Approvati i modelli 2019 per la dichiarazione IVA

Con il Provvedimento n. 10659 del 15 gennaio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha approvato i modelli 2019 per la dichiarazione annuale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto per l’anno 2018: “Modello IVA/2019” e “Modello IVA-BASE/2019”.

APPROVAZIONE DEI NUOVI MODELLI

Al fine di adeguare la struttura e il contenuto del modello di dichiarazione in materia di imposta sul valore aggiunto alla vigente normativa, è stato approvato il modello di “Dichiarazione IVA/2019” (con le relative istruzioni di compilazione), concernente la dichiarazione relativa all’anno 2018 da presentare nel 2019. Con lo stesso provvedimento è stato approvata, altresì, una versione semplificata del modello di dichiarazione annuale – “Dichiarazione IVA-BASE/2019” che può essere utilizzato, in alternativa al modello “IVA/2019”, dai soggetti che nel corso del 2018 hanno determinato l’IVA secondo le regole generali previste dalla disciplina in materia.

MODALITÀ E TERMINI DI PRESENTAZIONE

La dichiarazione IVA relativa all’anno 2018, sia con “modello IVA/2019” sia con “modello IVA-BASE/2019” deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente per via telematica, nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2019; a tal fine può essere trasmessa:
a) direttamente dal dichiarante (utilizzando i servizi telematici Fisconline o Entratel);
b) tramite un intermediario abilitato (dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, consulenti del lavoro, avvocati, revisori contabili, CAF, tributaristi, ecc.);
c) tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato);
d) tramite società appartenenti al gruppo.
La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione della dichiarazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata sempre per via telematica.

DICHIARAZIONE IVA SEMPLIFICATA

Possono optare per l’utilizzo del modello “IVA-BASE/2019” i soggetti Iva, sia persone fisiche che soggetti diversi dalle persone fisiche, che nel corso dell’anno:
– hanno determinato l’imposta dovuta o l’imposta ammessa in detrazione secondo le regole generali previste dalla disciplina Iva e, pertanto, non hanno applicato gli specifici criteri dettati dai regimi speciali Iva;
– hanno effettuato in via occasionale cessioni di beni usati e/o operazioni per le quali è stato applicato il regime per le attività agricole connesse;
– non hanno effettuato operazioni con l’estero (cessioni ed acquisti intracomunitari, cessioni all’esportazione ed importazioni, ecc.);
– non hanno effettuato acquisti ed importazioni senza applicazione dell’imposta avvalendosi dell’istituto del plafond;
– non hanno partecipato ad operazioni straordinarie o trasformazioni sostanziali soggettive.

ESONERO DALL’OBBLIGO DI PRESENTAZIONE

Sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione IVA:
– i soggetti che hanno registrato esclusivamente operazioni esenti, nonché coloro che si sono avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e di registrazione e hanno effettuato soltanto operazioni esenti;
– i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario;
– i contribuenti che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
– i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti;
– gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti e di spettacolo;
– le imprese individuali che abbiano dato in affitto l’unica azienda e non esercitino altre attività rilevanti agli effetti dell’IVA;
– i soggetti passivi d’imposta non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato o loro rappresentante fiscale, se sono state effettuate soltanto operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta;
– le associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime di esonero.

