Misure di sostegno alle imprese per la riduzione del rischio da contagio nei luoghi di lavoro

Il D.L. Rilancio (D.L. n. 34/2020 pubblicato nella G.U. n. 128/2020) riconosce interventi straordinari destinati alle imprese che hanno acquistato strumenti destinati a ridurre il rischio di contagio da COVID-19 negli ambienti di lavoro.

Al fine di favorire l’attuazione delle disposizioni di cui al Protocollo di regolamentazione delle misure per il contenimento ed il contrasto della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, condiviso dal Governo e dalle Parti sociali in data 14 marzo 2020, come integrato il 24 aprile 2020, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) promuove interventi straordinari destinati alle imprese, anche individuali, iscritte al Registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane, alle imprese agricole iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese, alle imprese agrituristiche ed alle imprese sociali iscritte al Registro delle imprese, che hanno introdotto nei luoghi di lavoro interventi per la riduzione del rischio di contagio attraverso l’acquisto di:
– apparecchiature e attrezzature per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori, compresi i relativi costi di installazione;
– dispositivi elettronici e sensoristica per il distanziamento dei lavoratori;
– apparecchiature per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori rispetto agli utenti esterni e rispetto agli addetti di aziende terze fornitrici di beni e servizi;
– dispositivi per la sanificazione dei luoghi di lavoro; sistemi e strumentazione per il controllo degli accessi nei luoghi di lavoro utili a rilevare gli indicatori di un possibile stato di contagio;
– dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale.

L’importo massimo concedibile è pari ad:
– euro 15.000 per le imprese fino a 9 dipendenti;
– euro 50.000 per le imprese da 10 a 50 dipendenti;
– euro 100.000 per le imprese on più di 50 dipendenti.

IVA al 5% per i beni di contenimento del COVID-19

Il D.L. Rilancio (D.L. n. 34/2020 pubblicato nella G.U. n. 128/2020) ha previsto una riduzione dell’aliquota IVA per le cessioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

È prevista l’aliquota IVA del 5% per le cessioni dei seguenti beni:
– ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva;
– monitor multiparametrico anche da trasporto;
– pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale;
– tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua;
– maschere per la ventilazione non invasiva;
– sistemi di aspirazione;
– umidificatori;
– laringoscopi;
– strumentazione per accesso vascolare;
– aspiratore elettrico;
– centrale di monitoraggio per terapia intensiva;
– ecotomografo portatile;
– elettrocardiografo;
– tomografo computerizzato;
– mascherine chirurgiche;
– mascherine Ffp2 e Ffp3;
– articoli di abbigliamento protettivo per finalità sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici;
– termometri;
– detergenti disinfettanti per mani;
– dispenser a muro per disinfettanti;
– soluzione idroalcolica in litri;
– perossido al 3% in litri;
– carrelli per emergenza;
– estrattori RNA;
– strumentazione per diagnostica per COVID-19;
– tamponi per analisi cliniche;
– provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

Fino al 31 dicembre 2020, le cessioni dei suddetti beni sono esenti da IVA, con diritto alla detrazione dell’imposta.

Credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di DPI

Il D.L. Rilancio (D.L. n. 34/2020 pubblicato nella G.U. n. 128/2020) ha introdotto un credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale.

Al fine di favorire l’adozione di misure dirette a contenere e contrastare la diffusione del virus Covid-19, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, è riconosciuto un credito d’imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.

Sono ammissibili al credito d’imposta le spese sostenute per:
– la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
– l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
– l’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
– l’acquisto di termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
– l’acquisto di dispostivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

Il credito d’imposta:
– spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020;
– è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione;
– non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

“DL Rilancio”: i Commercialisti intervengono sulla proroga per il versamento delle imposte

In relazione alle disposizioni contenute nel DL n. 34/2020, pubblicato nella G.U. n. 128/2020, le Associazioni ADC e ANC, tra le misure proposte per rispondere allo stato di emergenza del Paese, ritengono fondamentale: ridurre il versamento degli acconti per l’anno 2020; prorogare il versamento del saldo 2019 e consentire il versamento del solo secondo acconto IRES/IRPEF così come già annunciato per l’IRAP (ANC – Comunicato 19 maggio 2020).

