedimento e periodicamente aggiornate.
La fase di sovrapposizione tra le diverse modalità di memorizzazione ed invio dei dati dei corrispettivi è venuta meno da marzo 2019; dall’altro, il legislatore ha fissato ulteriori stringenti vincoli per i mesi successivi. In particolare, indipendentemente da qualsiasi opzione esercitata, a decorrere dal 1° luglio 2019 (per i soggetti con un volume d’affari superiore a 400.000 euro) e dal 1° gennaio 2020 (per tutti gli altri); coloro che effettuano le operazioni di cui all’articolo 22 del decreto IVA hanno l’obbligo di memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri.
Ne deriva, che entro tali date i soggetti dalle stesse interessati devono procedere alla certificazione dei processi prevista dal paragrafo 3 delle Specifiche Tecniche senza ulteriore dilazione.

Patent box: ricomprese anche le prestazioni dei soci

Nel calcolo del reddito agevolabile ai fini del Patent box devono concorrere tutti i costi fiscalmente deducibili sostenuti dalla società connessi ai componenti positivi derivanti dall’utilizzo indiretto del programma, ivi compresi i costi derivanti dalla prestazioni professionali di ricerca e sviluppo dei soci (Agenzia Entrate – risposta n. 76/2019).

Lo sviluppo dei soci di un software in-house concesso a terzi non costituisce causa ostativa all’applicazione dell’agevolazione Patent box, essendo ricompresi nel calcolo del reddito agevolabile i costi delle prestazioni professionali svolte dai medesimi soci.

In merito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che “concorrono alla formazione del reddito agevolabili, i costi, diretti e indiretti, connessi ai componenti positivi derivanti dall’utilizzo, diretto o indiretto, del bene immateriale agevolabile nella misura in cui gli stessi sono fiscalmente deducibili nel medesimo periodo d’imposta in base alle disposizioni del TUIR”.

Ciò comporta che, una volta identificati i costi, diretti e indiretti, riferiti al bene immateriale, occorre valutare la rilevanza fiscale. Presupposto imprescindibile per effettuare tale valutazione è ovviamente l’imputazione di detti costi al conto economico dell’esercizio di competenza.

Irap Professionisti: il presupposto dell’autonoma organizzazione

In tema di IRAP, l’elevato ammontare dei ricavi, dei compensi e delle spese, anche per beni strumentali, non integrano, di per sé, il presupposto impositivo dell’autonomia organizzazione (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7259).

La Suprema Corte, ha più volte affermato il principio, riferito all’agente di commercio, secondo cui è assoggettabile ad IRAP solo ove ricorra il requisito dell’autonoma organizzazione, la cui sussistenza non può essere desunta dal valore dei compensi e dei costi e dal reciproco rapporto percentuale atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore specifico dell’attività esercitata e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (spese alberghiere o di rappresentanza, assicurazioni per i rischi professionali o il carburante utilizzato per il veicolo strumentale), costituendo, così, un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’aspetto organizzativo.

Indici sintetici di affidabilità fiscale: approvate le modifiche

Approvazione delle modifiche agli indici sintetici di affidabilità fiscale applicabili al periodo d’imposta 2018 con il decreto del MEF del 27 febbraio 2019.

 