NOVITÀ DEI MODELLI 2019

Riguardo alla compilazione del modello di dichiarazione IVA annuale, ecco le principali novità:
– QUADRO VA: nella sezione 2 è stato introdotto il rigo VA16 riservato ai contribuenti che a partire dal 1° gennaio 2019 partecipano a un Gruppo IVA. La casella 1 deve essere barrata per comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale IVA precedente l’ingresso nel Gruppo IVA.
– QUADRO VX: nel rigo VX2 è stato inserito il campo 2, riservato ai soggetti che a partire dal 1° gennaio 2019 partecipano a un Gruppo IVA. Nel nuovo campo va indicata la parte dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione, pari all’ammontare dei versamenti IVA effettuati con riferimento al 2018, che deve essere trasferita al Gruppo IVA dal 1° gennaio 2019.
– QUADRO VO: nel rigo VO34 è stata inserita la casella 3, che deve essere barrata dai contribuenti che avendo optato, nel corso del 2015 per l’applicazione del regime fiscale di vantaggio, revocano la scelta effettuata e accedono, dal 2018, al regime forfetario.
– QUADRO VG: nella sezione 1, righi da VG2 a VG4, è stata introdotta la casella 7 “Soggetto estero”. Nella sezione 2 è stata introdotta la casella 6 “Soggetto estero”. Le nuove caselle devono essere barrate nel caso in cui il soggetto non residente che detiene il controllo sia privo di una posizione IVA nel territorio dello Stato.
– PROSPETTO IVA 26/PR: nel quadro VY, rigo VY2, è stato inserito il campo 2, riservato ai soggetti che a partire dal 1° gennaio 2019 partecipano a un Gruppo IVA. Nel nuovo campo va indicata la parte dell’eccedenza detraibile risultante dal prospetto, pari all’ammontare dei versamenti IVA effettuati con riferimento al 2018, che deve essere trasferita dalla controllante al Gruppo IVA dal 1° gennaio 2019. Nel rigo VY4 è stato introdotto il nuovo campo 3 “Gruppo IVA art. 70-bis”. La casella del predetto campo deve essere barrata dalla controllante che a partire dal 1° gennaio 2019 partecipa a un Gruppo IVA e intende chiedere a rimborso la parte dell’eccedenza detraibile risultante dal presente prospetto, per la quota che non deve essere trasferita al Gruppo medesimo.

“APE Volontaria”: il codice tributo per il recupero credito d’imposta

In materia di APE, è istituito il codice tributo per il recupero in compensazione, tramite modello “F24 Enti pubblici” (F24 EP), del credito d’imposta annuo riconosciuto dall’INPS (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 14 gennaio 2019, n. 4/E).

In via sperimentale, dal 1º maggio 2017 al 31 dicembre 2019, è istituito l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE volontaria), ovvero un prestito corrisposto in quote mensili da un istituto finanziatore, ai soggetti in possesso di specifici requisiti, fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. La restituzione del prestito, garantita da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza, avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di vent’anni.
A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza corrisposti al soggetto erogatore del finanziamento medesimo, l’INPS riconosce un credito d’imposta annuo nella misura massima del 50% dell’importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. L’INPS recupera il credito rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all’erario nella sua qualità di sostituto d’imposta.
Per consentire all’INPS di recuperare il suddetto credito in compensazione tramite il modello “F24 Enti pubblici” (F24 EP), si istituisce il seguente codice tributo:
– “APVE”, denominato “APE VOLONTARIA – recupero credito d’imposta riconosciuto dall’INPS ai sensi dell’articolo 1, comma 177, della legge n. 232 del 2016”.

Codice tributo per il bonus sulle transazioni elettroniche negli impianti di distribuzione carburante

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 14 gennaio 2019, n. 3/E ha istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite il modello F24, del credito d’imposta spettante agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante

Agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante è riconosciuto un credito d’imposta, pari al 50 per cento delle commissioni addebitate in relazione alle transazioni effettuate a partire dal 1° luglio 2018, tramite sistemi di pagamento elettronico mediante carte di credito, emesse dai soggetti ivi previsti. Considerato che il credito d’imposta in argomento è stato introdotto per agevolare l’utilizzo dei mezzi di pagamento tracciabili previsti ai fini della detraibilità dell’IVA e della deducibilità dei costi, lo stesso spetta per le commissioni addebitate con riferimento alle transazioni per le quali la detraibilità e la deducibilità sono subordinate alle suddette modalità di pagamento.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione.
Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in argomento, tramite il modello F24, è istituito il seguente codice tributo:
– “6896”, denominato “Credito d’imposta pari al 50 per cento delle commissioni addebitate agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante, ai sensi dell’articolo 1, commi 924 e 925, della legge 27 dicembre 2017, n. 205”.
Tale codice dovrà essere inserito nel modello F24 nella “sezione erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui l’esercente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.
Per utilizzare il credito in compensazione, il modello F24 deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Agevolazioni fiscali 2018 per le imprese di trasporto

Definite e incrementate, rispetto al periodo d’imposta 2017, le misure agevolative a favore delle imprese di trasporto per l’anno 2018 (Ministero Economia e Finanze – comunicato 14 gennaio 2019, n.7).

