Tax credit cinema/audiovisivo: trasferimento al consolidato fiscale

Forniti chiarimenti sulla cessione dei crediti d’imposta per le imprese dell’esercizio cinematografico, per le industrie tecniche e di post-produzione e del credito d’imposta per il potenziamento dell’offerta cinematografica, nell’ambito del consolidato fiscale (Agenzia delle Entrate – Risposta 13 giugno 2019, n. 191).

È ammesso il trasferimento dei crediti d’imposta cd. “tax credit cinema e audiovisivo” maturati dalla società in qualità di consolidata, in favore del consolidato fiscale. I crediti trasferiti possono essere utilizzati esclusivamente in compensazione con l’IRES del gruppo e per la parte non eventualmente utilizzata dalle singole società per l’assolvimento di altri tributi. Inoltre, i crediti non sono soggetti ai limiti di utilizzo in compensazione.
Per quanto concerne, inoltre, la possibilità di utilizzo da parte della consolidante dei crediti d’imposta in esame anche oltre il limite speciale di utilizzo, “nessun limite è stabilito per il trasferimento dei crediti d’imposta indicati nel quadro RU del Modello UNICO Società di Capitali, dal momento che l’importo complessivamente utilizzabile degli stessi è predeterminato e già stanziato sui singoli capitoli di spesa delle amministrazioni competenti a riconoscere il beneficio indicato.

Auto d’epoca, sciolti i dubbi sulla riduzione della tassa di circolazione

Forniti chiarimenti sulla riduzione del 50% della tariffa delle tasse automobilistiche per gli autoveicoli e i motoveicoli di interesse storico e collezionistico con un’anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni (Ministero Economia e Finanze – risoluzione n. 1/2019).

Dal 1° gennaio 2019 è in vigore la riduzione al 50% della tassa automobilistica dovuta per gli autoveicoli e motoveicoli di interesse storico e collezionistico al contemporaneo verificarsi delle seguenti condizioni:
– un’anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni;
– il certificato di rilevanza storica previsto dall’art. 4 del decreto del Ministero delle infrastrutture e trasporti 17 novembre 2009;
– l’annotazione sulla carta di circolazione del riconoscimento di storicità.

In merito, è stato chiarito che per determinare l’anzianità dell’autoveicolo e del motoveicolo occorre far riferimento alla data della “prima immatricolazione del veicolo in Italia o in altro Stato”.
Un’altra condizione prescritta dalla norma è il possesso del “certificato di rilevanza storica e collezionistica del veicolo”.
Detto certificato “attesta la data di costruzione, la marca, il modello e le caratteristiche tecniche del veicolo, con specifica indicazione di tutte quelle utili per la verifica dell’idoneità alla circolazione, la sussistenza ed elencazione delle originarie caratteristiche di fabbricazione, nonché specifica indicazione di quelle modificate o sostituite”.
Il suddetto certificato deve essere rilasciato da uno dei seguenti registri:
– ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT e Italiano Alfa Romeo, per gli autoveicoli;
– Storico FMI, per i motoveicoli.

L’iscrizione in uno di questi registri è presupposto indispensabile affinché un veicolo rientri “nella categoria dei motoveicoli e autoveicoli di interesse storico e collezionistico”.
L’ulteriore condizione richiesta è che il riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione. I contribuenti interessati devono, pertanto, presentare la domanda di aggiornamento della carta di circolazione al competente Ufficio provinciale della Motorizzazione civile, così da ottenere l’annotazione prescritta dalla norma in esame.
Tutte le condizioni richieste ai fini dell’agevolazione devono sussistere al momento della “scadenza del termine utile per il pagamento” della tassa automobilistica.
La contemporanea sussistenza delle condizioni prescritte dalla norma comporta, dunque, l’applicazione della tassa automobilistica commisurata al 50 per cento della tariffa ordinaria vigente nella regione in cui il tributo deve essere assolto.
La mancanza delle condizioni richieste determina, ovviamente, l’applicazione della tariffa ordinaria della tassa automobilistica nella misura intera.
La riduzione del 50% dell’importo della tassa automobilistica è riconosciuta anche agli autoveicoli ed ai motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni, dotati di certificato di rilevanza storica annotato sulla carta di circolazione “adibiti ad uso professionale”.

PagoPa: pagamento del contributo unificato

È stato esteso a tutte le Regioni il pagamento del contributo unificato tramite pagoPA (MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – Decreto 06 giugno 2019).