Le risultanze dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale, integrati con le modifiche approvate con il presente decreto, determinate anche a seguito della dichiarazione di ulteriori componenti positivi di reddito per migliorare il profilo di affidabilità, rilevano ai fini dell’accesso al regime premiale e delle attività di analisi del rischio di evasione fiscale.
Le modifiche si applicano nei confronti delle imprese che, per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, determinano il reddito secondo quanto previsto dall’art. 66, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e che nel periodo di imposta precedente hanno determinato il reddito secondo quanto previsto dall’art. 56 del medesimo testo unico delle imposte sui redditi, o viceversa.
La soglia minima e quella massima dell’indicatore di anomalia «Costo per litro di gasolio consumato durante il periodo d’imposta» dell’ISA AG68U sono determinate, per l’applicazione di tale indice al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, rispettivamente, nella misura di 1,17 e 1,28. Per l’individuazione delle soglie di cui al periodo precedente si è tenuto conto dell’andamento medio del prezzo relativo al gasolio, con riferimento al 2018, risultante dal sito internet del Ministero dello sviluppo economico.
Le soglie massime dell’indicatore di anomalia «Costo del carburante per chilometro» dell’indice sintetico di affidabilità fiscale AG72U sono modificate con riferimento alla relativa applicazione al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018.
La soglia minima e quella massima dell’indicatore di anomalia «Costo del carburante al litro» dell’indice sintetico di affidabilità fiscale AG90U sono determinate, con riferimento all’applicazione del citato indice al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, rispettivamente, nella misura di 0,54 e 0,66. Per l’individuazione delle soglie di cui al periodo precedente si è tenuto conto dell’andamento medio del prezzo relativo al gasolio al netto delle accise, con riferimento al 2018, risultante dal sito internet del Ministero dello sviluppo economico.
Il programma informatico, realizzato dall’Agenzia delle entrate, di ausilio all’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale, tiene conto delle modifiche agli stessi indici di cui al presente decreto.

Prestazioni di massofisioterapia: solo fattura elettronica extra SDI o analogica

Con la Risposta a Interpello n. 78 del 19 marzo 2019, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che per le prestazioni di massofisioterapia effettuate da massaggiatori/massofisioterapisti iscritti all’Ordine delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e prevenzione si applica il divieto di fatturazione elettronica tramite SdI, come per la generalità delle prestazioni mediche in favore di persone fisiche.

QUESITO
Un massaggiatore/massofisioterapista titolare di un ambulatorio fisioterapico – autorizzato all’esercizio di attività sanitaria in varie discipline mediche (fisiatria, ortopedia e traumatologia, pneumologia, scienza dell’alimentazione, radiologia ecografo e agopuntura) – ha posto un quesito in merito all’obbligo di fatturazione elettronica per:
– le prestazioni di massofisioterapia;
– le prestazioni svolte da medici chirurghi (ad esempio, ecografo) e fatturate allo studio.

DISCIPLINA DI RIFERIMENTO
Fatta salva l’opposizione espressa dai pazienti, i dati delle prestazioni a carattere sanitario sono trasmessi in via telematica al Sistema Tessera Sanitaria, che li mette a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata.
Sul fronte della fatturazione, dal 1° gennaio 2019 è in vigore l’obbligo di documentare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi utilizzando la fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI), fatti salvi gli esoneri specificamente previsti.
Per il solo periodo d’imposta 2019, tuttavia, è stabilito il divieto di documentare tramite fatturazione elettronica le operazioni effettuate da quanti sono tenuti all’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, nonché dai soggetti che non sono tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, con riferimento alle fatture relative alle prestazioni sanitarie effettuate nei confronti delle persone fisiche.

CHIARIMENTI DEL FISCO
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche non devono mai essere fatturare elettronicamente via SdI. Ciò a prescindere, sia dal soggetto (persona fisica, società, ecc.) che le eroga, sia dall’invio, o meno, dei relativi dati al Sistema Tessera Sanitaria.
Differente è invece l’ipotesi in cui la studio medico (professionista persona fisica, società, ecc.) nell’erogare la prestazione si avvalga di medici terzi, che fatturano il servizio reso allo studio/centro medico e non direttamente al paziente/utente. In tal caso il medico (terzo) deve documentare la prestazione fornita mediante fattura elettronica via SDI, salvo eventuali esoneri dall’obbligo di fatturazione che lo riguardino in prima persona.
È appena il caso di precisare che, nelle ipotesi di divieto di fatturazione elettronica tramite SdI, o comunque di relativo esonero, resta comunque l’obbligo di documentare la prestazione effettuata. Tale adempimento può essere assolto tramite fattura elettronica extra SdI ovvero in formato analogico.

Le regole per la sanatoria degli errori formali

Definite le modalità operative e la tempistica per la regolarizzazione delle “violazioni formali” che non incidono sulla base imponibile, sull’imposta e sul pagamento (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 15 marzo 2019, n. 62274).