Grazie all’incremento di 26,4 milioni della dotazione finanziaria relativamente alle misure agevolative a favore degli autotrasportatori per il 2018 disposta dal Decreto Fiscale, relativamente agli importi delle deduzioni forfetarie, per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) la deduzione forfetaria di spese non documentate, per il periodo d’imposta 2017, passa dai 38,00 euro, precedentemente previsti, a 51,00 euro.

La deduzione spetta anche per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello riconosciuto per i medesimi trasporti oltre il territorio comunale.

Innovazione tecnologica: rinnovato bonus formazione dipendenti 4.0

Anche per il 2019 le imprese possono beneficiare del credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale industria 4.0.

La Legge di Bilancio 2019 (art. 1, commi 78-81) ha confermato per il 2019 gli incentivi all’attività di formazione del personale delle aziende svolte per l’acquisizione o il consolidamento delle conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0.

SOGGETTI BENEFICIARI

Possono accedere al credito d’imposta tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, ivi incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dall’attività economica esercitata (comprese la pesca, l’acquacoltura e la produzione primaria di prodotti agricoli), dalla natura giuridica, dalle dimensioni, dal regime contabile e dalle modalità di determinazione del reddito ai fini fiscali.
Gli enti non commerciali che esercitano attività commerciali possono accedere al credito d’imposta in relazione al personale dipendente impiegato anche non esclusivamente in tali attività.
Restano escluse dal beneficio le imprese considerate “in difficoltà” secondo la disciplina europea.

MISURA DEL BONUS

Alle imprese beneficiarie è riconosciuto un credito d’imposta per le spese in attività di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale industria 4.0 effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018.
Il “Bonus formazione 4.0 – 2019” è attribuito nelle misure seguenti:
– 50 per cento delle spese ammissibili sostenute dalle piccole imprese (nel limite massimo annuo di 300.000 euro);
– 40 per cento delle spese ammissibili sostenute dalle medie imprese (nel limite massimo annuo di 300.000 euro);
– 30 per cento delle spese ammissibili sostenute dalle grandi imprese (nel limite massimo annuo di 200.000 euro).

SPESE AGEVOLABILI

Sono ammissibili al credito d’imposta solo le attività di formazione svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0 quali big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali, applicate negli ambiti agevolati già individuati dall’Allegato A della Legge di Bilancio 2018.

DISPOSIZIONI ATTUATIVE

Sono confermate le disposizioni applicative già previste per il “Bonus formazione 4.0 – 2018”. Ciò significa che:
– non si considerano attività di formazione ammissibili la formazione ordinaria o periodica organizzata dall’impresa per conformarsi alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, di protezione dell’ambiente e ad ogni altra normativa obbligatoria in materia di formazione;
– ai fini dell’ammissibilità al credito d’imposta, i costi devono essere certificati dal soggetto incaricato della revisione legale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio. Le imprese non soggette a revisione legale dei conti devono comunque avvalersi delle prestazioni di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti (in tal caso le spese sostenute per l’attività di certificazione contabile sono ammesse al bonus nel limite massimo di 5.000 euro);
– il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese ammissibili e in quelle relative ai periodi d’imposta successivi fino a quando se ne conclude l’utilizzo;
– il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile IRAP;
– il credito d’imposta è utilizzabile a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono sostenuti, esclusivamente in compensazione tramite modello di pagamento F24 telematico, trasmesso attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.

Soggetti OIC adopter: deducibilità fiscale bonus ai dipendenti

L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti riguardo al trattamento fiscale applicabile ai costi relativi alla remunerazione variabile (bonus) riconosciuta ai dipendenti in base ad un processo di valutazione “peer review”, da parte dei soggetti Nuovi OIC adopter (Risposta all’interpello n. 1/2019).

L’Agenzia delle Entrate ha affermato che, per i soggetti Nuovi OIC, a cui si applica il principio di derivazione rafforzata, i costi riferiti alla remunerazione variabile (bonus) erogata ai dipendenti in base ad un processo di valutazione “peer review” nell’esercizio successivo a quello oggetto di valutazione, contabilizzati nel rendiconto economico dell’esercizio oggetto di valutazione, devono ritenersi indeducibili se hanno natura di accantonamento dal punto di vista contabile.
Viceversa, se i medesimi costi non configurano un accantonamento dal punto di vista contabile, devono ritenersi deducibili nell’esercizio oggetto di valutazione, per effetto dell’imputazione nel rendiconto economico chiuso al termine dell’esercizio.

QUESITO

Il quesito riguarda il trattamento fiscale applicabile ai costi relativi alla remunerazione corrisposta ai dipendenti, caratterizzata da una parte fissa e una variabile, da parte di un’impresa che redige il bilancio in conformità alle disposizioni del codice civile, secondo i principi OIC, ed è soggetta al principio di “derivazione rafforzata” (cd. Soggetti Nuovi OIC).
La retribuzione variabile, in particolare, corrisposta come “bonus ai dipendenti”, è determinata sulla base di un processo di valutazione “peer review”, caratterizzato dalla circostanza che la procedura, necessariamente, si conclude in un momento successivo al termine dell’esercizio di valutazione dell’operato dei dipendenti. Pertanto:
– una parte del bonus è erogata entro il termine dell’esercizio di valutazione dell’operato dei dipendenti;
– la parte restante viene corrisposta oltre il termine del medesimo esercizio, a saldo del bonus complessivamente spettante, sulla base dei risultati della valutazione.
Entrambe le quote sono contabilizzate nel bilancio civilistico tra i costi del personale dell’esercizio oggetto di valutazione: la prima a titolo definitivo, la seconda come contropartita di un rateo che a sua volta si chiude nell’esercizio successivo, al momento dell’effettivo pagamento.

CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’Agenzia delle Entrate ha preliminarmente evidenziato che per effetto dell’applicazione del principio di derivazione rafforzata, è estesa ai soggetti Nuovi OIC la deroga alle disposizioni del TUIR che, nell’assunzione dei costi e dei ricavi, pongono prevalentemente riferimento alle condizioni di certezza e determinabilità dei componenti reddituali, alle risultanze negoziali e all’acquisizione/passaggio della proprietà dei beni, nonché a qualsiasi altra norma fiscale che faccia riferimento a regole di rappresentazione non conformi all’anzidetto principio di prevalenza della sostanza sulla forma.
Di conseguenza, ai fini del trattamento fiscale dei costi riferiti al “bonus dipendenti” in esame, devono ritenersi applicabili i seguenti principi:
– la parte corrisposta nell’esercizio oggetto di valutazione, risulta deducibile nel medesimo esercizio;
– la parte (saldo) corrisposta nell’esercizio successivo a quello di valutazione, invece, benché contabilizzata, si considera indeducibile se ha natura di accantonamento dal punto di vista contabile ai sensi dell’OIC 29 e dell’OIC 31; viceversa, se non configura un accantonamento è deducibile comunque nell’esercizio oggetto di valutazione, per effetto dell’imputazione nel rendiconto economico chiuso al termine dell’esercizio.

Atti di fusione: imposta di registro, ipotecaria e catastale

Il Fisco chiarisce come applicare l’imposta sull’atto di fusione tra Fondazioni bancarie non qualificabili ONLUS (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 11 gennaio 2019, n. 2/E).

I passaggi di beni a seguito di atti di fusione o di trasformazione di società e di analoghe operazioni poste in essere da altri enti, non sono soggetti ad IVA. Pertanto, in applicazione del principio di alternatività Iva/Registro, previsto dal TUR, i relativi atti devono essere assoggettati all’imposta di registro, nella misura proporzionale del 3 per cento, quando l’operazione di fusione avviene tra enti non commerciali, ovvero all’imposta di registro in misura fissa, quando l’operazione di fusione è posta in essere tra società od enti “aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale o agricola.
Tale interpretazione trova conferma nell’orientamento della giurisprudenza di legittimità in base al quale “la disciplina dettata dalla Tariffa allegata al T.U. dell’imposta di registro non trova applicazione nell’ipotesi di soggetti giuridici che non abbiamo quale oggetto esclusivo o principale della propria attività lo svolgimento di attività commerciali o agricole”. Pertanto, quando l’operazione di fusione per incorporazione coinvolge soggetti che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale o agricola, trova applicazione l’articolo 9 della tariffa, allegata al DPR n. 131 del 1986, che reca “Atti diversi da quelli altrove indicati aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale”, da tassare in misura proporzionale con l’aliquota del 3%.
Per quanto attiene alla determinazione della base imponibile, si ritiene che occorra fare riferimento al valore – determinato alla data di efficacia giuridica della fusione (ie. data di stipula dell’atto di fusione) – dei beni e dei diritti, compresi i beni immobili, assunti al netto delle passività, iscritti nel patrimonio della sola fondazione incorporata. Ciò in considerazione del fatto che in ipotesi di fusione per incorporazione, l’ente incorporante assume i diritti e gli obblighi facenti capo all’ente incorporato alla data di efficacia reale della fusione.
Pertanto, laddove, tra i beni della fondazione incorporata vi siano immobili, occorrerà fare riferimento – ai fini della determinazione della base imponibile dell’imposta di registro – al loro valore venale in comune commercio.
Per quanto attiene alle imposte ipotecaria e catastale sono soggetti ad imposta nella misura fissa di 200 euro “gli atti di fusione o di scissione di società di qualunque tipo”.

Pex: chiarimenti sulla qualificazione differenze di cambio in sede di cessione di azioni

Le differenze di cambi concorrano a formare l’ammontare delle plusvalenze o minusvalenze realizzate in sede di cessione di azioni che beneficiano del regime della participation exemption risultando rispettivamente, imponibili nella misura del 5 per cento o interamente indeducibili (Agenzia Entrate – risposta n. 5/2019).

Il chiarimento arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate che con la risposta n. 5 dell’11 gennaio 2019 si è espressa sulla cessione in valuta di azioni che beneficiano del regime della participation exemption (c.d. “Pex”). In tal senso l’Agenzia ha chiarito che in relazione al corrispettivo della cessione in oggetto, emerge che lo stesso deve essere determinato applicando il cambio corrente alla data nella quale la cessione è stata effettuata.

Le differenze cambio positive o negative non danno luogo ad una autonoma e separata rilevazione, ma concorrono a formare le relative plusvalenze e minusvalenze da realizzo, in quanto le partecipazioni rappresentano attività non monetarie.

Detta classificazione ed imputazione temporale del bilancio in virtù del principio di derivazione rafforzata che, a partire dal 2016, informa il bilancio ITA gaap, trova riconoscimento fiscale. In conseguenza di ciò, le differenze cambio positive o negative risultano, rispettivamente, imponibili nella misura del 5 per cento e interamente indeducibili.

Conferimento di aree soggette a urbanizzazione: agevolazioni fiscali

Forniti chiarimenti sul trattamento fiscale di favore (imposta di registro in misura fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale) applicabile al conferimento e alla redistribuzione di aree in un consorzio di urbanizzazione (Agenzia delle entrate – Risoluzione 11 gennaio 2019, n. 1/E).