PagoPA è un sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice, sicuro e trasparente qualsiasi pagamento verso la Pubblica Amministrazione. Non è un sito dove pagare, ma una nuova modalità per eseguire presso i Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti i pagamenti verso la Pubblica Amministrazione in modalità standardizzata. Si possono effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’app dell’Ente (il tuo comune, ad esempio) o attraverso i canali (online e fisici) di banche e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP).
Con il decreto in oggetto è stata estesa la possibilià di pagamento del contributo unificato tributario tramite il nodo dei pagamenti per le restanti regioni in cui è operativo il processo tributario telematico.
Il pagamento del contributo unificato tributario può essere effettuato tramite il Nodo dei pagamenti – SPC (pagoPA) per i ricorsi e gli appelli depositati presso gli Uffici di Segreteria delle Commissioni tributarie di tutte le Regioni italiane a decorrere dal 24 giugno 2019.
Questa modalità era già attiva a decorrere:
a) dal 15 marzo 2017, per i depositi telematici dei ricorsi e appelli presso gli Uffici di segreteria delle Commissioni tributarie presenti nella Regione Toscana;
b) dal 15 aprile 2017, per i depositi telematici dei ricorsi e appelli presso gli Uffici di segreteria delle Commissioni tributarie presenti nella Regione Lazio.
Il presente decreto sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Detrazione delle spese per abbonamenti al trasporto pubblico

A partire dal 1° gennaio 2018, è possibile detrarre le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale (Agenzia delle Entrate – Circolare 31 maggio 2019, n. 13/E).

La detrazione, pari al 19% delle spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, spetta anche se le spese sono sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico ed è calcolata su un importo complessivamente non superiore a 250 euro.
Il limite massimo di spesa ammesso alla detrazione pari a 250 euro deve intendersi riferito cumulativamente alle spese sostenute dal contribuente per l’abbonamento proprio e dei familiari a carico.
La detrazione è calcolata sulla spesa sostenuta nel 2018 per l’acquisto dell’abbonamento, indipendentemente dal periodo di validità dello stesso (es. abbonamento acquistato nel mese di dicembre 2018 con validità dal 1° gennaio 2019 – 30 giugno 2019).
Non possono essere indicate le spese sostenute nel 2018 che nello stesso anno sono state rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione delle retribuzioni premiali e indicate nella CU 2019 (punti da 701 a 706) con il codice 40. La detrazione spetta comunque sulla parte di spesa non rimborsata.
Devono essere comprese nell’importo anche le spese indicate nella CU 2019 (punti da 341 a 352) con il codice 40.

Recupero dell’Iva versata nell’ipotesi di procedura concorsuale infruttuosa

Con il regime opzionale che consente di rinviare l’esigibilità dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo, l’imposta diventa comunque esigibile decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, ma tale limite annuale non si applica nel caso in cui il cessionario o il committente, prima del decorso del termine, sia stato assoggettato a procedura concorsuale. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 13 giugno 2019, n. 190)

L’istante nel periodo d’imposta 2015 ha optato per la liquidazione dell’IVA secondo la contabilità di cassa. Tale regime, che consente di posticipare l’esigibilità dell’IVA ed il suo versamento al momento dell’incasso del corrispettivo, gli ha permesso di rinviare fino al termine del 2018 il versamento dell’IVA relativa ai corrispettivi che un committente, ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla “Legge Marzano”, non ha ancora pagato. Tanto premesso, avendo intenzione di applicare, a partire dal 2019, il regime forfettario di cui all’articolo 1, commi da 54 ad 89 della legge del 23 dicembre 2014, n. 190, chiede di chiarire come vada gestita l’IVA finora rimasta sospesa e come eventualmente recuperala laddove le fatture restassero insolute.
L’Agenzia, al riguardo, chiarisce che il regime opzionale di cui all’articolo 32-bis del d.lgs. n. 83 del 2012 consente di rinviare l’esigibilità dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo, in deroga all’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
L’imposta diventa comunque esigibile decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, ma tale limite annuale non si applica nel caso in cui il cessionario o il committente, prima del decorso del termine, sia stato assoggettato a procedura concorsuale.
Con riguardo, invece, al regime forfetario, l’articolo 1, comma 62, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, allo scopo di regolamentare il passaggio da un regime di ordinaria applicazione dell’IVA ad un regime in cui la rivalsa non è esercitata,prevede che nell’ultima liquidazione relativa all’anno in cui è applicata l’imposta sul valore aggiunto è computata anche l’imposta relativa alle operazioni, per le quali non si è ancora verificata l’esigibilità.
Nella stessa liquidazione può essere esercitato, ai sensi degli articoli 19 e seguenti del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, il diritto alla detrazione dell’imposta relativa alle operazioni di acquisto effettuate in vigenza dell’opzione di cui all’articolo 32-bis del citato decreto-legge n. 83 del 2012 e i cui corrispettivi non sono stati ancora pagati.
Correttamente, dunque, l’istante ha fatto concorrere l’IVA sospesa negli anni precedenti nell’ultima liquidazione relativa all’anno solare 2018. Ora, laddove all’esito alla procedura di amministrazione straordinaria i corrispettivi dovuti dal committente restino insoluti, l’istante non è legittimato ad emettere una nota di variazione in diminuzione ex articolo 26, comma 2, del dPR n. 633 del 1972 per recuperare l’IVA versata e non incassata in quanto il regime forfetario non consente l’esercizio del diritto alla detrazione ai sensi dell’articolo 19 del medesimo decreto. In alternativa, al fine di dare attuazione al principio di neutralità, secondo il quale il contribuente è tenuto a versare solo l’IVA effettivamente incassata, l’istante può presentare istanza di rimborso ex articolo 30-ter del dPR n. 633 del 1972, secondo cui Il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell’imposta non dovuta a pena di decadenza, entro il termine di due anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione.
Al riguardo si evidenzia che il presupposto per la restituzione è costituito dalla definitività del piano di riparto finale, a seguito della scadenza del termine per l’opposizione dei creditori, da cui risulta l’infruttuosità della procedura.