Nel caso di versamento in unica soluzione del saldo imposte e contributi 2019 (IRPEF/IRES/ INPS), per tutti i soggetti che possono beneficiare liberamente della proroga – sia titolari che non titolari di Partita Iva – il calendario da osservare, esclusivamente per il saldo 2019, potrebbe essere il seguente:
– entro il 30 settembre 2020;
– entro il 30 ottobre 2020, con la maggiorazione dello 0,40%.
In caso di versamento rateizzato, invece, per tutte le categorie di contribuenti, il versamento del saldo 2019 potrebbe così avvenire:
– entro il 30 settembre 2020 la prima rata, senza interessi;
– entro il 16 ottobre 2020 la seconda rata, con interessi;
– entro il 16 novembre 2020 la terza rata, con interessi.
Merita particolare attenzione la necessità di limitare la percentuale complessiva dovuta a titolo di acconti sul 2020 (Imposte sul Reddito IRPEF/IRES/INPS), limitandone l’effetto finanziario per i contribuenti ad un massimo del 60% delle imposte e contributi effettivamente dovuti per il 2020, consentendo una determinazione, oltre che sul reddito storico 2019, anche in via previsionale e senza sanzioni, se gli acconti complessivi versati saranno pari al 60% delle imposte e dei contributi dovuti per il 2020. Tali acconti potrebbero essere versati con le medesime modalità annunciate per l’acconto IRAP.
La gravità della situazione impone un adeguato rinvio di tutti i pagamenti fiscali facendo in modo però che le diverse scadenze alla fine non si concentrino tutte nello stesso periodo, con il rischio di vanificare completamente i benefici stessi dello slittamento.
Pertanto, le Associazioni ADC e ANC ritengono doveroso tener conto dell’andamento reale e dell’attuale crisi finanziaria, svincolando i pagamenti degli acconti d’imposta dalle desuete regole la cui formulazione risale agli anni settanta.

Compilazione 730/2020: spese per addetti assistenza personale

In sede di compilazione della dichiarazione dei redditi sono ammesse in detrazione le spese sostenute nel 2019 per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana. Vediamo in dettaglio, le condizioni e i termini per fruire del beneficio.

Secondo la previsione dell’articolo 15, comma 1, lettera i-septies) del TUIR sono detraibili dall’IRPEF le somme pagate per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.

A tal fine, sono considerate non autosufficienti nel compimento degli atti della vita quotidiana le persone che non sono in grado, per esempio, di assumere alimenti, di espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, di deambulare, di indossare gli indumenti.
Inoltre, può essere considerata non autosufficiente anche la persona che necessita di sorveglianza continuativa.
La detrazione è riconosciuta anche nell’ipotesi in cui la prestazione sia resa ad un soggetto ricoverato presso una casa di cura o di riposo, purché i corrispettivi per l’assistenza personale siano certificati distintamente rispetto a quelli riferibili alle altre prestazioni fornite dall’istituto ospitante.
Il beneficio deve ritenersi escluso, quando la non autosufficienza non sia collegata all’esistenza di patologie.

Per l’anno 2019 la detrazione è riconosciuta nella misura del 19%, entro il limite massimo di 2.100,00 euro, e può essere fruita anche in relazione alle spese sostenute per familiari non a carico.

Le condizioni per fruire del beneficio sono:
– possedere un reddito complessivo non superiore a 40.000,00 euro. Nel limite di reddito deve essere computato anche il reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sulle locazioni;
– lo stato di non autosufficienza deve risultare da certificazione medica;
– le spese devono risultare da idonea documentazione. A tal fine si ritiene valida la ricevuta debitamente firmata, rilasciata dall’addetto all’assistenza, che contenga gli estremi anagrafici e il codice fiscale di chi effettua il pagamento e di chi presta l’assistenza. Se la spesa è sostenuta in favore di un familiare, nella ricevuta devono essere indicati anche gli estremi anagrafici e il codice fiscale di quest’ultimo.