Nello specifico:
– gli atti di redistribuzione delle aree da un consorzio di urbanizzazione ai singoli consorziati, stipulati al fine di eliminare gli effetti distorsivi derivanti dalla convenzione di lottizzazione, sono effettuati senza intenti speculativi in quanto svolgono una funzione meramente ripartitoria -distributiva e non una funzione di scambio negoziale;
– gli atti di redistribuzione delle aree da un consorzio di urbanizzazione ai singoli consorziati beneficiano del regime di favore di cui all’articolo 32 del DPR n. 601/73, sia se il co-lottizzante è una persona fisica che non opera in regime di impresa arte o professione, sia se è una persona giuridica che opera nell’esercizio dell’attività d’impresa;
– il negozio di redistribuzione non rientra nel campo di applicazione dell’IVA;
– per quanto riguarda gli atti di conferimento delle aree dai soggetti consorziati al consorzio di urbanizzazione, se il conferente è una persona fisica che non opera in regime di impresa, arte o professione, solo la parte delle aree conferite destinata alla realizzazione delle opere di urbanizzazione potrà beneficiare del regime di favore, a condizione che i conferenti, nei relativi atti di conferimento, siano in grado di individuare la superficie delle aree destinate alla realizzazione delle opere di urbanizzazione ed indichino negli atti il valore da attribuire alle stesse;
– le parti di aree conferite e non interessate dalla realizzazione delle opere di urbanizzazione non potranno beneficiare del trattamento di favore e i relativi atti saranno soggetti al trattamento ordinario applicabile agli atti traslativi di diritti reali immobiliari (imposta di registro del 9% e imposte ipocatastali ciascuna nella misura fissa di 50 euro);
– se il conferente è una persona giuridica che opera nell’esercizio di un’attività di impresa, sono integrati i presupposti soggettivo ed oggettivo che fanno rientrare l’operazione nel campo di applicazione dell’IVA. Le imposte di registro ed ipocatastali saranno quindi dovute ciascuna nella misura fissa di 200 euro, in attuazione del principio di alternatività IVA-registro.

IRPEF non residenti: individuazione domicilio fiscale

Con la Risposta all’interpello n. 4 del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il domicilio fiscale dei cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE è individuato nel Comune in cui risulta prodotto il reddito o il maggior reddito. In deroga a tale principio, le persone fisiche residenti nel Canton Ticino si considerano domiciliati nel comune di Campione d’Italia se avevano la residenza nel comune prima dell’iscrizione all’AIRE.

In base alla disciplina generale, ai fini delle imposte sui redditi, il domicilio fiscale delle persone fisiche è individuato secondo i seguenti criteri:
– per le persone fisiche residenti nel comune nella cui anagrafe sono iscritte;
– per le persone fisiche non residenti, nel comune in cui è prodotto il reddito o, se il reddito è prodotto in più comuni, nel comune in cui si è prodotto il reddito più elevato.
Il quesito posto all’Agenzia delle Entrate riguarda l’individuazione del domicilio fiscale delle persone fisiche residenti all’estero e iscritte all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), e in particolare, il caso di una cittadina italiana residente in Svizzera nel Canton Ticino ed iscritta all’AIRE presso il comune di Campione d’Italia, proveniente però da altro comune italiano.
Per i contribuenti di Campione d’Italia, che trasferiscono la residenza nel Canton Ticino della Confederazione elvetica è prevista una particolare disciplina per l’individuazione del domicilio fiscale. In tal caso, le persone già residenti nel Comune di Campione d’Italia, iscritte nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) dello stesso comune, si considerano domiciliate nel medesimo Comune (di Campione d’Italia), a prescindere dal luogo in cui il reddito è prodotto. Ciò consente di fruire della disposizione secondo la quale i redditi di pensione e di lavoro prodotti in euro concorrono a formare il reddito complessivo per l’importo eccedente 6.700 euro.
Condizione necessaria per l’applicazione della suddetta deroga, considerando il domicilio fiscale nel comune di Campione d’talia è, dunque, la precedente residenza in detto comune.
In conclusione, ai fini della certificazione e della dichiarazione dei redditi, da parte del contribuente residente nel Canton Ticino e iscritto nell’AIRE di Campione d’Italia, il domicilio fiscale è individuato:
– nel medesimo comune di Campione d’Italia, se in precedenza aveva la residenza in tale comune;
– nel comune italiano dove è prodotto il reddito o il maggior reddito, in assenza del predetto requisito della residenza.