Spese contro il disturbo specifico DSA: condizioni e modalità per la detrazione

È riconosciuta una detrazione IRPEF nella misura del 19 per cento delle spese sostenute, per sé o per un familiare a carico (sia minore che maggiorenne), contro il disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado (Agenzia delle Entrate – Circolare n. 13/E del 2019)

Il beneficio è stato introdotto per le spese sostenute a decorrere dal 1° gennaio 2018, e riguarda in particolare quelle sostenute in favore dei minori o dei maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico (DSA), fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per:

– acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all’apprendimento;
– uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere.
La detrazione spetta nella misura del 19 per cento in relazione alle spese sostenute per se stessi e nell’interesse di familiari fiscalmente a carico.

SPESE AGEVOLATE

La detrazione spetta per le spese relative all’acquisto e all’utilizzo di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all’apprendimento.
Si considerano “strumenti compensativi”, gli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Tra gli strumenti compensativi essenziali sono ricompresi, in via esemplificativa:
– la sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto;
– il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione;
– i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori;
– la calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo;
– altri strumenti tecnologicamente meno evoluti quali tabelle, formulari, mappe concettuali, etc.
Si considerano, invece, “sussidi tecnici ed informatici”, le apparecchiature e i dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, quali, ad esempio, i computer necessari per i programmi di video scrittura, appositamente fabbricati o di comune reperibilità, preposti a facilitare la comunicazione interpersonale, l’elaborazione scritta o grafica, l’accesso alla informazione e alla cultura.

REQUISITI

La detrazione d’imposta è riconosciuta a condizione che:
– il beneficiario sia in possesso di certificato rilasciato dal SSN, da specialisti o da strutture accreditate, che attesti per sé ovvero per il proprio familiare (a carico), la diagnosi di DSA.;
– il collegamento funzionale tra i sussidi e gli strumenti compensativi e il tipo di disturbo dell’apprendimento diagnosticato risulti dalla predetta certificazione o dalla prescrizione autorizzativa rilasciata da un medico.
– le spese sostenute siano documentate da fattura o scontrino fiscale, con l’indicazione del codice fiscale del soggetto affetto da DSA e la natura del prodotto acquistato o utilizzato.
Ai fini del beneficio, i documenti giustificativi delle spese possono essere intestati indifferentemente al soggetto affetto da DSA ovvero al familiare che ha sostenuto le spese; in tale ultimo caso, deve essere indicato il familiare a favore del quale la spesa è stata sostenuta.
Tali spese devono essere indicate nel Quadro E – Sez. I – Rigo E8/E10, con il codice 44, e vanno ricomprese anche le somme indicate nella CU2019 (punti da 341 a 352) con il codice 44.