Per quanto riguarda il limite di spesa su cui calcolare la detrazione (2.100 euro), si precisa che è riferito al singolo contribuente a prescindere dal numero delle persone cui si riferisce l’assistenza. Ad esempio, in relazione alle spese sostenute per sé e per un familiare, l’importo per cui fruire della detrazione non può essere superiore a 2.100 euro.
Se più familiari sostengono le spese per assistere lo stesso familiare, il limite massimo di 2.100, euro deve essere ripartito tra coloro che hanno sostenuto la spesa.

In sede di compilazione del Modello 730/2020, l’importo delle spese sostenute va indicato nella “SEZIONE I – Spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19, del 26, del 30 e del 35 per cento” in uno dei righi da E8 a E10, contraddistinto dal codice “15”.
L’importo deve comprendere le spese eventualmente indicate nella sezione “Oneri detraibili” (punti da 341 a 352) della Certificazione Unica con il codice onere 15. Non possono essere indicate le spese sostenute nel 2019 che nello stesso anno sono state rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione delle retribuzioni premiali e indicate nella sezione “rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione – art. 51 TUIR” (punti da 701 a 706) della Certificazione Unica con il codice onere 15.

Nuovo modello di autodichiarazione per gli spostamenti tra regioni

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato la nuova autodichiarazione richiesta fino al 03 giugno 2020 per i soli spostamenti tra Regioni (Ministero Interno – comunicato 18 maggio 2020).

Dal 18 maggio 2020 ci si può spostare all’interno della regione senza nessuna limitazione e si può uscire di casa senza più dover giustificare le ragioni dello spostamento. Non sarà più necessaria l’autocertificazione, se non fino al 3 giugno per gli spostamenti tra Regioni, consentiti sempre per motivi di lavoro, salute e urgenza.

In tal senso, il Ministero dell’Interno ha definito un nuovo modello di autodichiarazione utilizzabile esclusivamente, fino al 03 giugno, per i soli spostamenti tra Regioni.

Può essere ancora utilizzato il precedente modello barrando le voci non più attuali.

L’autodichiarazione è in possesso degli operatori di polizia e può essere compilata al momento del controllo.

Via libera da oggi, 19 maggio, all’invio del modello redditi precompilato

Il modello, disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate dal 5 maggio e modificabile dal 14 maggio, potrà essere trasmesso dal 19 maggio al 30 novembre. (Agenzia delle entrate – comunicato stampa 5 maggio 2020)

 

L’Agenzia delle entrate ha inserito in questo modello le informazioni presenti in Anagrafe tributaria.
Sono presenti, per esempio, premi assicurativi, interessi sui mutui, contributi previdenziali, spese sanitarie, spese universitarie, spese funebri, contributi a forme di previdenza complementare, spese per l’acquisto di farmaci, spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati anche sulle parti comuni dei condomini, spese per la frequenza degli asili nido ed erogazioni liberali agli enti del terzo settore.
Il contribuente deve completarlo con gli altri dati non in possesso dell’Agenzia come, per esempio, i redditi di lavoro autonomo o d’impresa, i redditi di partecipazione in società di persone.
Per visualizzare il proprio modello Redditi, occorre entrare nell’area riservata del sito delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, e inserire il nome utente, la password e il pin dei servizi online dell’Agenzia. È possibile accedere alla propria dichiarazione anche utilizzando la Carta Nazionale dei Servizi, le credenziali rilasciate dall’Inps, oppure tramite Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, che consente di utilizzare le stesse credenziali per tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni e delle imprese aderenti.
Tutte le informazioni utili sulla dichiarazione precompilata, dalle principali novità alle domande più frequenti, sono disponibili sul sito dedicato. https://infoprecompilata.agenziaentrate.gov.it. Punto di riferimento per chiarire ogni dubbio sulla precompilata è, infine, il call center dell’Agenzia. Questi i contatti dell’assistenza telefonica delle Entrate: 800.90.96.96 da telefono fisso, 0696668907 (da cellulare) e +39 0696668933 per chi chiama dall’estero. I numeri sono operativi dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 17, e il sabato dalle 9 alle 13 (con esclusione delle festività nazionali).