Nello specifico, le violazioni formali che possono formare oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui sono competenti gli uffici dell’Agenzia delle entrate ad irrogare le relative sanzioni amministrative, commesse fino al 24 ottobre 2018 dal contribuente, dal sostituto d’imposta, dall’intermediario e da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione di dati, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta, ai fini dell’IVA, dell’IRAP, delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e imposte sostitutive, delle ritenute alla fonte, dei crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi.
La regolarizzazione quindi riguarda esclusivamente le violazioni che non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento del tributo ma possono comunque arrecare pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e che quindi non possono essere considerate violazioni “meramente formali”. Ad esempio, non rientra nell’ambito di applicazione della regolarizzazione l’omessa presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi, IRAP o IVA, in quanto l’omissione rileva ai fini della determinazione della base imponibile anche qualora non dovesse risultare un’imposta dovuta. Parimenti, non rientra nell’ambito di applicazione della regolarizzazione la violazione punita – in ragione del comportamento antigiuridico consistente nella deduzione di costi o spese sostenuti in relazione a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati – con la sanzione amministrativa dal 25 al 50 per cento dell’ammontare di tali componenti negativi indeducibili indicati nella dichiarazione dei redditi.
La regolarizzazione si perfeziona mediante la rimozione delle irregolarità od omissioni e il versamento di 200 euro per ciascuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono le violazioni formali indicati nel modello F24.
Il contribuente può scegliere quali e quanti periodi d’imposta regolarizzare. La regolarizzazione di violazioni formali che non si riferiscono ad uno specifico periodo d’imposta, come ad esempio quelle relative alla comunicazione di dati da parte di soggetti diversi dal contribuente, deve fare riferimento all’anno solare in cui la violazione è stata commessa.
Il versamento può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020. É consentito anche il versamento in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019.
Per il pagamento, non si applica la compensazione.
Per il perfezionamento della regolarizzazione, è richiesta anche “la rimozione delle irregolarità od omissioni”; sostanzialmente si tratta della regolarizzazione degli errori e delle omissioni, non incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo.
La rimozione va effettuata entro il 2 marzo 2020.
La rimozione non va effettuata quando non sia possibile o necessaria avuto riguardo ai profili della violazione formale. Rientrano in tale ipotesi, ad esempio, le violazioni riguardanti l’errata applicazione dell’inversione contabile.
Il mancato perfezionamento della regolarizzazione non dà diritto alla restituzione di quanto versato.
Il perfezionamento della regolarizzazione non comporta la restituzione di somme a qualunque titolo versate per violazioni formali, salvo che la restituzione debba avvenire in esecuzione di pronuncia giurisdizionale o di provvedimento di autotutela.

Professionisti in regime forfettario: nessun recupero della ritenuta sui compensi esteri

I redditi prodotti da un libero professionista in regime forfettario non partecipano alla formazione del suo reddito complessivo. Tale scelta esclude la possibilità di fruire, per la ritenuta subita sui compensi corrisposti da un committente estero, del credito per le imposte all’assolte fuori l’Italia (Agenzia Entrate – risoluzione 15 marzo 2019, n. 36/E).

Il regime forfettario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché non hanno conseguito, nell’anno precedente, ricavi superiori ad euro 65.000,00 e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione previste.
Ai fini IVA, i contribuenti in regime forfetario non addebitano l’imposta né esercitano il diritto alla detrazione dell’imposta assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti nazionali, comunitari e sulle importazioni. Relativamente alle imposte sui redditi, invece, i ricavi o i compensi percepiti sono assoggettati a imposta sostitutiva e pertanto non sono soggetti alla ritenuta di acconto.
Il compenso di un libero professionista residente in regime forfetario risulta, dunque, assoggettato ad una imposta nella misura del 15% che è sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP.
Nel sistema tributario italiano tale reddito non concorre alla formazione del reddito complessivo e tale circostanza esclude la possibilità di fruire, per la ritenuta subita sui compensi corrisposti dal committente estero, del credito per le imposte assolte all’estero.
Diverso è il caso in del professionista che opta per il regime ordinario; in tale ipotesi, infatti, concorrendo il reddito alla formazione del reddito complessivo l’imposta assolta all’estero potrà essere recuperata.