DOCUMENTAZIONE DI SPESA

Nell’ambito delle attività di assistenza fiscale deve essere controllata, e conservata per i successivi controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, la seguente documentazione:
– Fattura/ricevuta fiscale relativa da cui risulti il codice fiscale del soggetto affetto da DSA e la natura del prodotto acquistato o utilizzato;
– Certificato rilasciato dal Servizio sanitario nazionale, ovvero da specialisti o strutture accreditate dallo stesso che attesti, per sé ovvero per il proprio familiare a carico, la diagnosi di DSA e l’elenco dei sussidi e degli strumenti compensativi collegati al disturbo dell’apprendimento;

– Se la certificazione suindicata non specifica i sussidi e gli strumenti compensativi da utilizzare, il collegamento funzionale deve essere attestato dalla prescrizione autorizzativa rilasciata da un medico;
– Autocertificazione che attesti che il soggetto affetto da DSA non ha ancora completato la scuola secondaria di secondo grado.
Il possesso della documentazione attestante il riconoscimento della diagnosi di DSA può essere affermato anche mediante autocertificazione.

Regime forfetario: non può accedere il commercialista revisore presso il suo ex datore di lavoro

Il commercialista con compensi derivanti dalla carica di sindaco/revisore assunta presso il suo ex datore di lavoro, qualificati come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, non può accedere al regime forfetario (Agenzia Entrate – risposta 11 giugno 2019, n. 183 e 186).

Il regime forfetario è rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni e rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000 e non incorrano in una delle cause ostative. In particolare, tra le cause ostative è previsto che non possono accedere al regime forfetario:
– le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni.

Pertanto, se verificata tale condizione, il commercialista non potrà usufruire del regime forfetario.

Effetti delle trasformazioni societarie sui requisiti pex

Forniti chiarimenti sugli gli effetti della trasformazione societaria sul computo dei requisiti soggettivi previsti per l’applicazione del regime pex di tipo soggettivo (Agenzia delle Entrate – Risposta 11 giugno 2019, n. 185).

Nel caso di specie, la Società istante prospetta l’effettuazione in neutralità fiscale di una trasformazione omogenea progressiva (da snc a srl), seguita dal conferimento neutrale dell’azienda commerciale in una srl neocostituita, con successiva cessione a terzi del 70% delle quote detenute nella newco srl.
A riguardo, il Fisco precisa che ove il conferimento neutrale abbia per oggetto un’azienda o un ramo aziendale, le partecipazioni ricevute in cambio dalla conferente si considerano iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie nei bilanci in cui risultavano iscritti i beni dell’azienda conferita; inoltre, la partecipazione ricevuta è assunta con un’anzianità pari a quella attribuibile all’azienda conferita.
In un conferimento neutrale i requisiti soggettivi di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 87 risulterebbero verificati, già alla data del conferimento, a condizione che il soggetto conferente disponesse dell’azienda conferita da almeno dodici mesi, in quanto le partecipazioni rivenienti dal conferimento vengono assunte con un’anzianità pari a quella attribuibile all’azienda conferita.
Per quanto concerne gli effetti della trasformazione da snc a srl di cui sopra sulla verifica dei requisiti pex, le ipotesi di trasformazione (da srl a snc e viceversa) non interrompono, ai fini del computo del requisito di cui all’articolo 87, comma 1, lettera a), del TUIR, il periodo di possesso della partecipazione, il quale sarà computato, in capo al soggetto trasformato, tenendo conto anche del periodo maturato in capo al soggetto trasformando.
L’Agenzia osserva che la verifica dei requisiti di cui all’articolo 87, comma 1, lettere a) e b), del TUIR, in riferimento al regime della plusvalenza da cessione del 70 per cento delle quote della newco srl, possa essere effettuata tenendo conto anche del periodo antecedente la trasformazione dell’istante da società in nome collettivo a società a responsabilità limitata.
Inoltre, le operazioni prospettate appaiono integrare una condotta abusiva. In particolare, l’effettuazione della trasformazione da snc a srl appare un’operazione ultronea rispetto all’obiettivo economico perseguito di cedere il 70 per cento delle quote della newco srl, e preordinata a consentire l’ottenimento di un indebito vantaggio fiscale consistente nell’applicazione dell’articolo 87 del TUIR anziché del combinato disposto di cui agli articoli 58, comma 2, e 5, comma 1, del TUIR.
Con riferimento alla prospettata eventualità che la liquidità rinveniente dalla cessione di quote suddetta sia distribuita ai soci dell’istante sotto forma di utili, si rammenta che le società e gli enti indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del TUIR, operano, con obbligo di rivalsa, una ritenuta del 26 per cento a titolo d’imposta sugli utili in qualunque forma corrisposti dal 1° gennaio 2018 a persone fisiche residenti in relazione a partecipazioni qualificate e non qualificate.