Volontariato protezione civile: i rimborsi ai datori e professionisti

Con la direttiva del 24 febbraio 2020, pubblicata nella GU n.127/2020, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha disposto le procedure per la presentazione delle istanze di rimborso spettante ai datori di lavoro pubblici e privati dei volontari, ai volontari lavoratori autonomi/liberi professionisti e alle organizzazioni di volontariato per le attività di protezione civile autorizzate.

I datori di lavoro pubblici o privati dei volontari della protezione civile possono avanzare domanda di rimborso degli emolumenti versati al soggetto che ha reso la comunicazione di attivazione, che provvede, a seguito di istruttoria, ad effettuare il rimborso, nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio, degli oneri derivanti dalla partecipazione, come volontari, dei propri dipendenti ad attività autorizzate di protezione civile.
I datori di lavoro pubblici o privati dei volontari possono alternativamente richiedere di usufruire dei rimborsi con le modalità del credito d’imposta.
I volontari, lavoratori autonomi e liberi professionisti, possono avanzare domanda di rimborso al soggetto che ha reso la comunicazione di attivazione, per il ristoro del mancato guadagno giornaliero per la partecipazione ad attività autorizzate di protezione civile.
La definizione del calcolo giornaliero è stabilita dall’Agenzia delle entrate.
Le organizzazioni di volontariato iscritte nell’elenco centrale e negli elenchi territoriali del volontariato organizzato di protezione civile il cui impiego è stato autorizzato in occasione di emergenze, pianificazione, addestramento e formazione teorico-pratica e diffusione della cultura e della conoscenza della protezione civile, possono richiedere al soggetto che ha reso la comunicazione di attivazione, il rimborso delle spese sostenute in occasione delle attività svolte.

Deposito fiscale: utilizzo credito IVA per compensare versamento accise

Il titolare del deposito fiscale autorizzato può legittimamente compensare l’accisa dovuta con riferimento alle merci movimentate in conto proprio con il credito IVA maturato, sia annuale che infrannuale (Agenzia delle Entrate – Risposta a consulenza giuridica n. 4 del 2020).

A decorrere dal 1° marzo 2001 i pagamenti delle accise possono essere effettuati anche mediante il versamento unitario, con possibilità di compensazione con crediti per altre imposte, utilizzando il modello di pagamento unificato “F24 ACCISE”. Non è, invece, consentito utilizzare le eccedenze a credito per accise per compensare i debiti per altre imposte e contributi.
In generale, la compensazione è consentita quando i debiti ed i crediti sono riferibili allo stesso soggetto passivo, non potendosi utilizzare in compensazione crediti d’imposta maturati da altri soggetti.
Nel consentire il pagamento delle accise, tramite F24, ai proprietari dei beni detenuti nel deposito fiscale, in qualità di garanti dell’accisa dovuta e previa autorizzazione del titolare del deposito, è stato chiarito che il proprietario dei beni non può “effettuare compensazioni tra somme dovute a titolo di accisa e crediti derivanti da altri tributi, in quanto il debito d’imposta da assolvere è relativo ad un soggetto diverso da colui che esegue il pagamento”.
Diversa però è l’ipotesi dell’accisa dovuta dal depositario autorizzato con riferimento alle merci movimentate in conto proprio. In tal caso, il titolare del deposito fiscale autorizzato può legittimamente compensare l’accisa dovuta con propri crediti per altre imposte, in particolare con il proprio credito IVA, nel limite di 700.000 euro (limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili).
Si precisa, al riguardo, che l’utilizzo in compensazione dell’eccedenza a credito IVA emergente dalla dichiarazione annuale non è subordinata al verificarsi di uno dei presupposti per il suo rimborso, essendo richiesta esclusivamente la preventiva presentazione della dichiarazione annuale e – quando si compensano crediti d’importo superiore a 5.000 euro – l’apposizione del visto di conformità, fatte salve specifiche ipotesi di esonero. La presenza di uno dei presupposti per il rimborso è invece necessaria qualora si intenda utilizzare in compensazione un credito IVA infrannuale. In tal caso l’utilizzo in compensazione di crediti d’imposta è subordinato alla presentazione del modello IVA TR, anch’esso munito del visto di conformità.

COMPILAZIONE 730/2020: Interessi passivi per mutui di acquisto dell’abitazione principale

In sede di compilazione della dichiarazione dei redditi sono ammessi in detrazione gli interessi passivi e gli oneri accessori pagati nel 2019 in relazione a contratti di mutuo ipotecario per l’acquisto dell’unità immobiliare destinata a dimora abituale del contribuente o dei suoi familiari (abitazione principale). Vediamo in dettaglio, le condizioni e i termini per fruire del beneficio.

Secondo la previsione dell’articolo 15, co. 1, lett. b) del TUIR, sono detraibili dall’IRPEF le somme pagate per gli interessi passivi, gli oneri accessori e le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione relative a mutui ipotecari stipulati per l’acquisto dell’unità immobiliare destinata (o da destinare) ad abitazione principale.
A tal fine, per abitazione principale si intende l’unità immobiliare utilizzata (o da utilizzare) come dimora abituale del contribuente o dei suoi familiari. Pertanto, la detrazione spetta al contribuente acquirente e intestatario del contratto di mutuo, anche se l’immobile è adibito ad abitazione principale di un suo familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado).
La detrazione non compete se il mutuo è stipulato autonomamente per acquistare una pertinenza dell’abitazione principale.
Per l’anno 2019 la detrazione è riconosciuta nella misura del 19 per cento, entro il limite massimo di 4.000 euro.
Le condizioni per fruire del beneficio sono:

a) l’unità immobiliare acquistata deve essere adibita ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto. Rispetto a tale condizione è stato precisato che:
– per i mutui stipulati prima del 1° gennaio 2001 la detrazione è ammessa a condizione che l’unità immobiliare sia stata adibita ad abitazione principale entro 6 mesi dall’acquisto;
– per i soli mutui stipulati nel corso dell’anno 1993 la detrazione spetta purché l’unità immobiliare sia stata adibita ad abitazione principale entro l’8 giugno 1994;
– se l’immobile acquistato è sottoposto a ristrutturazione edilizia, la detrazione spetta dalla data in cui viene adibito ad abitazione principale, purché questo avvenga sempre entro 2 anni dall’acquisto, purché la ristrutturazione sia comprovata da concessione edilizia o atto equivalente;
– se è stato acquistato un immobile locato, la detrazione spetta, a partire dalla prima rata di mutuo corrisposta, a condizione che entro 3 mesi dall’acquisto, l’acquirente notifichi al locatario l’intimazione di sfratto per finita locazione e che entro un anno dal rilascio l’immobile sia adibito ad abitazione principale;
– si ha diritto alla detrazione anche se l’unità immobiliare non è adibita ad abitazione principale entro 1 anno a causa di un trasferimento per motivi di lavoro avvenuto dopo l’acquisto;
– la detrazione è riconosciuta al personale in servizio permanente delle Forze armate e Forze di polizia a ordinamento militare, nonché a quello dipendente dalle Forze di polizia a ordinamento civile, per i mutui ipotecari relativi all’acquisto dell’unica abitazione di proprietà, a prescindere dal requisito della dimora abituale;
– la detrazione continua ad essere riconosciuta in caso di trasferimento per motivi di lavoro (finché permangono i motivi di lavoro) o di ricovero permanente in istituti di ricovero o sanitari purché l’unità immobiliare non sia concessa in locazione. Con riferimento all’ipotesi di trasferimento per motivi di lavoro, il diritto a fruire della detrazione permane anche se la nuova residenza è fissata in un comune “limitrofo” a quello in cui si trova la sede di lavoro;
– il diritto alla detrazione viene meno a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui l’immobile non è più utilizzato come abitazione principale (ad eccezione dell’ipotesi precedente), ma si riacquista qualora venga nuovamente adibito ad abitazione principale in relazione alle rate pagate a decorrere da tale momento.

b) l’acquisto deve essere effettuato nell’anno precedente ovvero entro l’anno successivo alla stipula del contratto di mutuo. Rispetto a tale condizione è stato precisato che:
– non si tiene conto del periodo intercorrente tra la data di acquisto e quella del mutuo, se l’originario contratto di mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale viene estinto e ne viene stipulato uno nuovo, anche con una banca diversa, compresa l’ipotesi di surrogazione per volontà del debitore.

c) dal contratto di mutuo, dal contratto di acquisto dell’immobile o da altra documentazione rilasciata dalla banca su apposita richiesta del contribuente, deve risultare che il mutuo è stato stipulato per l’acquisto dell’abitazione principale. In assenza della specifica motivazione, ovvero nell’ipotesi di mutui misti da cui non risulta l’importo riferibile all’acquisto dell’abitazione principale, la detrazione non è riconosciuta.

Per quanto riguarda il limite su cui calcolare la detrazione occorre tenere presente che in caso di contitolarità del contratto di mutuo, lo stesso deve essere ripartito tra gli aventi diritto. Ciò significa che, ad esempio, i coniugi non fiscalmente a carico l’uno dell’altro cointestatari in parti uguali del mutuo che grava sulla abitazione principale acquistata in comproprietà possono fruire della detrazione ciascuno fino all’importo di 2.000,00. Nell’ipotesi in cui invece, uno degli aventi diritto sia fiscalmente a carico dell’altro, la detrazione spetta per intero a quest’ultimo.
Inoltre, come accennato in precedenza, oltre agli interessi passivi e alle quote di rivalutazione sono detraibili gli oneri accessori riferiti al contratto di mutuo. Vi rientrano, in particolare, l’onorario del notaio relativamentealla stipula del contratto di mutuo, le spese che il notaio sostiene per conto del cliente (ad esempio l’iscrizione e la cancellazione dell’ipoteca, l’imposta sostitutiva sul capitale prestato), e tutte le altre spese assolutamente necessarie alla stipula del contratto di mutuo (ad esempio, le spese della perizia).

Qualora l’importo del mutuo sia superiore al costo sostenuto per l’acquisto, l’agevolazione deve essere limitata all’ammontare del predetto costo, determinando la quota di interessi passivi, quote di rivalutazione e oneri accessori detraibili sulla base del rapporto tra il prodotto del costo di acquisizione dell’immobile per interessi, quote di rivalutazione e oneri accessori pagati, e il capitale ricevuto in mutuo.
A tal fine, nel costo di acquisizione dell’immobile si considera:
a) il valore dell’immobile indicato nel rogito, e
b) gli oneri accessori connessi con l’operazione di acquisto, debitamente documentati:
– l’onorario del notaio per la stipula dell’atto di acquisto;
– le spese di mediazione immobiliare;
– le imposte di registro e quelle ipotecarie e catastali;
– le spese sostenute per eventuali provvedimenti del giudice tutelare che autorizza un soggetto (minore, inabilitato, interdetto, ecc.) alla compravendita dell’immobile;
– le spese per l’acquisto effettuato nell’ambito di una procedura esecutiva individuale o concorsuale.

Percentuale interessi detraibili

Costo di acquisizione dell’immobile x Interessi, quote di rivalutazione e oneri accessori pagati
Capitale in mutuo

In sede di compilazione del Modello 730/2020 la quota detraibile degli interessi, quote di rivalutazione e oneri accessori pagati per mutuo ipotecario di acquisto dell’abitazione principale, vanno indicati nella “SEZIONE I – Spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19, del 26, del 30 e del 35 per cento” al rigo (E7).