Tax free shopping: come effettuare le note di variazione IVA

Con l’espressione “tax free shopping” si indica il particolare regime fiscale che consente la cessione di beni di importo non superiore a 154,94 euro (comprensivo di IVA), a turisti stranieri extracomunitari, senza applicazione dell’IVA. Qualora, successivamente alla vendita, non si realizzino le condizioni per l’esclusione dell’IVA è necessario emettere una nota di variazione IVA. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che tali note di variazione devono essere emesse esclusivamente in formato elettronico, tramite sistema OTELLO 2.0, e non possono essere cumulative di più cessioni riferite allo stesso cessionario (Risoluzione 11 giugno 2019, n. 58).

Il regime fiscale “tax free shopping” disciplina le cessioni di beni, di importo complessivo superiore a 154,94 euro (IVA inclusa), a soggetti che non siano residenti o domiciliati nell’Unione Europea, per proprio uso personale o familiare e trasportati nei bagagli personali al di fuori dello territorio doganale della stessa Unione.
A tal fine, le cessioni devono essere certificate esclusivamente mediante fattura elettronica, utilizzando il sistema “Otello 2.0”, che identifica in modo univoco l’operazione di cessione (e dunque la fattura che la documenta) assegnando un cd. “codice richiesta”. Copia della fattura è rilasciata al cessionario, sulla quale viene apposto il visto doganale che attesta l’uscita del bene dal territorio UE.
Il bene deve uscire dal territorio UE entro il terzo mese successivo a quello di emissione della fattura, mentre la fattura vistata dalla dogana deve rientrare nella disponibilità del cedente entro il quarto mese successivo all’effettuazione dell’operazione.
Ai fini IVA, tali cessioni possono essere effettuate con due modalità differenti:
– emissione della fattura senza applicazione dell’IVA. In tal caso, se non viene apposto il visto doganale nei termini indicati si deve procedere alla regolarizzazione dell’operazione mediante emissione di una nota di variazione di sola IVA;
– emissione della fattura con addebito dell’IVA, che viene rimborsata direttamente dal cedente al cessionario al momento della riconsegna della copia della fattura con il visto doganale. In tal caso il cedente matura il diritto al recupero dell’imposta tramite annotazione della corrispondente variazione nel registro degli acquisti.
L’Agenzia delle Entrate chiarisce che in entrambi i casi le note di variazione, sia che riguardino l’imponibile e l’imposta di una operazione di tax free shopping, sia che si riferiscano alla sola imposta, devono essere emesse attraverso il sistema OTELLO 2.0.
Inoltre, deve ritenersi esclusa la possibilità di emettere una nota di variazione cumulativa di più operazioni di cessione tax free shopping, in quanto ogni singola operazione di cessione (e dunque ogni fattura che la documenta e l’eventuale nota di variazione ad essa riferibile) risulta univocamente identificata da OTELLO 2.0 mediante la notifica del cd. “codice richiesta” e non è possibile l’utilizzo di strumenti alternativi al sistema OTELLO 2.0.

Regime forfettario: no alle cause ostative per il dottorato di ricerca

Nessuna causa ostativa all’applicazione del forfetario per il contribuente che ha percepito una borsa di studio durante il periodo del dottorato di ricerca (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 11 giugno 2019, n. 184)

Il contribuente, durante il periodo del dottorato di ricerca, svolto dal 2 gennaio 2015 al 31 gennaio 2019, presso un istituto di Ricerche, ha percepito una borsa di studio erogata dal medesimo ente. Il contribuente interpellante intende avviare un’attività di lavoro autonomo che verrà svolta prevalentemente nei confronti dello stesso istituto presso il quale ha conseguito il dottorato di ricerca. L’istante ritiene che l’aver percepito una borsa di studio, durante il periodo del dottorato, dal medesimo soggetto che costituirà il cliente principale dell’attività di lavoro autonomo che l’istante intende intraprendere a decorrere dal periodo di imposta 2019, non configuri una causa ostativa all’applicazione del nuovo regime forfetario di cui alla legge n. 190 del 2014, come modificata dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145.
Ciò posto, sul presupposto che l’istante abbia effettivamente percepito redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’articolo 50, comma 1, lettera c), del TUIR e non redditi di lavoro dipendente, circostanza questa su cui rimane fermo ogni potere di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria, – non sarebbe integrata la causa ostativa di cui alla lettera d-bis) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014 e, di conseguenza, l’istante potrebbe applicare il regime forfetario (ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti).